Visualizzazione post con etichetta Angolo Libro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Angolo Libro. Mostra tutti i post

mercoledì 16 gennaio 2019

Sette giorni.

La prima settimana dell'anno è trascorsa all'incirca come ogni anno: in stile montagne russe, con l'umore molto alto e molto basso, alternativamente in pratica ogni ora di ogni giorno. I motivi questa volta non mi sono mancati: in sette giorni il mio fidanzato è ripartito per tornare al lavoro in Veneto, ho compiuto un altro passo verso il temuto trentesimo compleanno, ho avuto un altro virus dell'influenza e ho pestato due cacche in due occasioni non consecutive. Non mi succedeva da anni, credo all'incirca da sei anni o addirittura di più, poi ne becco due in una settimana.
Se questi sono i presupposti per il nuovo anno, non so in quali condizioni arriverò alla fine. Anche se, volendo essere ciecamente ottimisti, meglio pestare una cacca che ritrovarsi con il piede infilzato da un pezzo di ferro come mi è successo qualche mese fa.
Speriamo porti bene, santa pazienza.

Un bocciolo di speranza.

Le mie letture sono state anch'esse specchio della mia vita: gli eventi me ne hanno tenuta lontano, ne ho avuti pochi, ma ho apprezzato maggiormente il tempo trascorso insieme. Soprattutto l'ultimo libro, ancora da terminare, mi sta piacendo parecchio anche se si tratta di un saggio (e io i saggi non li leggo mai). Mi auguro di terminare Il secondo sesso della scrittrice e filosofa francese Simone de Beauvoir entro dicembre, intanto me lo sto gustando pian piano. Non so se scriverò un post a riguardo perché sono arrivata a pagina 179 e ho già consumato nove pagine per appunti e riflessioni, quindi chissà quanto materiale avrò prodotto alla fine...
Se siete appassionati del genere saggio, se volete conoscere il vero femminismo, se volete provare a capire come, quando e perché si è arrivati a questa particolare forma di cultura dove l'uomo ha una posizione privilegiata e il sesso femminile è sempre il secondo, l'Altro, la scartina, allora ve lo consiglio. A parte alcuni termini un po' troppo forbiti (per i quali vi basterà comunque una breve ricerca sul vocabolario) è molto scorrevole e comprensibile, anche se vi aiuterebbe aver frequentato un liceo umanistico. Vi assicuro che vi farà riflettere.

Ecco i paragoni con l'anno precedente, poi per questo primo post è tutto:

  • Libri letti in totale 8 + 1 incompleto. Due in meno rispetto all'anno precedente.
  • 3044 pagine, 586 in meno.
  • 5 gialli (genere che va sempre per la maggiore), due saggi, un romanzo e uno che non saprei definire. Di un saggio ve ne ho già parlato, l'altro è Una giornata nell'antica Roma di Alberto Angela, è pieno di curiosità ed è scritto per come parla: fluente, semplice e preciso. Il libro che non saprei in quale categoria inserire me lo ha regalato il mio fidanzato per il mio precedente compleanno e si tratta di Avremo sempre Parigi di Serena Dandini. A quanto pare parlo ancora così tanto di quell'unico viaggio a Parigi che si è reso evidente che avrei gradito un libro pieno di curiosità su questa bellissima città (facendomi allungare la lista di cose da vedere e da fare se mai un giorno potrò tornarci).
  • 2 autori italiani e 7 autori stranieri.
  • 6 autrici e 2 autori.

venerdì 11 maggio 2018

Di quella volta che feci prendere un colpo al fidanzato.

Non ho mai apprezzato particolarmente le feste comandate, non apprezzo neanche i regali fatti per forza (ma per forza di chi o cosa, poi?) né il dover essere obbligatoriamente felice e circondata di gente in un giorno preciso.
Invece i regali fatti senza motivo, per caso, mi piacciono. Il mio fidanzato a volte entra in un bar a prendere il caffé e poi se ne esce con un cioccolatino per me.
Circa un anno fa, pensai di fargli un regalo ma prima volevo fargli uno scherzo (sarebbe stato troppo facile altrimenti). Quello che non sapevo è che gli stavo per far prendere un colpo.
In quel periodo entravamo spesso a far un giro in libreria e lui si fermava sempre tra gli scaffali dei saggi a sfogliare una biografia su uno scienziato... chiamiamolo "Tanino". A volte mi vedeva arrivare e lo posava, altre volte diceva cose tipo "Devo pagare la rata dell'università, appena racimolo dei soldi me lo compro". Al che, la mia mente si è attivata. Perché aspettare? Tanto i suoi pochi guadagni li avrebbe spesi per le tasse della macchina o la benzina. E poi era bello quel luccichio che aveva negli occhi ogni volta che vedeva quel libro, così simile alla gioia fanciullesca che lo attraversa quando vediamo in un negozio gli articoli di ferramenta (giocattoli da ingegnere, suppongo).
Non so esattamente come e perché mi sia venuta quell'idea, fatto sta che più ci pensavo e più sembrava divertente. Insomma, anche se lo avessi incartato per bene avrebbe comunque avuto l'inequivocabile forma di un libro, non sarebbe stata una grande sorpresa.
Un giorno sono uscita e ho fatto l'acquisto, giravo per le strade con l'aspetto losco di chi sta compiendo una malefatta, tanto che temevo di incontrare qualche persona che avrebbe potuto spifferare al fidanzato che ero in giro e magari fargli qualche allusione. Conoscendolo, sarebbe finita in una rissa verbale. Ma tutto è filato liscio.
Tornata a casa, ho compiuto il misfatto: ho coperto il libro su Tanino con la copertina di un altro libro, comprato con 1,50€ al mercatino dell'usato; per la precisione, un romanzo rosa ambientato nel medioevo che potete ammirare in tutta la sua discutibile zuccherosità grafica e che ricopriva perfettamente la biografia.



Il giorno dopo gli ho comunicato che avevo qualcosa per lui. Ovviamente appena ha visto il pacco ha subito esclamato, felice come un pupo, "È Tanino!". Aveva il sorriso che gli andava da un orecchio all'altro e gli occhi che brillavano come lucine natalizie. In quel momento mi sono sentita una merda, ero tentata di sabotare il piano: lui era troppo contento e io troppo cattiva. Ma ho resistito, mi sono fatta coraggio con un colpo di tosse e con una calma apparente sconcertante l'ho avvertito.
"Non è lui."
Si è immobilizzato, mi ha guardata. La confusione sulla sua faccia mi ha fatta traballare, ma con una professionalità da premio Oscar ho continuato la farsa senza far trapelare niente.
"Una stronza ha comprato l'ultima copia che avevano".

Indeciso se credermi o meno, dibattuto nel chiedersi se fosse uno scherzo o una deludente realtà, è rimasto un minuto buono a scrutare quel libro ancora incartato.
"Seh, mi prendi in giro."
 "Aprilo e vedi."
Ha esitato ma alla fine si è deciso e mentre rompeva la carta gli ho dato una spiegazione
"Siccome quello che volevi non c'era e volevo comprarti qualcosa, ho pensato di approfittarne per regalarti un libro di un genere che non hai mai letto."
Tolta tutta la carta, si è bloccato a fissare quella copertina soft-porno per più di due minuti, ammutolito, con un falsissimo sorriso e il volto che diventava sempre più rosso con sfumature violacee. Gli leggevo in faccia quanto gli facesse schifo l'idea di leggere un romanzo del genere e tuttavia non voleva ferirmi o deludermi (o non sapeva cosa fare).
Ad un certo punto si è riscosso, si è messo a sfogliarlo e io ho pensato che avrebbe capito. Invece no.
Ha sfogliato ancora, è arrivato alle pagine fotografiche e mi sono detta che a quel punto avrebbe riconosciuto uno dei più famosi Tanino della storia. Invece no, era ancora intrappolato nel suo incubo e il colore della sua faccia era sempre più scuro.
Lì ho pensato che stesse per venirgli un colpo e mi è venuto un groppo in gola che mi impediva di pronunciare una sillaba. Per puro caso, o per un abbassamento di pressione che gli ha fatto allentare la presa, la copertina è scivolata via rivelando il suo segreto: il primo piano del volto di Tanino schiaffato in copertina.
Lui si è voltato verso di me e sembrava un'altra persona, una persona felice, il sorrisone sincero e le sopracciglia sollevate davvero molto in alto per la sorpresa improvvisa e, oramai, insperata.
Ho alzato le spalle e ho ammesso "Quella stronza ero io".
Mi ha abbracciata tanto forte da fare quasi male, mi ha pure sollevata da terra e mi ha girata come una trottola. Sembrava non voler più mollare la presa. Intanto rideva o diceva grazie.
Credo fosse così sollevato e felice da non aver provato nessuna rabbia o risentimento, neanche per mezzo secondo, è passato direttamente dallo sconforto alla gioia in un momento.

Scherzo? Riuscito.
Sorpresa? Riuscita.
Infarto? Per fortuna evitato.

A volte esce fuori la Karen Walker che è dentro di me.
E voi? Mai avuto un piano malefico per far sudare un vostro caro prima di donargli il dolce?

mercoledì 3 gennaio 2018

Il primo post dell'anno è sempre il più difficile.

Ogni anno vorrei passare direttamente al secondo o anche al terzo post. Il primo mi richiede sempre più tempo e concentrazione di quanto mi piaccia. A quanto pare il mio flusso di coscienza è impedito da lipidi e zuccheri che bloccano le mie sinapsi come baldi, feroci giocatori di rugby.
E non aiuta sapere che tra qualche giorno sarà il mio compleanno, cosa che mi avvicina inesorabilmente al trentesimo, e questo evento non è che sia molto di mio gradimento. Abbiate pietà, non ho ancora neanche una pallida risposta alla domanda "Cosa vuoi fare da grande?", mi occorre più tempo!

Per di più faccio schifo a compilare le liste, con l'aggravante che non mi ricordo mai cosa diavolo ho fatto di così importante da essere memorabile. Mi piacciono le piccole cose buone quotidiane, perciò non potrei elencare tutte le pizze che ho mangiato, i dolci e i gelati che ho gustato, i baci che ho dato e ricevuto, gli abbracci della Nonna number 1, le coccole della Nonna Serie A, le risate con il signor Racconta Storie (meglio conosciuto come papà del mio fidanzato), i dolci sorrisi di quella santa donna di mia Suocera, le uscite (in particolare le trasferte fuori città allo scopo di divorare roba buona) con il mio caro amico che chiamo affettuosamente Sòggira (che in siciliano vuol dire suocera) perché con lui faccio il miglior curtigghiu della storia (questo non so tradurlo in italiano, pardon) senza contare che su di lui ci si può contare, Nipotina che gioca a spararmi e ride di gusto quando metto in scena la mia dolorosa morte (e lei ride soddisfatta), i miei primi esitanti tentativi di conoscere i miei cognati e di farmi conoscere, il Nonno acquisito che finalmente ha imparato il mio nome e ha smesso di chiamarmi Rosaria... e chissà quante altre cose ci sarebbero, che mi hanno dato gioia, felicità, tranquillità...
Di eventi negativi c'è "solo" l'aver perso per strada due amici con i quali immaginavo di passare la vecchiaia... se ci sono stati altri eventi negativi non li ricordo proprio. E di questo sono infinitamente grata.

Restano le incertezze che ho da almeno dieci anni, niente di nuovo: non ho lavoro, non ho avuto illuminazioni riguardo l'eventuale carriera dei miei sogni, non ho ancora preso la ferma decisione di tentare un'altra esperienza universitaria.

Del 2017 mi resterà impresso il mio piccolo (e assolutamente da ripetere) viaggio a ROMA, ulteriore conferma che sono una persona strana: il due di luglio ho fatto colazione con una tazza di the caldo perché non mi piace il caffé e lo stomaco è serrato almeno fino alle undici (e dovevo camminare moltissimo, vedere una tonnellata di posti e particolari, quindi fare colazione stavolta era categorico). Lo ricorderò anche come l'anno in cui ci siamo regalati le fedine e in cui la mia relazione ha compiuto due anni, che a volte sembrano trenta e ci fanno comportare come coppie sposate da decenni, a volte sembrano due mesi e pare di vivere quella fase iniziale di una relazione che mi piace definire "Fase Luna Di Miele" (avete presente, no? Quando all'inizio di una relazione tutto fila liscio, occhi a cuoricino, attenzioni come se piovessero, i difetti dell'altra metà della mela che scompaiono o che troviamo addirittura adorabili).

Il 2018 è appena iniziato e già mi preoccupa, lo sento minaccioso. Sono paranoica ma ci sto lavorando. Vedremo.

Per quanto riguarda le letture, è stato un altro anno dove ho comprato più libri di quanti ne ho letti, ho letto con calma ma con più gusto. Tanto mica dovevo fare la maratona. Ho tenuto un file sul pc per ricordarmi tutto:
  • Libri letti in totale: 10 + 1 non ancora finito. Esattamente come l'anno precedente.
  • 3630 pagine circa. 1670 pagine in meno rispetto all'anno precedente.
  • 6 gialli, un saggio, 2 classici, 1 romanzo rosa e 1 che non so bene come inquadrarlo.
  • 4 autori italiani vs 7 autori stranieri (dei quali 3 inglesi, 2 americane, uno svizzero, un tedesco).
  • 5 autrici vs 6 autori.
  • Da quello che sono riuscita a scovare su internet, solo uno di questi autori era sicuramente minore di trent'anni nell'anno di pubblicazione del libro che ho letto.

Non sono capace di fare promesse che non posso mantenere, neanche a me stessa, perciò dico che in questo nuovo anno spero che non mancherà mai la salute ai miei cari e a me, spero di riuscire a leggere molto, di viaggiare, di capire qualcosa che non ho mai capito, di fare esperienze avventurose che non ho mai fatto, di potermi meravigliare in senso positivo, di vedere cose belle e conoscere belle persone; spero di poter assaggiare delizie che non litigheranno con il mio sistema digerente, di fare l'amore spesso, di vedere più spesso l'amore negli occhi di altre coppie (datate o nuove che siano); spero di non fare come al mio solito e tenermi tutto dentro, per poi scoppiare quando raggiungo il limite: non mi piace litigare, lo trovo noioso, mi annoio a litigare perciò taccio e scompaio/scoppio improvvisamente, invece quest'anno voglio reagire non solo se mi insultano direttamente ma anche per situazioni sgradevoli, pure se litigare è noioso e uno spreco di tempo ed energie. Spero di vedere più spesso la mia migliore amica e non fare una telefonata da 62 minuti come facciamo qualche volta l'anno. Spero nella serenità. Spero di ricordarmi di guardare un cartone animato ogni tanto, così da sentirmi leggera e spensierata per un po', sia i Disney che ancora ricordo a memoria sia quelli che non ho mai visto, come ho fatto la vigilia di capodanno con Aladin e Robin Hood (quest'ultimo non lo avevo mai visto prima, ma è carinissimo pur se ottenuto riciclando disegni di altri film Disney e da allora fischietto la sigla almeno una dozzina di volte al giorno, sentite qui).
E auguro altrettanto a tutti.
Sono troppo pigra per odiare e portare rancore.

Ecco dei peperoncini a caso.

giovedì 14 dicembre 2017

Le offerte quelle belle.

Ormai superato il blocco da "oddio mi ha beccata", voglio condividere ciò che per me sono offerte molto allettanti. Non parlo di sconti sui maglioni che non ne ho mai di abbastanza caldi (il primo che mi dice quanto è bello l'inverno si becca una pagaiata... quando mi sarò scongelata le dita), non sono i prendi due paghi uno sulle barrette di cioccolata al supermercato e non è neanche lo sconto sugli smalti che mi ha fatto venire nostalgia di quando avevo 16 anni e le unghie smaltate di nero (e dopo dieci anni sono tornata ad usarlo). Tutte cose molto belle eh, ma le migliori per me restano le offerte tipo queste della Giunti: tre libri al costo complessivo di 9,90€.


Tre libri a scelta tra quelli che avevano il tagliandino rosso adesivo, per altro con una colla molto facile da togliere senza lasciare tracce o rovinare la sovracopertina. I libri disponibili avevano tra le trecento e le quattrocento pagine circa e sono piuttosto robusti. Mi è capitato a volte di comprare libri con la copertina rigida i cui angoli si ammaccavano facilmente, il che non va assolutamente bene per una come me che legge in qualsiasi posizione su qualunque sostegno, anche mettendo il libro "in piedi" sul tavolo. Si poteva scegliere tra gialli, storici, romanzi e romantici.
Per il mio trio, dopo una selezione di oltre venti minuti tra dieci libri, ho comprato questi. Ve ne parlo brevemente.
Quello che mi è piaciuto di più è il thriller Il gioco del male di Angela Marsons, basato sulla detective inglese Kim Stone, donna forte, intelligente e indipendente ma anche fragile, chiusa e sola, a causa di un brutto trauma subìto da bambina e seguito da altri problemi. Molto lontano dall'essere l'eroe ammirabile, senza macchia e senza paura, Kim affronta qualunque caso che le capita di dover risolvere, compresi quelli diversi tra loro e senza apparenti legami come in questo libro.
Il cattivo colpevole lo si capisce subito, non è occultato, ma è piuttosto interessante vedere cosa può fare una persona sociopatica, intelligente e manipolatrice... Però le prove concrete mancano e la brutta sensazione che Kim ha provato parlando con la psichiatra Alex non basta come indice di colpevolezza; per di più i colleghi la tacciono di paranoia.
Mai sottovalutare il sesto senso di una donna che sa ascoltarlo!
Ho scoperto dopo averlo terminato che fa parte di una saga ma non so sinceramente dirvi se è stata o sarà pubblicata in Italia.

Secondo classificato è l'italiano Fabrizio Santi con Il Settimo Manoscritto. Qui c'è tutto: omicidi, furti, strani rumori e luci provenienti da un appartamento romano, un misterioso personaggio che ingaggia un giovane scrittore in crisi dopo troppo successo per trovare un antico manoscritto rubato, inseguimenti, rapimenti e bibliotecarie carine. Avrei apprezzato un po' di movimento in più ma in fin dei conti la trama è costruita bene e ci sono tanti bei dettagli.

Il terzo libro non mi è piaciuto, l'ho trovato noioso, lento e troppo leggero. La ragazza perfetta di Gilly MacMillan parla della giovane Zoe, che passa dall'essere una bambina prodigio del pianoforte ad assassina di tre coetanei in un incidente. Dopo aver scontato la pena in un carcere minorile, Zoe si trasferisce con la madre, prende il suo cognome e poi vive una vita apparentemente perfetta insieme al patrigno, al fratellastro e alla sorellina neonata, almeno finché non rovina un concerto e poche ore dopo la madre muore. La vita di una famiglia scarognata narrata capitolo dopo capitolo da diverse persone: Zoe, la zia Tess (donna sterile e traditrice), l'avvocato di Zoe (nonché amante di Tess, che a metà libro scopre di essere gravemente malato), lo zio Richard (alcolizzato e fallito nel lavoro) e Lucas (fratellastro di Zoe, abile pianista che vorrebbe però fare il regista, ostacolato dall'irascibile e prepotente padre). Insomma, uno messo peggio dell'altro.
L'unico personaggio sano di mente e privo di traumi è Grace, la neonata.
Non c'è una vera e propria pista criminosa da seguire per trovare l'assassino di Maria, tutto il libro è un racconto di sfighe e dolori vari, volti a far pensare al lettore che vivono tra le mine cariche pronte a esplodere da un momento all'altro. Il finale è molto semplicistico e forse anche azzardato. Per me non è stata una lettura piacevole e non mi sento di consigliarlo. Ovviamente ognuno ha i suoi gusti, potrebbe piacere a qualcuno ma questo qualcuno non sono io. Penso che lo metterò nel mio esiguo gruppo di libri che intendo rivendere.
Chissà quando però. O se li rivenderò davvero!
Intanto vorrei dire alla Giunti: grazie di esistere e di non far parte del gruppo Mondadori.

giovedì 31 agosto 2017

Racconto di due città.

La volta scorsa dicevo che avrei pubblicato un post su un libro con toni molto differenti dal precedente. Confermo le mie intenzioni: questo è una specie di post sull'amore cartaceo.
Racconto di due città, pubblicato anche semplicemente come Le due città, è un romanzo storico scritto da Charles Dickens e sono sicura che se avessi vissuto a Londra nel suo periodo, sarei stata una sua groupie e avrei fatto di tutto pur di lavorare con lui. Lavorando meno di fantasia, potrei anche dire che mi sarei appassionata di più alla letteratura scolastica se avessimo studiato Dickens anziché Manzoni, che a detta di un mio prof dell'epoca "Manzoni era un gran trombone", nel senso che era un ampolloso logorroico col panzone.
Sto divagando, mi concentro.
Dickens, dunque. Oh che dire, sono innamorata di questo scrittore! Così come mi sono innamorata di Sydney Carton, il vero protagonista del romanzo pur apparendo meno di altri, l'avvocato londinese che ha perduto l'anima, non si sa come e quando, tra abusi d'alcool e interessi terreni triviali ed effimeri. Non gli importa di cambiare, di provare ad essere un uomo migliore (non saprebbe neanche come fare), pensa di non meritare di essere una brava persona, rimane convinto che nulla possa salvare la sua anima ormai corrotta dai troppi vizi. Neanche quando conosce e si innamora della bella Lucie Manette crede di meritare qualcosa di buono, si crede ormai finito, perduto. Lo dice anche a lei in uno straziante pezzo:

[...] Se avrete la pazienza di ascoltarmi un altro po', tutto quello che voi potete fare per me sarà fatto. Io desidero che sappiate che voi siete stata l'ultimo sogno dell'anima mia. Nel mio precipizio non sono andato tanto in giù che la vista di voi con vostro padre e di questa casa, resa da voi qual è, non abbia ridestato in me delle vecchie immagini che credevo svanite. Dal giorno che vi ho conosciuta, io sono stato turbato da un rimorso che non credevo mi avrebbe più assalito, e ho udito dei bisbigli di vecchie voci, che credevo non avessero più fiato, incoraggiarmi a salire. Ho sentito risorgere in me qualche idea di darmi da fare di nuovo, di cominciare da capo, di riscuotermi dalla pigrizia e dalla sensualità, e di combattere di nuovo la battaglia abbandonata. Un sogno, tutto un sogno, che si dissolve in nulla, e lascia il dormiente dove giaceva addormentato; ma desidero che voi sappiate che è stato ispirato da voi.-
-Non ne rimarrà nulla? O signor Carton, pensate un po'. Provate ancora.-
-No, signorina Manette; per tutto questo tempo, mi son persuaso d'essere immeritevole. E pure ho avuto la debolezza, e ho ancora la debolezza di desiderare che sappiate che col vostro dominio mi avete improvvisamente, mucchio di cenere qual sono, trasformato in fuoco... un fuoco, però, nella sua natura inseparabile da me, un fuoco che non ravviva nulla, non illumina nulla, non serve a nessuno e pigramente si consuma. [...]
Il massimo bene che potete farmi ora, signorina Manette, sono venuto a raccoglierlo qui. Che io, per tutto il resto della mia sciagurata vita, porti il ricordo di aver aperto il mio cuore a voi, l'ultima persona al mondo alla quale l'avrei aperto; [...]
che la mia ultima confessione l'ho fatta a voi, e che il mio nome, le mie colpe e le mie infelicità furono pietosamente serbate nel vostro cuore. E che il vostro, d'altra parte, possa essere sgombro di preoccupazioni e felice!-
Egli era così dissimile da quel che s'era sempre mostrato, ed era così triste pensare a quanto aveva dilapidato e a quanto ogni giorno lasciava inerte o guastava, che Lucie Manette piangeva dolorosamente per lui che se n'andava.

C'è disperazione in queste pagine, e dolore, romanticismo, l'essere vittime e carnefici di se stessi. Nonostante il suo forte amore per lei, Sydney non osa aver dubbi sulla sorte della propria anima, è perduta e neanche l'amore può salvarlo; anzi, è convinto che la propria presenza nel cuore di Lucie possa influenzare il buon cuore di lei e corromperla, portarla in basso nel fango insieme a lui. Perciò Sydney la lascia andare, assiste senza far nulla alle nozze di lei con Charles Darnay, un parigino emigrato a Londra come lei, un uomo dall'aspetto così simile a lui da farlo scagionare da un processo, ma così diverso per la qualità del suo carattere e del suo onore. Penso ci sia una grande, dolorosa lezione in questo atto di altruistico sacrificio: anteporre il bene altrui al proprio, dare il proprio meglio alla persona amata prima di pretendere questo dall'altro. E penso che se entrambe le persone di una relazione avessero queste intenzioni, si avrebbe uno status più saldo ed equilibrato.
Questa è la parte più sentimentale del libro, ma c'è molto di più. Lo si evince già dalle prime righe.


Si tratta dunque principalmente dell'analisi del periodo storico (presa della Bastiglia, anni del terrore), di cose che generalmente non vengono descritte con precisione nei libri di storia scolastici. Ci fanno sempre le lezioncine su come aristocratici, regnanti e clero francesi fossero cattivi e persecutori con il popolo, ridotto sempre più alla fame, alla malattia e alla miseria, e di come ad un certo punto giustamente il popolo s'è fracassato i gabbasisi di stare lì fermo a subire e a morire come se la loro vita poiché umile non valesse un cazzo, perciò si sono ribellati fino a uccidere re, regina, principini e una vagonata assurda di aristocratici e così hanno ottenuto uguaglianza, fratellanza e libertà. Ma c'è di più.
Non ci fanno imparare le pagine di orrore quotidiano, di mattanza di esseri umani, di come il popolo si sia trasformato da oppresso a oppressore, da giudicato a giudicante, come il sogno di uno stato giusto si sia infranto già ai suoi albori. Non ci vuole molto a capire che sono cambiate soltanto le figure ma che il senso è lo stesso: il potere a pochi, la giustizia manipolabile e violenta. Bastava infatti la parola di un cittadino qualunque e il sospetto che una persona fosse della nobiltà o un sostenitore dell'aristocrazia per mandarla alla ghigliottina. Non ci si poteva fidare di nessuno e nessuno poteva ritenersi immune. Da un momento all'altro chiunque, che fosse una sarta, un panettiere o un soldato, poteva essere trascinato via dai berretti rossi dei "patrioti", messo davanti ad una giuria di finti pari amanti del sangue e poi trascinato al patibolo così, senza possibilità di difendersi e di essere creduto.
Anche allora come oggi, è la paura di un pericolo incombente che ci fa agire. Sono il sospetto e la paura che ci muovono. Il problema è che la storia viene scritta dai vincitori, e pur di avere un bel finale si omettono dei dettagli. Ebbene, Dickens non omette nulla di questi orrori nei suoi esempi di vita vissuta, nella descrizione di vicoli bui e fetidi, di case diroccate, di povera gente morta di fame e di stenti, del circolo di comari che prendevano nota dei misfatti causati dai potenti cucendoli nei loro lavori a maglia, di colpevoli e innocenti ugualmente ammassati e massacrati come un gregge diretto al macello. Nel suo modo crudo ma non eccessivamente cruento di narrare, Dickens è riuscito a farmi respirare prima l'aria della miseria di Parigi, poi il brivido della rivoluzione incombente; ma anche il sollievo di essere arrivati incolumi a Londra, la paura nel tornare in Francia nel dopo guerra, la speranza più volte tradita di riuscire a salvare la pelle.
All'inizio c'è la paura e le vertigini della giovane Lucie, che scopre che il padre non è deceduto come le aveva raccontato la madre, ma che era stato portato via dai soldati senza dargli possibilità di parlare alla famiglia, senza neanche dirgli mai in tanti anni di prigionia i motivi che lo avevano fatto portare alla Bastiglia in isolamento e senza aver ricevuto una visita, o un po' di aria.
Una volta ritrovato il padre, un altro dolore: gli anni di isolamento avevano fatto impazzire il padre, che da giovane e brillante medico si era trasformato in un vecchio calzolaio senza cervello. Ma grazie alle cure di Lucie, che porta il padre al sicuro a Londra e continua a curarlo con amore e dedizione, il padre ritrova se stesso, oltre alla figlia che non sapeva di avere.
In questa atmosfera i Manette conoscono Darnay e Carton e le loro vite si intrecciano, nel bene e nel male.

Mi fermo, non vorrei rivelare troppo, già sto scrivendo troppo. Ma è davvero un bel libro, anche meglio di Grandi speranze che pure ho adorato.

Au revoir!

lunedì 7 agosto 2017

La verità sul caso Harry Quebert.

La verità su questo libro di Joel Dicker è che la trama ha buoni elementi, ci sono delle belle idee, la maggior parte dei capitoli finisce con una imbeccata che letteralmente ti costringe a leggere il capitolo seguente. Praticamente nel finale di un capitolo lancia un sasso, una piccola scoperta, poi l'autore nasconde la mano in una pagina bianca. Il capitolo successivo si apre con una citazione tratta dal passato dei due protagonisti, segue altro vuoto bianco e sfogliando ancora riprende la direzione del sasso lanciato, con calma.
Eppure, nonostante tutti questi aspetti positivi, il libro non mi ha catturata come supponevo.
Ogni volta che entravo in libreria il mio sguardo veniva calamitato verso La verità sul caso Harry Quebert, tanto che alla fine, tra mille prendi e lascia, il mio ragazzo me l'ha comprato.

Mi affascinava l'idea che uno scrittore emergente in pieno blocco creativo, Marcus Goldman, si prestasse a fare il detective per trovare le prove dell'innocenza del suo mentore e amico Harry Quebert, anch'egli scrittore, di lunga fama. Harry è stato accusato dell'omicidio di Nola Kellergan, una ragazza di quindici anni scomparsa trentatré anni prima, dopo essere stata avvistata al limitare di un bosco inseguita da un uomo, ritrovata poi seppellita nel giardino della sua villetta. Marcus, convinto della sua innocenza e della purezza dei sentimenti che tre decenni prima aveva legato Harry e Nola, cercherà di venire a capo di questo mistero. Infatti la polizia non aveva sospettati, si aveva solo l'avvistamento di una macchina sospetta che gli agenti non erano riusciti a fermare. Marcus parlerà con tutti quelli che conoscevano la ragazza, a detta di tutti simpatica, gentile, educata, bella e quant'altro di buono. Ma più si va avanti e più la vita di Nola risulta torbida.
Nelle sue ricerche, che lo portano a scrivere un libro per un fantastico guadagno, ci sono delle falle: piste non seguite, che ogni spettatore di CSI o Criminal Minds avrebbe pensato necessari per la riuscita di un vero caso giuridico. Ma l'autore forse doveva aggiungere qualche altro colpo di scena al suo libro, oppure senza questo fraintendimento sarebbero mancate un centinaio di pagine, rendendo il libro "troppo leggero"; almeno sotto il punto di vista strettamente fisico.
La scrittura è semplice e scorrevole, la ricerca della verità va avanti a piccoli passi, però non è riuscito a coinvolgermi. Manca una certa vivacità nel filo del discorso, non saprei spiegarmi meglio. Ogni due pagine mi ritrovavo a pensare "Oh ma perché siamo ancora qua?!". Non certo una frase promettente.


Alla fine dei giochi, credo che il successo di questo libro sia riconducibile allo stesso motivo per cui il libro di Marcus ha avuto successo, e la parola chiave è: MARKETING.
Marketing, signori, l'arte del saper vendere.
Dalle sue stesse parole si può leggere:
(l'editore di Marcus:) "Tu, piuttosto, sei un tenero cacciatore di farfalle, un sognatore che saltella sul prato in cerca di ispirazione. Ma se mi scrivessi un capolavoro sul Sudan, io non lo pubblicherei. Perché la gente se ne fotte! Se ne fotte allegramente! E quindi sì, puoi considerarmi una carogna, ma io non faccio altro che rispondere alla domanda del mercato. Del Sudan non gliene fotte niente a nessuno, c'è poco da fare. Oggi si parla di Harry Quebert e di Nola Kellergan dappertutto, e bisogna approfittarne: tra due mesi si parlerà del nuovo presidente, e il tuo libro avrà smesso di esistere. Ma ne avremo vendute tante di quelle copie, caro Goldman, che a quel punto te la starai spassando alla grande nella tua nuova casa alle Bahamas."
In effetti, Barnaski era un vero campione dell'occupazione dello spazio mediatico. Tutti parlavano già del libro, e più se ne parlava, più lui ne faceva parlare moltiplicando le campagne pubblicitarie. (...)
"Marcus, sai quanto costa un singolo cartellone pubblicitario nella metropolitana di New York? Un patrimonio, ecco quanto costa. Si sborsa un'enorme quantità di denaro per un cartellone con una durata limitata e un altrettanto limitato numero di persone che lo vedranno: occorre che quelle persone siano a New York e prendano la metropolitana in quella stazione e in un preciso lasso di tempo. E invece ormai basta suscitare l'interesse in un modo o nell'altro, creare il buzz, come si dice in gergo, far parlare di sé e contare sulle persone affinché parlino di te sui social media, e così hai accesso a uno spazio pubblicitario gratuito e illimitato. Da un capo all'altro del mondo, migliaia di persone, senza neanche rendersene conto, provvedono a farti pubblicità su scala planetaria. Non è pazzesco? In pratica, gli utenti di Facebook sono degli uomini-sandwich che lavorano gratis. Sarebbe da idioti non approfittarne."
"Come hai fatto tu, no?"
"Offrendoti un milione di dollari? Esatto. Sborsa un ingaggio da NBA o da NHL a un tizio perché scriva un libro, e puoi star sicuro che tutti parleranno di lui."

Quindi basta saper esasperare un dettaglio, sbandierarlo ai quattro venti, poi aspettare che il seme si depositi e che germogli da solo sul terreno dei social media. Il punto ormai non è più scrivere qualcosa di memorabile, significativo, che resista al tempo mantenendo la sua vitalità. No, quello che conta è vendere e se vuoi vendere qualcosa deve essere qualcosa che la massa vuole. E la massa di questi tempi si concentra sui social media.
Un po' disillusa dopo queste (ed altre) amare riflessioni, ho deciso di leggere qualcosa che avesse almeno cent'anni. L'ho fatto, ma ne parlerò un'altra volta e con tutt'altri sentimenti: di quel libro me ne sono innamorata.

giovedì 20 aprile 2017

Libri e lentezza.

Le mie letture ultimamente vanno molto a rilento, temo infatti che leggerò ancor meno libri rispetto agli anni precedenti, ma c'è qualcosa d'altro che va ancora più a rilento: me che scrivo post sulle mie letture. Forse è il caso che io dia una smistata agli affari letterari.
Non che io mi definisca una critica letteraria, eh. Sono solo una appassionata della parola scritta che in vita sua ha letto circa due centinaia di libri (alcuni riletti innumerevoli volte). Perciò delle letture dello scorso anno mi resta da spendere qualche parola su una manciata di racconti. Che dire, sono stata piuttosto lavativa in questo settore. Però ho sistemato una parte dei miei libri, circa un quarto.



Ora, il primo su cui mi soffermo brevemente è Il cacciatore di ossa, di Stuart MacBride. E dico "brevemente" perché il bigliettino allegato l'ho perso e si tratta di un libro prestato (e quindi restituito al legittimo proprietario), nel luglio 2016. La storia si basa sulle vicende del detective Logan McRae, caduto in disgrazia dopo aver risolto un caso difficile perché in una missione da lui guidata un suo collega viene ferito e in seguito al coma muore. Così Logan viene affidato dal suo capo ad un gruppo di agenti noti per essere gli sfigati falliti del dipartimento, capeggiato dalla lesbica più grezza e dal vocabolario più scurrile che io abbia mai incontrato. Logan si ritroverà quindi a dover risolvere un caso o a rischiare il suo posto di lavoro; il delitto riguarda una prostituta crudelmente picchiata e nessuna pista da seguire. Contemporaneamente, l'ispettore Insh, un gigante ripieno di caramelle, chiede a Logan di dare una mano anche in un altro caso: un piromane che prova piacere nel dare fuoco alle case dopo aver sigillato al suo interno gli abitanti. Un poliziesco "carino, leggero".


Dopo è stato il turno di Jack&Jill, scritto da James Patterson. Questo mi è piaciuto molto! Ci sono tanti eventi, tanti colpi di scena, con un finale che sembra non voler finire mai e non lasciare più tranquilli. La trama: una coppia di assassini uccide personaggi famosi e di rilievo a Washinton, come senatori e altri politici, attori, ricconi di varia specie; in ognuna delle scene del crimine viene trovata una poesia firmata Jack & Jill, che ammette il delitto, che lo giustifica e promette di compierne altri fino ad arrivare al vero obiettivo: il presidente degli Stati Uniti. Per cercare di identificarli collaborano forze di polizia, federali e servizi segreti. Tutto ciò che riescono a capire è che, per il modus operandi, uno dei due deve essere un ex mercenario della CIA sfuggito al controllo. Anche perché "Jack e Jill" sono gli pseudonimi che la sicurezza utilizza per indicare il presidente e sua moglie. Nel frattempo il detective Alex Cross si dedica anche ad un'altra indagine, che vede come vittime dei bambini che frequentano la stessa scuola dei suoi figli, bambini prima circuiti per essere portati in luoghi riparati e poi colpiti senza pietà con mazze da baseball. Libro consigliato, anche per chi non sopporta le descrizioni cruente e troppo dettagliate di un delitto (niente splatter insomma).


Dalla mente di Elizabeth George, ho letto un bel malloppo di oltre settecento pagine in caratteri minuti. Cercando nel buio è un affare losco, che riguarda l'investimento volontario e omicidio di Eugenie Davies, madre di un noto ex bambino prodigio del violino ora ventenne, Gideon, il quale nello stesso periodo soffre di un complicato blocco dell'artista: durante un concerto si blocca e da quel momento in poi non riesce più a suonare, né tantomeno a prendere in mano il suo prezioso violino. Le indagini vanno molto a rilento, ma pian piano gli altarini si scoprono: uno dei pezzi grossi della polizia aveva già conosciuto Eugenie, in quanto aveva partecipato alle indagini sulla morte per annegamento della figlia con la sindrome di down (dove i pregiudizi hanno svolto gran parte nella sua conclusione, indicando come colpevole Katja Wolf, la bambinaia tedesca dal passato mirabolante, scappata dalla Germania dell'est tramite mongolfiera). In questo tomo ci sono molti personaggi ma poche svolte, la storia volge lentamente. Le svolte più succose vengono fuori dalla terapia psicoanalitica di Gideon: la terapista lo convince a scrivere tutto ciò che ricorda della sua infanzia e all'inizio ciò che gli viene in mente è davvero poco. Non ricordava neanche l'esistenza di sua sorella, quindi neanche del processo, di Katja che era appena incinta e delle varie relazioni che c'erano in casa. Nella casa abitavano insieme al nonno con terribili crisi di furore dovute al trauma della prigionia durante la guerra, la nonna che badava agli "episodi" del nonno, una madre che dapprima fa il doppio lavoro (per allevare il piccolo genio di Gideon occorrono soldi) e dopo la morte della figlia svanisce, un padre che per non deludere il suo genitore fa di tutto per far diventare Gideon un pezzo grosso, James l'Inquilino che torna anche nell'indagine per l'omicidio di Eugenie (guarda caso la donna viene investita nella via dove lui abita ed è proprio lui a trovarne i resti), Raphael il maestro di violino e l'istitutrice Sarah Jane, perché le lezioni di violino sono tali da non consentire al bambino di andare a scuola normalmente. Così, in un tenore di vita fatto di fatiche e silenzi, procede l'infanzia di Gideon, dove la terapista lo conduce per trovarvi la causa dei suoi blocchi. Più che un romanzo poliziesco questo mi è sembrato un racconto di vite vissute, ognuno con una trama a sé, con i suoi misteri e segreti, alcuni terribili, altri comuni.


Lo stesso si può dire di Giochi d'ombra di Charlotte Link. Il miliardario ereditiere David invita per Natale quattro dei suoi ex amici nella sua tenuta, non per riallacciare i rapporti bensì per scoprire chi tra loro ha intenzione di ucciderlo e chi è stato a mandargli lettere con minacce di morte. Lui sa benissimo che ognuno di loro, persino la sua fidanzata, ha dei buoni motivi per volerlo morto. Ma David non avrà tempo di scoprirlo, perché dopo la cena viene ucciso da un colpo della sua stessa pistola. La situazione fa tanto "Agatha Christie".
Le indagini quindi portano al racconto di vita di ognuna di quelle cinque persone. La mite Mary vive una vita degradante con un marito violento, alcolizzato e che non l'ha mai amata, l'ha sposata solo perché il padre di lei lo ha pagato; tutto perché David l'aveva lasciata da sola in un pub durante un blitz della polizia, lei si era fatta abbindolare da uno sconosciuto che l'ha messa incinta e poi abbandonata. Per colpa della codardia di David, Steven è passato da figlio di papà a plurigaleotto, Natalie è stata violentata da dei ladri assassini. L'orgogliosa Gina, per una serie di circostanze sempre legate a David, perde l'amore della sua vita. E infine Laura, la sua fidanzata, che David tiene in pugno facendo leva sulla paura di lei di tornare a vivere tra povertà e degrado. Cinque persone dunque potrebbero volere la morte di David, ognuna indica David come colpevole della propria miserevole vita. Solo una persona alla fine gli da la morte, ma nonostante i ladri che erano entrati quella notte per svaligiare l'appartamento, i sospetti delle forze dell'ordine non si limitano ai ladri ma soprattutto agli invitati. Ho fatto un giro on line perché non riuscivo a ricordare un nome e mi sono accorta di aver letto solo belle parole per questo libro; mi sento però di scostarmi dal coro. Questo libro non è per niente un thriller psicologico. Comunque è pur vero che i fattori psicologici sono la parte fondamentale di questo libro: non si tratta di trovare un colpevole di omicidio, quanto di trovare le motivazioni che hanno spinto all'odio unanime verso una sola persona; ogni indagato, ogni racconto, ogni vita sono solo tessere di un puzzle, tutto sembra tendere verso la fine. In poche parole, sin dall'inizio delle indagini la sensazione è che basta leggere per trovare il colpevole, senza intoppi, senza troppe appendici, senza che nulla venga nascosto o intralciato. E così si arriva alla fine, persino piacevolmente. Ho voluto segnare un appunto, tratto dal libro, su cui mi sono fermata spesso a riflettere (Natalie, giornalista strafatta di antidepressivi e valium per tenere a bada le sue fobie):

Ho pensato a un famoso romanzo di Thornton Wilder "Il ponte di San Luis Rey". Un ponte crolla, e cinque persone, che non hanno nulla a che fare l'una con l'altra e che si trovano per caso in quello stesso momento sul ponte, muoiono. Scavando nelle loro vite, si capisce chiaramente perché dovessero morire tutti e cinque quel giorno e in quel preciso istante su quel ponte. Nel romanzo la parola più ricorrente è la colpa, perché nella vita dei cinque, c'è sempre qualcuno che li accusa di qualcosa, che crede che ciascuno di loro sia morto per qualcosa che ha detto o fatto, come se dovessero morire per colpa della loro condotta. Ma la conclusione del libro lascia intendere che la domanda non è di chi è la colpa. Le domande possiamo porle solo al destino, e probabilmente non riceveremmo alcuna risposta. No, anzi, sicuramente. Dobbiamo farcene una ragione. Anche tu Gina.
Gina rimase in silenzio, ma Natalie lesse nei suoi occhi che aveva capito, che lo aveva capito già da tempo ma che, ciononostante, non avrebbe saputo dire perché tutto quel dolore non accennava a sopirsi.


Questo è quanto per il 2016, penso di non avere altre questioni sospese. Parlerò un'altra volta del libro che ho letto a cavallo del cambio di cifra. Au revoir!

giovedì 19 gennaio 2017

Ricominciamo.

Prima di fare un riepilogo del 2016 ho voluto aspettare almeno la seconda settimana di gennaio, poiché è stato un mese piuttosto impegnativo che ha compreso festeggiamenti per: un anno di relazione, natale, capodanno e compleanno. Tutto nell'arco di trenta giorni circa, un periodo fatto di ingozzamenti e di spaparanzamenti su divani che hanno portato a cambiare buco alla cintura. Ma, cosa buona e giusta, non rimpiango nulla, né il bis di risotto né le due fette di cassata siciliana, neanche tutto quello che c'è stato di altro sulla tavola. E al diavolo la palestra, preferisco essere "morbida" ma felicemente cioccolatosa.
Nota doverosa: probabilmente è l'alto tasso di colesterolo a parlare, quindi non so come la prenderò quando mi sarò effettivamente resa conto del cambiamento della mia mole.


Con me il 2016 è stato generoso: sono stata spesso molto felice e poche volte molto infelice. Il mio umore è sempre ciclico, ma i periodi buoni ora durano più dei periodi bui. Mi mancherà il 2016, era da tanto tempo che non stavo così bene.
Ho imparato a non combattere la malinconia quando mi viene senza preavviso, senza motivazione: li considero ancora inutili dimostrazioni della mia debolezza, ma ho accettato che tutti a volte sono deboli e che non c'è nulla di male. Avere il mio Quasi-Ingegnere a sostenermi mi ha molto aiutata.
Mi fa vedere le cose da una prospettiva diversa, il ché è bene.
Ho pure capito di essere dotata di una quantità di pazienza molto al di sopra di quanto credessi. La cosa bella è che lui non se ne approfitta mai, ad eccezione dei dieci giorni che precedono i suoi esami universitari. Ma poi si fa perdonare. Il ché è bene.
Ho imparato che dimostrare tenerezza e affetto non è una forma di debolezza e ho smesso di credere che la gente possa utilizzarla come un'arma contro di me. Di sicuro le persone che tengono a me non la useranno per deridermi o farmi del male. Ci ho solo messo un paio di decenni a capirlo. Ed esiste una foto, dove si vede benissimo che sono io quella che abbraccia un amico, quindi ho una prova.
Aprirmi mi riesce meno complicato, ma parlare qui, sulla bloggosfera, mi viene ancora più semplice che nella realtà... comunque ho fatto enormi passi in avanti dal 2011 ad ora anche grazie alla bloggosfera.
Ho scoperto che in casi rari si può avere un bravo fidanzato e anche dei bravi suoceri. La cosa più bizzarra è che sono io, proprio io, il fortunato essere umano ad avere un bravo fidanzato e dei suoceri adorabili. Sono creature dalla bellezza mitologica!
Perciò e percome, questo 2016 l'ho voluto bene, nonostante i brutti scherzi che mi ha giocato e di cui mi fa ancora male parlare. Ma Nonna sta bene, adesso, quindi continuo ad amare queste quattro cifre, sperando di ripetere il miracolo.


Anche per i libri ci sono stati degli alti e dei bassi.
Gli alti sono tutti i libri che mi sono stati regalati (ben quattro, di cui uno che cercavo da un paio di anni), grazie a quell'anima pia e di maniche larghe del mio Quasi-Ingegnere. I bassi sono che, rispetto al 2015, ho letto piuttosto poco. Ecco un riassunto comparativo:
  • Libri letti in totale: 10 + 1 non ancora finito. 16 in meno rispetto all'anno precedente.
  • 5300 pagine circa. 4400 in meno rispetto all'anno precedente.
  • 7 thriller/gialli, il migliore dei quali direi a parimerito Il suggeritore di Donato Carrisi e Follia profonda di Wulf Dorn.
  • 3 romanzi di varie tipologie, il migliore è il romance storico Shanna di Kathleen E. Woodiwiss.
  • 1 classico, che è stato Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas.
  • 1 autore italiano.
  • 9 autori stranieri (di cui 3 americani, un francese, un inglese, uno scozzese, uno svizzero e due tedeschi).
  • 6 autori e 4 autrici.
  • solo 1 aveva meno di trent'anni alla pubblicazione del libro che ho letto.

Non male, ma neanche bene. Troppi libri in casa mia aspettano il loro turno per essere letti! Ma questi miei amici silenziosi aspetteranno con pazienza, cosa che non fanno i miei amici in carne ed ossa, o il Quasi-Ingegnere. Mi sa che le mie priorità sono cambiate, anche io sono cambiata, ma in fondo sono ancora Maya, sono io. E tornerò.

giovedì 29 dicembre 2016

Il Conte ed altri conti in sospeso.

Sono abile, che dico, abilissima a procrastinare.
Tipo che se ci fossero delle gare di procrastinazione non mi qualificherei neanche, perché ovviamente avrò procrastinato il momento di compilare il documento di partecipazione fino a quando (ops!) sarà scaduto il tempo massimo per le iscrizioni. True, sad story: sul sito della Virgin Radio qualche mese fa si poteva vincere un super cofanetto degli Iron Maiden semplicemente iscrivendosi al sito e rispondendo a qualche domanda. Ecco, un giorno mi sono detta "Basta! Nessun impegno mi deve più distrarre, nessuna pigrizia mi deve fermare stavolta", vado sul sito, mi iscrivo, leggo il regolamento e... boom! Il concorso era terminato la settimana prima. E ogni tanto penso ancora a quella fortunata persona che si è portata a casa gratis quel... super... meraviglioso... cofanetto degli Ir...
Scusate non ce la faccio (dove sono i dannati fazzoletti?!).
Sigh.



Qualche mese fa, ho finito di leggere il Conte di Montecristo (qui sopra nella mia splendida versione) e volevo scrivere un post tutto dedicato all'opera di Alexandre Dumas (padre, bisogna specificare; l'autore aveva un figlio, per chi non lo sapesse, non solo omonimo ma anche lui scrittore). Mi ritrovo qui così tanto tempo dopo aver procrastinato che ormai le sensazioni si sono affievolite, facendomi perdere la verve e l'entusiasmo derivato dall'aver finito un bel libro, perdendo nel frattempo anche il foglietto con gli appunti. Perciò sono scomparse le frasi che avevo estrapolato per citare e per condire il mio post sul coraggioso Edmond Dantès. Indi per cui, avendo ormai poco da dire, ho pensato di leggere qualche altro libro e raggruppare così le mie letture. Ma procediamo con ordine.

Edmond Dantès è un giovane marinaio, innamorato della bella catalana Mercédès, in vista di una gratificante promozione che, malgrado il suo carattere docile, buono e socievole, desta le antipatie e le invidie di alcune persone a lui vicine: il vicino di casa (un sarto) è Gaspard Caderousse e lo invidia per il denaro che riceverà dalla sua promozione a capitano, Fernand Mondego lo odia perché è innamorato della sua fidanzata, Danglars lo invidia per la promozione che Edmond ha ottenuto e a cui lui aspirava da tempo.
Fernand e Danglars, riuniti ad una tavola dove assiste anche un ubriachissimo Caderousse (e perciò poco in grado di intendere e di volere), escogitano un piano per liberarsi del nemico comune: scrivono una lettera e lo denunciano come bonapartista, cioè un partecipante al complotto mediante il quale far scappare Napoleone dall'Isola d'Elba, dove era stato esiliato, e farlo tornare al trono di Francia. La lettera arriva sino al magistrato e sostituto procuratore Gérard de Villefort, il quale, per sposare la figlia di un ricco marchese e salvare suo padre (che è un attivo bonapartista), decide di condannare Edmond alla prigionia nel Castello d'If per tutta la vita, nonostante sappia che Edmond è innocente. Senza neanche spiegarne le ragioni, durante la notte Edmond viene portato nell'isola della prigione e vi rimane chiuso, disperato e quasi annientato, per 14 anni.
In prigione Edmond conoscerà un altro prigioniero incarcerato a vita, che si trova come lui nei sotterranei e che lo salverà dalla sua decisione di morir di fame. L'abate Faria scavava dei tunnel sotterranei sperando di giungere al di fuori della fortezza, invece si ritrova nella cella di Edmond. Dopo le prime esitazioni, i due diventano più che amici, Edmond lo considera un padre, il vecchio gli insegna tutto ciò che sa su svariati argomenti, nel frattempo continuano a scavare tunnel per cercare la salvezza. L'abate però è anziano e malato, dopo un attacco muore. Nonostante il dolore, Edmond è abbastanza lucido da capire che l'abate è l'unico modo che ha per scappare incolume e senza causare la morte di alcuna guardia: si sostituisce al corpo del morto, progettando di scappare. Ciò che non sa è che i morti del Castello d'If non venivano sepolti, bensì gettati in mare. Lotterà con la zavorra che lo porta a fondo e con la tempesta fino a rifugiarsi su uno scoglio, dove verrà raccolto da una barca di passaggio. Da qui inizierà il suo viaggio che lo porterà ad arricchirsi grazie ad una leggenda fortunatamente vera (che Faria gli aveva raccontato con precisione) riguardo l'isola di Montecristo; ci vorranno decenni per farsi una cultura vastissima, diverse esperienze e per raccogliere tutte le informazioni sui suoi nemici. Infatti, come credo sia noto, l'intento di Edmond è di vendicarsi. E chi avrebbe potuto dargli torto? Era innocente, non aveva fatto del male a nessuno, eppure si era ritrovato intrappolato a vita in una minuscola cella sempre al buio, non sapendo i motivi della sua condanna, senza neanche essere informato della morte del padre, dovuta al dolore e alla miseria nella quale era caduto. Quindi, con le ricchezze, le conoscenze e le informazioni di cui era entrato in possesso, si vendicherà ad uno ad uno di tutti quelli che gli avevano rovinato la vita.
Ci sono davvero tanti personaggi, ognuno diverso per storia, indole, morale, estrazione sociale, intenti; alcuni sembrano "inutili", come se l'autore volesse solo raccontare molte storie all'interno della trama, invece in qualche modo ognuno di loro svolge un ruolo fondamentale per Edmond, facendolo arrivare ben oltre i suoi propositi. Libro lunghissimo (circa novecento pagine), all'inizio magari un po' lento, ma con determinazione si può leggere benissimo e restarne alla fine anche piacevolmente coinvolti.

Dopo tanta fatica, ho pensato di leggere un libro che avevo già letto tempo fa, di tutt'altro genere, e che mi ha portato di seguito a leggerne un altro dello stesso autore, due thriller. Lui è il tedesco Wulf Dorn e i libri sono La psichiatra e Follia profonda. Sarò breve, anche perché mi sono resa conto che ho scritto più di quello che avevo immaginato. La psichiatra si incentra sulla storia di Ellen, una psichiatra che si occupa di una paziente terribilmente traumatizzata, spaventata, sporca e picchiata, che blatera di un Uomo nero che la cerca e la troverà per farle del male e che se la prenderà anche con Ellen se cercherà di aiutarla. Ma Ellen non può fare a meno di aiutarla, facendosi trascinare sempre di più nel baratro, fino a farle dubitare di se stessa e di chi la circonda. La paziente non solo scompare dalla sua stanza nel reparto psichiatrico più controllato, ma nessun altro l'ha vista o ne ha sentito parlare, non esistono cartelle né tracce all'interno della sua stanza; come se non fosse sufficiente, Ellen inizia a ricevere telefonate minatorie dall'Uomo nero, che la costringe a cercarlo, a capire chi sia, se vuole salvare la sua paziente. A me è piaciuto molto, non avevo mai letto niente di simile; anche se avevo capito parte del finale già un centinaio di pagine prima, mi ha colta di sorpresa.
Follia profonda ha, come il precedente, una vena oscura, ansiogena e persecutoria: il concetto di base è lo stalking. Lo psichiatra Jan Forstner riceve delle lettere e in seguito delle telefonate da parte di una sconosciuta che dice di amarlo, gli spedisce disegni e rose come regali ed è convinta che lui ricambi questo sentimento (nei sogni di lei, Jan è colui che la ama e che la libererà dalla sua prigione mentale), ma stare insieme per loro è impossibile. Per il momento. Infatti lei ha un piano, dove l'eliminazione della fidanzata Carla è solo l'inizio.
Ricordo che la prima volta che lo lessi non mi fece dormire per alcune notti. Riflettiamoci: in qualsiasi luogo e circostanza, potenzialmente chiunque incontriamo nella nostra vita, qualunque sconosciuto senza volto e senza nome sullo sfondo indistinto della nostra esistenza, potrebbe avere delle serie turbe psicologiche, pur non mostrandone alcun segno in superficie. Questo soggetto ignoto X potrebbe vedere in noi qualcosa, qualcosa che lo faccia sentire legato a noi intimamente; potrebbe innamorarsi di quell'amore malato e immaginario, convincersi persino che un nostro sorriso casuale sia stato un segnale diretto proprio a lui, proprio a X, un modo per dirgli "So cosa provi, per me è lo stesso". Ditemi se tutto questo non è agghiacciante, oh.
Ecco, secondo me questo libro è agghiacciante e adrenalinico. Non mi dilungo troppo, ci sono troppe sorprese, troppe cose che fanno pensare in questo libro, che devo ammettere mi è piaciuto più del precedente.


Poi ovviamente, è tutto soggettivo, per cui se qualcuno volesse commentare in senso negativo questi libri è libero di farlo (purché spieghi le sue ragioni con civiltà e senza limitarsi a dire che fa schifo che non è piaciuto).

Tornerò chissà quando con altri libri e/o con altre storie.

giovedì 3 marzo 2016

Angolo libro 2016: Febbraio.

Mese breve ma intenso, questo febbraio; per due terzi solo cose belle, allegria, piccoli bei viaggi, compagnie piccole o grandi, un rapporto che continua a crescere, e quant'altro. Il restante terzo è un vero e proprio schifo. Sono stata mordicchiata dal cane di un'amica (piccola bestia assetata di sangue!) a tradimento, attaccata vilmente alle spalle, ma tutto sommato se questo fosse stato il picco dello schifo sarei stata contenta. Purtroppo le condizioni di salute di mia nonna sono improvvisamente peggiorate e non si sa, nei prossimi giorni, cosa potrebbe accaderle... Il destino è in mano a un gruppo di medici.

Cercando di sfuggire alla rude realtà, ho finito di leggere un libro iniziato a gennaio che era finito abbandonato per quasi tutto febbraio. Il libro è Shanna, di Kathleen E. Woodiwiss, datato 1977 e letto innumerevoli volte (non avere la patente né il motorino portava a rileggere continuamente gli stessi libri). Questo non è il classico romanzetto rosa. Ambientato nella prima metà del Settecento, vediamo Shanna Trahern, una ragazza molto ricca, molto bella e molto nervosa nella sua carrozza, diretta al carcere di Newgate per trovare marito. Si vede che non esisteva ancora Marta Flavi e la sua agenzia matrimoniale.
Il padre l'aveva mandata a Londra con un preciso scopo: trovare un marito con un titolo nobiliare, altrimenti avrebbe scelto lui un uomo e costretta a sposarlo. Il termine del periodo concesso dal padre è scaduto e lei non ha ancora trovato qualcuno che la si piglia per amore e non per amante o per i soldi, quindi ha una brillante idea: andare in carcere, trovare un condannato a morte con un nome abbastanza di lustro e sposarlo, così da poter tornare a casa effettivamente vedova e non subire le minacce del padre. Il malcapitato di turno è un certo Ruark Beauchamp, condannato alla corda saponata (morte per impiccagione) per aver ucciso una donna. L'uomo però non si dimostra umile e disperato come lei immaginava, ma dimostra sin da subito ironia, sicurezza di sé e un'intelligenza vivace.
Una volta ripulito da mesi di fetido carcere, il promesso sposo arriva all'altare lindo e bellissimo. Fino a qui può sembrare banale, quasi disneyano, ma c'è da aspettare.
Tra i due è subito scintille, uno scontro dopo l'altro, lui è tutt'altro che sottomesso, lei per niente tollerante. Anzi, diciamo pure che lei è di una arroganza sconfinata che per buona parte del libro me la rende odiosa, mentre lui è fin da subito un personaggio affascinante. Le cose però non vanno come Shanna programmava; infatti, a sua insaputa, Ruark non verrà impiccato ma comprato come schiavo dall'emissario di suo padre (facendo la cresta su guadagno) e mandato nella sua isola senza che lei sospetti nulla, almeno fino al momento in cui non lo incontra.
Lui cercherà sempre di conquistare lei e i suoi "favori", lei cercherà di resistergli, ma è piuttosto difficile resistere a tutto quel fascino e a quella determinazione, tanto più che Ruark diventa piano piano il preferito di suo padre...
La storia va avanti tra tira e molla, tenerezze, arroganze, tregue, parole taglienti, patti, rapimenti di pirati, fughe dai pirati, cose da nascondere, un pomposo aristocratico sempre in mezzo, una famiglia di interessanti soggetti, rapimenti, tentati omicidi e omicidi.
Mi pare di aver detto abbastanza sulla trama, ora al massimo non resta che leggere il romanzo.

Quello che mi è sempre piaciuto di questo romanzo è che c'è dell'avventura e si legge bene il cambiamento dei personaggi, il loro evolvere proprio come una persona reale. Shanna per molto tempo l'ho mal sopportata, così altezzosa, arrogante, egoista e viziata e non capivo come qualcuno la potesse amare, con tutti i tentativi di lei di ferire e umiliare. Lei e Ruark sono entrambi caparbi, con una ostinata smania di vincere: lui di vincere il suo cuore e il suo corpo, lei vorrebbe rompergli l'orgoglio (e i maroni si può dire?) e il setto nasale, lui mira a conquistarla, lei a mostrargli disprezzo.
Nella realtà ho sempre dubitato che due persone del genere finiscano non solo per piacersi ma anche ad amarsi così tanto... ma qualunque cosa io abbia letto di questa scrittrice ho finito sempre per crederle.


Non ho altro da dire sul romanzo (è uno dei miei tanti preferiti), non ho altro da dire in generale, perciò tante buone cose a tutti, cià.

mercoledì 3 febbraio 2016

Angolo libro 2016: Gennaio.

Hola!
Nonostante i ridotti tempi dedicabili alla lettura, tra amici, fidanzato, ricerca lavoro e casalinghe disperate (no davvero, sono una pessima casalinga, poi un giorno magari racconto) sono riuscita a completare la lettura di due libri e a iniziarne un terzo.

La prima lettura dell'anno è stato un thriller poliziesco di fattura italiana: Il suggeritore di Donato Carrisi e posso dire senza alcuna remora che lo adoro, quasi quanto ho adorato Pierre Lamaitre. Il racconto si apre subito con l'accompagnamento del profiler Goran Gavila nel sito di un singolare ritrovamento: sei buche contengono altrettante braccia, appartenenti a sei bambine scomparse nel giro di un mese. In seguito alla scoperta che una delle bambine non è stata dichiarata scomparsa, viene invitata a unirsi al gruppo di profiler di Gavila una poliziotta esperta nella ricerca di minori scomparsi, Mila Vasquez.
La ricerca dei corpi delle povere bimbe porta però la squadra (Goran, Mila, Stern, Sarah Rosa e Boris) a scoperte sempre più inquietanti e criminose, come la consapevolezza che la bambina sconosciuta è ancora viva. Ogni volta che un cadavere viene rinvenuto, sbuca fuori anche una storia orribile sepolta e mai scoperta: ad esempio, perché il primo cadavere viene trovato per caso nel bagagliaio di un uomo dalla vita apparentemente perfetta? Perché l'uomo perfetto (marito perfetto, lavoro, beneficenza, rapporti coi vicini, tutto lindo) in realtà nascondeva una doppia vita nel Lato Oscuro. Come è morto davvero il bimbo nell'orfanotrofio ormai chiuso dove è stato trovato il secondo cadavere? Perché un altro cadavere nel giardino di un riccone in mezzo a tanti cadaveri più antichi? E via dicendo. Ogni ritrovamento porta alla scoperta di altri crimini irrisolti o di cui non si sapeva neanche l'esistenza. Il colpo migliore è l'ultimo: un cadavere viene trovato nell'appartamento dove la squadra si riunisce per lavorare sul caso. Da quel momento si dubita di tutti perché il serial killer, che loro hanno soprannominato Albert, ha insegnato loro che dietro la facciata di chiunque può esserci del marcio e che per quanto lo si nasconda, prima o poi verrà fuori, alla luce.
Pieno di colpi di scena e di dettagli, ben pensato e ben scritto, solo a volte (soprattutto all'inizio) l'ho trovato un po' lento (ma più si va avanti e più si vorrebbe scoprire, non so se per curiosità o perché la lentezza sprona a correre) oppure troppo veloce; per chi, come me, ha visto centinaia di film e telefilm su profilers e serial killer, le deduzioni del suo protagonista hanno senso e logica, sono teorie su cui ci si poteva arrivare da soli, ma mi sono resa conto che per chi non è abituato a leggere o vedere in questa ottica allora potrebbe risultare un po' faticoso capire, oppure ci si confonde (in fondo è questo che trovo affascinante: come un piccolo dettaglio, che sia la posizione di un arto, o le condizioni di un luogo, possano raccontare la personalità e le intenzioni intime di un altro essere umano, che pur ragionando in termini socialmente inaccettabili ha comunque la sua logica e la sua natura umana). Questo è quello che insegna un thriller ben fatto, come le persone che commettono delitti orribili non sono mostri e non sono necessariamente malati di mente, sono comuni esseri umani.
Inoltre manca di una ambientazione generale. Non si nomina una città, stato o regione; ho fatto fatica ad ambientarmi all'inizio, proprio per la mancanza di coordinate e peculiari prospettive. Questa "mancanza" viene però colmata da descrizioni brevi ma efficaci.
L'unica cosa che proprio non mi è piaciuta di questo gran libro è l'uso di una sensitiva riguardo una parte del caso. Non lo so, forse non aveva idee migliori per risolvere quella parte del mistero? Voleva aggiungere qualcosa di esoterico o soprannaturale per aggiungere qualche nota mistica al male? Non lo so, ma mi sono un poco sentita presa in giro e ho sperato fin da subito che la medium fosse complice di uno dei killer; mi sarei accontentata anche di scoprire che la donna si era inventata tutto. Alla fine però ne è uscito bene, non dico come.
Tutto ruota e tutto torna, a volte percorrendo strade che non mi sarei mai aspettata. Leggere per credere.


Seconda lettura, data principalmente dal fatto che non ho saputo resistere alla tentazione di un libro a cinquanta centesimi (adoro i mercatini dell'usato!), è stato Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding e posso dire, in assoluta prima volta, che ho preferito il film al libro. Ci sono alcune differenze nella trama qui e là, ho trovato entrambe le versioni (cartacea e pellicola) accettabili per essere una commedia romantica. Daniel è orribile e detestabile, esattamente come nel film e ho trovato divertente che nel libro, ad un certo punto, venga citato l'episodio in cui Hugh Grant venne beccato mentre si trovava in una via pubblica in compagnia di una discinta prostituta (p.s.: per chi non lo sapesse, Daniel fu interpretato proprio da Hugh Grant). Mark Darcy nel libro è molto più antipatico che nel film, ma ormai l'idea di Mark Darcy è strettamente legata all'immagine di Colin Firth, ne deriva che non potevo fare altro che adorarlo.

Persino quei ridicoli maglioni gli stanno bene!
 
Altra curiosità: pare che l'autrice si sia ispirata ai personaggi di Orgoglio e pregiudizio (il cognome di Mark, la famiglia incasinata di Bridget, soprattutto per quanto riguarda l'insopportabile mamma di Bridget/Elizabeth, il casino che combina uno dei suoi familiari e che il Darcy del caso va a risolvere); ebbene, nella miniserie della BBC datata 1995 su Orgoglio e pregiudizio, Fitzwilliam Darcy è interpretato da Colin Firth.


Bridget, oltre a essere la solita pasticciona con scarsa fiducia in se stessa e la fissa per dieta, alcool e sigarette, nel libro è un piagnisteo continuo che si alterna a momenti di assoluta euforia e l'attaccamento a qualunque teoria mistica, filosofica, dietetica e quant'altro. Non so, il suo personaggio nel libro non mi convince molto, mentre nel film mi dibattevo tra la sconfortante sensazione di somigliarle un po' e l'incitamento.
Un altro dettaglio che mi ha fatto piacere più il film che il libro è la cazzutissima battuta finale di Bridget a Daniel, quella con cui lei si licenzia in seguito al tradimento di lui.

"Ma se restare qui significa ritrovarmi a dieci metri da te, francamente preferirei andare a pulire il culo a Saddam Hussein!"

* 92 MINUTI DI APPLAUSI*

Ritorno in me. *schiarisce la voce... schiocca le dita*
Tutto qui, per quanto riguarda le mie letture. Quando ho finito il Diario avrei voluto leggere qualcosa di impegnativo ma ahimè era l'una di notte e avere l'insonnia non mi giustifica dal fare casino nel bel mezzo del sonno altrui scavando rovinosamente nella mia accozzaglia di libri. Sicché ho ripiegato su un vecchio romanzo di mia madre, qualcosa che non leggevo da quattro o cinque anni e che ogni tanto, nelle settimane passate, si è presentato tra i miei pensieri. Ma è decisamente presto per parlarne.
Lascio questo post nelle mani della programmazione di Blogger sperando di non aver fatto casini.
Au revoir!

domenica 3 gennaio 2016

2015 Reading Challenge: December. Of ending and beginning.

Finito di appanzarci e di sparare botti? Tanto per essere sicuri aspetterei almeno un'altra settimana, chi vive di ansia il mese di dicembre mi capisce. E mi capiscono ancora meglio coloro i quali hanno pure da festeggiare il proprio compleanno in questi giorni: fidatevi gente, si arriva al dieci gennaio che nelle vene ci scorre colesterolo e spumante. O almeno è quello che irrora le mie, di vene.
Ciò che non può aspettare è il capitolo conclusivo di questo progetto iniziato esattamente il tre gennaio 2015. Ecco cosa ho letto tra fine novembre e dicembre e i punti che ho segnato in corner.
Con Carlo A. Martigli e il suo 999 L'ultimo custode ho segnato i punti 5 (libro con un numero nel titolo) e 19 (libro basato su una storia vera). La storia narra due vicende che si svolgono in tempi diversi: una vede protagonista il giovane filosofo italiano Giovanni Pico della Mirandola alle prese con l'amante già sposata e la controversa pubblicazione delle sue 900 tesi, con le quali avrebbe potuto annullare qualsiasi potere dell'allora invincibile e onnipotente Chiesa Cattolica, ma fallisce questo suo tentativo di unire l'umanità sotto l'unica identità mistica di una Madre Creatrice e amorevole poiché accusato di eresia e costretto a desistere oppure scappare... La seconda storia si basa su di un misterioso gruppo segreto di persone di inizio 900 che posseggono un manoscritto inedito del conte di Mirandola, un testo importante che potrebbe cambiare le sorti del mondo intero ma che è messo a rischio da loschi individui tedeschi. Tali tedeschi, convinti che ci sia nel manoscritto qualcosa che confermerebbe la superiorità della razza ariana, lavorano per il Führer. Nel manoscritto, oltre le 900 tesi già pubblicate dal conte, ci sono anche le conclusive 99 tesi, la cui conoscenza potrebbe portare sostanziali cambiamenti. Romanzo storico molto accurato e interessante, per niente pesante nonostante le tematiche delicate (chiesa, religione, razzismo, etica, morale), linguaggio chiaro e fluido. Per chi ama i complotti come me.


Altra lettura, Uccelli di rovo di Colleen McCullough, per i punti 2 (un classico romantico), 21 (un libro che tua madre ama), 24 (un libro basato interamente sulla copertina, in questo caso c'è in copertina la maggior parte della trama) e 50 (un libro che hai iniziato e mai finito). Non so da dove cominciare, stavolta. Salto la trama e passo direttamente alle considerazioni: mi devono ancora degnamente spiegare perché questo ammasso di tragedie e sofferenze è considerato un libro rosa, romantico. Avevo iniziato a leggerlo due o tre mesi fa, l'ho abbandonato perché dopo una cinquantina di pagine non ce la facevo più: tutto, dall'inizio alla fine, è permeato da un'aura di tragedia perpetua. Già alla prima pagina ho avuto dei seri dubbi, si preannunciava un racconto pluridecennale su sofferenze e catastrofi di varia scala e inizia con la leggenda di questi pennuti che si suicidano impalandosi il cuore con una spina, cantano meravigliosamente fino all'ultimo battito e la melodia sublime fa sorridere Dio. Non commento, dico solo che l'ho trovato grottesco. Però, visto che è il libro preferito di mia madre, posso concludere che in famiglia a quanto pare abbiamo la genetica passione per l'orrido.
Letto una volta e mai più.


Infine, per concludere l'anno, Il mistero dell'Atlantide di Charles Berlitz, con cui ho segnato il punto 14 (un saggio). Questo libriccino piccolo e tosto raccoglie varie leggende, miti e storie riguardo la possibile esistenza del continente perduto di Atlantide. Mi ha lasciata indifferente, per quanto sia affascinante l'idea di una terra scomparsa che potrebbe un giorno riaffacciarsi e svelare chissà quali storie. L'ho trovato sterile, ripetitivo e monotono.


Finito con l'assegnazione dei punti, ho fatto qualche conticino:
  • 27 libri letti in totale. Mi sembrano pochi...
  • 9700 pagine, circa.
  • 8 thriller/gialli. I migliori sono Alex (Pierre Lemaitre) e Tutto ciò che muore (John Connolly).
  • 12 fantasy, di cui un manga, il resto suddiviso in 4 saghe diverse. La migliore è la trilogia The Infernal Devices (Cassandra Clare).
  • 5 romanzi rosa. Il migliore è Una rosa a mezzanotte (Anne Stuart).
  • 2 classici. Tra Amleto (Shakespeare) e Grandi speranze (Charles Dickens) non saprei scegliere uno.
  • 2 autori italiani.
  • 19 autori stranieri (di cui 7 americani, 4 inglesi, 3 francesi, 2 giapponesi co-autrici, 1 tedesco, 1 irlandese, 1 australiana).
  • 11 autrici e 10 autori.
  • 2 con meno di 30 anni alla pubblicazione.
  • 9 punti non segnati, contro 41 punti segnati.

Posso ritenermi abbastanza soddisfatta del 2015, per le letture e non solo. Ho cercato qualche altro progetto annuale per tenermi un poco impegnata, per non abbandonare il blog, ma non ho trovato niente che si addicesse alle mie passioni e necessità. Per altro non so se sono di più i pro o i contro di una lista come questa... è vero che così ho letto libri che prima non avrei preso in considerazione, ho avuto piacevoli sorprese grazie a questo, ma a volte attenermi alla lista è stato un peso. Quindi, visto che l'angolo libro esisteva già su questo blog sin dagli inizi (ha appena compiuto quattro anni, caspita!), ho deciso che il 3 di ogni mese (salvo imprevisti) sarà dedicato alle mie letture. Non mancheranno certo i racconti delle mie disavventure, quelle non mi mancano mai, forse mi fiderò abbastanza della mia percezione della realtà per scrivere anche di belle cose.
Un nuovo anno, nessun inizio: il viaggio continua.

giovedì 3 dicembre 2015

2015 Reading Challenge: Novembre.

L'aggiornamento di novembre è l'ultimo che scriverò nel 2015 e mi sembra così strano... che un altro anno sia praticamente trascorso, che sta per travolgermi l'ennesima ondata di disagio che sempre mi perseguita in questo periodo... O forse potrebbe essere diverso stavolta? Non lo so, quello che so è che sto decisamente divagando.
Questo appuntamento è abbastanza breve, perché a causa di viaggio e impegni vari, a novembre ho letto un solo libro. Anzi, riletto. Già, regno incontrastata su Pigrolandia.

Ho già parlato di L'anima del male di Maxime Chattam qui quasi quattro anni fa. Mi sembrava meno, onestamente. Nel frattempo però i miei gusti sono all'incirca gli stessi e confermo che dal titolo e dalle premesse mi aspettavo qualcosa più thriller e meno scientifico, però ho apprezzato di più tutto il lavoro da profiler. E mi ha fatto riflettere sulla Divina Commedia: è implicata qui, in una puntata di CSI, in una di Criminal minds e mi pare di ricordare di averne letto anche in un paio di altri libri; perciò mi sono chiesta quanti altri pazzi ha potuto ispirare l'incubo di un solo uomo vissuto settecento anni fa. Domanda retorica, ovviamente.
Così ho segnato il punto 6, un libro scritto da qualcuno con meno di trent'anni (il libro è del 2002, all'epoca l'autore aveva 26 anni), e il 46, scritto da qualcuno con le mie iniziali, M.C. Lui ha pubblicato con uno pseudonimo e nel mio piccolo spazio pubblico tramite pseudonimo. Tanto per sottolineare l'ovvio. Tanto io e Maya siamo esattamente la stessa persona... e trovare un autore con le mie iniziali registrate all'anagrafe non mi è riuscito.

Per la verità, a gennaio pensavo che in questo periodo avrei segnato più punti degli attuali, oppure molto meno (tipo una decina). Quindi sono sia contenta che scontenta dei miei risultati. L'ansia del periodo festivo mi sa che ha già colpito...

Ormai per questo progetto manca solo un mese e poi dovrò tirare le somme (ed eventualmente trovare un sostituto per il nuovo anno). Vedremo.

martedì 3 novembre 2015

2015 Reading Challenge: ottobre.

Mese ricco, questo ottobre, di letture. Anche di notizie, non tutte buone, altre proprio no. Ma, hey, basta tirare avanti, no?
Quindi dicevo, tante letture, tanti punti. Ché ormai i mesi del 2015 stanno finendo e mi mancano ancora tanti punti, soprattutto alcuni che personalmente sono più ostici. Ma comunque, amunì chi aio prèscia (ndr: e dai che ho fretta).

Grazie a Credimi, sto mentendo di Mary Elizabeth Summer ho segnato il punto 4 (libro pubblicato quest'anno), 28 (un libro avente antonimi nel titolo, io ho inteso la sovrapposizione di credere-mentire, se così non fosse prego i letterati di non volermene troppo) e il 31 (libro con cattive recensioni). 
Julep Dupree è la ragazzina intraprendente protagonista del romanzo, un'imbrogliona di professione come il padre. Cito:
Per i novellini là fuori, un imbroglione è una persona specializzata nel vendere alla gente qualcosa che non esiste.
Già all'inizio è alle prese con uno dei suoi lavori e coinvolge fin da subito col suo modo leggero e colorato di esprimersi, anche se a volte si contraddice. Ad esempio:
Giuro che non riuscirò mai a capire come i miei clienti riescano a mantenere un segreto, visto che con il linguaggio del corpo gridano al mondo intero "Guardatemi! Sto per compiere un crimine efferato!". Immagino sia vero quel che dicono i francesi: la fortuna aiuta l'innocente. Per fortuna mia, aiuta anche i moderatamente disonesti.
Ma del resto è una ragazzina, non mi aspettavo che fosse chissà quale esempio di coerenza e maturità. Al termine del caso in apertura, torna a casa e trova tutto sottosopra. Qualcuno ha frugato in casa sua, suo padre non c'è e tutti gli indizi che riesce a trovare sono una pistola scarica e uno strano biglietto che dice "Attenzione al campo dei miracoli". Da lì una serie di bizzarri indizi alla ricerca del padre scomparso, aiutata nelle indagini dal suo migliore amico Sam (da cui si può trarre l'insegnamento e la rassicurazione che tutti, anche le persone discretamente intelligenti, possono essere molto stupidi a volte: lei non si accorge che lui la ama) e dall'affascinante "golden boy" della scuola Tyler, che si interessa a lei e la aiuta, pur sapendo che nella faccenda è coinvolta la mafia, attraverso molotov, inseguimenti e sparatorie. Lui è interessato, ma lei? La risposta nella citazione che segue:
Non sarei la prima a rimanere conquistata dal fascino sottile di Tyler. Ma solo un'idiota si prenderebbe una cotta per lo stesso ragazzo a cui tutte sbavano dietro. E poiché non sono neanche lontanamente un idiota, nell'immediato futuro non riconoscerò mai che il mio cuore sta sudando e la mia fronte sta battendo all'impazzata. Ehm... qualcosa del genere.
Avevo dei dubbi se segnare o meno il punto sulle cattive recensioni perché c'è una notevole differenza tra le recensioni italiane che ho letto (quasi tutte positive, altre molto lusinghiere) e quelle in inglese (quasi tutte negative). Alla fine ho scelto di segnarlo, ma questo punto per me è sopravvalutato e inutile: ognuno ha le sue opinioni e i suoi sentimenti, perciò su uno stesso libro si possono avere pareri discordanti. Semplicemente a qualcuno piace e ad altri no. A costo di perdere simpatie, ammetto che una volta ho provato a leggere Harry Porter e l'ho abbandonato quasi subito visto che non mi piaceva; eppure milioni di persone lo amano. Un'opinione personale non conta nulla, o poco più.
Tornando sui miei passi, la mia opinione su questo libro? Scorrevole, molto carino, poco impegnativo, non stupido né perfetto. Per passare il tempo va benissimo. Solo un dettaglio del finale non mi è piaciuto e mi ha storto la giornata: ma perché ammazzare un personaggio in modo così improvviso e senza motivo? Direi che ci sono rimasta male, non me lo aspettavo e non ho capito perché l'autrice l'ha fatto (se non per il solo motivo, appunto, di mettere un colpo di scena chiantato a muzzo, ossia messo a caso nel bel mezzo di qualcosa). Per di più ero in un periodo dove necessitavo distrazioni e leggerezza, soprattutto dopo i sentimenti intesi dati dalla trilogia di Cassandra Clare, invece mi sono ritrovata per morto un personaggio che mi piaceva. Leggendo un thriller è normale che qualcuno ci lasci la pelle, ma che cavolo! Non volevo leggere di morte! Posso leggere almeno un libro dove qualcuno non muore male?! Non voglio essere costretta a leggere un libro di Fabio Volo, oh. Sarebbe troppo crudele.

La seconda lettura del mese è stata Resti mortali di Laurell K. Hamilton, con cui non ho segnato nuovi punti. Mi andava di rileggerlo (la prima lettura risale a qualche anno fa, suppongo che in quella settimana avessi bisogno di rassicurazioni, visto che ho letto qualcosa di cui conoscevo già il contenuto) in maniera del tutto slegata alla sfida e l'ho fatto. Per lo meno nessuno dei buoni stavolta è finito male. Intoniamo insieme un alleluia... ALLELUIA!
Grazie della partecipazione.
Questo è il secondo libro di una saga ancora in corso che conta più di venti libri, dove i  vampiri vivono la notte a contatto con gli umani, la protagonista è Anita Blake, risvegliante a pagamento di defunti, collaboratrice della polizia soprannaturale e cacciatrice di vampiri amorevolmente chiamata La Sterminatrice. In questo capitolo un riccone vuole assoldarla per risvegliare un defunto molto antico, cosa che richiede un sacrificio umano, quindi lei rifiuta. Nel frattempo indaga con la polizia su una serie di brutali omicidi. Le due cose sono collegate ma non vi dico altro. Fate voi.


Terza lettura del mese è il libro per bambini e ragazzini Parlare a vanvera dell'italiana Bianca Pitzorno (noto solo adesso che si tratta del primo autore della mia nazione di cui ho letto qualcosa quest'anno, binirica!*), che mi ha portata a segnare i punti 8 (un libro comico) e 12 (un libro di racconti brevi).
Questo libriccino contiene una serie di piccoli racconti umoristici sull'origine di alcuni detti, storie inventate sul perché si dice "Fare orecchie da mercante, inghiottire il rospo, scendere a patti, avere la stoffa del campione, mangiare la foglia, piangere a dirotto, parlare a vanvera, filare all'inglese, fare i conti senza l'oste, rompere gli indugi". Una lettura molto leggera e rilassante.

*binirica in siciliano è un'intercalare o un'esclamazione con molti usi, ad esempio sorpresa, indice di esagerazione oppure di incredulità; un poco come minchia, ma meno efficace.

E infine, sempre in ordine cronologico di lettura, è stata la volta di un manga, il primo volume di Noragami, di Adachitoka (nome d'arte di Adaki e Tokashiki). Così ho segnato i punti 40 (fumetto/manga/graphic novel e come lo volete chiamare liberi tutti) e 49 (un libro basato o trasformato in un telefilm, dal manga infatti hanno tratto un anime a puntate). La storia si basa su Yato, un dio minore "a domicilio": hai bisogno di aiuto? Chiamalo, paga qualche spicciolo (soldi che Yato accumula per potersi costruire un santuario) e lui risolverà il problema. Non proprio originale come idea ma carino, i disegni mi piacciono molto, così anche molti dialoghi. Staremo a vedere se avrà seguito questa nuova avventura nel mondo dei manga.
E comunque ora lo chiamerei volentieri, ma vabbè, questa è un'altra storia e non ho voglia di raccontarla.

Mi rituffo in un altro libro senza convenevoli. Oggi la mia soglia di socialità è talmente tendente allo zero da essere inesistente.