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giovedì 13 agosto 2015

La veggente Maya colpisce ancora.

Ho già dichiarato che a volte sembro una veggente, perché cose che penso poi accadono davvero, senza che io debba fare una mossa.
Stavolta è successo che, del tutto casualmente, una mattina ho pensato ad una persona che non vedevo da un anno e con cui non chiacchiero da almeno due. Parlo di Mr. X, il tizio per cui avevo una cotta stratosferica ma con cui ahimè non ho quagghiato (trad. dal siciliano: concretizzare, instaurare una relazione amorosa), il tizio di cui ho parlato così tanto che gli ho affibbiato un tag qui sul mio blog.
Una mattina di poco tempo fa, dicevo, pensavo a lui. Al sorriso che mi aveva fatta innamorare, ai film che guardavamo insieme, a quanto stavo bene quando mi abbracciava, ai silenzi imbarazzati nelle telefonate, a quanto fosse strano che di presenza parlavamo sempre in modo continuo e piacevole mentre per messaggi avevo il vuoto nel cervello e non sapevo mai cosa dire, alle risposte brevi che dava alle parole che spremevo via da me stessa, a quanto era bello passare il tempo con lui (anche e soprattutto oziare).
Non pensavo a lui da un sacco di tempo, davvero, eppure ho avuto la stessa sensazione che avevo un anno e mezzo fa: qualcosa che non so definire, come un buco alla bocca dello stomaco, un po' malinconia, un po' tristezza, un po' entrambe o forse nessuna, chissà.
Comunque, di punto in bianco qualche ora dopo, eccolo nella mia casella messaggi di facebook, dopo due anni o poco più. Ci scambiamo pochi convenevoli, poi mi ha chiesto di vederci, se potevo organizzare un'uscita di gruppo. E io, appena ho visto il suo nome, lui che scriveva il mio nome in una abbreviazione che odio eppure detto da lui non mi infastidiva, non lo ha mai fatto, ecco, io mi sono messa a sorridere quanto più fisicamente possibile, uno scoppio di adrenalina, una corrente elettrica sui polpastrelli.




Abbiamo parlato un po' nei minuti successivi all'incarico di organizzatrice che ho accettato (un'asociale che organizza un'uscita di gruppo, pare una barzelletta!), abbiamo parlato molto anche durante la cena e dopo, in giro con gli altri per la città. Si rideva, si scherzava e sembrava ancora di stare nel posto dove quel gruppo è nato, anche se qualcuno mancava. Beh sì, è stata una bella serata davvero. Il problema è che ne ho già nostalgia e che il mio cuore traditore ora desidera qualcosa che non esiste e che non possiamo avere. So bene che non ci potrà mai essere niente di serio tra di noi.
Sono una cinica veggente, non una strega.


Mark a Peyton: Sei troppo giovane per non credere che tutto andrà bene.

martedì 24 giugno 2014

Chi vuole una fattucchiera quando ci sono io?

Ecco la situazione: ieri leggo su Facebook uno stato di Mister X dove chiede se c'è qualcuno che l'indomani (cioè oggi) vuole andare al mare con lui. Subito mi sale un po' di stizza, nonostante tutto, perché lo scorso anno sono stata un mese a chiedergli un appuntamento al mare, sia da soli sia con amici in comune, e mi rispondeva sempre che era già impegnato, che forse poteva ti farò sapere (e invece finiva che andavo al mare con gli amici e di lui non si avevano notizie), che doveva lavorare. Insomma, alla fine mi ero convinta che avesse un qualche difetto fisico che lo metteva in imbarazzo e che non andava mai al mare per questo motivo. Povera cretina.
Comunque, leggendo mi sono un tantino incazzata e ho pensato:
Ma allora al mare ci va per davvero! Dumane avisse a nèscire un dran vento chi s'ava a vulare!*


(*Domani dovrebbe uscire un vento tale da far volare)
Risultato? Oggi il vento è tra i 43 e i 48 km/h.

Ladies & Gentlemen, io mi astengo dal commentare: i fatti parlano già abbastanza.

Un brindisi alla salute (anche alla sua), tante buone cose!

mercoledì 26 marzo 2014

The Listography Project pt. 12: my crushes.

Ero abbastanza combattuta se fare o no questa lista, data la sfiga che mi ha sempre accompagnata. Se sono così sfigata da mettere una maglietta nell'unico giorno del mese a necessitare almeno una felpa, se sono così sfigata da beccare l'unica Ape originale degli anni settanta quando sono in fottuto ritardo, se sono così sfigata che manco ve lo dico, insomma, perché non avrei dovuto esserlo anche in ambito amoroso? Ecco, infatti. Infatti ogni mia cotta è finita a male. Poi dicono che essere asociali è una brutta cosa. Sono asociale, non sociopatica; c'è differenza. Comunque, non siamo qui per disquisire di psicosi e casi psichiatrici. Dopo la quinta puntata della seconda stagione di American Horror story non ho più certezze. Datemi un fazzoletto, sniff.
Ma come diceva una canzone:

M'importa poco, io oggi vado al centro commerciale
e il mio problema è solo dove parcheggiare.
Ohoo ohoo, ma a me non me ne frega tanto
Ohoo ohoo, io sono un italiano e canto
E datemi Fiorello e Panariello alla tv
Sono un italiano medio, nel blu dipinto di blu.

(Articolo 31, L'italiano medio, dall'album "Italiano medio" del 2003). Ora che ho dimostrato il mio stato d'animo faccio un riassunto, ché non me la sento di ciarlare su 'ste beghe.


The Life In A Year


G. e F. : rispettivamente i più gettonati alle elementari e alle medie. Non solo ero amica di entrambi, ma F. si era messo insieme alla mia migliore amica dell'epoca.

M. : il mio primo fidanzatino. Quello del primo bacio, praticamente. Mi ha mollata perché mi rifiutai di andare a casa sua quando lui era malato. La presi con filosofia: non mi vuoi? Ciao!

Sconosciuto: a tutte le donzelle sarà capitato di restare affascinate da uno sconosciuto che prende il tuo stesso autobus per andare a scuola. Per un paio di mesi mi sono limitata a scrutarlo da lontano, giusto la mattina che avevo deciso di parlargli BAM. L'ho beccato con una che gli stava incollata addosso.

D. : mi piaceva un sacco, lui. Dopo alcune uscite in gruppo e qualche chiacchierata ho scoperto che ci provava con me per infastidire la sua ex, le aveva anche raccontato che gliel'avevo data (abissale bugia, a meno che non l'abbia sognato). Altro che "super sweet sixteen". Da allora non ho la cotta facile e tutti quelli che si chiamano come lui mi fanno antipatia a pelle.

L. : e la sfiga continua. Mi piaceva e poi si è messo con una mia amica. Quanto meno nessuno sapeva che mi piaceva e mi sono risparmiata pietà e commenti.

C. : fratello di una mia amica del liceo. Ma forse più che cotta era ammirazione, apprezzavo che fosse intelligente e colto pur avendo un carattere da buffone.

Mister X: no, davvero. Ne devo ancora parlare? Ho persino un'etichetta per tutti i post che citano/parlano di lui! Anche se di tutti (in questa lista presenti e non) è l'unico che rimpiango, però mò basta.

Ricordate le sagge parole di un'altra canzone:

Stavolta non ci casco, sei tu che devi dirmi cosa stai cercando [...]
Hey, qui si cerca una novità ma soltanto di qualità
Stiamo aspettando, si faccia avanti un altro
MA che sappia quello che fa
e che gli importi se lo stai imbrogliando.
Si faccia avanti un altro!

(Gemelli DiVersi, Avanti un altro, dall'album Reality Show del 2004)

venerdì 24 gennaio 2014

Mah.

E' quello che mi ripeto da tre giorni.
Mah.
Stamattina ero in giro per delle commissioni, camminavo a passo veloce al limitare del marciapiede quando una donna, di età imprecisata tra i trenta e i cinquanta, mi si para dinnanzi bloccandomi la strada. Mi guarda dritto negli occhi e mi dice: STRONZA.
Poi se ne va come nulla fosse. Cioè, capiamoci, non era mica la prima volta che qualcuno mi chiama stronza. Persino la prima volta che ho parlato con una tizia quella dopo dieci minuti mi ha chiamata stronza e non mi ha più rivolto parola per tutta la serata. Quando guido poi si perde il conto (a volte le regole stradali sembrano optional e la gente si aspetta che segua l'esempio). Ma farmi appellare così da una che non aveva mai incrociato prima il mio cammino, beh, questa è nuova. Mah.

Arrivo all'ufficio alle 10.45 e un signore mi dice: il segretario è dovuto uscire un attimo.
Il che, spesso, è un eufemismo per "non c'era un cazzo da fare così è andato a prendersi un caffè". Mah. E il mah è rimasto mah perché per la verità mi ha fatto aspettare meno di dieci minuti. Di solito la gente in dieci minuti non trova neanche il portafoglio nelle proprie tasche.

L'altra sera ero in giro con il mio amico V, questo incontra un ragazzo che conosce; si fermano a parlare. Le uniche cose che sono riuscita a pensare mentre guardavo lo sconosciuto sono state:
- questa polemica l'ho fatta anche io.
- non si rade da almeno quattro giorni, fa bene.
- quanto vorrei infilare una mano in mezzo a quel groviglio scuro di ricci.
E non ho spiccicato parola. Sono senza speranza. Mah.
A mia difesa, se si può (e direi di no) quel ragazzo non mi ha rivolto la parola, manco uno sguardo (finché, prima di salutarlo, il mio amico ci presenta. Insomma, mi fa concorrenza in quanto sfasamento). E poi credo che fosse fidanzato, non si spiega il modo in cui la tizia mi guardava con la coda dell'occhio.

Finita la commissione ho perso tempo per un paio di negozi e sono ancora perplessa dal fatto che vendono delle cose (non saprei come altro definirle) somiglianti a coprispalle fatte interamente di pelliccia dal pelo lungo un metro e mezzo, perplessa quanto del fatto che c'è chi effettivamente le compra. Dando in cambio soldi veri, mica quello del Monopoli. Mah.

Ciliegina sulla torta del disastro della mia vita: per quanto sia ridicolo, ne convengo, mi brucia che lui sia felice senza di me. Anche se non dovrebbe essere più niente per me. Mah.

Il "mah" è una filosofia di vita.



There is nothing left for me
there is nothing left for you
there is nothing left at all.
A westland of my mind
don't think you ever will see
don't think you ever will know
how much I actually cared
about everything we share
...
Hasn't been screaming all these years
just to see the world crashing around me
Maybe this life is overrated
but I won't let the world burn around me

[Sonic Syndicate, Denied. Album: Only Inhuman, 2007)

venerdì 27 dicembre 2013

Umanità e pollame.

Un paio di post fa mi sono sfogata contro un povero ragazzo sfruttato dalla fidanzata definendolo pollo. A parte l'inequivocabile diritto a dire quello che voglio, perché mi sono permessa di esprimermi a quel modo? Semplice: anche io sono metaforicamente un pollo. Non so per quale motivo di preciso, ma ho mandato una whatsappata a mr. X per fargli gli auguri di buon Natale. Visto? Cosa dicevo? Sono un pollo.

Abbiamo pure lo stesso colorito pallido.

Stavo mandando degli auguri e mi sono detta che sarebbe stato un gesto da persona civile, matura e sicura di sé, smentita all'istante perché mi tremavano così tanto le mani che ho rischiato qualche pessimo errore ortografico o di mancare il tasto invio. Non mi aspettavo nulla in cambio, di solito le buone azioni restano impunite, no? Boh. Lui ricambia gli auguri, e un poco me lo aspettavo, mica ci vuole chissà quale cuore o quanto tempo per rispondere "anche a te". Eh, infatti. Ma chi se lo aspettava che mi avrebbe chiesto come sto, come va? Sono sei mesi che non me lo sentivo chiedere da lui. All'ultima cena con i colleghi ci siamo ignorati il più possibile, i nostri sguardi non si sono mai incrociati se non per frettolosi, superficiali e insapori saluti, alle sue battute ridevo con gli occhi lucidi, guardando delle foto lui è arrossito dopo aver fatto una battuta leggera su una mia foto, facendo sembrare falsa la sua nonchalance. Quella sera ci siamo salutati con un freddo baciarsi le guance, e sono sicura che anche lui in quel momento ha pensato a quando ci salutavamo con un abbraccio. O più di uno. Certi giorni fuori dall'edificio del corso sembrava che non avessimo la forza di andare ognuno per la sua strada di casa. A me piacevano i suoi abbracci, a me che gli abbracci non piacciono. Mi sentivo a casa, ogni volta che mi abbracciava.
E abbiamo iniziato a parlare come se questi sei mesi non fossero esistiti, come quando eravamo amici e scherzavamo invece di lavorare. Io con la mia riservatezza, le mie gaffe, le mie parole innocenti che a leggerle dopo un po' avevano un gusto amaro, se non addirittura di accusa, e lui con la sua riservatezza e i caratteri abbreviati. Questo la dice lunga su quanto mi piaceva: scriveva cose come k, bn, xò, e non ho mai fatto una piega, mentre ho flagellato il mio amico perché mi scriveva domande mettendo due punti interrogativi, o perché mi scriveva sta sera e non stasera. Son cose che fan riflettere... Per l'appunto, sono decisamente un pollo.
Sono un pollo che ha contribuito ad affossare una relazione promettente, che ha accettato atteggiamenti che avrei dovuto dirgli che mi infastidivano. So che ormai è un capitolo chiuso e irrecuperabile, per la mia scarsa fiducia nel prossimo, per lo stesso eccesso di riservatezza che abbiamo entrambi e che non ci permetterebbe di aprirci e di avere un vero rapporto. Sono troppo delusa dalla situazione, da lui ma anche molto da me. Ma è da ieri che continuo a chiedermi: mi piaceva davvero o mi piaceva perché diceva di volersi sposare giovane e avere una famiglia, cosa che placava la mia ansia da abbandono? O mi faccio queste domande inutili perché non voglio affrontare la verità, qualunque essa sia? Cazzo, quanto odio sentirmi così vulnerabile.

Già da tempo sto organizzando un altro viaggio con gli ex colleghi-amici, forse verrà anche lui. So che sarà un po' strano (un viaggio in compagnia implica sempre tanto tempo condiviso), ma so anche che mi sentirei in colpa se non partecipasse a causa mia. Però, pensandoci, credo di avere abbastanza controllo di me stessa da non fare danni e godermi il viaggio, senza ripercussioni sul gruppo. Ho già affrontato situazioni simili, quindi posso farcela ancora.
Viaggio futuro, io non ti temo.

mercoledì 18 dicembre 2013

Aria, ti respiro ancora, sai, nell'aria



La Sicilia è anche questo: sole, cielo limpido, mare azzurro e tranquillo a pochi giorni da Natale.
Mi sono lasciata un po' andare ultimamente. E' tornata l'insonnia e alle cinque del mattino quel bastardo di Morfeo ancora non si è visto. Poi finalmente arriva e mi dona sogni su Mister X. Ri bastardo.
Mi sono riavvicinata a degli amici simpatici e con loro all'alcool. Ma quanto sono allegra da sbronza, che gioia.
Ho comprato cinque libri in una settimana, pur avendo almeno trenta libri non ancora letti, pur non avendo concentrazione o voglia di leggere.
Secondo wikipedia ho un disturbo ossessivo-compulsivo e un principio di bipolarismo. Che schifo. Che gioia. Vaffanculo. Vabbè, ridiamoci sopra. Che sarà vero? Mhm, c'è speranza.
Ma poi guardo fuori, fa freddo, sto gelando (che genio, sono scalza!) e c'è il sole. Vado a fare un giro in auto, sola, musica a palla. Tranquillità assoluta.
Al lungomare non ci sono più quelle grandi e bellissime palme ormai da un paio di anni, ma cazzo quanto è bello il mio lungomare.

giovedì 14 novembre 2013

Tu...

Tu, disgraziato, non so dove tu sia. Non so cosa stai facendo.
Magari ripensi a me e ridacchi, oppure ti maledici per non aver completato il tuo inaspettato regalo.
Tu, ignobile sacco di immondizia indifferenziata, ti aggiravi nell'ombra aspettando il beato momento in cui io riuscissi a parcheggiare e la lasciassi là, incustodita e solitaria.
Sei paziente tu, ci giurerei, ma non potevi immaginare che avrei dimenticato qualcosa e che sarei tornata alla mia auto. Che avrei rimesso in moto e me ne sarei andata, impedendo ai tuoi piani di procedere come sognavi.
Tu, chiunque tu sia, ovunque tu ti trovi, ho un messaggio per te, caro conterraneo:

MA VA ETTATE A MODDRO CU UNA MAZZARA N'CODDRO!
Anzi, VAE A COGGHIRE CARRUBBE CHI UN SI BONO MANCO PI ZAPPA!

(Traduzione alla buona: buttati in acqua con un masso legato al collo. Vai a raccogliere carrube che non vai bene neanche per essere una zappa)
Insomma, qualcuno ha tentato di rubarmi l'auto facendo leva sul finestrino, con il solo risultato di trovarmi con una fiancata graffiata e senza la striscia di plastica che si trova tra finestrino e portiera (avrà un nome ma chi lo sa?). L'ho dovuto ricomprare spendendo alla facciazza sua venti euro. Capite? Venti euro per un pezzo di plastica. VENTI MALEDETTISSIMI EURO.
E per aggiungere la beffa al danno, vado su Facebook per la mia visita settimanale e boom. Mi ritrovo sbattute in faccia sulla mia home page foto di lui, il mio Mister X con una tizia, vicini al punto di avere la faccia appiccicata. Quando ancora lo credevo "solo" un amico (okay, zero dignità: la verità è che già mi piaceva e credevo che lui non ricambiasse l'interesse, cosa che poi si è dimostrata ovvia), quante volte gli ho chiesto con innocenza di mettere una nostra foto su Facebook? Lui diceva sempre sì, che si era dimenticato, ma non l'ha mai fatto. E io ho sprecato lacrime per questo tizio. Mai più! Adesso basta!


Al diavolo tutto, io da grande farò l'eremita.




sabato 14 settembre 2013

Se per caso cadesse il mondo, io mi sposto un po' p... BOOM!


Due sere fa avevo una spiacevole sensazione addosso, qualcosa che diceva "ricordi perché non ti piacciono le sorprese?". Sfiga portami via. Ieri mattina mi sveglio e trovo un messaggio. Il sottofondo nella mia testa è stato un tuono, un unico singolo boato nello stile in cui si annunciava la Caccia Selvaggia. Era un sms di Mister X, il mago Casanova della mia vita. Torna dopo due mesi di totale silenzio (non ho contato i giorni... No, davvero) e con un sms telegrafico. Un sms dopo quello (scritto abbreviato e senza la minima traccia di punteggiatura, ma cosa abbiamo dodici anni?) va di nuovo via, libero come il foglio con gli sconti che ti lasciano sospeso nel buco della posta e portato via dal vento. Okay, non mi sono dimostrata né felice di sentirlo né interessata alla sua risposta (e a dirla tutta non ho ancora capito cosa provassi a riguardo, e in fondo ormai non importa) ma comunque gentile ed educata, però in quale universo torni dalla persona da cui sei andato via per una manciata di parole? Perché turbare lo stato delle cose se non hai intenzione di rimanere neanche per le solite due chiacchiere di rito tra persone civilizzate? Ero di nuovo me stessa, rassegnata sul fatto che mi ero sbagliata su di lui, su di noi, lo avevo accettato e messo in archivio (quello buio e polveroso dove non si sosta mai a lungo). E poi mi sveglio e trovo un suo sms. Perché?
Da lì apriti cielo. Sono stata di malumore tutto il giorno. La mia testa ha trascorso un'ora sotto le mani di una parrucchiera, cosa che non mi era mai successa, nemmeno quella volta che mi sono fatta tagliare la bellezza di cinque dita di capelli con tanto di acconciatura (mi sembra di ricordare che fosse la mia comunione o cresima, chissà). Dopo svariati tentativi dico "okay, vanno bene così", torno a casa e tolgo tutto senza ripensamenti. Soldi buttati nel cesso. E scusate il francesismo.
E quindi via tutto! In fondo era solo per un ricevimento di matrimonio. Ma la sfiga persiste: tavolo vicino agli amplificatori (con musica alquanto discutibile), salse pesanti al punto da coprire il sapore di salmoni o gamberetti, ricevimento all'aria aperta con l'umidità che mi teneva le tempie sotto torchio, i tacchi (che già odio di per sé) che sprofondavano nel prato, e buffet. Non ho niente contro i matrimoni, anche se ne ho un'idea tutta mia, ma ho molto contro i buffet: gente che spintona, che ti ruba il cibo, che prende con le mani oppure prende, mette nel suo piatto magari mischiando aceti con salse delicate, poi si accorge che non lo vuole e lo rimette dove lo ha trovato.
Ma poi che razza di vino era? Sospetto che ci abbiano messo dentro qualcosa perché dopo appena due bicchieri neanche pieni mi ritrovo improvvisamente con il cellulare in mano e sul display il testo di un sms. Non mi aspettavo un tuo sms, avevo inconsciamente scritto. Certo che non mi aspettavo un suo sms, ma non ha senso dirlo proprio a lui. E per fortuna mi sono fermata in tempo. Tremo al pensiero di quello che gli avrei scritto se avessi bevuto vodka, invece del vino. Ma come spesso accade, ho una canzone accanto a me che mi fa stare meglio.



A dire il vero io volevo solo stare bene
Fare a meno di vederti quando fuori piove
convincere i vicini a fare l'amore
stare alla larga dai finali a crepacuore
Non muovere un dito per restare insieme
godermi l'equilibrio finché tiene
A dire il vero io volevo solo stare bene
ricordarmi che sei bella una volta al mese


A dire il vero io volevo solo stare bene
preoccuparmi dei tuoi occhi quando mi conviene
guardare il cielo solo per le comete
trovare un senso a tutto come un buon prete
A dire il vero io volevo solo stare bene
sdraiarmi sulla terra finché scende il sole
sperando che anche gli altri abbiano trovato amore
nei viali deserti delle città vuote


E chilometri e chilometri
di scogliere e di discariche
di balconi affacciati sui binari e sugli svincoli
non chiediamo altro al mondo
che distruggerci e poi salvarci
prima che sia troppo tardi per
i farmaci e per le plastiche
questa voglia di superarsi
e di spingere e di spingere


A dire il vero io volevo solo stare bene
lavare per terra una volta al mese
e non spolverare i ripiani alti
di una libreria con i piedi scalzi
A dire il vero io volevo solo stare bene
piacere alla gente che ai prelievi sviene
le corsie d'emergenza non sono mai vuote
di donatori e grosse cilindrate

E chilometri e chilometri
di scogliere e di discariche
di balconi affacciati sui binari e sugli svincoli
non chiediamo altro al mondo
che distruggerci e poi salvarci
prima che sia troppo tardi per
i farmaci e per le plastiche
questa voglia di superarsi
e di spingere e di spingere

[Ministri, Spingere, album: Per un passato migliore, 2013]

martedì 16 luglio 2013

It wasn't enough.

Negli ultimi tempi non ho avuto voglia di scrivere, o di leggere, o di uscire, o di parlare con la gente. Invece  riesumo canzoni che non ascoltavo da anni, leggo un libro che ho già letto, esco con gli amici, parlo con ragazzini polacchi incontrati al mare che, ci giurerei, mi hanno fatto dire cose irripetibili e inadatti alla buona creanza. Nelle foto sorrido. Alle persone che incontro rispondo "Sto bene", e sorrido. Che fare quando la sensazione di non aver fatto abbastanza non lascia scampo? Che fare quando fai la media dei successi, degli errori, degli insuccessi e ti accorgi che non è abbastanza? Che fare se l'abitudine di non mollare mai non la trovi più, e pensi che sì, forse è il caso di mollare? Che fare quando capisci che, in fondo, hai fatto tutto quello che potevi e che comunque non è stato abbastanza? A chi mi dice "credi - abbi fede - si vede che era destino" certe volte vorrei sputare in faccia, oggi mi dico: se vuoi credere credici, se vuoi, se ti piace così, ma non pretendere che io faccia altrettanto.

H.W. Longfellow scrisse:
Tutti sono autori del proprio destino. Perciò non guardare con tristezza al passato, perché non tornerà.
Non credo sia così semplice. Non credo che volere sia potere, che uno se vuole davvero qualcosa deve semplicemente impegnarsi a costruirsi la strada. E il passato a volte torna sotto altri aspetti. Per quanto ci si possa impegnare, c'è sempre qualche dettaglio che manda tutto all'aria, qualcosa cui non si era pensato, cui non si era preparati. A volte nessuno sforzo è abbastanza.

Riflessioni spontanee grazie alla spinta di questa canzone. Io sono così, sorrido e scherzo anche quando le cose non mi vanno per il verso giusto, mantengo toni allegri che nascondono pensieri tetri di cui sopra. Ve la lascio, che sia di buon auspicio.


It wasn't enough
I will try to believe in the things I cannot see
but my faith is shaken now like it's never been before
When I call and you don't come
I don't know what I should do
Should I call?
Should I even count on you?
 I've given all I can
It wasn't enough
to keep you in my hands
Should I give up?
I try to understand
was it ever enough?
I don't understand
So here I am once again
with my back against the wall
Afraid to show you
afraid to tell you
I don't know you like I did
I've never been so alone
I've never been so insecure
And now I don't know where I'm going
in my life I'm not so sure
 Givin up tonight
I won't let go, won't let go of you
Givin up tonight
I wanna show you, wanna show you
Givin up tonight
I won't let go, won't let go of you

Am I givin up? Givin up
I don't wanna give this up, I won't
Everything you want from me
I fought so hard for everything
Everything you want from me
I tried so hard could never be
Anything you want from me (...)
I gave it all.
[Good Charlotte, It wasn't enough. The Chronicles of life and death, 2004]

martedì 25 giugno 2013

Cose belle

No, non sto scherzando. Io, la regina delle paranoie e del pessimismo, voglio scrivere una serie di cose che mi portano ad essere allegra (almeno tento). Anche perché troppi post qui parlano di Lui, Mister X. Lui, che un po' c'è e un po' è assente. Lui, che mi fa saltare i nervi in quattro salti in padella peggio dei cambi di Supernatural nel palinsesto della Rai. Un attimo parliamo di programmi futuri e un attimo dopo PUFF! scompare nel nulla. Sparito. Dissolto. DILEGUOSSI.

 
E non mi ha lasciato nessun oggetto di cristallo per consolazione.

Diamine, basta. Mi mancano persino gli epiteti, e sospetto sia a causa delle eccessive dosi di nicotina e tabacco... Comunque, cose belle. Belle... diciamo piacevoli svaghi.

1- Panino con le panelle. L'ho mangiato talmente in fretta da non aver avuto il tempo di fare una foto.

2- Lui.



Alexander Skarsgard, e non c'è niente da aggiungere. I miei ormoni fanno la Ola.

3- Il fumetto Nemi, della norvegese Lise Myhre. E non mi piace soltanto perché per molti versi ci somigliamo, quindi andate a vedere qualche immagine in questa pagina di Facebook: https://www.facebook.com/nempaginaitalianavol2
I believe in peace, bitch



4- Ho convertito con successo un amico alla musica dei Ministri. Somma giuoia et gaudio.

5- Il refrigerio di una buona birra fredda.

Superficiale, forse, ma di sicuro non ho mai preteso di essere sempre logica, razionale e saggia.
Ahahahahahahaha, illusi.

mercoledì 12 giugno 2013

Solitudine.

Niente di drammatico. Io nella solitudine ci ho sempre sguazzato, un po' per volere altrui, un po' per evitare altrui presenze, a volte perché semplicemente mi ci trovo bene, rilassata. Niente di originale, insomma, una comune disadattata in pratica; perché, direte voi (a ragione), sei mai stata originale? Eh, infatti.
Lasciamo perdere.

O magari no. Sono giorni che sono così, e non è da me. Inizio bella concentrata e presente, poi sfumo, mi perdo, lascio correre, e forse riprendo, forse ho visto male o non ho voluto vedere (ecco la risposta più accreditata alla domanda che fingevo di non aver sentito, o chissà che forse non mi avevo davvero sentita), forse sì forse no, fino a che sono arrivata a un punto cruciale: mi dò fastidio da sola.

La mia solitudine non mi appartiene più, non riesco a trovare il mio spazio, e allora sono più irascibile del solito, ho ripreso a mangiarmi le unghie e adesso mi fanno sempre male, corte come sono. O mangio continuamente o non mangio per quattordici ore. Inizio a leggere e poi torno in me, lo sguardo torna dal mondo invisibile. Forse il cellulare ha squillato, controllo. No, l'ho immaginato. E nella testa ci sono tante di quelle cose che SBAM!! Sbatto il braccio contro la sedia.
Mangerei chili di guacamole, mi farei un bagno in una vasca di guacamole da far invidia persino alle asine da latte di Cleopatra e Poppea, ne mangerei bocconi enormi anche se mi venisse ultra salato come la seconda volta che l'ho "cucinato" (e la prima volta c'era troppo poco sale e decisamente troppa cipolla, e questo può fare paura visto che il sapore della cipolla cruda mi piace). Ascolto i Nofx ma non mi alleggeriscono più. Il vino funziona meglio.
Ho di nuovo voglia di fumare, sono così preda della voglia che quasi quasi fumo i resti delle mie unghie. Chi glielo spiega ai miei che esco in pigiama alla ricerca di tabacco? Loro nemmeno sanno che fumavo.
E questo livido sul braccio quando me lo sono fatta? Guarda, si è scaricato il cellulare e non me n'ero accorta, ma fa niente. Non sono una fottuta segreteria telefonica.
E adesso basta delirare. Basta fingere una situazione che non c'è. Glielo dirò. Gli dirò la verità: senti, dirò, sono asociale e non corro dietro a nessuno, per te ci ho provato anche se per me è difficile, per te può essere poco ma per me è già un chilometro e mezzo di strada. Non sono capace di fidarmi delle persone, sto tentando ma tu non mi aiuti. Non sono tipo da "cucciolo-tesoro-piccolo-stiddra (stella)", le tenerezze non mi riescono. Sono così, ma tu mi destabilizzi. Non può funzionare, cerco sempre di proteggerti da quello che sono.

Poi il cellulare trilla. Cazzo, devo cambiare quel maledetto suono. Quando trilla un messaggino ci mancano solo le fatine che mi fanno lo stacchetto da veline e alla fine vomitano arcobaleni.
Okay, la smetto di scrivere come un'ubriaca... Cielo, e pensare che sono terribilmente sobria!
Forse non fumo tabacco ma il cervello è già fumo incrostato nei polmoni xD


(https://www.facebook.com/pages/Essere-di-pessimo-umore-e-fare-cose-che-non-possono-che-peggiorarlo/193564297324948)


P.S.: Questo post è stato scritto all' 01.30 circa, pubblicato adesso per mancata collaborazione di Internet. Dopo due tentativi falliti ho perso la pazienza e ho semplicemente salvato la bozza.

sabato 18 maggio 2013

E' una sensazione strana

Ce l'ho da un paio di giorni.
Mi capita di pensare alla fine del corso di formazione, un corso che ho iniziato tanto per fare qualcosa; nessuna aspettativa, zero obiettivi, solo puro fatalismo. Come va, va.
E adesso mi rendo conto di aver avuto più di quello che avrei potuto immaginare. Sono ricordi che mi stanno a cuore, cose che ho apprezzato e che mi mancheranno...
La gentilezza e la bontà di A. (e le sue magnifiche torte), la determinazione e il coraggio di AL (lei farà grandi cose), la testa sulle nuvole di S, la riservatezza di F. e M. e le piccole ma belle sfumature che fanno trapelare a volte, la comicità fuori luogo e le conversazioni con il mio nuovo amico V, il fascino fanciullesco di S.a, i racconti di vita entusiasti di A, M e S insieme alla loro allegria, al loro umorismo trascinante...

Mi capita di sentire questa sensazione strana soprattutto quando mi accorgo che sto pensando ad una certa persona. E' un po' come se un gatto si stesse facendo le unghie sul mio petto mentre sta seduto sulla bocca dello stomaco. Ho mai accennato alla mia leggera filofobia? E' irrazionale, è molto ingiusta (in particolare verso altri che di affetto se ne meritano), è ambigua, e strana, non si può sempre tenere a bada... E più apprezzo una persona, più questa sensazione aumenta, si insinua e impregna il flusso dei miei pensieri. So a cosa è dovuta, ma saperlo non mi aiuta ad estirparla...

E vorrei che questo corso durasse di più, che queste persone non scompaiano nel nulla; eppure so che sarà così, perché così vanno le cose. E' la vita.
Pazienza.