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giovedì 7 marzo 2019

Run to you.

Manco da un po', il morale è stato abbastanza basso ultimamente ed è ancora in corso una lenta ripresa.
Sono stata dieci giorni in Veneto dal mio ragazzo e non ho perso tempo per deprimermi. Già sull'aereo, con la sensazione delle mie viscere sballottate dai cambi di pressione, avevo nelle orecchie le mie fidate cuffie rosse e una playlist di canzoni tristi. Durante il tragitto notturno aeroporto-casa la malinconia non poteva che circondarmi e ammantarmi, quasi una coccola invisibile nel buio.
Sin da quel momento, ho avuto idea per un post, che per la precisione sto scrivendo adesso: canzoni tristi, di quelle che fanno venire il magone, che stringono la gola, che fanno venire voglia di piangere. Per me, alcune canzoni di questo tipo sono le seguenti:





Lucio Battisti, Pensieri e parole.
In questo video c'è una breve intervista con spiegazione del testo della canzone, che io sapevo fosse stata scritta da Battisti insieme a Mogol e che la seconda voce raccontava di un fatto accaduto durante la giovinezza di Mogol.
"Davanti a me c'è un'altra vita
la nostra è già finita
e nuove notti e nuovi giorni
Cara, vai o torni con me
Davanti a te ci sono io
(dammi forza mio Dio)
o un altro uomo?
(chiedo adesso perdono)
e nuove notti e nuovi giorni
Cara, non odiami se puoi"



Dalida, Bang Bang.

Bella anche la cover precedente cantata da Milena Cantù (l'originale è di Sonny e Cher), la cui voce mi piace tantissimo ma Dalida è sempre un gradino sopra a tutte. La tristezza che esprime la voce di Dalida è tangibile, ferisce e brucia come i tagli provocati dai fogli di carta; tutta quella tristezza e malinconia sono cose che non si potrebbero recitare, non con tutta la sua intensità.
"Son passati gli anni e poi
noi ci siamo innamorati
Correvamo per i prati
Tu scherzavi insieme a me, bang bang
per ridere, bang bang
sparavi a me, bang bang
e vincerà, bang bang
chi al cuore colpirà.
Certo non scherzavi tu
quando mi sparavi al cuor
nel mirar non sbagliavi mai
prova a negare se tu vuoi
 Ora non mi ami più
ed ho sentito un colpo al cuore
quando mi hai detto che
non vuoi stare più con me
bang bang, e resto qui
bang bang, a piangere
bang bang, hai vinto tu
bang bang, il cuore non l'ho più"



Amy Winehouse, Back to black.

Un'altra donna a pezzi con un grande talento, il cui successo ancora una volta non è stato sufficiente per un'altra vita e la salvezza. Già appena uscita mi faceva effetto facendomi tremare il fiato.
"With his same old safe bet
Me and my head high
and my tears dry
Get on without my guy
You went back to to what you knew
So far removed from all that we went through
and I tread a troubled track
My odds are stacked
(...)
We only said goodbye with words
I died a hundred times
You go back to her
and I go back to black"

(Con la sua solita vecchia scommessa sicura/ Io e la mia testa alta/ e le mie lacrime asciutte/ Vado avanti senza il mio uomo/ Sei tornato a quello che conoscevi/ Così lontano da quello che abbiamo passato insieme/ E ho percorso una strada dissestata/ Le circostanze mi sono sfavorevoli (...) Ci siamo detti addio solo a parole/ Sono morta un centinaio di volte/ Tu sei tornato da lei/ e io torno in lutto).



Good Charlotte, S.O.S.

Adoro l'intero album The Chronicles of life and death dei Good Charlotte, è uno dei miei preferiti in assoluto e secondo me è il loro miglior album, dove viene fuori al meglio la capacità di Joel Madden di modulare la voce, di comunicare, di raccontare in note. Non è semplice riuscire a fare quello che hanno fatto i Good Charlotte con questo album, non è da tutti produrre canzoni con una base che potrebbe essere definita persino "allegra" e nel frattempo cantarci su un testo così cupo, non soltanto per una traccia (come questa) ma per quasi tutte. Davvero è un racconto di vita e di morte, di positivo e di negativo, di gioia e di tristezza. 
Insomma, conoscere i Good Charlotte solo per loro travestiti da cibo nel video di I just wanna live è molto, molto riduttivo, e un pochino ingiusto se devo dirla tutta.
"I've been stranded here and I'm miles away
making signals hoping they save me
I lock myself inside these walls
'cause out there I'm always wrong
I don't think I'm gonna make it
So while I'm sitting here
on the eve of my defeat
I write this letter and hope it saves me

Is anybody listening?
Can you hear me when I call?
Shooting signals in the air
'cause I need somebody's help
I can't make it on my own
So I'm givin up myself
I anybody listening?
...
I'm lost here
I can't make it on my own
I don't want to die alone
I'm so scare
drowing now
reaching out
Holding onto everything I love
crying out
dying now"

(Mi sono incagliato qui e sono miglia lontano/ facendo segnali e sperando che mi salvino/ Ho chiuso me stesso dentro queste mura/ perché là fuori sono sempre sbagliato/ Non penso di farcela/ Quindi mentre sto seduto qui/ alla vigilia della mia sconfitta/ scrivo questa lettera e spero che mi salvi/ Qualcuno sta ascoltando?/ Potete sentirmi quando chiamo? Lanciando segnali nell'aria/ perché ho bisogno dell'aiuto di qualcuno/ Non posso farcela da solo/ Mi sto arrendendo/ Qualcuno sta ascoltando?/.../ Sono perso qui/ Non posso farcela da solo/ Non voglio morire solo/ Sono così spaventato/ Annegando adesso/ protendendo/ Aggrappandomi ad ogni cosa che amo/ piangendo/ morendo)



Muse, Madness.

Mi basterebbe citare il minuto 4:08 e sarebbe già abbastanza; tutta la canzone è un lento progredire fino a quel magico momento catartico, quella specie di urlo liberatorio, quell'attimo di perfetta chiarezza che si prova di rado e che ci fa svoltare nella vita. Altro che pelle d'oca, le piume si arruffano.
"And I have finally seen the light
And I have finally realized
what you mean
And now I need to know if it's real love
or is it just madness
keeping us afloat
...
And I have finally realized
I need to love
Come to me
just in a dream
Come on and rescue me
Yes, I know, I can be wrong
Maybe I'm too head-strong"

(E adesso ho finalmente visto la luce/ e ho finalmente realizzato/ cosa significhi/ E adesso ho bisogno di sapere se è vero amore/ o è solo follia/ che ci tiene a galla/ .../ E ho finalmente realizzato/ ho bisogno di amare/ Vieni da me/ come in un sogno/ Vieni e salvami/ Sì, lo so, posso sbagliarmi/ Forse sono troppo testardo)




Massimo Ranieri, Perdere l'amore.

Non mi so spiegare il perché ma Ranieri a pelle non mi piace, mi infastidisce addirittura quando parla, eppure questa canzone cantata da lui mi da sempre i brividi, prevaricando il naturale quanto indefinito senso di antipatia che mi procura. Cantata da altri non ha la stessa forza, la stessa energia, anche se l'ho trovata piacevole quando una volta la cantò con Nina Zilli in televisione (o forse era "Mi sei scoppiata dentro il cuore", non ricordo bene).
"Perdere l'amore
quando si fa sera
quando sopra il viso
c'è una ruga che non c'era
Provi a ragionare
fai l'indifferente
fino a che ti accorgi
che non sei servito a niente
E vorresti urlare
soffocare il cielo
sbattere la testa mille volte contro il muro
respirare forte il suo cuscino
Dire è tutta colpa del destino
se non ti ho vicino
Perdere l'amore
Maledetta sera
che raccoglie i cocci di una vita immaginaria
Pensi che domani è un nuovo giorno
ma ripeti: non me l'aspettavo"



The Rasmus, Run to you.

Incredibile quanto rimangano impresse certe cose vissute, ascoltate, sentite, provate nell'adolescenza, anche a distanza di anni. Rimango sempre impressionata quando, come con questa canzone, passano anni (otto, per esempio) senza mai ascoltarla, la ritrovo all'improvviso e non solo mi ricordo ancora tutte le parole, ora che la mia memoria qualche volta fallisce, ma ricordo anche come mi sentivo allora, a cosa mi faceva pensare, a come certe volte mi stringesse alla gola. E in quanto a canzoni depressive, questo gruppo tra il 2003 e il 2008 (cioè il periodo in cui li ho seguiti, perché ci sono stati altri album sia prima che dopo) ne ha sfornate parecchie. Però mai, mai avrei immaginato di sentirla come una specie di colonna sonora di base, mentre saluto la persona amata, prima di partire da sola, sapendo di non poter rimanere con lui, almeno per un po' di tempo.
"Tomorrow's taking me away from you
like a jealous lover
Kiss me one last time
before I go down this broken road I follow
(...)
I will run to you
when my journey is over
Wait for me
Keep our love alive
I will dream of you
'till I reach the sun
then I'll turn around and run to you
I hate to see you cry
The way you look away
makes me wanna die"

(Il futuro mi sta portando lontano da te/ come un amante geloso/ Baciami un'ultima volta/ prima che io vada per questa strada rotta che sto seguendo/ .../ Correrò da te/ quando il mio viaggio sarà finito/ Aspettami/ Mantieni vivo il nostro amore/ Sognerò di te/ finché raggiungerò il sole/ allora mi volterò e correrò da te/ Odio vederti piangere/ Il modo in cui distogli lo sguardo/ mi fa morire)




 
Queste sono solo sette canzoni che mi fanno reidratare i bulbi oculari, sette è un numero che mi piace ma voi potete scrivermi nei commenti tutte le canzoni che ritenete opportune, se vi va di condividere un po' di tristezza. Quali sono le canzoni che vi commuovono spesso e volentieri?
Ogni tanto piace anche a me fare del buon cuttigghio 😉











(PS: in siciliano cuttigghio vuol dire sparlare, raccontarsi i fatti altrui; a me piace usarlo in senso ironico, non ho assolutamente intenzione di raccogliere informazioni da raccontare altrove né insultare in nessuna maniera: è un invito a chiacchierare)

martedì 13 febbraio 2018

Dedicare una canzone non è un affare semplice.

Non sono esattamente una tipa romantica e generalmente bado ai fatti miei, ma stare su facebook è un campo minato: non si può scorrere la home per dieci minuti senza incappare in foto di coppiette felici oppure ritrovare la dedica di una canzone da partner a partner. La cosa non mi darebbe neanche troppo fastidio, se non fosse che per il 92% dei casi si tratta sempre delle stesse canzoni.
Ormai La Cura ha pure rotto i gabbasisi, con rispetto parlando.
Come se al mondo e in tutta la storia musicale non esistesse altro che le solite note conosciute ai più, alternati alle canzonette pop in voga al momento (non chiedetemi quali, sto fuori dal mondo perciò non saprei dire esattamente).
Per me è importante essere nient'altro che noi, praticamente il senso che si vuole dare quando si dedica una canzone... e quale momento più adatto di san Valentino? Pare che non ci sia scusa occasione migliore per fare gli sdolcinati. Per noi è solo una scusa per mangiare fuori e abbuffarci.
Allora ho iniziato a pensare, perché volente o dolente qualche canzone d'amore devo pure averla ascoltata e apprezzata in vita mia. E infatti più ci riflettevo e più me ne venivano in mente, peccato che per la maggior parte si trattava di situazioni non proprio dorate e infiorettate (tipo parole dedicate agli ex, ex per decisione altrui o propria con conseguente pentimento e/o depressione).
Attenzione però, sono riuscita a compilare una breve lista! Di solito sono un disastro con le liste, non ci so fare; se devo stilarne una, una qualsiasi, non mi viene in mente niente, quando la lista è completata allora cominciano a tornarmi alla memoria stringhe da aggiungere.

Ecco la mia LOVE SONGS' TOP 7

7° POSTO: Gemelli DiVersi, Cosa vuoi?

Adatta come dichiarazione di intenti per nuove coppie. Qualche verso per esempio?

Voglio che solo tu sia/ la donna che non ho mai avuto prima in vita mia
il motivo dell'allegria, l'inizio della magia, la fine della follia (...)
Voglio svegliarmi e trovarti davanti agli occhi (...)
Voglio che sia amore alla follia o mettimi da parte,
una bugia e mi fai il cuore a pezzi come le altre (...)
Voglio che tu voglia me soltanto e nessun altro
trovarti accanto quando dentro sto tremando
Conoscere i tuoi sogni e quello che non sopporti
Voglio darti il mio meglio e aspettare sveglio che dormi


6° POSTO: Aerosmith, Angel

Per quanto sia meravigliosa I don't want to miss a thing, è pure una di quelle canzoni che conosce chiunque (non a torto!) ma anche questa ha il suo fascino.
Don't need no reason why
baby, baby, baby, you're my angel
Come and save me tonight
You're my angel
Come and make it alright


5° POSTO: Halestorm, I want you (she's so heavy)

Poche parole ma fondamentali. Questa cover dai Beatles è adatta a chi vuole creare un'atmosfera per chi ha la pazienza di godersi un viaggio che inizia piano piano, con dolcezza, quasi sussurrando. Poi arriva la grinta, l'energia monta fino ad un assolo e uno scream che mi fanno accapponare la pelle. La vocalist è una vera forza!
I want you
I want you so bad
It's driving me mad


4° POSTO: Escape the fate, Ashley

Basta premettere "Sei la mia Ashley" e se non è una pazza capirà e apprezzerà.

Like the brightest star you shine through
Ashley, baby, you make me feel so alive
I've got purpose once again
You're the strenght I need to find,
you're the reason I still try.
I'm the moth and you the light
Give me wings so I can fly

(trad.: Come la più brillante stella splendi/ Ashley, piccola, mi fai sentire così vivo/ Ho di nuovo uno scopo/ Tu sei la forza che ho bisogno di trovare/ Sei la ragione per cui ci provo ancora/ Io sono la falena e tu la luce/ Dammi ali così posso volare)


3° POSTO: Led Zeppelin, Thank you

Promesse che rassicurano il partner. Una volta un ragazzo mi disse che "Anche i maschi hanno bisogno di conferme ogni tanto".
If the sun refused to shine
I would still be loving you.
When the mountains crumble to the sea
There will still be you and me

(trad.: Se il sole si rifiutasse di splendere/ Io ti amerei comunque/ Quando le montagne crolleranno in mare/ ci saremo ancora tu e io)


2° POSTO: Apocalyptica feat. Brent Smith, Not strong enough

Se è una persona un po' melodrammatica come me, apprezzerà. Tranne se a dedicarla è uno stalker o giù di lì.

I'm not strong enough to stay away
What can I do? I would die without you
In your presence my heart knows no shame
I'm not to blame
'cause you bring my heart to its knees
And it's killin' me when you're away
I wanna leave and I wanna stay (...)
Even if I try to win the fight
my heart would overrule my mind
And I'm not strong enough to stay away
There's nothing I can do
My heart is chained to you
and I can't get free

(trad.: Non sono abbastanza forte per starti lontano/ Cosa posso fare? Morirei senza di te/ In tua presenza il mio cuore non conosce vergogna/ Non sono da biasimare/ perché tu hai messo il mio cuore in ginocchio/ E mi fa morire quando sei via/ Voglio andarmene e voglio restare/.../Anche se provassi a vincere la lotta/ il mio cuore dominerebbe la mia mente/ Non sono abbastanza forte per starti lontano/ Non c'è niente che io possa fare/ Il mio cuore è incatenato a te/ e non posso essere liberato)



1° POSTO: LOVE SONG, THE CURE.

Nessun dubbio riguardo al primo posto. Se penso alla perfezione riguardo una dichiarazione d'amore in musica io penso sempre e solo a questa. Vi do qualche assaggio.

Whenever I'm alone with you
You make me feel like I am home again
Whenever I'm alone with you
You make me feel like I am whole again (...)
However far away I will always love you
However long I stay I will always love you
Whatever words I say I will always love you

(trad.: Ogni volta che sono da solo con te/ mi fai sentire come se fossi di nuovo a casa/ Ogni volta che sono da solo con te/ mi fai sentire come se fossi di nuovo intero/.../ Per quanto molto lontano ti amerò sempre/ Per quanto a lungo rimango ti amerò sempre/ Qualunque parola io dica ti amerò sempre)



Queste sono 7 canzoni che nessuno dei miei contatti ha mai postato, che io sappia, qui per voi.
Mi raccomando, fatene buon uso.


PS: fuori concorso, come chicca finale, vorrei aggiungere la canzone d'amore che fa da cornice alla mia relazione. Confesso che questa canzone l'ho pure dedicata su facebook al Quasi-Ingegnere mia dolceamara metà. E mi sa che quella frase all'inizio suoni un tantinello ipocrita adesso...
Forse ricorderete la canzone come sigla di un film di Shrek (non ricordate male) e infatti dico spesso al Quasi-Ingegnere che se fossimo un cartone animato non saremmo principi e principesse Disney, ma che io sarei Shrek e lui Fiona (versione umana).
Lui nega, ma non so quanto sia affidabile visto che ha l'ardire di affermare che sono bella. Anche con la febbre o dopo tre giorni di gastrite.
Ah l'amour, fa dire cose pazzesche.

I'M A BELIEVER, SMASH MOUTH.

I thought love was only true in fairy tales
Meant for someone else but not for me
Love was out to get me
That's the way it seemed
Disappointment haunted all of my dreams

Then I saw her face
Now I'm a believer
Not a trace of doubt in my mind
I'm in love and I'm believer
I couldn't leave her if I tried.

martedì 16 gennaio 2018

Virus, esci da questo corpo!

Da autunno ho preso ben ponderate precauzioni per non ammalarmi: ho ingerito compresse di vitamina C con succo di limone (che volete, noi siciliani mettiamo il limone ovunque e spremuto, mica solo grattugiato che così va sprecato) e in seguito con succo d'arancia, in aggiunta ho iniziato a indossare sotto la felpa una maglia della salute (quella di misto lana-cotone, con lo scollo a V ricamato, che tiene caldo senza pizzicare). Comunque niente, prima o poi l'influenza bastarda la prendo sempre, anche stavolta.
Una consolazione è che il mio Quasi-Ingegnere mi vuol baciare lo stesso. Io provo a spiegargli che non sta bene, non si fa, che rischia il contagio ma lui, Cuor Di Leone se ne frega. Del resto in due anni e qualche mese che stiamo insieme abbiamo condiviso una quantità astronomica di cose, però mai il virus dell'influenza. E' armato contro l'influenza pur vestendosi solo con una felpa e una maglietta estiva di cotone a maniche corte. Eppure, mentre grondo germi e liquidi poco salutari, mi bacia alla francese, mi abbraccia di continuo (sono di un bisognoso affettivo al limite del patologico in questi casi), una volta mi è pure scappato uno starnuto con cui l'ho sputacchiato in faccia, ciononostante niente. L'influenza la becco sempre e soltanto io.
Alcune delle poche cose che mi danno un poco di sollievo è stare mezza sdraiata sul divano perché in posizione verticale mi viene la nausea e in posizione orizzontale mi sento colma di muco e fatico a respirare, al buio perché la luce mi brucia gli occhi e il pc sulle gambe così contemporaneamente mi riscaldo ed evito di dormire venti ore al giorno. Una delle poche attività che posso svolgere senza lamenti e senza sofferenze è ascoltare a volume basso vecchie canzoni italiane. Quindi evviva De Andrè, Mina, Celentano, Dalida, Battisti, e via dicendo.
Sapeste quanto mi piace e mi fa stare bene Parole Parole, in una versione invertita mandata in onda dalla Rai dove Mina è la bugiarda leccaculo e affabulatrice mentre Celentano è quello che non vuole essere accalappiato o blandito dalle parole.
Su youtube questo video non c'è più ma lo TROVATE QUI.

Cari miei, anche da giovane Celentano era brutto come la fame a mezzanotte, ma che stile. E mi fa morire sempre dal ridere mentre canta CAAAARAMELLE, NON NE VOGLIO PIU'! e si mette a lanciare manate di caramelle prese dalla sua giacca per tutto lo studio televisivo. LE ROSE E I VIOLINI QUESTA SERA RACCONTALI A UN ALTRO! E via a lanciare un mazzo di rose che si sparpagliano in giro e un violino che fa un tonfo a terra. Poi vogliamo parlare del balletto che fa all'ultimo? Semplicemente esilarante, stupendo. Lo adoro.

Dopo questa, in genere passo a Storia d'amore, sempre di Celentano; praticamente è un romanzo breve con la musica. Celentano si rivolge ad un uomo per parlare di sua moglie, che era una donna di cui lui era innamorato. Questa donna "scherzava con tutti i ragazzi all'infuori di me. Perché, perché, perché... perché io le piacevo. Lei mi amava, mi odiava, mi amava, mi odiava, era pazza di me. Se non ero il suo ragazzo era colpa di lei. E per fami ingelosire quella notte lungo il mare è venuta con te. Ora tu vieni a chiedere a me tua moglie dov'è. Dovevi immaginarti che un giorno o l'altro sarebbe andata via da te. L'hai sposata sapendo che lei, sapendo che lei moriva per me. COI TUOI SOLDI HAI COMPRATO IL SUO CORPO, NON CERTO IL SUO CUOR!". E qui me lo immagino fargli il gesto dell'ombrello al massimo della gestualità, ma lo immagino io perché quella frase è davvero potente. Il resto ve lo potete ascoltare.


Dopo aver riso, cosa potrei fare? Ovviamente mi deprimo. E allora via, Dalida e le lacrime sono assicurate.


Quanta grazia, povera donna. E che voce!
Poi cerco di risollevarmi, nei limiti che mi concede il malanno. Però cado su Mina, e allora anche oggi mi rallegro domani.


Circa venti canzoni dopo prendo la ferma decisione di non deprimermi oltre, così passo a gruppi più recenti come i Wakey! Wakey! oppure alle canzoni più basic di Jamie Campbell Bower (dovreste sentirlo e anche guardarlo, è... adorabile), come anche Renan Luce (che mi ricorda sempre il mio viaggio a Parigi, in particolare quel bar alle quattro del mattino che aveva il veleno per topi sotto il divano).
Ma circa una dozzina di volte finisco per ascoltare la magia di questo gruppo di violoncellisti finlandesi, gli Apocalyptica. E finalmente la quiete.


Voi cosa ascoltate quando state male o volete rilassarvi o qualunque sia il motivo che vi fa scegliere ballads e acustiche minimal?

venerdì 9 giugno 2017

One X. Alcamo.

Qualche giorno fa sono stata ad Alcamo con il mio ragazzo per un colloquio che chissà cosa porterà, SE porterà qualcosa. Questo piccolo viaggio mi ha riportata alla serenità, o ad una parvenza di essa, mi sono ritrovata a sorridere e a fare pace con il mio Fantozzi-Interiore. Insomma, bella compagnia, bella musica e bello sfondo in autostrada. Una canzone che non ascoltavo da un po' di tempo è stata un interruttore. (One-X, dall'album omonimo del 2006, del gruppo canadese Three days grace)

Do you think about everything you've been through?
You never thought you'd be so depressed
Are you wondering: is it life or death?
Do you think that there's no one like you?
(...) WE ARE ONE
WE ARE THE ONCE
WE GET KNOCKED DOWN
WE GET BACK UP AND STAND ABOVE THE CROWD
The life I think about is so much better than this
I never thought I'd be stuck in this mess
I'M SICK OF WONDERING: IS IT LIFE OR DEATH?
I need to figure out who's behind me.

Pensi mai a tutto ciò che hai passato? Non avresti mai immaginato che saresti stato così depresso. Ti stai chiedendo: è vivere o morire? Pensi che non ci sia nessun altro come te? Noi siamo unici. Noi siamo gli unici. Veniamo abbattuti, noi torniamo in piedi e stiamo sopra la folla. La vita a cui penso è molto meglio di questa. Non avrei mai immaginato di rimanere bloccato in questo casino. Sono stanco di chiedermi se questa è vita o morte. Ho bisogno di scoprire chi c'è dietro di me.

Forse la mia traduzione è imprecisa, ma l'ho sempre immaginata così e descrive i miei pensieri alla perfezione: da piccola mai avrei immaginato di essere così confusa, indecisa, abulica, inconcludente. A volte pensavo anche che non sarei arrivata all'età attuale, quindi perché preoccuparsi? Da adolescente il solito cliché: pensavo che incasinata come me non ce ne fossero, che le mie difficoltà fossero appunto solo mie, che nessun altro si sentisse così diverso, atipico. Ad ogni difficoltà reale ho creduto di non farcela eppure sono qui, più forte di prima. E c'è un momento magico dopo aver fatto bene qualcosa di complicato, un momento in cui ci si sente invincibili, al di sopra della persona mediocre, SOPRA LA FOLLA. Poi tutto si ristabilizza al solito livello, dopo scende, sprofonda e ci si chiede chissà se sono già morto oppure non so di vivere... E si ricomincia.
Ma smetto di divagare.
Dicevo, ho momentaneamente fatto pace con me stessa, ho accettato i miei casini interiori pronta a vedere il mondo e a compiacermene. Alcamo è una piccola città, per alcuni versi simili a Sciacca, per altri simili a Erice: le vie sono un continuo sali e scendi. Ora sei a livello del mare, un chilometro dopo stai molto più in alto, ora sei in città tra costruzioni moderne e altre in pietra, antiche, poi sbagli strada e in cinque minuti sei in aperta campagna, tra le colline.
La visuale ripaga:

 
Devo ammettere che vedere il mare da così lontano è sì molto bello e affascinante, ma per me (che sono nata e cresciuta nell'aria marina) mi ha dato anche un po' di ansia. Non sono per niente una ragazza di città! Dopo siamo anche andati a Castellammare del Golfo, da un promontorio si vedeva il porto, il castello e l'acqua di un blu così vivo e brillante da sembrare un quadro impressionista francese. Qualcosa di paradisiaco, insomma. Mi sono persino ritrovata a dire (dopo che l'oscurità delle settimane scorse mi ha fatto pensare peste e corna) che siamo fortunati a essere siciliani, a vivere tra queste meraviglie... non potevamo avere anche la fortuna di saperci governare bene. Sarebbe stata troppa grazia da chiedere a Madre Natura.


 
 



Ad Alcamo in centro c'è pure una piccola riserva con degli animali, alla quale si accede da un cancello e questa scalinata a sinistra, si arriva ad un laghetto (di cui in basso) dove abbiamo avvistato due piccole rane e una tartaruga dallo sguardo arcigno (che mi sarei aspettata di veder mostrare il dito medio, se lo avesse avuto) e più in là alcuni animali, tra cui un asino che ci si è avvicinato appena ci ha visti. Adorabile.
Forse tanto adorabile perché non ne avevo mai visto uno e per via di una foto che ho fatto mentre il mio ragazzo gli accarezzava il muso.






 


Ad Alcamo abbiamo anche pranzato. La tavola calda non era gran che, ma i dolci... oh, i dolci erano da bava alla bocca per la bontà! Ma il vero tasto dolente è stato il bagno. Da paura. Quindi rendo omaggio all'arte della Cessologia. Subito saltava agli occhi la bocchetta dello scolo dell'acqua a pochi millimetri dal wc, il quale si trovava in una angusta stanzetta dove per entrarci bisognava fare le torsioni tra muro, porta e asciugamano elettrico (il bastardo mi ha fatto saltare in aria tre volte, il maledetto sembrava azionarsi da solo). Per capire le dimensioni: l'unico modo per stare a braccia distese tipo in croce bisognava mettersi di traverso e comunque si toccavano le pareti. Non è finita qui, non era abbastanza squallido: il lavandino di marmo poteva anche essere carino, ma il rubinetto dovevano metterlo per forza così corto da non riuscire a lavarsi le mani senza toccare il medesimo? Un bar così carino nasconde un brutto segreto al suo interno...
Ah, e dal wc sentivo lavare i piatti nella stanza accanto perciò un dubbio mi ha assalita: quelli che lavano e cucinano ascoltano le persone nel bagno? Che duro lavoro.
  

lunedì 6 marzo 2017

Passare dalle "mangiate" alla palestra. Tratto da una storia vera e triste.

Innanzi tutto si parte da un preciso evento, dal quale scaturisce un'idea persistente.
Mettiamo caso che a San Valentino il tuo fidanzato, a conoscenza della tua passione per fritti misti, pizza e dolci, prenda la brillante decisione di portarti in pizzeria con la misera scusante di una festicciola qualunque. Lui ti invita, ti sorprende con un regalo (anche se i patti prevedevano di presentarsi di "panza e presenza", ovvero senza doni ma con la fame in corpo) e ti fa quel sorriso che, mannaggia al diavolo, quando lo fa non capisci più niente e sei senza scampo. Per cui quel giorno mi sono ritrovata ad abbuffarmi (come se Natale, Capodanno e Compleanno non fossero stati sufficienti) e una piccola, subdola idea ha cominciato a manifestarsi in me.
Forse è il caso che mi iscrivo in palestra, o cene come questa le digerirò dopo una settimana.
Ma per un breve periodo ho resistito alla tentazione, con l'aggiunta dell'entusiasmo del Mezzo-Ingegnere che pensava stavolta di convincermi ad andare con lui al mattatoio in palestra.
Come se questo pensiero non fosse già di per sé disturbante, quella sera mi sento costretta ad usufruire del bagno. Per trovarlo ci vuole una mappa e a nulla sono valse le informazioni del mio Mezzo-Ingegnere, che ne aveva dovuto usufruire prima di me, poiché il bagno dei maschietti si trova all'estrema destra della pizzeria mentre quello delle donne si trova all'estrema sinistra, per altro dietro un pannello di legno situato alle spalle del bancone. Per cui non solo ho dovuto far fronte alla naturale repellenza che mi procura l'andare in un bagno pubblico, ho dovuto far fronte alla sensazione di smarrimento e scazzamento (perché deve essere così complicato una cosa così semplice come fare pipì?!) e anche al sentimento di sentirmi un'intrusa, come se mi stessi intrufolando di straforo nelle zone destinate solo ai banconisti. Purtroppo la sequenza di spiacevoli sensazioni non finisce qui. Non era abbastanza disagio, quindi hanno pensato bene di fare l'anticamera enorme, con due lavandini separati ma un solo rubinetto presente, mentre il bagno vero e proprio è uno sgabuzzino di tre metri per due di forma trapezoidale. E ciliegina sulla torta, piastrelle asfissianti ovunque: destra, sinistra, intorno alla porta, sopra e sotto (solo il tetto si è miracolosamente salvato).








Ritrovarsi circondati da tutti questi quadratini in uno spazio angusto è stato traumatico.
Un bugigattolo che può essere eletto il peggior incubo d'un claustrofobico che soffre il mal di male.









Passati questi terribili attimi, la serata è andata abbastanza liscia. Ma quell'idea di fare esercizio fisico ha messo radici, nonostante la mia convinzione (che confermo tutt'ora) che è assurdo pagare degli estranei per farsi torturare in una palestra, buttar giù sudore e farsi increspare ancora di più dei riccioli già abbastanza capricciosi. Comunque resisto all'idea e procedo con la vita di tutti i giorni.
E poi all'improvviso giunge un invito. Il caro amico suggerisce allegramente l'idea del ristorante cinese all you can eat. E tu che fai, dici di no all'amico con cui uscivi assiduamente e che ora vedi di tanto in tanto perché si è trasferito a centocinquanta km di distanza? Dici di no a tutto quel buon pesce e ai loro deliziosi amici crostacei?
Non c'ho avuto il cuore di dire no. Anche perché era da dicembre che ne parlavo con il Mezzo-Ingegnere mia metà.
Risultato? Ho mangiato più di tutti i presenti e ho rotolato per due giorni ancora sazia e panzolla.
Mezzo-Ingegnere coglie allora la palla al balzo: perché non ti iscrivi in palestra dove vado io? chiede, Ti aiuto con gli esercizi, ci andiamo due volte a settimana, che sarà mai... tra l'altro c'è un promozione, se ti iscrivi entro tot data costa di meno per un anno!
Insomma, per chi e per come, mi sono ritrovata iscritta e pure all'opera nella stessa ora.
Mi faccio coraggio, quei pantaloncini aderenti mi stanno bene nonostante le cosciotte e mi fanno pure un culo che caspita, manco sapevo di avercelo!
Iniziamo con il correre sul tapis roulant. Seguo le istruzioni e cammino per tre minuti, e fin qui tutto bene. Poi mi dice Aumenta la velocità così e corri. Mentalmente mi faccio gli auguri e spero per il meglio, obbedendo.

Dopo 3 minuti di corsa ho già le visioni mistiche alla Fantozzi, ma a me non si manifesta l'arcangelo Gabriele, bensì RAFFAELLA CARRA' in uno sfavillante vestito di paillettes che mi indica con una leggiadra mano mentre l'altra la appoggia delicatamente al suo petto. E a quel punto mi sorride e si mette a cantare SCOPPIA SCOPPIA MI SCO'! SCOPPIA SCOPPIA MI SCOPPIA IL CUOR!

E a quel punto una cosa mi è chiara: nessuno sarà mai figa quanto la Carrà. Carrà maestra di vita!

La storia vera e triste si conclude qua. Nel senso che quel giorno è stato ricoperto da una coltre nebulosa e non ricordo altro, il giorno seguente è stato meno traumatico e poi il ciclo mi ha salvata.
E qui ci sta una bella torsione all'indietro degno della Carrà che ingiuria quelli "da Trieste in su", ma tanto l'importante è farlo sempre e con chi hai voglia tu.


 
PS: Invito a fermarsi sulle parole, che magari lo sbrilluccichio distrae, secondo me si possono interpretare in modi diversi:
Se lui ti porta su un letto vuoto
il vuoto daglielo indietro a lui
fagli vedere che non è un gioco
fagli capire quello che vuoi
(...)
E se si attacca col sentimento
portalo in fondo ad un cielo blu
le sue paure di quel momento
le fai scoppiare soltanto tu

venerdì 19 agosto 2016

Acchianamo a Erice.

Avrei ancora da scrivere qualcosa sul Conte di MonteCristo ma non mi va oggi. Sono più di umore cazzeggiante che non riflessivo. Perciò rispolvero qualche foto e spero di mostrarvi qualcosa che vi giunga nuovo e magari gradito. Parlo della mia escursione a Erice. Non mi riferisco al centro urbano (suggestivo, caratteristico, bellissimo, non lo nego) ma al "quartiere spagnolo" che si trova sulla strada per la cima, ma prima della cima ecco. Parlo di un posto che di solito la gente non frequenta, è una zona più selvaggia e antica. Magari chi vive vicino ai boschi o sulle montagne sarà abituato a vedere di meglio, ma chi come me è più abituato al suono delle onde che all'ossigeno delle alture capterà forse qualcosa di diverso, di intenso e quasi magico. Il posto è tutto sentieri di pietre levigate o un manto erboso/sassoso, mura di pietre e antiche strutture adibite a ristorante. La parte che ho preferito comunque è stata andare a zonzo sui sentieri serpeggianti in mezzo agli alberi e ai resti di costruzioni romane che, secondo il cartello, non sono state ritoccate dalla loro costruzione intorno al III secolo a.C.
Vi dico solo che io e il mio ragazzo ci siamo divertiti come bambini ad un parco giochi. Un parco giochi fatto di sentieri quasi invisibili ma, hey, dopo le catapecchie abbandonate da decenni mica potevamo andare per ville a uso turistico!
Le foto sono di qualche mese fa... qualche... era tipo maggio, insomma. Nel frattempo ci siamo anche tornati di sera un paio di settimane fa, per mangiare con vista su valle ad un prezzo niente male (parlo di primo, secondo a base di pesce e a scelta tra dolce e frutta per la modica cifra di 15€ a testa). Se posso permettermi un suggerimento, stavo ascoltando QUESTA CANZONE mentre guardavo le foto e decidevo quale mettere qui: mi è venuta nostalgia di Erice.
E mò chi me la toglie sta melodia dalla testa?!?!





Questa foto l'ha scattata lui, io l'ho solo rubata... Il futuro ingegnere è anche un bravissimo fotografo. Ma SSSHHH! Segreto tra noi!

sabato 20 giugno 2015

Giornata Fantozziana.

A volte un giorno si preannuncia disastroso, poi passano le ore e... continua ad essere disastroso.
Qualche giorno fa dovevo uscire e prima volevo fare la doccia come ogni essere umano che si rispetti e che sia degno di questo appellativo. Fino a qui tutto bene.
Ma ad un certo punto, mentre mi massaggiavo la nuca e avevo lo shampoo a bruciare i bulbi oculari, urto con il gomito il bagnoschiuma sul ripiano, il quale (per ovvietà dei fatti) mi cade sull'alluce che proprio quella mattina aveva urtato la cassettiera.
Recupero il flacone da terra senza degnarlo di un'occhiata e lo poso sul ripiano dove mia madre lo mette sempre. Sciacquo il tutto, metto il balsamo e continuo con sicurezza pluriennale la mia esibizione iper-melodrammatica di Gone forever (Three Days Grace, album One-X).
Ancora nel pieno della consapevolezza del mio corpo da cantante sprecata (sapessi prendere una nota, porca miseria!), afferro il flacone del bagnoschiuma senza guardarlo e lo verso sulla spugna. Riposo il flacone e inghiotto le parole della canzone: il box doccia si era impregnato di un odore pungente che sembrava Rio Azzurro. Al che penso che diavoleria è mai questa? Perché qualcuno vorrebbe profumare come un cesso? Okay, un cesso pulito, ma resta pur sempre un cesso.
Guardo il flacone che ho appena posato e scopro che il fatto non è che SEMBRAVA Rio Azzurro: lo ERA per davvero.

Sfiorata la tragedia, smetto di cantare. Di conseguenza perdo il senso del tempo, rendendomi conto di essere in ritardo solo quando mi telefonano chiedendomi dove fossi.
Mi preparo ad uscire il più velocemente possibile, tanto velocemente che dimentico il portafogli a casa e devo tornare indietro dopo aver percorso almeno quattrocento metri.

Ritornata in macchina, percorro qualche centinaio di metri e una lucina rossa sul display mi avverte gentilmente che sono in riserva. Piuttosto sotto in riserva. Prima non me n'ero accorta, se non avessi dimenticato il portafogli forse me ne sarei accorta troppo tardi. Penso con sollievo che la sfiga mi abbia dato un break. Ma questo solo per scatenare un'altra serie di sfortunate circostanze.

Al distributore c'è l'addetto e, ancora ignara, credo di essere fortunata perché non puzzerò come uno scaricatore di porto. Senonché mi telefona un amico, mentre discutiamo l'addetto ha terminato e mi augura buona serata. A quel punto, non so bene come, mi ritrovo a mettere la prima, a dire buona serata al mio amico e a chiudere la chiamata per dire all'addetto sono in ritardo, lo so, non mi stressare!
Lascio il distributore in una profusione di scuse, di pressione alta e faccia rovente.

Alzo il volume di The kids aren't alright (Offspring, album Americana) per scacciare il ricordo recente e continuo il viaggio per pochi minuti. Ferma ad un passaggio a livello chiuso, un macchinone si affianca alla mia piccola utilitaria dove due ragazzi mi indicano e ridono finché uno si sporge dal finestrino e mi urla qualcosa che non ho ben compreso; le opzioni erano:
Wee bauscia!
oppure
Wee bagascia!

Non mi sembrava il caso di urlargli a malo modo un: a to soro! (a tua sorella) perciò ho risposto con una elegante esibizione del mio affusolato dito medio. Molto chic. E per di più alzo ancora il volume pensando Dexter, aiutami tu.

Arrivata a destinazione la serata si stabilisce nei soliti classici: brutte battute che fanno ridere, sorsate di birra andate di traverso, parlar male di qualcuno e ritrovarmelo vicino, inciampare su piedi altrui, brevi episodi di dislessia verbale (ma che esiste davvero 'sta cosa?). Anche il ritorno a casa si rivela liscio. Resto davanti al mio cancello dieci minuti buoni a "trafficare" con la chiave, cercando di far aprire quell'ammasso di metallo, provo e riprovo finché mi si arrossa la mano, ho un dito dolorante e mi scappa la pipì. A mali estremi, estremi rimedi: nonostante io indossi un vestito corto (ho le gambe corte e non metto tacchi, o le gonne sono corte o sembro scappata dall'asilo), decido di arrampicarmi e scavalcare. Mi guardo intorno, ma alle quattro e venti del mattino non c'è nessuno in giro. Metto un piede sulla ruota per darmi la spinta, mi aggrappo a dei piloni di cemento, mi arrampico sul muretto aggrappandomi al cancello e in qualche modo riesco a raggiungere la vetta. Una gamba passa agilmente dall'altra parte del recinto, l'altra si blocca perpetuamente a pochi centimetri dalla linea di arrivo. Mezza obliqua, mi arrischio a guardarmi le spalle: ho il culo coperto per un soffio e un rametto secco di gelsomino si attacca ai lacci degli stivali (hey, la sera fa ancora freddo!). Mi piacciono i gelsomini, veramente, ma ho imprecato di brutto contro di loro. Contenta che almeno nessuno stia assistendo alla scena, inizio a scuotere il piede bloccato mentre l'altra gamba mi penzola libera dall'altra parte della barricata. Alla fine il gelsomino si arrende e lascia la presa. Ondeggio sulla vetta ma resisto, completo la scavalcata e atterro nella mia proprietà. In una ondata di rabbia mista a trionfo do un calcio al cancello. Quel bastardo di metallo, dopo uno strano scricchiolio, si apre dolcemente spinto da un soffio di vento.
Atterrita, l'unica espressione della mia esasperazione è accasciare la testa sul petto e meditare su un cambio di nome. Ma la giornata è finita e decido di prenderla con grazia, rivolgendomi più o meno così al cancello


venerdì 29 maggio 2015

Something in the Way.

Poco fa ho letto un articolo QUI sul blog della dolce Nella che mi ha dato parecchio da pensare e sul momento non ho saputo cosa commentare. Troppo confusa per poterlo sapere. Nell'articolo Nella mi ha fatto scoprire l'esistenza di un film documentario su Kurt Cobain uscito quest'anno e sono stata travolta da emozioni contrastanti, perciò mi va di condividere alcune idee e qualche ricordo.

Chi ha apprezzato la persona o la musica di Kurt Cobain non ha bisogno dell'ennesima effrazione nella sua vita privata. Lo ascolto da quando avevo quattordici anni e dieci anni dopo ho ancora i Nirvana sempre a portata di mano, è uno di quei pochi gruppi che può cambiarmi l'umore in un istante.
Non so, forse questa cosa mi urta particolarmente perché in una intervista Cobain aveva detto di non voler mai pubblicare il suo diario, ma poi lo hanno fatto lo stesso.
Mi ricordo che una volta in libreria vidi una copia del suo diario, lo presi con una mano mentre con l'altra contavo le banconote dentro la tasca della giacca, mi sentivo quasi innamorata. Mi misi a sfogliare le pagine, guardai qualche disegno restando a bocca aperta, incantata. Poi lessi una frase qui, una frase là e prima di rendermene conto ero fuori dalla libreria a mani vuote. Non ce l'ho fatta, non me la sentivo di leggerlo, mi sembrava una cattiveria, uno sgarbo, una cosa ingiusta.
Magari è vero che per i "volti noti" non esiste privacy, ma trovo disonesto intrufolarsi a questo modo nella vita di qualcuno che non può fare niente per proteggersi, per dire la sua. Mi sembra solo una mancanza di rispetto per la sua privacy e per i suoi dolori più intimi, una mancanza di rispetto per tutte le volte che lo hanno deriso o emarginato.
Beh, mi ricorda un po' quelle interviste da cronaca nera: oh, ma era un caro vicino! Salutava sempre, sorrideva, dava dolci ai miei nipoti e innaffiava le mie piante, non potevo immaginare che il mio caro vicino avrebbe sterminato una famiglia di brave persone!
Oppure: Che peccato che il mio caro vicino si sia suicidato! Era proprio una buona, cara persona... sì, lo so che ho chiamato la polizia più volte perché di notte faceva casino con gli amici e ho detto agli agenti che era un criminale drogato... però era tanto una brava persona!
Ecco, ipocrisie del genere mi fanno incazzare.
Perciò ho anche aggiunto stima a quella che già avevo per Dave Grohl, batterista dei Nirvana e in seguito creatore e frontman dei Foo Fighters, che non ha voluto partecipare al film documentario.
Ma tornando a Kurt Cobain, se ne sono dette di cose, se ne sono fatte di cause legali, di dichiarazioni, di smentite e quant'altro. Semplicemente, data la situazione, non mi sembra il caso di continuare con questa linea d'azione. Per capire o conoscere una persona, o qualunque verbo si voglia usare a seconda dei casi, non basta sentire quello che hanno da raccontare gli altri. Neanche se raccontassero sotto giuramento, con una mano sulla bibbia e l'altra sul petto.
Sarebbe bello sentire Cobain raccontare se stesso, chiedere direttamente a lui, o sentirsi mandare a fare in culo perché gli scoccia ricevere sempre le stesse domande. Sarebbe davvero bello, ma oramai non si può più. Il tempo delle interviste e dei racconti è finito. Quello che si poteva sapere del vero Kurt si è già saputo, il resto sono speculazioni di vari gradi e misure.
Se mi va di ricordarlo, personalmente ascolto le sue canzoni o le sue interviste o guardo i filmati dei live. Non vado a pagare della gente per scavare alla ricerca di nuove informazioni.
Il denaro, poi, guida le azioni di molte persone; so che non dovrei giudicare, ma questo lo capirei se qualcuno rischiasse la fame, la miseria e la vita sotto i ponti, invece se i soldi già ci sono e se ne vogliono semplicemente aggiungere altri allora per me possono e devono andare a fanculo.
Non si sfama la gente ricordando la pizza mangiata un anno prima, se si capisce cosa intendo.

E non intendo neanche trovare un finale per questo post, questo flusso di coscienza, questo something in the Way.

venerdì 8 maggio 2015

Pensieri vari.

Sono stanca.
Non voglio essere quella depressa che fa deprimere gli altri e non voglio essere lamentosa. Ma lo sono.
Disgraziatamente ci sono periodi in cui lo sono.

Mi rendo conto di avere un po' il disturbo bipolare, oppure la ciclotimia. E so che non dovrei diagnosticarmi malattie di nessun genere, soprattutto consultando google e siti dalla dubbia validità psicologica e non uno specialista; i sintomi però ci sono e ho imparato a riconoscerli.
Up and down.
C'è stato un periodo di calma e tranquillità, poi ho trascorso un bel primo maggio con amici vecchi e nuovi (io che socializzo, davvero, sono la prima ad esserne stupita), ho persino flirtato con un ragazzo piuttosto carino e molto interessante (sebbene abbia l'abitudine di chiamare la gente "zio/a", me compresa e questo sia fastidioso). Eh sì, insomma, flirtare con lui è stato piacevole, divertente, appagante, rivitalizzante, entusiasmante, ante, ante... Per alcuni giorni successivi sono stata davvero bene, di buon umore, con voglia di uscire e fare cose, andare all'avventura, di fare la scema con i miei amici per ridere e scherzare tutti insieme, in allegria. Così in allegria che una sera un mio amico mi ha detto "Sembri ubriaca, cazzo c'era nel dolce che hai mangiato?".
Adesso sono sempre di umore nero. Non bevo più il the che tanto mi calmava, non ho voglia di prepararmi per uscire e andare in giro a vedere gente, non ascolto musica, rispondo male a chiunque per qualunque domanda oppure non rispondo affatto (un grugnito non è una risposta), non leggo più, non scrivo da non so quanto tempo. Magari leggo qualche post dai blog che seguo ma li lascio senza lasciare traccia: non mi viene niente da dire, non ho niente da dire. Vado via per come sono arrivata: dall'ombra informe, in un angolo, senza fare rumore.
Non ho voglia di fare niente di niente.
Sono stanca di sentirmi così. Stanca di sentirmi tanto nera. Tanto inadeguata. Tanto fuori posto.

Non sono una psicologa, ma penso che alla fine si riduca tutto a questo: non mi amo abbastanza.
Mi amo il più delle volte, altre volte per niente. Quello che è, non è stato un sentimento nato spontaneamente, l'ho forzato perché sapevo che nessuno lo avrebbe potuto fare al posto mio, nessuno sarebbe mai stato completamente dalla mia parte. Così sto certamente meglio rispetto a, boh che dire, diciamo otto anni fa; però continuo a faticare tanto per cose che la gente da per scontate, proprio perché le fa con naturalezza, senza pensare, d'istinto.
Il mio istinto di socializzazione è pari a zero.

Eppure ci sono state, e alcune ci sono ancora, persone che mi hanno detto che sono una buona/ottima amica. Questo mi fa stare bene, la maggior parte delle volte invece mi confonde, mi fa chiedere sarà vero? Okay, so ascoltare, ho empatia in abbondanza, so dare consigli sensati (mi basta pensare cosa farebbe una persona sana? Cosa non farei io? E boom, un altro buon consiglio dispensato con amore). Ma quando certuni lo dicono lo accompagnano a un sorriso vero, non di quelli finti, preconfezionati, che si capisce quando un sorriso è vero e quando non lo è. Allora mi illudo di non essere poi tanto male, come persona, come amica. E quando penso a queste ultime cose penso sempre ad una canzone dei Rasmus che dice

Just one more life
I'm so sick and tired of singing the blues
I should turn my life around
Tell me why do I feel this way
all my life I've been standing on the borderline
too many bridges burned
too many lies I've heard
[...]
They follow me home, disturbing my sleep
but I'll find a place, place where they cannot find me
Maybe I'm lost and maybe I'm scared
but too many times I've closed the doors behind me
(Time to burn, The Rasmus, album: Dead letters, 2003)

Pure delle persone che con un vero sorriso mi hanno detto di essere una buona amica alla fine se ne sono andate. Sparite, anche senza dire niente. La colpa è anche mia: non riesco ad essere sempre presente, non sono assillante, a volte lo spazio che do è troppo e si scambia per indifferenza. Perché se non è questo, se non è la mia falsa indifferenza ad allontanare tutti, allora cos'è? Non è la vita, in un buco di città come questo. Non vedo gente da mesi pur vivendo a pochi chilometri di distanza.
Poi c'è chi, a diverse regioni di distanza, c'è. La mia G. c'è, anche quando passano mesi senza sentirci, poi ci sentiamo ed è come se quei mesi non ci fossero mai stati, come se fossimo ancora le liceali che andavano a piedi alla stazione dell'autobus. A volte mi sono chiesta come sarebbero state le nostre vite se ci fossimo incontrate alle elementari; saremmo state comunque amiche? Sarebbe stato meglio o peggio? Ma anche qui vige l'abitudine di frequentare la scuola più vicina, almeno fino al pieno dell'adolescenza.
Quindi, se non è l'impressione che sono indifferente, ed escludendo la mancanza del bisogno della mia spalla comprensiva (in tal caso il ponte lo brucio io, buona sì ma fessa no), allora cos'è? A volte la risposta non mi importa, vado avanti come ho sempre fatto, dritta tutta e lacrime in tasca. A volte la risposta mi dico che sono io.
E non sono capace di cambiare il flusso dell'acqua sotto i ponti.

venerdì 13 marzo 2015

Una bella cosa inaspettata.

Ciò che per alcuni, senza dubbio, è una notizia irrilevante, per me è stata una bella sorpresa. Magari per qualcuno non è "bella" ma che volete farci, pare che mi accontenti di poco alla fin fine.
Ho scoperto che è uscito un nuovo album dei Verdena *su le mani, si festeggia* e che sarà addirittura DOPPIO! *boom, svenuta*
Vi presento Endkadenz Vol. 1



Dopo quattro anni dalla mia grande delusione per Wow (troppo "elettronico" per i miei gusti, oserei dire monocromatico, se questo aggettivo non fosse così lontano da quello che il gruppo in generale è), ormai ho superato i miei contrasti interiori quindi alla notizia sono stata travolta da un'ondata di curiosità ed entusiasmo. Quattro anni, gente, QUATTRO. Un ritardo dovuto in parte ad un guasto al registratore, cosa che comunque non li ha fermati, anzi li ha spinti a creare altro (da qui l'idea di un album "doppio").
Chiedendomi come si sono evoluti in quattro anni, dove si sono spinti, sono passata all'ascolto.

Premetto che il mio album preferito dei Verdena è "Solo un grande sasso", dell'ormai lontano 2001, ma devo anche confessare una cosa: ho ascoltato la traccia che ha preceduto l'uscita dell'album (io arrivo un poco in ritardo, come sempre) e il modico sentimento di entusiasmo è diventato un batticuore. Caspita se mi piace! Non vedo l'ora di ascoltare tutto, mi metterei a saltellare se non sospettassi il rischio di essere portata in psichiatria...
Insomma, vomito arcobaleni. Datemi subito l'album e nessuno si farà male.

Ma che dico, sono contenta, vi amo tutti! (o quasi, loro mi ricordano che "Un po' esageri").


domenica 25 gennaio 2015

Poi dicono che una non si deve incazzare.

Al telegiornale regionale l'altra sera ho sentito una notizia che ancora, a distanza di parecchie ore, mi fa incazzare alla grande. Nel senso, non riesco proprio a credere che sia successo veramente.
Per davvero nel XXI secolo ancora si devono avere pregiudizi insensati come questi?
Immaginatevi la situazione: vai alla motorizzazione per rinnovare la patente, ti viene da dire con naturalezza (perché non dovrebbe e non potrebbe essere altrimenti) che sei omosessuale e loro, questa gente non meglio identificata (e forse è meglio così), ti tolgono la patente.
Ma che scherziamo? Non vi fate schifo da soli? Quando vi guardate allo specchio non vi viene voglia di sputarvi in faccia da soli o di prendervi a schiaffi?

E io che credevo di aver sentito la cazzata dell'anno quando Alfano ha decretato l'annullamento di tutte le unioni civili tra persone dello stesso sesso. E di conseguenza l'epicità di un commento di Nichi Vendola a riguardo: Si dovrebbe dire ad Alfano di uscire dalle caverne. (qui)

Io boh, veramente non riesco a capacitarmi di queste ingiustizie, di cotanta disarmante e cieca stupidità. Stiamo evidentemente degenerando.
Chi cazzo si credono di essere per giudicare una persona? E peggio ancora, per giudicare i SENTIMENTI di qualcuno? Come se esistessero al mondo persone che non meritano di avere dei sentimenti! Cosa vi da il diritto e la presunzione di sapere ciò che è giusto e ciò che non lo è? Cosa ci vedono di sbagliato nell'amare una persona? Cos'è che davvero forma una famiglia, amore e rispetto reciproco oppure quattro parole predefinite recitate a memoria durante una cerimonia?
Mi si rivolta lo stomaco per la rabbia. In fondo mi si potrebbe chiedere che me ne importa, cosa ci guadagno ad arrabbiarmi per l'impossibilità del matrimonio tra persone omosessuali visto che io sono etero e quindi non è un mio problema... ecco, la risposta sta proprio qui: perché io etero (o io etero agnostico, o tu etero ateo) posso sposarmi e due persone (mi piace sottolineare PERSONE) dello stesso sesso no? Cos'ho io più di loro? Come se bastasse il mio orientamento sessuale a fare di me "una brava persona", o un bravo cittadino, o una persona degna, o quant'altro; insomma, a fare di me qualcuno che ne ha diritto e che se lo merita.

E' incredibile quanto sia facile, di questi tempi, condannare l'amore mentre si giustificano i crimini, da un banale furto alla mafia, da una violenza agli omicidi (per banalità pongo un quesito: chi mi sa dire il nome di quel politico italiano che disse "Non sapevo di possedere quella casa, me l'hanno regalata!", cioè un evasore fiscale -e quindi ladro- che non è stato punito dalla Legge? Chi mi risponde correttamente vince un applauso in standing ovation).

Riporto la copertina di un album dei NOFX e quanto scritto sul b-side del disco, per la precisione un EP del 2003. Queste frasi fanno parte di una canzone.



"Per primi mandarono via gli spacciatori, teniamo i nostri ragazzi al sicuro e lontani dalle strade.
Poi mandarono via le prostitute, teniamo gli uomini sposati rinchiusi in casa.
Poi cacciarono via i barboni, poi pestarono a sangue i froci, li fecero diventare dei cercatori di rifugio.
CI NUTRIRONO DI SOSPETTI E PAURE
NOI NON ALZAMMO LA VOCE
Non facemmo storie.
E' buffo che non fosse rimasto più nessuno a notarlo, quando vennero per noi.
Sembra sia la stagione delle streghe, faresti meglio a sventolare la tua bandiera e stare attento a chiunque somigli alla descrizione, LA DIVERSITA' E' ADESSO LA NOSTRA PAURA PIU' GRANDE.
ORA CON LE NOSTRE CONVERSAZIONI INTERCETTATE E LE NOSTRE DIFFERENZE ESPOSTE, COME SI PUO' AMARE IL VICINO CON LE NOSTRE MENTI E TENDINE CHIUSE?
Ci preoccupavamo del "grande fratello", ora abbiamo un grande padre e una grande madre ancora più grandi.
E tu ancora credi che a questa ARISTOCRAZIA gliene freghi un cazzo di te. Hanno messo la farsa nella democrazia e tu hai ingoiato ogni amo.
LA TRISTE VERITA' E' CHE TI CONVIENE SEGUIRE IL BANCO DEI PESCI NELLA RETE PERCHE' NUOTARE DA SOLI NEL MARE NON E' IL TIPO DI LIBERTA' CHE VUOI.
[...] Un paese di infanti adulti. Una legione di nani mentali tutti a riprendere la loro INCOSCIENZA."

Questo per dire quanto sia facile cercare un motivo d'odio, una ragione per odiare, piuttosto che trovare qualcosa che invece ci unisca. C'è sempre, si trova sempre qualcosa da condannare negli altri. E' così semplice puntare il dito, no?


*** P.S.: si può trovare un vero articolo giornalistico a riguardo QUI ***

domenica 11 gennaio 2015

Somewhere, between the sacred silence and sleep.

Disorder. Caos.
A pranzo Ares mi ha stupita. Se ne esce fuori all'improvviso buttando il discorso sul tavolo:

"Sai, un mio amico ascolta la stessa musica che ascolti tu. Grazie a lui, ieri sera ho scoperto il titolo di una canzone che cercavo e non trovavo."
Incuriosita ma non troppo gli domando "Perché non lo hai chiesto a me?"
"Boh. Li conosci i System Of A Down?"
Sgrano gli occhi "Se li conosco? Una volta te li ho fatti ascoltare pure in macchina!"
"Che ne so, non li ho riconosciuti vuol dire"
Ormai traboccante di curiosità indago "E qual è la canzone?"
"Toxicity. La conosci?"
"SE LA CONOSCO?! SE IO LA CONOSCO? CHE CAVOLO, E' LA MIA CANZONE PREFERITA DI QUEL GRUPPO!"

Ho praticamente sconvolto l'intera tavolata gridando il mio shock e continuando a borbottare sottovoce "se li conosco, tsz!", quando meno di un minuto prima ero ancora assonnata e rintronata dalla nottata trascorsa con gli amici. Ma Ares se n'è uscito con un candido
"Come facevo a saperlo, io?"

Eh sì, siccome metto sempre il volume basso...

La voglio anche io 'sta tazza.


[Toxicity, dall'album omonimo dei System Of A Down, 2001, testo e traduzione]