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venerdì 12 aprile 2019

Le repliche non sono solo in tv. E qui si mangia pure.

Dovete sapere che per noi della provincia di Trapani, quando ci si avvicina al monte San Giuliano, è d'obbligo salire a Erice.
Anche se ci si è andati decine di volte, anche se hai le memory card piene di foto fatte a Erice, se sei nei dintorni con gli amici non importa cosa, tu ci vai.
Anche coi nuvoloni, pure se si cammina in mezzo ad un banco di nebbia; anzi, tra i sentieri di pietra ammantati nella nebbia è ancora più forte la sensazione di passeggiare in un villaggio medievale.
Ci vai soprattutto se vuoi digerire tramite movimento fisico e aria pulita, dopo aver svaligiato un all you can eat di cucina cino-giapponese (perché scegliere se puoi avere entrambe?) come un naufrago appena tornato alla civiltà da un'isola deserta priva di patate e di fuoco (dalle mie parti una volta si diceva cu mangia patate un more mae, chi mangia patate non muore mai).
Sarò andata a Erice almeno mezzo centinaio di volte, eppure ad ogni escursione scopro scorci nuovi. Credetemi, anche se sono una figura fantozziana credetemi: un giorno non basta per quel piccolo borgo pieno di stradine che salgono e scendono e di scalinate in pietra. Non c'è soltanto il Castello di Venere, la Chiesa madre e la torre tutti in pietra, non c'è soltanto la vista su Trapani da un lato, Val d'Erice e Monte Cofano dall'altra. Non c'è solo il piccolo giardino labirintico e il sedile degli innamorati, dove chi si siede alle estremità può chiacchierare con dei sussurri ( 'sti medievali, mica tutti scemi).
C'è, insomma, una serie infinita di piccoli dettagli incantevoli.


In questo punto la nebbia era poca, ma in altri punti era così densa e fitta da impedire la vista dopo un paio di metri.

Altro motivo per tornare a Erice è il suo delizioso dolce tipico: l'Ericina, o Ericino. Si sa, noi siciliani con maschili e femminili siamo piuttosto flessibili.
Chiamato anche Genovese, è un dolce di pasta frolla con un ripieno di crema pasticcera aromatizzata al limone, cotta in forno (mica possiamo friggere tutto eh, un po' di contegno) e spolverata infine con zucchero a velo. Vi assicuro che nessuno, NESSUNO, è troppo sazio per non mangiare un'ericina.
Pare che la pasticceria con la ricetta originale, ghermita dall'antico monastero di San Carlo, sia quella di Maria Grammatico: chiedete di lei o cercate l'insegna, ma sinceramente non ricordo se vi sia scritto il nome della pasticcera oppure il nome del monastero, comunque si trova in un angolo di una piazza, c'è una banca e il posto è di fronte, in una stradina con una leggera discesa. Armatevi anche di pazienza se ci andate in periodi o orari molto turistici perché spesso e volentieri c'è da prendere il numeretto come dal salumiere e a volte la fila arriva fino alla porta; perciò non fatevi spaventare dalla folla, mettete in conto di perdere del tempo e fate la fila tranquillamente. Anche le torte e le crostate sono ottime, inoltre ci sono delle varianti di ericine con il ripieno di nutella oppure di ricotta.
Fate attenzione e allenatevi a fare la faccia di bronzo perché molti ristoranti hanno davanti all'uscio una persona sorridente, fissa lì con il solo scopo di procacciare clienti e allettare con l'idea di pranzo/cena/aperitivo, dipende dall'orario del vostro passaggio.

Quelli in foto sono stati un po' maltrattati durante il viaggio, per questo lo zucchero a velo è scutulato, cioè... come dire in italiano... si è scosso via. Però erano deliziosi e non sono rimaste briciole, fate voi che mentre prendevo il telefono per fotografarli già qualcuno era stato prelevato dal vassoio.




Spero di farvi venire presto a rica (la voglia di cose buone) con altri succulenti esempi di tipici dolci siciliani, ovviamente non fatti da me: vi voglio far viaggiare per la Sicilia, mica vi voglio far scappare via 😂

mercoledì 29 agosto 2018

Tour estivo anche in grotta.

L'estate dovrebbe durare molto più di soli quattro mesi scarsi. Questa estate, nello specifico, sto viaggiando più di quanto abbia mai fatto. Certo, sono piccoli viaggi in provincia, massimo un'ora e mezza di macchina perché il portafogli langue disperato, eppure sento che ne ho bisogno. Ho bisogno di viaggiare, di fare escursioni avventurose, di passare del tempo col mio fidanzato, perché settembre è vicinissimo e mi mette un'ansia incredibile. Settembre è sempre stato il mio capodanno, è a settembre che iniziano i progetti, è a settembre che faccio i conti. Questo settembre è oscuro e incombe spaventoso. Perciò faccio pressing per viaggiare, non importa dove, anche senza lasciare la città, non importa basta che andiamo insieme.
Per mia fortuna, le bellezze in provincia non mancano e sto pian piano scoprendo molto più di quanto pensassi e sperassi, allontanando almeno per un po' l'avvicinarsi del temuto settembre e delle prove che porta.



Per la serie "Bellezze del trapanese", vi presento un'altra delle mie tappe estive: la Grotta Mangiapane, che sarebbe una delle Grotte di Scurati (Scurati è una frazione di Custonaci, dove poi siamo andati a fare il bagno, con la dovuta attenzione visto che i primi due-tre metri di acqua scorrono su rocce lisce ma scivolose). La grotta Mangiapane si trova vicino alla Riserva naturale del Monte Cofano, la strada è facile da trovare con l'apposita app di geolocalizzazione e sarete subito immersi in una atmosfera molto bucolica e affascinante, a me ha dato l'impressione di un viaggio nel tempo (l'aria è pulita, natura selvaggia, sterpaglia, i versi degli animali, fiori, piante...).



Appena varcato il cancelletto di assi di legno, vi accolgono subito in una casetta dove pagare un biglietto di 3€. Il prezzo è ben misero se pensate che servono al mantenimento di tutte le casette, degli oggetti e dei macchinari antichi, a tenere puliti e percorribili i sentieri, alla cura degli animali (due cavalli, due asinelli, oche con relativo stagno, il pavone che passeggia per le stradine, due caprette dalle corna ricurve, galli, galline e altri pennuti dal verso strano che sinceramente non so come si chiamano), in più nel periodo natalizio vi si svolge annualmente un presepe vivente (per il quale ovviamente sto già rompendo le scatole al Fidanzato per andarci, che ve lo dico a fa!).

Al momento del biglietto, ci sarà una persona che vi darà qualche informazione: innanzitutto il percorso nel borgo è delimitato da una corda, quindi seguite la corda e farete letteralmente tutto il giro completo.
Questa grotta è stata abitata sin dal Paleolitico, ne testimoniano graffiti e oggetti (come strumenti di ossidiana), ormai relegati a musei italiani e parigini.
Da metà Ottocento (se non ricordo male, perdonatemi) fino al periodo seguente alla seconda guerra mondiale, in questa grotta e nelle sue immediate vicinanze visse la famiglia Mangiapane, da cui il nome, finché le condizioni di vita non li spinsero gradualmente a trasferirsi altrove fino a lasciare il "villaggio" disabitato.
Nei primi anni 2000 alcuni ragazzi del posto si adoperarono per sistemare e far conoscere questo luogo, che è stato anche scenario di pellicole tra cui Montalbano e un film di Pif.

Ogni "casetta" ha una targa in legno con l'indicazione della professione in ben tre lingue: siciliano, italiano e inglese. C'era infatti il mugnaio, lo smielatore, il calzolaio, il fornaio, il puparo (cioè il creatore delle marionette che in siciliano si chiamano "pupi"), il sarto, chi tesseva la canapa, il vasaio, l'oste e il fabbro. Mi sembra di ricordare almeno un paio di altri mestieri ma non mi vengono in mente, in caso li aggiungerò dopo.
Alcune casette sono ammobiliate come al tempo, ad esempio la camera da letto e la "sala pranzo".

Anche all'interno della Grotta ci sono casette, mentre in fondo c'è addirittura una piccola chiesa scavata tra le rocce umide.






Molto caratteristico anche la tettoia di legno e tegole dove appendere ad essiccare vari prodotti, come i pomodori, i fichi, i pesci salati e alcuni tipi di carne. E poteva mancare un variopinto carretto siciliano? Appunto.





Adesso, dopo le caprette dalle strane corna ricurve, vi saluto con un'altra delle mie foto (le ho scattate tutte col mio cellulare, queste e altre 36). Adoro la calma che ispira questo posto, così rustico, così lontano eppure vicino... era così il mondo non molti decenni fa. Strano, no?



giovedì 16 agosto 2018

Macari. E magari un'altra volta.

Forse non è ancora chiaro quanto mi piaccia parlare delle cose belle e positive della mia madrepatria Sicilia. Probabilmente non è neanche quantificabile quanto mi piaccia. Ma capitemi, da qui c'è passato praticamente chiunque nel mondo nel corso dei secoli, perciò i pezzi di storia non mancano, e per di più siamo stati baciati da Madre Natura (probabilmente per compensare la nostra mancanza di talento nel saper gestire adeguatamente tutto ciò). Nel mio piccolo mi piace sbandierare ogni piccola/grande meraviglia.
Ora, piccola premessa, sappiate che in fatto di mare e spiagge sono molto esigente perché quello che vedete nella foto qui sotto è quello a cui sono abituata:



Acqua trasparente e cristallina, sabbia fine, alghe pochissime. Non è sempre tutto così, eh, bisogna dirlo.
San Vito lo Capo, per esempio, mi piace andarci solo a giugno o nella prima metà di luglio, di mattina l'acqua è meravigliosamente azzurra, limpida e pulita. Se ci andate alle sei del pomeriggio a fine agosto, potrebbe non essere così idilliaco e sarete anche sepolti tra la gente.
Comunque ho degli standard abbastanza alti.

Tutti questi preamboli per dire che qualche settimana fa sono andata a Macari, in provincia di Trapani, e l'ho trovata piccola ma stupenda. C'è da camminare un po' a piedi per arrivare a una spiaggia di scogli che formano scale naturali attraverso i quali raggiungere l'acqua. L'acqua è tiepida e viva: tra gli scogli infatti vivono alghe, conchiglie, diversi pesciolini e granchi.
Vi prego, se ci andate, sforzatevi di non calpestare le alghe e lasciate vivere in pace gli altri animali. Questa è la loro casa, voi siete gli ospiti.
E fate attenzione, basta poco e l'acqua diventa alta.





Certo, tra gli scogli non si possono piantare gli ombrelloni (vi prego, vi supplico di non tentare!) ma basta ingegnarsi un poco: noi abbiamo retto l'ombrellone con un mucchietto di grossi sassi.
È stato rilassante in maniera incredibile, sono rimasta per ore come una scema a guardare la vita di quel pezzetto di mare immacolato. Più volte ho incontrato un pesciolino che al mimino movimento sospetto dell'acqua si immobilizzava tra le alghe mimetizzandosi alla perfezione, per poi riprendere a nuotare quando l'acqua tornava tranquilla.

E io tornerò, cara Macari, t'ho troppo amata per non farlo.


Suggerimento: armatevi di pazienza se siete nelle vicinanze e magari prima di immettervi in autostrada fate una sosta a Dattilo (una piccola e rurale frazione di Paceco, sempre provincia di Trapani), chiedete al primo passante dove comprare i loro famosi cannoli giganti. Chiunque incontrerete saprà di certo indicarvi il posto giusto dove acquistare dei tipici cannoli siciliani, più grandi del normale e molto, molto buoni!

venerdì 20 luglio 2018

Auto mania.

Il 23 giugno si è tenuto a Trapani l'annuale mostra di auto d'epoca.
E con un fidanzato che è ingegnere meccanico e appassionato, figuriamoci se non mi avrebbe portata fino a là. Le auto che partecipavano alla mostra, e poi alla sfilata con tanto di palco e presentatori, sono state di svariate annate e di diverse case automobilistiche, in particolare molte Alfa ma anche Ferrari, Lancia, BMW, Porsche.

Sì lo so, è successo quasi un mese fa, lo confesso: sono una procrastinatrice seriale. Ma capitemi, con 40 C° non ho tanta voglia di stare seduta al pc, che funge perciò solo come decorazione da tavolo.

Ma torniamo all'inizio: cos'è un'auto d'epoca? Per la legislazione italiana è semplicemente un veicolo che ha compiuto almeno trent'anni di vita, ma scommetterei che la risposta varia a seconda di chi sia l'appassionato a cui lo chiedete. Qualcuno vi dirà che sono testimonianze storiche, altri vi diranno che sono gioielli della meccanica, altri ancora che si tratta di arte meccanica e di design. E suppongo che a qualcuno, un tantino più patito, verrebbe la bava alla bocca diventando incapace di esprimersi a parole.
Anche per i neofiti come me è stata un'esperienza interessante. C'era l'odore acre e penetrante di benzina, i motori che scoppiettavano e rombavano come ormai non siamo più abituati a sentire sulle nostre strade, stili di carrozzeria così diversi pur appartenendo allo stesso periodo (invece tutte le auto moderne si somigliano poco o molto).
Di questo evento non ho fotografato tutti i veicoli, tuttavia posso mostrare alcune foto di bassa qualità (c'era troppo buio per il mio telefono e c'era troppo da guardare per soffermarsi a fotografare) e indirizzarvi al sito ufficiale dove potete trovare molti più dettagli.

Inoltre posso riportarvi il nome e il modello di qualche auto, grazie all'assistenza dell'Ingegnere Junior mia dolceamara metà, il quale le ha identificate per me (dove possibile). Senza di lui le mie foto sarebbero state un po' più vuote, quindi grazie a lui. Se ci dovesse essere qualche errore o dubbio scrivete pure nei commenti!

Fiat 1100


Notate prego lo stile innegabile di queste persone

Dopo questa ho desiderato possedere anch'io gli occhialoni da aviatore.

Alfa Romeo Duetto

Alfa Romeo Giulia. Questa è una delle mie preferite ma non prendetemi ad esempio, ho anche una insana passione per la Fiat 126
Alfa Romeo GT Junior
Lancia Fulvia e Fiat 1500

E questa è, infine, la vista panoramica su Trapani da circa metà del monte Erice.

mercoledì 3 gennaio 2018

Il primo post dell'anno è sempre il più difficile.

Ogni anno vorrei passare direttamente al secondo o anche al terzo post. Il primo mi richiede sempre più tempo e concentrazione di quanto mi piaccia. A quanto pare il mio flusso di coscienza è impedito da lipidi e zuccheri che bloccano le mie sinapsi come baldi, feroci giocatori di rugby.
E non aiuta sapere che tra qualche giorno sarà il mio compleanno, cosa che mi avvicina inesorabilmente al trentesimo, e questo evento non è che sia molto di mio gradimento. Abbiate pietà, non ho ancora neanche una pallida risposta alla domanda "Cosa vuoi fare da grande?", mi occorre più tempo!

Per di più faccio schifo a compilare le liste, con l'aggravante che non mi ricordo mai cosa diavolo ho fatto di così importante da essere memorabile. Mi piacciono le piccole cose buone quotidiane, perciò non potrei elencare tutte le pizze che ho mangiato, i dolci e i gelati che ho gustato, i baci che ho dato e ricevuto, gli abbracci della Nonna number 1, le coccole della Nonna Serie A, le risate con il signor Racconta Storie (meglio conosciuto come papà del mio fidanzato), i dolci sorrisi di quella santa donna di mia Suocera, le uscite (in particolare le trasferte fuori città allo scopo di divorare roba buona) con il mio caro amico che chiamo affettuosamente Sòggira (che in siciliano vuol dire suocera) perché con lui faccio il miglior curtigghiu della storia (questo non so tradurlo in italiano, pardon) senza contare che su di lui ci si può contare, Nipotina che gioca a spararmi e ride di gusto quando metto in scena la mia dolorosa morte (e lei ride soddisfatta), i miei primi esitanti tentativi di conoscere i miei cognati e di farmi conoscere, il Nonno acquisito che finalmente ha imparato il mio nome e ha smesso di chiamarmi Rosaria... e chissà quante altre cose ci sarebbero, che mi hanno dato gioia, felicità, tranquillità...
Di eventi negativi c'è "solo" l'aver perso per strada due amici con i quali immaginavo di passare la vecchiaia... se ci sono stati altri eventi negativi non li ricordo proprio. E di questo sono infinitamente grata.

Restano le incertezze che ho da almeno dieci anni, niente di nuovo: non ho lavoro, non ho avuto illuminazioni riguardo l'eventuale carriera dei miei sogni, non ho ancora preso la ferma decisione di tentare un'altra esperienza universitaria.

Del 2017 mi resterà impresso il mio piccolo (e assolutamente da ripetere) viaggio a ROMA, ulteriore conferma che sono una persona strana: il due di luglio ho fatto colazione con una tazza di the caldo perché non mi piace il caffé e lo stomaco è serrato almeno fino alle undici (e dovevo camminare moltissimo, vedere una tonnellata di posti e particolari, quindi fare colazione stavolta era categorico). Lo ricorderò anche come l'anno in cui ci siamo regalati le fedine e in cui la mia relazione ha compiuto due anni, che a volte sembrano trenta e ci fanno comportare come coppie sposate da decenni, a volte sembrano due mesi e pare di vivere quella fase iniziale di una relazione che mi piace definire "Fase Luna Di Miele" (avete presente, no? Quando all'inizio di una relazione tutto fila liscio, occhi a cuoricino, attenzioni come se piovessero, i difetti dell'altra metà della mela che scompaiono o che troviamo addirittura adorabili).

Il 2018 è appena iniziato e già mi preoccupa, lo sento minaccioso. Sono paranoica ma ci sto lavorando. Vedremo.

Per quanto riguarda le letture, è stato un altro anno dove ho comprato più libri di quanti ne ho letti, ho letto con calma ma con più gusto. Tanto mica dovevo fare la maratona. Ho tenuto un file sul pc per ricordarmi tutto:
  • Libri letti in totale: 10 + 1 non ancora finito. Esattamente come l'anno precedente.
  • 3630 pagine circa. 1670 pagine in meno rispetto all'anno precedente.
  • 6 gialli, un saggio, 2 classici, 1 romanzo rosa e 1 che non so bene come inquadrarlo.
  • 4 autori italiani vs 7 autori stranieri (dei quali 3 inglesi, 2 americane, uno svizzero, un tedesco).
  • 5 autrici vs 6 autori.
  • Da quello che sono riuscita a scovare su internet, solo uno di questi autori era sicuramente minore di trent'anni nell'anno di pubblicazione del libro che ho letto.

Non sono capace di fare promesse che non posso mantenere, neanche a me stessa, perciò dico che in questo nuovo anno spero che non mancherà mai la salute ai miei cari e a me, spero di riuscire a leggere molto, di viaggiare, di capire qualcosa che non ho mai capito, di fare esperienze avventurose che non ho mai fatto, di potermi meravigliare in senso positivo, di vedere cose belle e conoscere belle persone; spero di poter assaggiare delizie che non litigheranno con il mio sistema digerente, di fare l'amore spesso, di vedere più spesso l'amore negli occhi di altre coppie (datate o nuove che siano); spero di non fare come al mio solito e tenermi tutto dentro, per poi scoppiare quando raggiungo il limite: non mi piace litigare, lo trovo noioso, mi annoio a litigare perciò taccio e scompaio/scoppio improvvisamente, invece quest'anno voglio reagire non solo se mi insultano direttamente ma anche per situazioni sgradevoli, pure se litigare è noioso e uno spreco di tempo ed energie. Spero di vedere più spesso la mia migliore amica e non fare una telefonata da 62 minuti come facciamo qualche volta l'anno. Spero nella serenità. Spero di ricordarmi di guardare un cartone animato ogni tanto, così da sentirmi leggera e spensierata per un po', sia i Disney che ancora ricordo a memoria sia quelli che non ho mai visto, come ho fatto la vigilia di capodanno con Aladin e Robin Hood (quest'ultimo non lo avevo mai visto prima, ma è carinissimo pur se ottenuto riciclando disegni di altri film Disney e da allora fischietto la sigla almeno una dozzina di volte al giorno, sentite qui).
E auguro altrettanto a tutti.
Sono troppo pigra per odiare e portare rancore.

Ecco dei peperoncini a caso.

martedì 26 dicembre 2017

Jingle bells break.

Anche questo Natale è passato.
Non è certo nella lista delle mie feste preferite, non lo era neanche quand'ero piccola. L'ho sempre vissuta con ansia, vuoi perché libera dalla scuola volevo solo dormire e giocare, vuoi perché mia madre per cucinare si fa una settimana di gridare ordini e abbaiare per poi magicamente diventare una soffice dolcezza di donna quando arrivano gli ospiti, vuoi perché non ho mai ricevuto quello che chiedevo a Babbo Natale (non per niente in siciliano babbo vuol dire cretino).
Negli anni si è aggiunto il pensiero per quelli che non ci sono più... Nessun periodo dell'anno quanto questo mi fa pensare a mio zio con tanta angoscia sul petto. Ricordo continuamente che il protagonista a casa sua non era l'albero (piccolo e dignitoso in un angolo) ma il presepe enorme che preparava lui. C'erano tutti i personaggi possibili con gli attrezzi del mestiere: il mugnaio vicino al mulino, i pastori con pecore, oche, anatre, mi pare ci fossero pure i cigni, le lavandaie sul laghetto ed altro ancora. Aveva persino costruito una piccola cascata con della vera acqua che scendeva e gorgogliava.
E poi mi zio si occupava di tutta la carne per il pranzo o la cena, dall'allevamento alla cottura. Non sono mai stata molto carnivora, ma come cucinava lui la carne Cracco sei un nessuno.
Per non parlare di quando il sei gennaio, dopo la cena coi parenti, lui spariva all'improvviso e poi tornava vestito da befana, con le scarpe da ginnastica nuove di mio cugino perché lui, da agricoltore, non credo ne avesse. Metteva la parrucca grigia, una brutta maschera da vecchiaccia con tanto di bitorzoli e un enorme sacco di juta pieno di regali per noi piccoli.
E faceva battute, tante battute.
Caro zio, quante cose non ti ho detto. Chissà cosa pensavi di me...

Lo spirito natalizio non è mai stato in me, a quanto pare.
Quest'anno volevo essere più positiva, meno grinch, ma anche quest'anno non ci sono riuscita.
Prima mi sono depressa perché pensavo a parenti e amici mancanti. Poi ho pensato all'enorme fortuna di non averne persi altri.
Prima mi sono intristita pensando "Povera Nonna mia, tu così attiva e lavoratrice, ora stanca e in sedia a rotelle". Poi mi sono ripresa sapendo che questo Natale, dopo due anni chiusa in casa, finalmente sarebbe uscita, avrebbe mangiato a casa mia e avrebbe visto i cambiamenti che ci sono stati.
Prima mi tartassavo le scatole pensando ai regali che avrei dovuto comprare con un solo indizio: devi spendere tot per X, tot per Y, ect. Invece gli adulti hanno concordato che hanno l'agnuna chini (ogni superficie casalinga colma di roba) e quindi regali nisba, solo per i piccini minorenni.
All'ansia di fare l'aiuto cuoco sotto ordini sbraitanti non c'è stato scampo. Anzi è arrivata l'aggravante: la sera prima della vigilia mi è arrivato il ciclo stronzo e cattivo, quello che mi piega dal dolore e mi fa desiderare di dormire ininterrottamente per quattro giorni, quello che pure stare ferma in piedi mi sembra una impresa titanica. E nonostante questo mi è toccato pure uscire con gli amici, durante pranzi e cene portare ogni piatto ad ogni commensale (perché mettere i piatti a tavola e poi portarli via quando sono vuoti è ancora considerato "cose da femmine", quindi a mio fratello non è stato mai chiesto di alzare le sue regali terga, il suo solo compito è stato lo stappo del vino e dello spumante). Gli stereotipi mi stanno stretti, se poi sto male e devo pure fare avanti e indietro per millemila portate non chiedetemi perché ho lo sguardo alla Shining, è normale che mi sale il crimine prepotente.
Per fortuna ci pensa la Suocera a coccolarmi. Mi ha pure fatto una sciarpa di lana con le sue manine *_*

Ma non è stato il solo regalo natalizio. Visto che siamo a corto di idee, il mio Mezzo-Ingegnere ha pensato bene di farci come regali natalizi una coppia di fedine. I primi giorni mi faceva strano portarlo... mentre leggevo mi distraeva ogni tre righe, prima di dormire lo toglievo perché lasciava segni dolorosi, passavo la maggior parte del tempo a rigirarlo sull'anulare. Dopo una settimana posso dire di essermi abituata e oramai non lo tolgo più.

Quindi queste feste finora sono state una altalena continua tra stanchezza cronica e sorrisoni.
A Capodanno chissà, ma vi auguro il meglio.


lunedì 9 ottobre 2017

Marsala e la storia romana di domenica mattina.

In Italia abbiamo questa meravigliosa cosa che la prima domenica del mese le entrate nei musei e altre opere statali sono GRATUITE, il che per quelli poveri come me è un'offerta che non si può rifiutare.
La prima domenica di luglio eravamo a Roma e abbiamo risparmiato parecchio, la prima domenica di ottobre invece eravamo a Marsala (TP). Più precisamente al Baglio Anselmi, meglio noto per ospitare i resti di una nave punica e per gestire il museo a cielo aperto che comprende una strada di epoca romana, una villa (con tanto di abuso edilizio: pare infatti che in qualche modo i proprietari della villa si siano impossessati di una parte di strada pubblica; si vede che certe cose le abbiamo sempre avute nel sangue!) e le basi di case e strade di un piccolo quartiere.
Ovviamente foto a go go, una sola guida per tutta la struttura (e che manco a dirlo, era a metà del suo ultimo giro quando siamo arrivati) e un bel sole nonostante fosse una settimana che ci tormentavano preannunciando temporali, tuoni e lampi. E invece nisba mal tempo, si va a fare i turisti!
Vedete, le fidanzate di solito vogliono essere scarrozzate in giro per negozi e centri commerciali, ma siccome a me da troppa ansia fare shopping allora mi faccio portare in giro per ruderi e anticherie.
A ognuno il suo.


Dicevo, il primo ottobre siamo andati in un museo di Marsala (famoso anche il Museo degli Arazzi, ma non lo abbiamo ancora visitato) che si trova proprio sul lungomare ma purtroppo non ho foto perché ero troppo distratta dal sole inaspettato per ricordare di fotografare la facciata. La prima foto è di una specie di atrio che collega il museo "interno" con quello all'esterno del quale narravo poc'anzi. E lì abbiamo incontrato un'adorabile micio che stava stravaccato a giocare con l'erba, poi si è venuto a distendere vicino a noi e faceva le fusa e la pasta prima ancora che mi mettessi ad accarezzarlo. Poi non so perché, all'improvviso l'ingrato si è messo a soffiarmi contro.


All'interno ovviamente non ci sono solo i resti della nave punica, per esempio hanno asportato dalla villa romana un mosaico che tengono al sicuro in una teca, esattamente come molto altro che vedremo dopo.




A sinistra, ciò che è rimasto dei componenti in ferro di una bilancia, compresa la statuetta della dea Minerva come simbolo di giustizia.
A destra, una iscrizione con il riflesso dei miei stivali sulla teca.






Tra le tante teche, le foto che riporto contengono vasi dipinti sia di ceramica che di terracotta, lumi e lumini.




Ci sono inoltre un gran numero di anfore, di diversa forma a seconda della popolazione di origine (greca, romana, maltese, macedone, punica e altri che per ora non ricordo). Si trovano in diversi punti di due grandi sale, alcune sono disposte in file come soldatini, altre in una specie di soppalco a gradini che li fa somigliare ai cantanti di un coro.



Le anfore si trovano nelle sale che contengono i celebri resti della nave punica, un televisore che manda in loop un documentario sulle navi puniche e le varie strategie di attacco e di difesa, le teche con altri resti come chiodi, pezzi di ancore e altro.



Ho trovato molto interessanti anche i segni che esseri viventi marini hanno lasciato su molte anfore ma anche le teche dedicate agli usi domestici quotidiani di vari recipienti di terracotta e persino di ricette (provate a ingrandire le foto se non si legge).


 
Infine, nel museo sono anche presenti riproduzioni di sculture e sculture originali, come una Venere che non sono riuscita a fotografare (è vietato l'uso dei flash in tutta la struttura naturalmente, purtroppo in molti punti la posizione dell'illuminazione non favorisce la fotocamera). Il busto di un soldato romano sono riuscita a fotografarlo perché esposto alla luce da una finestra sull'atrio che vi ho mostrato all'inizio.

Ci sono molte altre cose da vedere, ovviamente non potevo mostrare proprio ogni cosa.
Della villa per esempio non ho fotografato nulla, mi sono spazientita perché la qualità era davvero penosa, non all'altezza di quello che vedevo.
Grazie al Quasi-Ingegnere mia dolce metà posso però mostrarvi qualcos'altro.
La prima è la strada romana principale, la seconda è ciò che si può guardare dal medesimo punto ma verso la città; so che non si vede bene ma seguitemi con l'immaginazione: stando al centro della strada si può vedere dritto non solo fino a Porta Nuova (l'arco che si vede) ma anche la strada principale chiamata poi Cassaro (sarebbe via XI Maggio, dove si passeggia tra negozi, edifici antichi, bar, ristoranti, pub ed enoteche, se vi capita assaggiate il vino liquoroso Marsala Rubino: è eccezionale) e fino all'altro arco, che è Porta Mazara. Le quattro porte fanno parte di quella che era la cinta muraria medievale, ma da quella strada principale romana si riesce ancora a vedere tutto il Cassaro da una porta all'altra. Ah, la magia della storica architettura urbana!



Tanto per la cronaca, ne sono uscita abbastanza soddisfatta, nonostante le cinque ore di sonno che hanno preceduto questa visita. Chissà dove ci trascineremo il prossimo mese!

martedì 19 settembre 2017

Alla ricerca della pace dei sensi.

Oggi non voglio ammorbare nessuno riguardo le mie difficoltà a scrivere perché dopo nove anni e mezzo di onorata carriera il mio pc mi ha abbandonata e ora non mi trovo a mio agio dietro questa nuova tastiera. Non voglio neanche opprimere con l'ansia che mi coglie già alla sola idea di mettermi seduta e buttare giù i pensieri. Preferisco ricorrere al mio solito metodo dell'ignorare. Ignorare la noia, ignorare il senso di inadeguatezza perché mando curriculum che non vengono presi in considerazione (neanche per scomodarmi a fare un inutile colloquio), ignorare la mia incapacità di mettermi a studiare (avrò forse studiato troppo nella mia giovine vita?), ignorare l'eterna sensazione di essere una disadattata che finge bene di stare nella civiltà odierna. Ignorare e buttarsi in qualcosa che non richieda l'uso di neuroni ma soltanto di una mente aperta, quindi chiudere gli occhi, pensare a un luogo e recarvisi.
Purtroppo e per fortuna il mio Quasi-Ingegnere sta preparando l'ultimo esame e la tesi, indi per cui non ha tempo da perdere e quando ci vediamo è pure un poco assente. Troppi impegni, troppe responsabilità; capisco pur avendo lasciato l'università agli albori senza speranza di tornarci (stavo sempre male). Ci sono ragazze gelose di altre ragazze, poi ci sono io che sono gelosa di un pc.
Ogni tanto però sacrifica un po' di studio e di sonno per assecondare la mia nuvoletta nera, dato che adesso sono pure senza macchina.
Non serve gran ché per tirarmi fuori dal pantano: ha funzionato bene una sera una grigliata in riva al mare con gli amici sia un altro giorno un dolce far niente su di un molo sospeso in due palmi d'acqua salmastra trasparente.



Al primo segno di freddo sono corsa ai ripari ma a quanto pare non abbastanza velocemente, visto che ho già inaugurato la stagione del naso colante. Eppure sulle coste sicule sono appena arrivati i 27 gradi, mica così poco. Già mi mancano quei 42 gradi all'ombra... okay, magari non così tanto, ma almeno i 35 potevano durare un altro poco. C'erano ancora molti posti dove avrei voluto nuotare in stile cagnolino questa estate.
Pazienza.


PS: post scritto la settimana scorsa ma a quanto pare ho confuso il tasto "Pubblica" con "Salva", perciò credevo di averla già pubblicata... me tapina! E nel frattempo le temperature sono calate ancora un altro po' e ho dovuto fare ciao ciao alla mia roba per il mare.

venerdì 9 giugno 2017

One X. Alcamo.

Qualche giorno fa sono stata ad Alcamo con il mio ragazzo per un colloquio che chissà cosa porterà, SE porterà qualcosa. Questo piccolo viaggio mi ha riportata alla serenità, o ad una parvenza di essa, mi sono ritrovata a sorridere e a fare pace con il mio Fantozzi-Interiore. Insomma, bella compagnia, bella musica e bello sfondo in autostrada. Una canzone che non ascoltavo da un po' di tempo è stata un interruttore. (One-X, dall'album omonimo del 2006, del gruppo canadese Three days grace)

Do you think about everything you've been through?
You never thought you'd be so depressed
Are you wondering: is it life or death?
Do you think that there's no one like you?
(...) WE ARE ONE
WE ARE THE ONCE
WE GET KNOCKED DOWN
WE GET BACK UP AND STAND ABOVE THE CROWD
The life I think about is so much better than this
I never thought I'd be stuck in this mess
I'M SICK OF WONDERING: IS IT LIFE OR DEATH?
I need to figure out who's behind me.

Pensi mai a tutto ciò che hai passato? Non avresti mai immaginato che saresti stato così depresso. Ti stai chiedendo: è vivere o morire? Pensi che non ci sia nessun altro come te? Noi siamo unici. Noi siamo gli unici. Veniamo abbattuti, noi torniamo in piedi e stiamo sopra la folla. La vita a cui penso è molto meglio di questa. Non avrei mai immaginato di rimanere bloccato in questo casino. Sono stanco di chiedermi se questa è vita o morte. Ho bisogno di scoprire chi c'è dietro di me.

Forse la mia traduzione è imprecisa, ma l'ho sempre immaginata così e descrive i miei pensieri alla perfezione: da piccola mai avrei immaginato di essere così confusa, indecisa, abulica, inconcludente. A volte pensavo anche che non sarei arrivata all'età attuale, quindi perché preoccuparsi? Da adolescente il solito cliché: pensavo che incasinata come me non ce ne fossero, che le mie difficoltà fossero appunto solo mie, che nessun altro si sentisse così diverso, atipico. Ad ogni difficoltà reale ho creduto di non farcela eppure sono qui, più forte di prima. E c'è un momento magico dopo aver fatto bene qualcosa di complicato, un momento in cui ci si sente invincibili, al di sopra della persona mediocre, SOPRA LA FOLLA. Poi tutto si ristabilizza al solito livello, dopo scende, sprofonda e ci si chiede chissà se sono già morto oppure non so di vivere... E si ricomincia.
Ma smetto di divagare.
Dicevo, ho momentaneamente fatto pace con me stessa, ho accettato i miei casini interiori pronta a vedere il mondo e a compiacermene. Alcamo è una piccola città, per alcuni versi simili a Sciacca, per altri simili a Erice: le vie sono un continuo sali e scendi. Ora sei a livello del mare, un chilometro dopo stai molto più in alto, ora sei in città tra costruzioni moderne e altre in pietra, antiche, poi sbagli strada e in cinque minuti sei in aperta campagna, tra le colline.
La visuale ripaga:

 
Devo ammettere che vedere il mare da così lontano è sì molto bello e affascinante, ma per me (che sono nata e cresciuta nell'aria marina) mi ha dato anche un po' di ansia. Non sono per niente una ragazza di città! Dopo siamo anche andati a Castellammare del Golfo, da un promontorio si vedeva il porto, il castello e l'acqua di un blu così vivo e brillante da sembrare un quadro impressionista francese. Qualcosa di paradisiaco, insomma. Mi sono persino ritrovata a dire (dopo che l'oscurità delle settimane scorse mi ha fatto pensare peste e corna) che siamo fortunati a essere siciliani, a vivere tra queste meraviglie... non potevamo avere anche la fortuna di saperci governare bene. Sarebbe stata troppa grazia da chiedere a Madre Natura.


 
 



Ad Alcamo in centro c'è pure una piccola riserva con degli animali, alla quale si accede da un cancello e questa scalinata a sinistra, si arriva ad un laghetto (di cui in basso) dove abbiamo avvistato due piccole rane e una tartaruga dallo sguardo arcigno (che mi sarei aspettata di veder mostrare il dito medio, se lo avesse avuto) e più in là alcuni animali, tra cui un asino che ci si è avvicinato appena ci ha visti. Adorabile.
Forse tanto adorabile perché non ne avevo mai visto uno e per via di una foto che ho fatto mentre il mio ragazzo gli accarezzava il muso.






 


Ad Alcamo abbiamo anche pranzato. La tavola calda non era gran che, ma i dolci... oh, i dolci erano da bava alla bocca per la bontà! Ma il vero tasto dolente è stato il bagno. Da paura. Quindi rendo omaggio all'arte della Cessologia. Subito saltava agli occhi la bocchetta dello scolo dell'acqua a pochi millimetri dal wc, il quale si trovava in una angusta stanzetta dove per entrarci bisognava fare le torsioni tra muro, porta e asciugamano elettrico (il bastardo mi ha fatto saltare in aria tre volte, il maledetto sembrava azionarsi da solo). Per capire le dimensioni: l'unico modo per stare a braccia distese tipo in croce bisognava mettersi di traverso e comunque si toccavano le pareti. Non è finita qui, non era abbastanza squallido: il lavandino di marmo poteva anche essere carino, ma il rubinetto dovevano metterlo per forza così corto da non riuscire a lavarsi le mani senza toccare il medesimo? Un bar così carino nasconde un brutto segreto al suo interno...
Ah, e dal wc sentivo lavare i piatti nella stanza accanto perciò un dubbio mi ha assalita: quelli che lavano e cucinano ascoltano le persone nel bagno? Che duro lavoro.
  

mercoledì 8 febbraio 2017

Nuddru ammiscatu cu nente. Ovvero di nullità ed altre cose.



 Nella mia madre patria Sicilia esiste un affascinante detto: Iddro è nuddru ammiscatu cu nente, ovvero "lui è nessuno mischiato con niente"; per dire che un certo tizio è un signor nessuno che vale meno di niente.
Quando mi parte l'insulto erudito mi piace pronunciare, stile scioglilingua, una cosa imparata al liceo: l'essere è e non è possibile che non sia, il non essere non è e non è possibile che sia. Ora, chi non ha studiato filosofia e Parmenide o non ha l'udito ben acuito difficilmente mi capisce a primo colpo. Di solito si lanciano in esclamazioni come eh? Cosa? Che hai detto? oppure si limitano a pensare che sono pazza, o schizofrenica, o semplicemente una rompicoglioni che dice parole a caso. Andiamo, a chi non è mai capitato di trovarsi a parlare con una persona insopportabile a causa del carattere, dell'educazione o dell'orgogliosa e cieca stupidità? Magari ci è impossibile rispondere con un aperto e salutare insulto (si viene spesso indicati come immaturi, puerili o cattivi), tipo quel detto siciliano di poc'anzi, però secondo me ci sono situazioni nelle quali tacere completamente è sbagliato, urge una risposta di qualche tipo.
Per esempio: mettiamo caso che una persona ci stia pubblicamente prendendo in giro/insultando o mettendo volutamente a disagio di fronte ad altri. Mettiamo caso che non ci sia nel gruppo qualcuno disposto a contraccambiare per difenderci o che creda che la frecciatina rivolta a noi sia una semplice battuta e non un deliberato atto di svalutazione. Non ditemi che dovrei restare calma, fare buon viso a cattivo gioco, porgere l'altra guancia o che dir si voglia; non me lo dite, perché nella mia testa in questi casi già risuona la Cavalcata delle Valchirie. Purtroppo sono dotata di un certo livello di educazione e civiltà, per quanto a volte così non sembra, con un personalissimo senso della riservatezza. Per cui le soluzioni sono due: o faccio un sorrisetto come per dire "Che povero idiota, neanche meriti una risposta", che comunque va per la maggiore, oppure me ne esco fuori con battute complicate, distorte e arzigogolate che rendono la gente come minimo perplessa.
Poi però capita che la persona alla quale rivolgo quella frase, definiamola pure non-sense, capisca che l'ho insultata. Ecco, provo una specie di soddisfazione sadica quando succede.

Eh sì, mio caro Mister Perfezione/mia cara Ms. Perfezione: oso ribattere e ti metto al tappeto, sia pur metaforico, perché io non sarò una gran figa intelligentissima, bellissima, coltissima, simpaticissima come tu ritieni di essere, ma perché TU SI NUDDRU AMMISCATU CU NENTE.


TU

NON

VALI

UN

CAZZO.






PS: questo è uno sfogo in termini generali, ma negli ultimi tempi c'è una persona nella mia vita reale, quella non virtuale, alla quale dedicherei questo messaggio.