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sabato 3 novembre 2018

Stringere i denti.

Sono mesi che mi ripeto che bisogna stringere i denti. Così si fa, si stringono i denti e si va avanti con la stessa faccia da schiaffi di sempre, anche se gli schiaffi li ricevi ma non ne dai mai. O quasi mai, dai, non prendiamoci in giro.
Il 2018 ci ha preso decisamente gusto a prendermi a schiaffi.

Ad agosto avevo una brutta sensazione di disagio, di minaccia incombente e ancora una volta ci ho azzeccato più di quanto mi aspettassi. E la veggenza non aiuta.
Come se non bastasse che mia madre si sia dovuta operare, che il mio piede sia diventato uno spiedino, che le mie nonne e mio fratello siano stati male (ora stanno meglio), ad agosto ci calao l'aisso. Vale a dire che nella partita a briscola che è la mia vita, la vita ha deciso che a questa mano doveva metterci l'asso. Quindi è successo che mi sono incidentata. Anzi, scusate il francesismo: mi hanno inculato la macchina.
Il mio fidanzato dice che sono aggressiva alla guida, ma sono una automobilista responsabile. Certo non perfetta, ogni tanto sgarro con i limiti di velocità, però mi fermo sempre agli stop, do la precedenza il più delle volte (anche in casi in cui la precedenza è mia), mi fermo a far passare i pedoni anche senza le adeguate strisce, non parcheggio mai sulle strisce gialle o rosa, mai in doppia fila, in sosta vietata e neanche su mezzo centimetro di marciapiede. Poi succede che me ne sto ferma e tranquilla come mio dovere di automobilista rispettoso e una persona non abbastanza attenta ha beccato proprio il mio Cassonetto, come amorevolmente l'ho sempre chiamato.
Io quella macchina non la volevo, me ne piaceva un'altra blu metallizzato, un colore bellerrimo, ma ahimè l'avevano già venduta, e allora che palle il cassonetto grigio mi è toccato, quello o niente per il mio budget e i miei requisiti minimi. Certo non l'ho comprata con i miei soldi, ci hanno pensato i miei, però la considero la mia prima auto.
Questo rapporto di amore-odio è stato sbilanciato da questa avventura, alla fine della quale ho rischiato solo un'ulcera perché, credetemi, ho raccontato la storia con minuziosi dettagli non so quante volte a non so quante persone mandate dall'assicurazione.
Belli miei, vi dovete rassegnare: io ho ragione e voi torto. C'è il CID e un testimone oculare che non avevo mai visto prima e nonostante tutto mi hanno tartassata di tentativi di darmi la colpa. Beh, scusate un cazzo se proprio quel giorno stavo in quella determinata strada a quella determinata ora. Vi tocca pagare per la distrazione umana dell'ALTRO automobilista, non certo per la mia.
Sono arrivata al punto da non riuscire a dormire la notte per i pensieri.
Sono rimasta per due mesi senza macchina e quando il mio Cassonetto è tornato a casa l'ho abbracciato. Prima il sedile, poi non ancora soddisfatta ho abbracciato il volante (che ha risposto con un affettuoso colpo di clacson) e accarezzato il cruscotto. E subito mi sono tornate alla mente due puntate dei Simpson, una dove Homer abbraccia la tv e sussurra dolcemente "Non litighiamo mai più", nell'altra sono Bart e Lisa ad abbracciare la tv (non ricordo se sono due scene della stessa puntata o due diverse, in caso qualcuno lo sappia apprezzerei un commento a riguardo).





A settembre l'ennesima sorpresa: il mio fidanzato emigra in Padania per lavoro. Tanto fiera, orgogliosa e contenta per lui, purtroppo personalmente non la sto prendendo bene. Ancora non mi capacito. Non mi capacito di dover passare settimane senza vederlo e toccarlo, come non riesco ad accettare l'idea di lasciare un giorno la Sicilia, con amici e parenti annessi, e il paninaro di fiducia, le feste di quartiere, ect, non mi va proprio, ma se lo assumono a tempo indeterminato per un lavoro che gli piace, io cosa cazzo dovrei fare? L'unica alternativa accettabile è che anche io, un giorno, mi trasferisca.
Che schifo, manco nella fortuna trovo la gioia.
Avevo deciso qualche mese fa, dopo il commento di un lettore, di sforzarmi di essere meno negativa per attirare meno negatività.
Metto il tre di briscola e... il 2018 ci calao l'aisso, che culo!

venerdì 20 luglio 2018

Auto mania.

Il 23 giugno si è tenuto a Trapani l'annuale mostra di auto d'epoca.
E con un fidanzato che è ingegnere meccanico e appassionato, figuriamoci se non mi avrebbe portata fino a là. Le auto che partecipavano alla mostra, e poi alla sfilata con tanto di palco e presentatori, sono state di svariate annate e di diverse case automobilistiche, in particolare molte Alfa ma anche Ferrari, Lancia, BMW, Porsche.

Sì lo so, è successo quasi un mese fa, lo confesso: sono una procrastinatrice seriale. Ma capitemi, con 40 C° non ho tanta voglia di stare seduta al pc, che funge perciò solo come decorazione da tavolo.

Ma torniamo all'inizio: cos'è un'auto d'epoca? Per la legislazione italiana è semplicemente un veicolo che ha compiuto almeno trent'anni di vita, ma scommetterei che la risposta varia a seconda di chi sia l'appassionato a cui lo chiedete. Qualcuno vi dirà che sono testimonianze storiche, altri vi diranno che sono gioielli della meccanica, altri ancora che si tratta di arte meccanica e di design. E suppongo che a qualcuno, un tantino più patito, verrebbe la bava alla bocca diventando incapace di esprimersi a parole.
Anche per i neofiti come me è stata un'esperienza interessante. C'era l'odore acre e penetrante di benzina, i motori che scoppiettavano e rombavano come ormai non siamo più abituati a sentire sulle nostre strade, stili di carrozzeria così diversi pur appartenendo allo stesso periodo (invece tutte le auto moderne si somigliano poco o molto).
Di questo evento non ho fotografato tutti i veicoli, tuttavia posso mostrare alcune foto di bassa qualità (c'era troppo buio per il mio telefono e c'era troppo da guardare per soffermarsi a fotografare) e indirizzarvi al sito ufficiale dove potete trovare molti più dettagli.

Inoltre posso riportarvi il nome e il modello di qualche auto, grazie all'assistenza dell'Ingegnere Junior mia dolceamara metà, il quale le ha identificate per me (dove possibile). Senza di lui le mie foto sarebbero state un po' più vuote, quindi grazie a lui. Se ci dovesse essere qualche errore o dubbio scrivete pure nei commenti!

Fiat 1100


Notate prego lo stile innegabile di queste persone

Dopo questa ho desiderato possedere anch'io gli occhialoni da aviatore.

Alfa Romeo Duetto

Alfa Romeo Giulia. Questa è una delle mie preferite ma non prendetemi ad esempio, ho anche una insana passione per la Fiat 126
Alfa Romeo GT Junior
Lancia Fulvia e Fiat 1500

E questa è, infine, la vista panoramica su Trapani da circa metà del monte Erice.

venerdì 11 maggio 2018

Di quella volta che feci prendere un colpo al fidanzato.

Non ho mai apprezzato particolarmente le feste comandate, non apprezzo neanche i regali fatti per forza (ma per forza di chi o cosa, poi?) né il dover essere obbligatoriamente felice e circondata di gente in un giorno preciso.
Invece i regali fatti senza motivo, per caso, mi piacciono. Il mio fidanzato a volte entra in un bar a prendere il caffé e poi se ne esce con un cioccolatino per me.
Circa un anno fa, pensai di fargli un regalo ma prima volevo fargli uno scherzo (sarebbe stato troppo facile altrimenti). Quello che non sapevo è che gli stavo per far prendere un colpo.
In quel periodo entravamo spesso a far un giro in libreria e lui si fermava sempre tra gli scaffali dei saggi a sfogliare una biografia su uno scienziato... chiamiamolo "Tanino". A volte mi vedeva arrivare e lo posava, altre volte diceva cose tipo "Devo pagare la rata dell'università, appena racimolo dei soldi me lo compro". Al che, la mia mente si è attivata. Perché aspettare? Tanto i suoi pochi guadagni li avrebbe spesi per le tasse della macchina o la benzina. E poi era bello quel luccichio che aveva negli occhi ogni volta che vedeva quel libro, così simile alla gioia fanciullesca che lo attraversa quando vediamo in un negozio gli articoli di ferramenta (giocattoli da ingegnere, suppongo).
Non so esattamente come e perché mi sia venuta quell'idea, fatto sta che più ci pensavo e più sembrava divertente. Insomma, anche se lo avessi incartato per bene avrebbe comunque avuto l'inequivocabile forma di un libro, non sarebbe stata una grande sorpresa.
Un giorno sono uscita e ho fatto l'acquisto, giravo per le strade con l'aspetto losco di chi sta compiendo una malefatta, tanto che temevo di incontrare qualche persona che avrebbe potuto spifferare al fidanzato che ero in giro e magari fargli qualche allusione. Conoscendolo, sarebbe finita in una rissa verbale. Ma tutto è filato liscio.
Tornata a casa, ho compiuto il misfatto: ho coperto il libro su Tanino con la copertina di un altro libro, comprato con 1,50€ al mercatino dell'usato; per la precisione, un romanzo rosa ambientato nel medioevo che potete ammirare in tutta la sua discutibile zuccherosità grafica e che ricopriva perfettamente la biografia.



Il giorno dopo gli ho comunicato che avevo qualcosa per lui. Ovviamente appena ha visto il pacco ha subito esclamato, felice come un pupo, "È Tanino!". Aveva il sorriso che gli andava da un orecchio all'altro e gli occhi che brillavano come lucine natalizie. In quel momento mi sono sentita una merda, ero tentata di sabotare il piano: lui era troppo contento e io troppo cattiva. Ma ho resistito, mi sono fatta coraggio con un colpo di tosse e con una calma apparente sconcertante l'ho avvertito.
"Non è lui."
Si è immobilizzato, mi ha guardata. La confusione sulla sua faccia mi ha fatta traballare, ma con una professionalità da premio Oscar ho continuato la farsa senza far trapelare niente.
"Una stronza ha comprato l'ultima copia che avevano".

Indeciso se credermi o meno, dibattuto nel chiedersi se fosse uno scherzo o una deludente realtà, è rimasto un minuto buono a scrutare quel libro ancora incartato.
"Seh, mi prendi in giro."
 "Aprilo e vedi."
Ha esitato ma alla fine si è deciso e mentre rompeva la carta gli ho dato una spiegazione
"Siccome quello che volevi non c'era e volevo comprarti qualcosa, ho pensato di approfittarne per regalarti un libro di un genere che non hai mai letto."
Tolta tutta la carta, si è bloccato a fissare quella copertina soft-porno per più di due minuti, ammutolito, con un falsissimo sorriso e il volto che diventava sempre più rosso con sfumature violacee. Gli leggevo in faccia quanto gli facesse schifo l'idea di leggere un romanzo del genere e tuttavia non voleva ferirmi o deludermi (o non sapeva cosa fare).
Ad un certo punto si è riscosso, si è messo a sfogliarlo e io ho pensato che avrebbe capito. Invece no.
Ha sfogliato ancora, è arrivato alle pagine fotografiche e mi sono detta che a quel punto avrebbe riconosciuto uno dei più famosi Tanino della storia. Invece no, era ancora intrappolato nel suo incubo e il colore della sua faccia era sempre più scuro.
Lì ho pensato che stesse per venirgli un colpo e mi è venuto un groppo in gola che mi impediva di pronunciare una sillaba. Per puro caso, o per un abbassamento di pressione che gli ha fatto allentare la presa, la copertina è scivolata via rivelando il suo segreto: il primo piano del volto di Tanino schiaffato in copertina.
Lui si è voltato verso di me e sembrava un'altra persona, una persona felice, il sorrisone sincero e le sopracciglia sollevate davvero molto in alto per la sorpresa improvvisa e, oramai, insperata.
Ho alzato le spalle e ho ammesso "Quella stronza ero io".
Mi ha abbracciata tanto forte da fare quasi male, mi ha pure sollevata da terra e mi ha girata come una trottola. Sembrava non voler più mollare la presa. Intanto rideva o diceva grazie.
Credo fosse così sollevato e felice da non aver provato nessuna rabbia o risentimento, neanche per mezzo secondo, è passato direttamente dallo sconforto alla gioia in un momento.

Scherzo? Riuscito.
Sorpresa? Riuscita.
Infarto? Per fortuna evitato.

A volte esce fuori la Karen Walker che è dentro di me.
E voi? Mai avuto un piano malefico per far sudare un vostro caro prima di donargli il dolce?

lunedì 6 marzo 2017

Passare dalle "mangiate" alla palestra. Tratto da una storia vera e triste.

Innanzi tutto si parte da un preciso evento, dal quale scaturisce un'idea persistente.
Mettiamo caso che a San Valentino il tuo fidanzato, a conoscenza della tua passione per fritti misti, pizza e dolci, prenda la brillante decisione di portarti in pizzeria con la misera scusante di una festicciola qualunque. Lui ti invita, ti sorprende con un regalo (anche se i patti prevedevano di presentarsi di "panza e presenza", ovvero senza doni ma con la fame in corpo) e ti fa quel sorriso che, mannaggia al diavolo, quando lo fa non capisci più niente e sei senza scampo. Per cui quel giorno mi sono ritrovata ad abbuffarmi (come se Natale, Capodanno e Compleanno non fossero stati sufficienti) e una piccola, subdola idea ha cominciato a manifestarsi in me.
Forse è il caso che mi iscrivo in palestra, o cene come questa le digerirò dopo una settimana.
Ma per un breve periodo ho resistito alla tentazione, con l'aggiunta dell'entusiasmo del Mezzo-Ingegnere che pensava stavolta di convincermi ad andare con lui al mattatoio in palestra.
Come se questo pensiero non fosse già di per sé disturbante, quella sera mi sento costretta ad usufruire del bagno. Per trovarlo ci vuole una mappa e a nulla sono valse le informazioni del mio Mezzo-Ingegnere, che ne aveva dovuto usufruire prima di me, poiché il bagno dei maschietti si trova all'estrema destra della pizzeria mentre quello delle donne si trova all'estrema sinistra, per altro dietro un pannello di legno situato alle spalle del bancone. Per cui non solo ho dovuto far fronte alla naturale repellenza che mi procura l'andare in un bagno pubblico, ho dovuto far fronte alla sensazione di smarrimento e scazzamento (perché deve essere così complicato una cosa così semplice come fare pipì?!) e anche al sentimento di sentirmi un'intrusa, come se mi stessi intrufolando di straforo nelle zone destinate solo ai banconisti. Purtroppo la sequenza di spiacevoli sensazioni non finisce qui. Non era abbastanza disagio, quindi hanno pensato bene di fare l'anticamera enorme, con due lavandini separati ma un solo rubinetto presente, mentre il bagno vero e proprio è uno sgabuzzino di tre metri per due di forma trapezoidale. E ciliegina sulla torta, piastrelle asfissianti ovunque: destra, sinistra, intorno alla porta, sopra e sotto (solo il tetto si è miracolosamente salvato).








Ritrovarsi circondati da tutti questi quadratini in uno spazio angusto è stato traumatico.
Un bugigattolo che può essere eletto il peggior incubo d'un claustrofobico che soffre il mal di male.









Passati questi terribili attimi, la serata è andata abbastanza liscia. Ma quell'idea di fare esercizio fisico ha messo radici, nonostante la mia convinzione (che confermo tutt'ora) che è assurdo pagare degli estranei per farsi torturare in una palestra, buttar giù sudore e farsi increspare ancora di più dei riccioli già abbastanza capricciosi. Comunque resisto all'idea e procedo con la vita di tutti i giorni.
E poi all'improvviso giunge un invito. Il caro amico suggerisce allegramente l'idea del ristorante cinese all you can eat. E tu che fai, dici di no all'amico con cui uscivi assiduamente e che ora vedi di tanto in tanto perché si è trasferito a centocinquanta km di distanza? Dici di no a tutto quel buon pesce e ai loro deliziosi amici crostacei?
Non c'ho avuto il cuore di dire no. Anche perché era da dicembre che ne parlavo con il Mezzo-Ingegnere mia metà.
Risultato? Ho mangiato più di tutti i presenti e ho rotolato per due giorni ancora sazia e panzolla.
Mezzo-Ingegnere coglie allora la palla al balzo: perché non ti iscrivi in palestra dove vado io? chiede, Ti aiuto con gli esercizi, ci andiamo due volte a settimana, che sarà mai... tra l'altro c'è un promozione, se ti iscrivi entro tot data costa di meno per un anno!
Insomma, per chi e per come, mi sono ritrovata iscritta e pure all'opera nella stessa ora.
Mi faccio coraggio, quei pantaloncini aderenti mi stanno bene nonostante le cosciotte e mi fanno pure un culo che caspita, manco sapevo di avercelo!
Iniziamo con il correre sul tapis roulant. Seguo le istruzioni e cammino per tre minuti, e fin qui tutto bene. Poi mi dice Aumenta la velocità così e corri. Mentalmente mi faccio gli auguri e spero per il meglio, obbedendo.

Dopo 3 minuti di corsa ho già le visioni mistiche alla Fantozzi, ma a me non si manifesta l'arcangelo Gabriele, bensì RAFFAELLA CARRA' in uno sfavillante vestito di paillettes che mi indica con una leggiadra mano mentre l'altra la appoggia delicatamente al suo petto. E a quel punto mi sorride e si mette a cantare SCOPPIA SCOPPIA MI SCO'! SCOPPIA SCOPPIA MI SCOPPIA IL CUOR!

E a quel punto una cosa mi è chiara: nessuno sarà mai figa quanto la Carrà. Carrà maestra di vita!

La storia vera e triste si conclude qua. Nel senso che quel giorno è stato ricoperto da una coltre nebulosa e non ricordo altro, il giorno seguente è stato meno traumatico e poi il ciclo mi ha salvata.
E qui ci sta una bella torsione all'indietro degno della Carrà che ingiuria quelli "da Trieste in su", ma tanto l'importante è farlo sempre e con chi hai voglia tu.


 
PS: Invito a fermarsi sulle parole, che magari lo sbrilluccichio distrae, secondo me si possono interpretare in modi diversi:
Se lui ti porta su un letto vuoto
il vuoto daglielo indietro a lui
fagli vedere che non è un gioco
fagli capire quello che vuoi
(...)
E se si attacca col sentimento
portalo in fondo ad un cielo blu
le sue paure di quel momento
le fai scoppiare soltanto tu

venerdì 10 giugno 2016

Barcollo ma non sbronza.

Per la prima volta dopo tanto tempo sento il bisogno di scrivere. Molto recentemente ho anche riscoperto il piacere di scrivere a penna sulla carta, di trovarmi in qualche modo con le dita tratteggiate dalla biro.
Non era così che volevo tornare su Blogger dopo quasi due mesi...
Volevo iniziare parlando del Conte di Montecristo, felicemente letto e concluso.
Poi sarei passata ad un regalo inaspettato che mi ha fatta camminare a un metro da terra per giorni.
Ci sarebbe stato anche un resoconto di un'escursione per la montagna di Erice.

Invece mi ritrovo con l'umore nero, con nessuna voglia di parlare ma solo di scrivere.
Mio prezioso strumento, per quanto tempo ti ho ignorato e messo da parte! Eppure pare non ci sia amico migliore... Sono qui, un po' con la coda tra le gambe, sperando che il tempo passato separati non abbia scalfito la nostra intesa.
Sono qui, per la prima volta dopo sei mesi, con una coperta scura su testa e spalle.
Credevo archiviata nel passato, questa sensazione. La sensazione di essere inadeguata, di non essere all'altezza, di avere nell'anima qualcosa che non va.
Penso che "infelice" sia un aggettivo eccessivo, ma "felice" sarebbe una bugia.
Mi trema la terra sotto i piedi per una causa a me sconosciuta: io amo e sono amata, ma se non fosse abbastanza?
Non mi è mai importato che la gente non mi capisse, adesso c'è qualcuno a cui voglio far capire ma non ci riesco. Mi chiede "Perché?" e io resto in silenzio per minuti interi, trovando spesso una sola risposta: "Non lo so". Una sola, inutile, patetica risposta.
Come si fa a spiegare anni di misantropia a qualcuno che non l'ha mai provata? Come spiegare a una persona audace cos'è la paura di sbagliare? Come si fa a spiegare a qualcuno che è stato amato con tutto il cuore, senza riserve, cosa significa passare una vita intera sapendo che l'unico motivo che spinge la gente a starmi intorno è solo l'opportunità, la convenienza?
Forse in questi sei mesi ho sbagliato a non pretendere niente da lui, ho solo preteso che mi dicesse sempre e solo la verità. L'unica cosa che finora lui ha preteso da me è che io ci provassi, che provassi a fare le cose che mi spaventano. Ora inizia a pretendere, a chiedere, a mettermi faccia a faccia con le cose che non voglio vedere. Lui ha delle convinzioni, io ne ho altre. Non mi brucia per niente ammettere che lui è più maturo di me. Questa è la verità.
Però devo esaminare altri dettagli di questi sei mesi (so che non si ragiona in termini razionali con l'amore, ma è l'unico metodo che conosco), quindi...
Voleva che conoscessi i suoi e l'ho fatto.
Voleva che cenassi con i suoi e l'ho fatto.
Entrambe le cose hanno causato lunghe ed estenuanti discussioni; non erano veri e propri litigi, forse un'anticipazione di come sarebbe un Litigio.

Io cosa ho preteso da lui? Non gli ho mai detto le seguenti frasi, neanche una volta: oggi voglio uscire, voglio andare in quel posto e mi ci devi portare, andiamo a fare shopping, comprami questa cosa.
Non credo di avergli mai chiesto niente, né di aver fatto i capricci per ottenerlo. Non l'ho mai accusato di non lottare per me o per il nostro rapporto. Da ieri so quanto questa accusa possa fare male. E soprattutto perché infondata.
Quindi analizziamo altre cose che ho fatto per lui, cose per cui ho lottato contro me stessa (chissà di cosa si trattava, se paura, scarsa autostima o entrambi):
Ogni giorno gli esprimo i miei sentimenti, che sia un "ti amo" oppure "mandami un sms quando arrivi a casa" quando la sera usciamo e facciamo tardi.
Ha conosciuto i miei e le mie nonne, nessuno era mai entrato in casa mia o di mia nonna con il titolo di "fidanzato". Non avevo mai presentato nessuno ai miei.

Non mi pare di non aver fatto niente per dimostrargli quanto è importante, quanto credo in questa relazione. Trovo ingiusto che mi dica "Lo so che mi ami, però non lotti per me".
Un grandissimo punto va a mio favore perché quando mi ha detto "Anche noi ragazzi abbiamo bisogno di conferme, come voi ragazze" non mi sono messa a ridere. Grazie, questo era ovvio, cara bertuccia. Ma perché le uniche conferme dovrebbero essere fare un viaggio fuori dalla patria Sicilia oppure fare l'amore? Se non mi sento pronta vuol dire che non sono pronta, e basta. Lui mi chiede perché non sono pronta a fare una o l'altra, io cazzo non lo so! Non lo so perché, non ho spiegazioni! Ho forse una laurea in psicologia? Sento il panico e l'ansia che crescono solo a parlarne, come diavolo pensa che io possa farcela così?
Finora ha avuto pazienza, non lo nego. Non nego neanche che la pazienza di chiunque ha un limite. Forse sto tirando troppo la corda ma non voglio un giorno guardarmi indietro e scoprire che non era il momento, che ho accelerato troppo, o peggio: ritrovarmi con un problema psicologico in più. No grazie, ho già beghe psicologiche in abbondanza.
Non vedo soluzioni che vadano bene per entrambi. Cosa diavolo dovrei fare?
Basta, scappo in Messico. Oppure mi vado a ubriacare, dopo otto mesi di sobrietà me lo merito.


domenica 3 gennaio 2016

2015 Reading Challenge: December. Of ending and beginning.

Finito di appanzarci e di sparare botti? Tanto per essere sicuri aspetterei almeno un'altra settimana, chi vive di ansia il mese di dicembre mi capisce. E mi capiscono ancora meglio coloro i quali hanno pure da festeggiare il proprio compleanno in questi giorni: fidatevi gente, si arriva al dieci gennaio che nelle vene ci scorre colesterolo e spumante. O almeno è quello che irrora le mie, di vene.
Ciò che non può aspettare è il capitolo conclusivo di questo progetto iniziato esattamente il tre gennaio 2015. Ecco cosa ho letto tra fine novembre e dicembre e i punti che ho segnato in corner.
Con Carlo A. Martigli e il suo 999 L'ultimo custode ho segnato i punti 5 (libro con un numero nel titolo) e 19 (libro basato su una storia vera). La storia narra due vicende che si svolgono in tempi diversi: una vede protagonista il giovane filosofo italiano Giovanni Pico della Mirandola alle prese con l'amante già sposata e la controversa pubblicazione delle sue 900 tesi, con le quali avrebbe potuto annullare qualsiasi potere dell'allora invincibile e onnipotente Chiesa Cattolica, ma fallisce questo suo tentativo di unire l'umanità sotto l'unica identità mistica di una Madre Creatrice e amorevole poiché accusato di eresia e costretto a desistere oppure scappare... La seconda storia si basa su di un misterioso gruppo segreto di persone di inizio 900 che posseggono un manoscritto inedito del conte di Mirandola, un testo importante che potrebbe cambiare le sorti del mondo intero ma che è messo a rischio da loschi individui tedeschi. Tali tedeschi, convinti che ci sia nel manoscritto qualcosa che confermerebbe la superiorità della razza ariana, lavorano per il Führer. Nel manoscritto, oltre le 900 tesi già pubblicate dal conte, ci sono anche le conclusive 99 tesi, la cui conoscenza potrebbe portare sostanziali cambiamenti. Romanzo storico molto accurato e interessante, per niente pesante nonostante le tematiche delicate (chiesa, religione, razzismo, etica, morale), linguaggio chiaro e fluido. Per chi ama i complotti come me.


Altra lettura, Uccelli di rovo di Colleen McCullough, per i punti 2 (un classico romantico), 21 (un libro che tua madre ama), 24 (un libro basato interamente sulla copertina, in questo caso c'è in copertina la maggior parte della trama) e 50 (un libro che hai iniziato e mai finito). Non so da dove cominciare, stavolta. Salto la trama e passo direttamente alle considerazioni: mi devono ancora degnamente spiegare perché questo ammasso di tragedie e sofferenze è considerato un libro rosa, romantico. Avevo iniziato a leggerlo due o tre mesi fa, l'ho abbandonato perché dopo una cinquantina di pagine non ce la facevo più: tutto, dall'inizio alla fine, è permeato da un'aura di tragedia perpetua. Già alla prima pagina ho avuto dei seri dubbi, si preannunciava un racconto pluridecennale su sofferenze e catastrofi di varia scala e inizia con la leggenda di questi pennuti che si suicidano impalandosi il cuore con una spina, cantano meravigliosamente fino all'ultimo battito e la melodia sublime fa sorridere Dio. Non commento, dico solo che l'ho trovato grottesco. Però, visto che è il libro preferito di mia madre, posso concludere che in famiglia a quanto pare abbiamo la genetica passione per l'orrido.
Letto una volta e mai più.


Infine, per concludere l'anno, Il mistero dell'Atlantide di Charles Berlitz, con cui ho segnato il punto 14 (un saggio). Questo libriccino piccolo e tosto raccoglie varie leggende, miti e storie riguardo la possibile esistenza del continente perduto di Atlantide. Mi ha lasciata indifferente, per quanto sia affascinante l'idea di una terra scomparsa che potrebbe un giorno riaffacciarsi e svelare chissà quali storie. L'ho trovato sterile, ripetitivo e monotono.


Finito con l'assegnazione dei punti, ho fatto qualche conticino:
  • 27 libri letti in totale. Mi sembrano pochi...
  • 9700 pagine, circa.
  • 8 thriller/gialli. I migliori sono Alex (Pierre Lemaitre) e Tutto ciò che muore (John Connolly).
  • 12 fantasy, di cui un manga, il resto suddiviso in 4 saghe diverse. La migliore è la trilogia The Infernal Devices (Cassandra Clare).
  • 5 romanzi rosa. Il migliore è Una rosa a mezzanotte (Anne Stuart).
  • 2 classici. Tra Amleto (Shakespeare) e Grandi speranze (Charles Dickens) non saprei scegliere uno.
  • 2 autori italiani.
  • 19 autori stranieri (di cui 7 americani, 4 inglesi, 3 francesi, 2 giapponesi co-autrici, 1 tedesco, 1 irlandese, 1 australiana).
  • 11 autrici e 10 autori.
  • 2 con meno di 30 anni alla pubblicazione.
  • 9 punti non segnati, contro 41 punti segnati.

Posso ritenermi abbastanza soddisfatta del 2015, per le letture e non solo. Ho cercato qualche altro progetto annuale per tenermi un poco impegnata, per non abbandonare il blog, ma non ho trovato niente che si addicesse alle mie passioni e necessità. Per altro non so se sono di più i pro o i contro di una lista come questa... è vero che così ho letto libri che prima non avrei preso in considerazione, ho avuto piacevoli sorprese grazie a questo, ma a volte attenermi alla lista è stato un peso. Quindi, visto che l'angolo libro esisteva già su questo blog sin dagli inizi (ha appena compiuto quattro anni, caspita!), ho deciso che il 3 di ogni mese (salvo imprevisti) sarà dedicato alle mie letture. Non mancheranno certo i racconti delle mie disavventure, quelle non mi mancano mai, forse mi fiderò abbastanza della mia percezione della realtà per scrivere anche di belle cose.
Un nuovo anno, nessun inizio: il viaggio continua.

giovedì 13 agosto 2015

La veggente Maya colpisce ancora.

Ho già dichiarato che a volte sembro una veggente, perché cose che penso poi accadono davvero, senza che io debba fare una mossa.
Stavolta è successo che, del tutto casualmente, una mattina ho pensato ad una persona che non vedevo da un anno e con cui non chiacchiero da almeno due. Parlo di Mr. X, il tizio per cui avevo una cotta stratosferica ma con cui ahimè non ho quagghiato (trad. dal siciliano: concretizzare, instaurare una relazione amorosa), il tizio di cui ho parlato così tanto che gli ho affibbiato un tag qui sul mio blog.
Una mattina di poco tempo fa, dicevo, pensavo a lui. Al sorriso che mi aveva fatta innamorare, ai film che guardavamo insieme, a quanto stavo bene quando mi abbracciava, ai silenzi imbarazzati nelle telefonate, a quanto fosse strano che di presenza parlavamo sempre in modo continuo e piacevole mentre per messaggi avevo il vuoto nel cervello e non sapevo mai cosa dire, alle risposte brevi che dava alle parole che spremevo via da me stessa, a quanto era bello passare il tempo con lui (anche e soprattutto oziare).
Non pensavo a lui da un sacco di tempo, davvero, eppure ho avuto la stessa sensazione che avevo un anno e mezzo fa: qualcosa che non so definire, come un buco alla bocca dello stomaco, un po' malinconia, un po' tristezza, un po' entrambe o forse nessuna, chissà.
Comunque, di punto in bianco qualche ora dopo, eccolo nella mia casella messaggi di facebook, dopo due anni o poco più. Ci scambiamo pochi convenevoli, poi mi ha chiesto di vederci, se potevo organizzare un'uscita di gruppo. E io, appena ho visto il suo nome, lui che scriveva il mio nome in una abbreviazione che odio eppure detto da lui non mi infastidiva, non lo ha mai fatto, ecco, io mi sono messa a sorridere quanto più fisicamente possibile, uno scoppio di adrenalina, una corrente elettrica sui polpastrelli.




Abbiamo parlato un po' nei minuti successivi all'incarico di organizzatrice che ho accettato (un'asociale che organizza un'uscita di gruppo, pare una barzelletta!), abbiamo parlato molto anche durante la cena e dopo, in giro con gli altri per la città. Si rideva, si scherzava e sembrava ancora di stare nel posto dove quel gruppo è nato, anche se qualcuno mancava. Beh sì, è stata una bella serata davvero. Il problema è che ne ho già nostalgia e che il mio cuore traditore ora desidera qualcosa che non esiste e che non possiamo avere. So bene che non ci potrà mai essere niente di serio tra di noi.
Sono una cinica veggente, non una strega.


Mark a Peyton: Sei troppo giovane per non credere che tutto andrà bene.

domenica 25 gennaio 2015

Poi dicono che una non si deve incazzare.

Al telegiornale regionale l'altra sera ho sentito una notizia che ancora, a distanza di parecchie ore, mi fa incazzare alla grande. Nel senso, non riesco proprio a credere che sia successo veramente.
Per davvero nel XXI secolo ancora si devono avere pregiudizi insensati come questi?
Immaginatevi la situazione: vai alla motorizzazione per rinnovare la patente, ti viene da dire con naturalezza (perché non dovrebbe e non potrebbe essere altrimenti) che sei omosessuale e loro, questa gente non meglio identificata (e forse è meglio così), ti tolgono la patente.
Ma che scherziamo? Non vi fate schifo da soli? Quando vi guardate allo specchio non vi viene voglia di sputarvi in faccia da soli o di prendervi a schiaffi?

E io che credevo di aver sentito la cazzata dell'anno quando Alfano ha decretato l'annullamento di tutte le unioni civili tra persone dello stesso sesso. E di conseguenza l'epicità di un commento di Nichi Vendola a riguardo: Si dovrebbe dire ad Alfano di uscire dalle caverne. (qui)

Io boh, veramente non riesco a capacitarmi di queste ingiustizie, di cotanta disarmante e cieca stupidità. Stiamo evidentemente degenerando.
Chi cazzo si credono di essere per giudicare una persona? E peggio ancora, per giudicare i SENTIMENTI di qualcuno? Come se esistessero al mondo persone che non meritano di avere dei sentimenti! Cosa vi da il diritto e la presunzione di sapere ciò che è giusto e ciò che non lo è? Cosa ci vedono di sbagliato nell'amare una persona? Cos'è che davvero forma una famiglia, amore e rispetto reciproco oppure quattro parole predefinite recitate a memoria durante una cerimonia?
Mi si rivolta lo stomaco per la rabbia. In fondo mi si potrebbe chiedere che me ne importa, cosa ci guadagno ad arrabbiarmi per l'impossibilità del matrimonio tra persone omosessuali visto che io sono etero e quindi non è un mio problema... ecco, la risposta sta proprio qui: perché io etero (o io etero agnostico, o tu etero ateo) posso sposarmi e due persone (mi piace sottolineare PERSONE) dello stesso sesso no? Cos'ho io più di loro? Come se bastasse il mio orientamento sessuale a fare di me "una brava persona", o un bravo cittadino, o una persona degna, o quant'altro; insomma, a fare di me qualcuno che ne ha diritto e che se lo merita.

E' incredibile quanto sia facile, di questi tempi, condannare l'amore mentre si giustificano i crimini, da un banale furto alla mafia, da una violenza agli omicidi (per banalità pongo un quesito: chi mi sa dire il nome di quel politico italiano che disse "Non sapevo di possedere quella casa, me l'hanno regalata!", cioè un evasore fiscale -e quindi ladro- che non è stato punito dalla Legge? Chi mi risponde correttamente vince un applauso in standing ovation).

Riporto la copertina di un album dei NOFX e quanto scritto sul b-side del disco, per la precisione un EP del 2003. Queste frasi fanno parte di una canzone.



"Per primi mandarono via gli spacciatori, teniamo i nostri ragazzi al sicuro e lontani dalle strade.
Poi mandarono via le prostitute, teniamo gli uomini sposati rinchiusi in casa.
Poi cacciarono via i barboni, poi pestarono a sangue i froci, li fecero diventare dei cercatori di rifugio.
CI NUTRIRONO DI SOSPETTI E PAURE
NOI NON ALZAMMO LA VOCE
Non facemmo storie.
E' buffo che non fosse rimasto più nessuno a notarlo, quando vennero per noi.
Sembra sia la stagione delle streghe, faresti meglio a sventolare la tua bandiera e stare attento a chiunque somigli alla descrizione, LA DIVERSITA' E' ADESSO LA NOSTRA PAURA PIU' GRANDE.
ORA CON LE NOSTRE CONVERSAZIONI INTERCETTATE E LE NOSTRE DIFFERENZE ESPOSTE, COME SI PUO' AMARE IL VICINO CON LE NOSTRE MENTI E TENDINE CHIUSE?
Ci preoccupavamo del "grande fratello", ora abbiamo un grande padre e una grande madre ancora più grandi.
E tu ancora credi che a questa ARISTOCRAZIA gliene freghi un cazzo di te. Hanno messo la farsa nella democrazia e tu hai ingoiato ogni amo.
LA TRISTE VERITA' E' CHE TI CONVIENE SEGUIRE IL BANCO DEI PESCI NELLA RETE PERCHE' NUOTARE DA SOLI NEL MARE NON E' IL TIPO DI LIBERTA' CHE VUOI.
[...] Un paese di infanti adulti. Una legione di nani mentali tutti a riprendere la loro INCOSCIENZA."

Questo per dire quanto sia facile cercare un motivo d'odio, una ragione per odiare, piuttosto che trovare qualcosa che invece ci unisca. C'è sempre, si trova sempre qualcosa da condannare negli altri. E' così semplice puntare il dito, no?


*** P.S.: si può trovare un vero articolo giornalistico a riguardo QUI ***

martedì 24 giugno 2014

Chi vuole una fattucchiera quando ci sono io?

Ecco la situazione: ieri leggo su Facebook uno stato di Mister X dove chiede se c'è qualcuno che l'indomani (cioè oggi) vuole andare al mare con lui. Subito mi sale un po' di stizza, nonostante tutto, perché lo scorso anno sono stata un mese a chiedergli un appuntamento al mare, sia da soli sia con amici in comune, e mi rispondeva sempre che era già impegnato, che forse poteva ti farò sapere (e invece finiva che andavo al mare con gli amici e di lui non si avevano notizie), che doveva lavorare. Insomma, alla fine mi ero convinta che avesse un qualche difetto fisico che lo metteva in imbarazzo e che non andava mai al mare per questo motivo. Povera cretina.
Comunque, leggendo mi sono un tantino incazzata e ho pensato:
Ma allora al mare ci va per davvero! Dumane avisse a nèscire un dran vento chi s'ava a vulare!*


(*Domani dovrebbe uscire un vento tale da far volare)
Risultato? Oggi il vento è tra i 43 e i 48 km/h.

Ladies & Gentlemen, io mi astengo dal commentare: i fatti parlano già abbastanza.

Un brindisi alla salute (anche alla sua), tante buone cose!

lunedì 5 maggio 2014

What the hell am I trying to say?

E' primavera e in prossimità dell'estate, in mezzo ad amori impossibili e tentativi di approcci sessuali non proprio celati, c'è mia madre che mi chiede da quanto non taglio i capelli e che mi paragona al "cani ri mànnara". Per chi non è siculo o cinefilo, sarebbe questo:


Noto anche un'innegabile somiglianza di espressione...


A parte che, purtroppo, al massimo potrei essere un barboncino, ossia il prototipo del cane di piccola taglia che fa casino come un liceale sbronzo (ogni riferimento non è puramente casuale, forse è puramente causale) e fracassa i maroni quanto Emanuele Filiberto che cerca di indovinare i congiuntivi (per altro fallendo).
Insomma, se non fosse per quegli adorabili ricci col cazzo che la gente si metterebbe dentro casa un Filiberto un barboncino. Siamo mica nel paese dei criminali al potere.
Ah, lo siamo... (vabbè, fai finta di niente e inserisci la retromarcia). Tanto la politica generale è questa.

In queste ultime settimane mal tollero le critiche e i commenti. Mal tollero me stessa. Non voglio essere lo stereotipo della ragazza complessata che è attratta dal cattivo ragazzo. Eppure è così, non posso raccontarmi storie. Forse, in fondo, mi piace essere infelice. Forse sono davvero masochista, la battuta che trascende nella realtà dei fatti. Cosa c'è che non va nella mia testa? Quale connessione sinaptica è marcita? Perché un ragazzo gentile, premuroso, che ascolta la stessa musica che ascolto io, che non si è approfittato di me ubriaca neanche per un bacio (sebbene gli avessi mandato segnali abbastanza chiari, ovvero la mia parte alcolica lo voleva), perché non mi attrae? Appena conosciuto e già messo da parte. Perché il solo incontrare quel ragazzo che invece non è fatto per una relazione non aperta, seria e stabile mi fa sempre immaginare scenari impossibili di vita insieme? Non ditemi che l'impossibile non esiste. Esiste eccome, non raccontiamoci storie. Come diceva qualcuno, se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carrozza. In queste settimane mal tollero, già detto. E mi ritrovo in una spirale di istinti masochistici: il bravo ragazzo che in linea teorica può prendersi cura di me non mi ispira grandi sentimenti "romantici", il cattivo ragazzo (seppur fosse disposto a starmi così vicino) lo rifiuto perché non voglio essere usata come una bambola gonfiabile, o essere una di quelle il cui tempo viene comprato. Sono troppo orgogliosa per chiedere aiuto o per comunicare che non mi sento bene, però vorrei che qualcuno mi sostenesse. Mi piace essere indipendente, autosufficiente per quanto possibile, però vorrei avere qualcuno che mi dicesse "sono qui, rilassati, non c'è bisogno che pensi a tutto tu, adesso mi prendo cura di te come tu ne hai avuta di me". E che me lo dimostrasse. Mi piace avere tempo per me stessa, però vorrei qualcuno che si affidasse a me più col cuore che con il corpo, altrimenti avrei risolto con un cartonato a grandezza naturale di Alexander Skarsgard (o di Jensen Ackles... o di Colin Firth... o di Tyson Ritter... o vabbè, s'è capito, uno fascinoso). Sono anni che ricevo sempre critiche su critiche, ad un certo punto ho imparato anche a sbattermene (prezioso insegnamento) e forse anche troppo; adesso arriva un complimento che forse merito, ma mi sento insoddisfatta di me stessa, io non capisco perché qualcuno senta di dovermi fare un complimento. "Ottimo lavoro, molto brava" mi hanno detto in sostanza, ed io ho pensato "ma quale lavoro? Non mi sono impegnata neanche un poco". Dovrei essere contenta per aver raggiunto un ottimo risultato, è così, i numeri parlano chiaro, dunque perché non sono contenta? Non dico felice, ma quanto meno un po' contenta. Invece no, tutto continua a farmi schifo, a darmi sui nervi. Mi manca l'università, ma non ci casco: l'estate del diploma non vedevo l'ora di iniziare l'università, quando è iniziata non vedevo l'ora di andarmene. E' solo smarrimento, no? Mi cala il sonno al solo vedere un libro serio. Ho la nausea sfogliando l'ennesima pubblicazione di annunci di lavoro. Stringo i pugni mandando la miliardesima mail con curriculum che probabilmente non viene neanche aperta, altrimenti perché non ricevo una sola mail di risposta? Dove sono finite le buone maniere? Rispondimi, CAZZO, dimmi che il mio curriculum ti fa schifo ma dammi una cazzo di risposta!
Come se fosse questa la risposta che cerco... Chi sono? Cosa voglio? E' possibile capire soltanto cosa non voglio? Perché tutto quello che tocco sembra maledetto? Dove vado se non so dove andare?
Infido cuore bastardo, il mio.
I love myself better than you, I know it's wrong so what should I do?



Poi boh, what the hell am I trying to say?

giovedì 24 aprile 2014

The Listography Project pt. 17: my favorite tv shows of all time.

Da brava bimba degli anni '90 senza vita sociale ma in compenso portatrice sana di una gran dose di pigrizia, ho visto millemila serie tv. Ecco perché questa lista (con un ordine cronologico non proprio perfetto) è pericolosamente lunga, soprattutto se paragonata ai miseri episodi precedenti. Tranqui, ne dimenticherò tanti però immaginate che delirio mentale regna perpetuo nella mia testa.


The Life In A Year


Friends

Will & Grace

Dharma & Greg (caspita quanto avrei voluto avere genitori "eccentrici" e strambi come quelli di Dharma)

La Tata

Willy il Principe di Bel Air

Malcom

Buffy

Le cose che amo di te

Prima o poi divorzio

La vita secondo Jim

CSI: scena del crimine

Perfetti... ma non troppo

One Tree Hill

Scrubs

Supernatural

Alias

Nip/Tuck

Tutto in famiglia

Desperate Housewives

Criminal Minds (lo spin-off mi fa abbastanza schifo, infatti non lo guardo. E ridatemi Emily Prentiss)


White Collar

Veronica Mars

Reaper

Chuck

How I met your mother

My name is Earl

The Big Bang Theory

Life Unexpected (ultima puntata deludente, campata in aria come poche altre)

Le regole dell'amore (Rules of engagement)

90210 (lo spin-off di Beverly Hills 90210, che però non mi piaceva) e Streghe (li metto insieme perché non è che mi piacessero più di tanto)

True Blood (ma solo perché c'è Alexander Skarsgard che, euhm, recita bene)

American Horror Story



Ultimamente mi sta acchiappando anche Brothers&Sisters.
Già, ho notevolmente bisogno di aiuto professionale. O della sbronza che avrò domani. O di altre serie tv...

lunedì 31 marzo 2014

Noi fuori. Ma dentro musica.

Io sono fuori.
Fuori linea, fuori riga. Io confesso l'ovvia verità: sono incapace di relazionarmi e integrarmi a certa gente (un buon 90%), sono fuori dal sociale.

Sono fuori tema.

Ogni giorno sono diversa.
Sabato sera in pieno centro ero fuori dalla logica, dalla razionalità, dalle serietà. Ho tirato fuori tante di quelle battute idiote che non facevo altro che ridere. Ridere forte, talmente forte da dolere la gola, come ubriaca. Ubriaca di vita.
Ho abbracciato tanto un amico che non vedevo da un po' di tempo, e lui ha abbracciato me. Me, che rigetto i contatti fisici. Io, che ogni giorno rinasco e muoio, solo per ricominciare il circolo.

Di solito la diffidenza mi fa da padrona, a volte maschero con la tranquillità i moti nervosi del mio cervello (ma non quello del piede, che tanto sotto la scrivania mica si vede che suono un tamburo immaginario col piede); a volte è semplice pigrizia. Fuori aspettative, fuori programmazione.

Ci sono giorni che "la mia vecchietta interiore", come la chiamava una mia amica, emerge e mi sommerge; in quei giorni sono ottimista e leggera come Nietzsche e Schopenhauer mixati insieme. Ma io sono fuori gara.

Se non fossi stata così esausta (fuori forma) avrei dialogato con il vecchietto che si è avvicinato al mio gruppo facendoci giochi di prestigio con un filo di spago. Incantata a guardare quelle mani affusolate e segnate di vene scure muoversi con grazia, a volte rapido, a volte dolcemente lento. Un signore dalla mente ancora acuta e veloce, con una proprietà di linguaggio che non ho; lui era così vitale e incantevole, e io così stanca da non ribattere neanche quando disse che le donne sono causa di guerre almeno in maggioranza. Intanto le guerre le combattono soprattutto gli uomini, ma non posso negare la storia del mondo (o quello che ci fanno credere che sia la storia del mondo). E non posso negare che i peggiori litigi a cui ho preso parte, o che ho semplicemente visto o ascoltato, siano stati causati principalmente da donne. Quanto sarebbe bello credere che ci sia un Dio, un'entità perfetta che punisce i maligni e premia i buoni; com'era bello ascoltarlo citare la Bibbia con quella sua voce limpida. Lui era magia, io fuori spettacolo.

La joie de vivre a volte si fa un concetto astratto indefinibile, per me. Sono fuori sincrono, fuori fase.
A volte (quasi sempre, perché fingo con degli sconosciuti che non mi vedono?) penso troppo. Demolisco idee, progetti, parole, pazienza, balle. Penso alle cose che avrei potuto fare SE, le cose che avrei potuto, ciò che avrei potuto essere. Penso a tutte le volte che i miei sforzi mi hanno solo demolito. E mi dico che no, non vale la pena alzare una statua di marmo se poi si sbriciola con un pugno, per ritrovarmi seduta sopra la cenere delle macerie e pensare "avrei dovuto prevedere; avrei dovuto fare altro o non fare niente, risparmiare energie". Sono, per citare una canzone, "fuori dalle grandi speranze e dai loro ingranaggi". "Siamo l'acqua sprecata ai confini dei deserti".
Sono fuori dagli schemi, campata in aria con un peso sulla schiena.

Sono semplicemente fuori, ma se ascolto questa canzone non piove sulla mia testa.



Noi fuori dalle loro speranze dai loro ingranaggi
Noi fuori dalle radio, dalle spiagge, dalle vacche grasse
Fuori dai cortei, dalla burocrazia, fuori dalle fabbriche, dai musei
E' dall'alto che ci dividono, è là in alto che inventano il pericolo

Noi fuori dai campi dell'orgoglio, dall'ansia di medaglie
Noi fuori siamo l'acqua sprecata ai confini dei deserti
Fuori dai cortei, dalla burocrazia, fuori dalle fabbriche e dai musei
E' dall'alto che ci sparpagliano, è là in alto che inventano il pericolo

Noi fuori dalle radio, dai minuti di silenzio, dai conteggi, dal consenso, dai sondaggi,
dalle scuole di nostro signore, dalle aiuole, dai cantieri
Noi fuori non sappiamo cosa fare
Fuori dai cortei contro la geografia, fuori dalle chiese dentro i formicai
E' dall'alto che ci dividono è là in alto che inventano il pericolo

Noi fuori dalle liste, dai concorsi, dalle carte, dalle curve
dai discorsi, dalle rotte, dalle risse, dalle caste
dalle eclissi, dai teatri, dalle aste, dai contagi, dalla peste
dallo sfarzo e dalla miseria, dalle feste con le droghe serie
dai concerti con le sedie, dai solarium, dai cortili con i pavoni
dalle danze, dai condoni, da Manzoni e da Mameli
dalle condizioni dei finanziamenti, dai cimeli della brava gente
dai congressi, dalle mance, dai sondaggi di opinione, dagli asili e dalle pensioni

Noi fuori non sappiamo cosa fare.

[Ministri, Noi fuori, album Fuori, del 2010]

domenica 16 febbraio 2014

Party planner no grazie.

In famiglia hanno tentato di combattere la mia vena asociale dandomi il compito di organizzare la festa di compleanno di papà IN CASA NOSTRA. E già lì è sfumata la mia prima idea, ossia andare nella pizzeria più buona della città. Sigh. Non mi capacito di come Genitrice abbia potuto dire di no a quella squisitezza (melodramma is the way).
Da questa esperienza ho capito un paio di cose:
  1. I supermercati alle 19.30 sono un covo di individui mentalmente instabili (e io ho alzato la media).
  2. Se ti va male in un supermercato, andrà sempre peggio.
  3. Se sei alta, diciamo, come un folletto (a voi la scelta tra la figura mitologica e l'aspirapolvere omonimo) e indossi jeans scuciti, se ti presenti alla cassa con una bottiglia di rum in mano, ti chiederanno un documento di riconoscimento. Seguito da un attento scrutare da parte della commessa e sguardo a metà tra le scuse e la derisione.

Se non dovessi fare la baby-sitter nel pomeriggio sarei certamente balzata alla guida molto prima delle sette di sera. Avrei cominciato prima anche se Genitrice si fosse fermata alla seconda lettura della lista di cose da comprare, invece di proseguire fino alla sesta. Sarei anche tornata prima delle nove se non fossero accadute quelle sfighe.
Visito il primo supermercato: tre delle cose elencate non ci sono, due costano il doppio rispetto ad un altro venditore. Avanti un altro.
Il secondo luogo pare essersi smaterializzato dalle coordinate geografiche in cui solitamente si trova e ricomposto in un cosmo la cui unica fonte di luce sono gli abbaglianti delle vetture che provengono dalla corsia opposta. Come se non bastasse la quasi cecità indotta dal contrasto buco nero/luce divina, il tizio nella vecchia auto dietro di me pensa bene di non rispettare la distanza di sicurezza e mantenere in attività i suoi abbaglianti, cosa che riflettendosi sullo specchietto retrovisore mi illumina gli occhi. Arrivo finalmente al supermercato, metto la freccia a sinistra per entrare e mentre penso "caspita, ma è chiuso o non hanno un generatore autonomo di corrente?" il simpatico autista che mi segue ha un'altra brillante idea: mi sorpassa da sinistra. Poi ci insegnano che le parolacce non si dicono, ma intanto quello mi deve spedire una cartolina dalla Casa Bianca di Fanculolandia.
Una gentile signora con pargolo alla mano mi comunica che non c'è corrente e che i commessi erano in preda alla disperazione. Non sa la mia, di disperazione. Poche ore e casa mia sarà piena di parenti che, non avendo antipasti con cui dilettare il loro palato, si diletteranno a chiedermi se ho pensato di tornare all'università, che Tizio ci è tornato, Caio ha iniziato, Sempronio ha finito, Tal dei Tali ci va ma da pendolare perché non trova un appartamento (perché è snob e altezzoso non lo dicono) quindi potrei andarci con Tal. Sì certo, corro subito a fare l'iscrizione (nel frattempo chiedo al mio nuovo amico automobilista se ha bisogno di una segretaria in quanto nuovo sindaco di Fanculolandia). Credono che il mio farmi i fatti miei sia sinonimo di paziente zerbino, peccato che io non sia nessuna delle due. Non sono paziente, non sono accomodante, non sono una che fa niente per niente (quando non si tratta di amici o di gente che trovo quanto meno simpatica). Come se il motivo per cui non voglio fare l'università sia la solitudine, come se scegliere una città in cui ho amici universitari sia un problema. Illusi.
Piuttosto che sorbirmi tutta la saga dei parenti/parenti di parenti/amici/amici di parenti/parenti di amici ect e delle loro carriere universitarie vado in un terzo supermercato.

Poteva mancare l'intoppo? Aspetto rosicando che un tizio esca dal parcheggio, volendo io lasciare la mia vettura all'entrata vista la pioggia che comincia a scorrere. Dopo almeno dieci inutili, stortissime manovre il genio mi si ferma davanti e un altro tizio si avvicina in controsenso e mi frega il posto. Schiaccio il clacson come se ne andasse della mia vita; il peso umano si toglie finalmente da davanti mentre il ladro di posto esce, scrolla le spalle e corre dentro il supermercato. Eccolo il prossimo sindaco di Fanculolandia.
Parcheggio a svariati metri di distanza, compro quello che c'è da comprare (e non sapendo ancora che Genitrice mi tartasserà perché ho comprato tovaglioli color senape e non giallo) esco e trovo il diluvio. Gocce grosse come cucchiai di sale e pozzanghere a dieci centimetri l'una dall'altra. Mando i miei calorosi saluti al ladro di posti, calo il cappuccio del giubbotto (perché gli ombrelli li rompo sempre) e spicco la corsa. Arrivo comunque bagnata fradicia. Giusto l'unica cosa di cui non avevo nostalgia di Parigi , i diluvi e la grandine (vedere al supermercato le Madeleine, quella sì che è nostalgia).
Torno a casa, commenti e lamenti di Genitrice. Preparo la tavola. Scelgo le ciotole per noccioline varie e lei me le cambia. Sistemo i tovaglioli, e lei li sposta. Arrivano i parenti, sistemo i loro giubbotti e Genitrice è soddisfatta. NO. Me li fa spostare. Due volte.
E a serata conclusa mi sento pure dire: non hai fatto niente! Per dire, ho persino comprato le candele che sparano scintille da mettere sopra la torta.

Col cazzo che farò la party planner.
 



Il bosco della regina a Versailles. Citare Parigi me ne ha fatto ricordare, quanto capisco l'amore della regina per il suo bosco.

sabato 23 novembre 2013

Da piccola

Credevo in molte cose.
Credevo che la gente sapesse che mentire è sbagliato e che non lo facesse mai (beata ingenuità).
Da piccola credevo che a Dio non piacessero i cani perché la mia adorata cagnolina era terrorizzata dai tuoni e stava sempre fuori dalla cuccia, anche a costo di bagnarsi tutta. L'inverno era un'angoscia continua.

Da piccola credevo che a venti anni avrei avuto una casa tutta mia, che non ci sarei stata spesso perché avrei viaggiato. Avrei avuto un lavoro, quindi avrei viaggiato, magari con una persona che mi amasse e non mi avrebbe lasciata mai, mai, mai. Odio ripetermi ma beata ingenuità.

Da piccola papà mi pagava con una banconota da mille lire ogni settimana se innaffiavo ogni giorno le sue piante (tranne la giummara, cioè la palma nana, ma papà non l'ha mai saputo perché quella dannata non si è mai decisa a perire; quella la odiavo perché ci bucavo sempre i palloni di mio fratello, rischiando così cazziatoni colossali e ripicche).

Da piccola volevo diventare cantante (prima di scoprire l'ineluttabile verità: sono stonata. Questo comunque non mi ha impedito di entrare nel coro della scuola media, solo perché ero una delle cocche della prof di musica e non mi ha fatto fare le audizioni. Grazie a lei ho saltato la maggior parte delle noiosissime lezioni di storia dell'arte, delle quali ad oggi ricordo a malapena che libro sembrava scritto in una lingua oscura).

Da piccola sognavo il futuro e volevo avere un lavoro per essere indipendente. Quale lavoro, oltre alla precedente? Camionista. Ebbene sì, era una delle opzioni che andavano per la maggiore; vuoi mettere? Essere pagata per viaggiare, stare svegli tutta la notte e mangiare schifezze super caloriche, che era tutto quello che volevo fare. Poi ci sono stati fotografa, botanica, vigile del fuoco, ciclista, maestra di italiano, pittrice, architetto, giornalista, scrittrice. E i sogni di carriera delle elementari sono completi.


Adesso ho quasi ventitré anni, nessun sogno di carriera, nessun sogno di amore imperituro, nessuna speranza che il futuro mi riservi qualcosa di grande e bello. Ho la crisi di mezza età, ancora una volta una crisi di identità fuori tempo. Crisi di identità pre-adolescenziale? Sedici anni. Crisi dei trenta anni? Ventitré meno due mesi. Caspita, spero che la soglia dei trenta sia un passaggio più semplice.



-Sono paranoico ed ossessivo fino all'abiura di me-

[citazioni da "Abiura di me" di Caparezza, da Le dimensioni del mio caos, 2008:
Io non vengo dalla strada, sono troppo nerd. Non sposo quella causa ho troppi flirt.

Nemmeno Freud saprebbe spiegarmi [...], perché la terra mi pare talmente maligna che in confronto Silent Hill assomiglia a Topolinia. Io devo scrivere perché sennò sclero.]

domenica 20 ottobre 2013

Pensieri alla JD di Scrubs.

Le notti bruciavano di stelle
e tu rimboccavi strette le coperte per non vederle.
E nel freddo cercavi qualcuno che ti dicesse "non abbiamo nessuno"
e mi ripetevi: che cosa ci manca?
Che cosa ti manca? Ti manca l'asfalto, ti manca lo sguardo, il giudizio degli altri,
ti manca un motivo per sentirti al centro, ti manca la mira per prendere i corvi,
ci mancano i soldi, ti mancano i soldi.

[Ministri, Che cosa ti manca. Album: Fuori, 2010]

Oggi ho bisogno di sfogarmi, ci sono cose che devo dire per non sentirmele pesare ancora sulle spalle, informi pensieri traditori. E mi riesce un po' più semplice parlarne a degli sconosciuti, piuttosto che ai miei amici; ancora meno alla mia migliore amica, che sta lontano e ha i suoi problemi (come tutti, del resto) e non me la sento proprio di farle carico anche di queste cose inutili che mi girano per la testa. Basta tergiversare, caspita quanto sto diventando logorroica.
Quindi.
Che cosa ti manca, mi chiedono quei tre Ministri. Una delle cose belle dei loro testi è che si possono interpretare in maniere diverse, e non è detto che come la vedo io sia come la vedi tu, o come la vedono loro. Per me Che cosa ti manca è l'emblema del vuoto di ideologie, la mancanza di qualcosa in cui credere, l'insoddisfazione che prima o poi spinge ogni essere umano a chiedersi: che cosa ci manca per essere felici/soddisfatti/per stare davvero bene?
E magari si finisce con il concentrarsi sulle cose che mancano, tralasciando tutto quello che in effetti si ha, sottovalutando (o non valutando affatto) quelle piccole cose quotidiane che fanno parte della nostra vita senza farci caso, dando per scontato che ci siano. Ma l'essere umano, probabilmente per qualche residuo di istinto di evoluzione della specie, non è quasi mai pienamente soddisfatto della situazione, si vuole sempre di più, di meglio. Anche quando non si sa cosa si vuole di preciso. E allora ci si arrabbia, si urla, si scalpita. Per poi finire, in qualche modo, e ricominciare.
A parte una cosa in cui avevo creduto pochi mesi fa, non ricordo quando ho creduto in qualcosa, non so che sensazione dia, quale senso di sicurezza o rassicurazione.
C'è gente che crede in Dio, ogni cosa riconducibile alla segreta e arbitraria volontà dello stesso ignoto soggetto. Non c'è cosa che sfugga al "sistema".
C'è gente che crede nel fare, nelle azioni. Gente che si sveglia di proposito alle cinque del mattino per andare a correre due ore, poi andare al lavoro, mangiare, andare in palestra, fare spinning, fare escursioni in montagna, fare una nuotata, fare sesso, fare windsurf... Fare, fare, fare.
C'è chi crede nel nichilismo, che nulla siamo, nulla saremo, nulla esiste; ma poi mi chiedo se non avesse ragione Parmenide quando diceva che l'essere è e il non essere non è, che se lo si può nominare allora esiste perché lo si può definire, anche se solo a parole. Dovendo citare per esattezza, sarebbe:

"Orbene io ti dirò, e tu ascolta accuratamente il discorso, quali sono le vie di ricerca che sole sono da pensare: l'una che "è" e che non è possibile che non sia, e questo è il sentiero della Persuasione (infatti segue la Verità); l'altra che "non è" e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessibile: infatti non potresti avere cognizione di ciò che non è (poiché non è possibile), né potresti esprimerlo"


Il concetto è notevole e a grandi linee la accetto, mi convince, ma non mi è mai stata chiara una cosa: se esiste tutto ciò che si può definire, vuol dire che esistono anche unicorni, gremlin, leprechaun e via dicendo? Lo so che non intendeva propriamente questo, ma volendo essere idioti ma precisi la domanda non è tanto fuori luogo. O forse sì, non sono nella squadra della buon costume. Arrangiamoci.
La smetto, mi è venuto mal di testa. E poi non ricordo più cosa volevo dire all'inizio.


Volevamo arrivare fino in fondo
Volevamo qualcosa che non fosse di nessuno
per dire è "nostro"
e se fosse arrivato qualcuno
ricordarsi di dire "qui non è di nessuno"
ma nessuno arrivava e tu ripetevi: che cosa ci manca? Che cosa ti manca?
Ti mancano gli altri, ti manca la radio,
ti manca la gente da stadio e un armadio dove mettere i giorni che stiamo perdendo,
ti manca la guerra, ci manca la mira

Le notti bruciavano di stelle
e tu rimboccavi strette le coperte per non vederle
e nel freddo cercavi qualcuno
che ti dicesse:"Non abbiamo nessuno" e mi ripetevi:
Che cosa ti manca? Che cosa ci manca?
Ti manca l'asfalto, ti manca lo sguardo, il giudizio degli altri,
ti manca un motivo per sentirti al centro, ti manca la mira per prendere i corvi,
ci mancano i soldi, ti mancano i soldi

Ti mancano gli altri, ti manca la radio, ti manca la gente da stadio e un armadio
dove mettere i giorni che stiamo perdendo, ti manca la guerra,
ti manca un motivo per sentirti al centro.

Ti mancano gli altri, la voglia di avermi sempre davanti (ci manca la guerra) ti mancano gli altri,
la voglia di avermi sempre davanti (ci mancano i soldi)
ti mancano i soldi, ti manca la voglia di avermi sempre davanti
ti mancano gli altri, ti manca la voglia di avermi sempre davanti

ti mancano gli altri, ti manca la radio, ti manca la gente da stadio e un armadio
dove mettere i giorni che stiamo perdendo, ti manca la guerra,
ti manca un motivo per sentirti al centro.

domenica 30 dicembre 2012

Una medaglia, due facce.

Ieri, con un paio di amici, sono stata a Belicittà, il grande centro commerciale di Castelvetrano. Gran bel posto, ma devo ammettere che la parte migliore è stato il viaggio. Andare in autostrada con Nirvana e System of a down a volume altissimo è un' esperienza esaltante, quasi extracorporea. Del centro commerciale la parte più frequentata è l' Euronics; quella che per molti è il paradiso della tecnologia, La Mecca di nerd e appassionati, per me è soltanto la fiera del consumismo. Non capisco tutta la furiosa frenesia che si scatena negli animi, la quale spinge una persona a spendere trenta euro per foderare un I-phone che, considerato quanto costa, dovrebbe come minimo essere indistruttibile e prepararmi il caffé ogni mattina. Mi aggiravo annoiata tra cellulari e annessi strumenti, pc, televisioni, videogiochi e quant'altro, quando finalmente si giunge alla misera parete dedicata ai cd. A parte la tristezza immane nel constatare quanto la maggior parte fosse costruita a fini commerciali, metto gli occhi su Absolution e Origin of Symmetry dei Muse e all' improvviso la frenesia dell' acquisto compulsivo si impossessa di me (come del resto accade ogni volta che mi capita di vedere album che adoro). Comunque non ho ceduto, sollevandomi il morale con una cena al McDonald.

Mangiare solo insalata e frutta non è vita. Ogni tanto va bene attentare al proprio fegato. Se solo avessero messo più bacon...! E poi si è capito perché quando bevo non voglio mai la cannuccia, ossia perché resto a mordicchiarla per tutto il tempo...
Vabbè, lasciamo perdere, stendiamo un velo pietoso.

Comunque, dove c'è un bel pomeriggio può esserci anche una serata disastrosa. Tipo due amici che litigano mentre si festeggia il compleanno di un' altra e si urlano insulti a vicenda nel posto più affollato della zona. Sorry, buon compleanno!

Chiudo con una nota amara, anche se questo è un blog leggero. Poche ore fa è morta Rita Levi Montalcini. 103 anni. Una delle poche per cui ritengo che sia meritata la nomina a senatrice a vita.
Una donna che ha visto due guerre mondiali e l' Italia che prendeva forma e mutava. Ha visto cambiare le nostre usanze, i concetti del "fare bene" e dell' "essere educati". E' stata una studiosa e una scienziata quando era ancora pensiero comune che le donne fossero meno intelligenti degli uomini, che il loro scopo fosse quello che proclamava l' uomo di chiesa Tommaso D' Aquino: "il valore essenziale della donna consiste nella sua capacità di partorire gli esseri umani e di governare la casa".

La ricorderò, tra le altre cose, per aver detto:
Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita.
Ma voglio ricordarla così: