giovedì 29 dicembre 2016

Il Conte ed altri conti in sospeso.

Sono abile, che dico, abilissima a procrastinare.
Tipo che se ci fossero delle gare di procrastinazione non mi qualificherei neanche, perché ovviamente avrò procrastinato il momento di compilare il documento di partecipazione fino a quando (ops!) sarà scaduto il tempo massimo per le iscrizioni. True, sad story: sul sito della Virgin Radio qualche mese fa si poteva vincere un super cofanetto degli Iron Maiden semplicemente iscrivendosi al sito e rispondendo a qualche domanda. Ecco, un giorno mi sono detta "Basta! Nessun impegno mi deve più distrarre, nessuna pigrizia mi deve fermare stavolta", vado sul sito, mi iscrivo, leggo il regolamento e... boom! Il concorso era terminato la settimana prima. E ogni tanto penso ancora a quella fortunata persona che si è portata a casa gratis quel... super... meraviglioso... cofanetto degli Ir...
Scusate non ce la faccio (dove sono i dannati fazzoletti?!).
Sigh.



Qualche mese fa, ho finito di leggere il Conte di Montecristo (qui sopra nella mia splendida versione) e volevo scrivere un post tutto dedicato all'opera di Alexandre Dumas (padre, bisogna specificare; l'autore aveva un figlio, per chi non lo sapesse, non solo omonimo ma anche lui scrittore). Mi ritrovo qui così tanto tempo dopo aver procrastinato che ormai le sensazioni si sono affievolite, facendomi perdere la verve e l'entusiasmo derivato dall'aver finito un bel libro, perdendo nel frattempo anche il foglietto con gli appunti. Perciò sono scomparse le frasi che avevo estrapolato per citare e per condire il mio post sul coraggioso Edmond Dantès. Indi per cui, avendo ormai poco da dire, ho pensato di leggere qualche altro libro e raggruppare così le mie letture. Ma procediamo con ordine.

Edmond Dantès è un giovane marinaio, innamorato della bella catalana Mercédès, in vista di una gratificante promozione che, malgrado il suo carattere docile, buono e socievole, desta le antipatie e le invidie di alcune persone a lui vicine: il vicino di casa (un sarto) è Gaspard Caderousse e lo invidia per il denaro che riceverà dalla sua promozione a capitano, Fernand Mondego lo odia perché è innamorato della sua fidanzata, Danglars lo invidia per la promozione che Edmond ha ottenuto e a cui lui aspirava da tempo.
Fernand e Danglars, riuniti ad una tavola dove assiste anche un ubriachissimo Caderousse (e perciò poco in grado di intendere e di volere), escogitano un piano per liberarsi del nemico comune: scrivono una lettera e lo denunciano come bonapartista, cioè un partecipante al complotto mediante il quale far scappare Napoleone dall'Isola d'Elba, dove era stato esiliato, e farlo tornare al trono di Francia. La lettera arriva sino al magistrato e sostituto procuratore Gérard de Villefort, il quale, per sposare la figlia di un ricco marchese e salvare suo padre (che è un attivo bonapartista), decide di condannare Edmond alla prigionia nel Castello d'If per tutta la vita, nonostante sappia che Edmond è innocente. Senza neanche spiegarne le ragioni, durante la notte Edmond viene portato nell'isola della prigione e vi rimane chiuso, disperato e quasi annientato, per 14 anni.
In prigione Edmond conoscerà un altro prigioniero incarcerato a vita, che si trova come lui nei sotterranei e che lo salverà dalla sua decisione di morir di fame. L'abate Faria scavava dei tunnel sotterranei sperando di giungere al di fuori della fortezza, invece si ritrova nella cella di Edmond. Dopo le prime esitazioni, i due diventano più che amici, Edmond lo considera un padre, il vecchio gli insegna tutto ciò che sa su svariati argomenti, nel frattempo continuano a scavare tunnel per cercare la salvezza. L'abate però è anziano e malato, dopo un attacco muore. Nonostante il dolore, Edmond è abbastanza lucido da capire che l'abate è l'unico modo che ha per scappare incolume e senza causare la morte di alcuna guardia: si sostituisce al corpo del morto, progettando di scappare. Ciò che non sa è che i morti del Castello d'If non venivano sepolti, bensì gettati in mare. Lotterà con la zavorra che lo porta a fondo e con la tempesta fino a rifugiarsi su uno scoglio, dove verrà raccolto da una barca di passaggio. Da qui inizierà il suo viaggio che lo porterà ad arricchirsi grazie ad una leggenda fortunatamente vera (che Faria gli aveva raccontato con precisione) riguardo l'isola di Montecristo; ci vorranno decenni per farsi una cultura vastissima, diverse esperienze e per raccogliere tutte le informazioni sui suoi nemici. Infatti, come credo sia noto, l'intento di Edmond è di vendicarsi. E chi avrebbe potuto dargli torto? Era innocente, non aveva fatto del male a nessuno, eppure si era ritrovato intrappolato a vita in una minuscola cella sempre al buio, non sapendo i motivi della sua condanna, senza neanche essere informato della morte del padre, dovuta al dolore e alla miseria nella quale era caduto. Quindi, con le ricchezze, le conoscenze e le informazioni di cui era entrato in possesso, si vendicherà ad uno ad uno di tutti quelli che gli avevano rovinato la vita.
Ci sono davvero tanti personaggi, ognuno diverso per storia, indole, morale, estrazione sociale, intenti; alcuni sembrano "inutili", come se l'autore volesse solo raccontare molte storie all'interno della trama, invece in qualche modo ognuno di loro svolge un ruolo fondamentale per Edmond, facendolo arrivare ben oltre i suoi propositi. Libro lunghissimo (circa novecento pagine), all'inizio magari un po' lento, ma con determinazione si può leggere benissimo e restarne alla fine anche piacevolmente coinvolti.

Dopo tanta fatica, ho pensato di leggere un libro che avevo già letto tempo fa, di tutt'altro genere, e che mi ha portato di seguito a leggerne un altro dello stesso autore, due thriller. Lui è il tedesco Wulf Dorn e i libri sono La psichiatra e Follia profonda. Sarò breve, anche perché mi sono resa conto che ho scritto più di quello che avevo immaginato. La psichiatra si incentra sulla storia di Ellen, una psichiatra che si occupa di una paziente terribilmente traumatizzata, spaventata, sporca e picchiata, che blatera di un Uomo nero che la cerca e la troverà per farle del male e che se la prenderà anche con Ellen se cercherà di aiutarla. Ma Ellen non può fare a meno di aiutarla, facendosi trascinare sempre di più nel baratro, fino a farle dubitare di se stessa e di chi la circonda. La paziente non solo scompare dalla sua stanza nel reparto psichiatrico più controllato, ma nessun altro l'ha vista o ne ha sentito parlare, non esistono cartelle né tracce all'interno della sua stanza; come se non fosse sufficiente, Ellen inizia a ricevere telefonate minatorie dall'Uomo nero, che la costringe a cercarlo, a capire chi sia, se vuole salvare la sua paziente. A me è piaciuto molto, non avevo mai letto niente di simile; anche se avevo capito parte del finale già un centinaio di pagine prima, mi ha colta di sorpresa.
Follia profonda ha, come il precedente, una vena oscura, ansiogena e persecutoria: il concetto di base è lo stalking. Lo psichiatra Jan Forstner riceve delle lettere e in seguito delle telefonate da parte di una sconosciuta che dice di amarlo, gli spedisce disegni e rose come regali ed è convinta che lui ricambi questo sentimento (nei sogni di lei, Jan è colui che la ama e che la libererà dalla sua prigione mentale), ma stare insieme per loro è impossibile. Per il momento. Infatti lei ha un piano, dove l'eliminazione della fidanzata Carla è solo l'inizio.
Ricordo che la prima volta che lo lessi non mi fece dormire per alcune notti. Riflettiamoci: in qualsiasi luogo e circostanza, potenzialmente chiunque incontriamo nella nostra vita, qualunque sconosciuto senza volto e senza nome sullo sfondo indistinto della nostra esistenza, potrebbe avere delle serie turbe psicologiche, pur non mostrandone alcun segno in superficie. Questo soggetto ignoto X potrebbe vedere in noi qualcosa, qualcosa che lo faccia sentire legato a noi intimamente; potrebbe innamorarsi di quell'amore malato e immaginario, convincersi persino che un nostro sorriso casuale sia stato un segnale diretto proprio a lui, proprio a X, un modo per dirgli "So cosa provi, per me è lo stesso". Ditemi se tutto questo non è agghiacciante, oh.
Ecco, secondo me questo libro è agghiacciante e adrenalinico. Non mi dilungo troppo, ci sono troppe sorprese, troppe cose che fanno pensare in questo libro, che devo ammettere mi è piaciuto più del precedente.


Poi ovviamente, è tutto soggettivo, per cui se qualcuno volesse commentare in senso negativo questi libri è libero di farlo (purché spieghi le sue ragioni con civiltà e senza limitarsi a dire che fa schifo che non è piaciuto).

Tornerò chissà quando con altri libri e/o con altre storie.

mercoledì 14 settembre 2016

Sorpresa!

Avevo bisogno di un re-styling. Il mio mondo è tutto sottosopra e ormai, quando aprivo il mio Blog, non mi sentivo più a casa. Poi anche il tempo qui è cambiato, ancora poche gocce di pioggia ogni tanto, ma da qualche giorno il cielo è diventato grigio ferro e le temperature sono calate molto... e io non sono ancora psicologicamente pronta alle temperature rigide, voglio l'estate, cazzo. Sono troppo pigra per vestirmi a strati dalla testa ai piedi, non mi va di riscaldarmi gli indumenti sparandomi l'aria calda del phon tra maglietta e felpa e sopratutto non toglietemi il sole e il caldo: quest'anno, dopo tempo immemore, mi sono abbronzata (miracolo!) e ne voglio ancora, datemi un altro po' di colore! (PS: non c'entra niente il fatto che il mio ragazzo strabuzza gli occhi ogni volta che indosso un vestito scuro, per giunta asserendo che sono "ancora più sexy con la pelle scura nel vestito nero"... no, proprio non c'entra eh). Estate ti prego torna, non abbiamo ancora finito!
Okay, forse sono diventata avida. Ma un altro poco di sano colore naturale che costava?

Foto risalente a giugno


Quindi eccomi, a misurarmi con qualcosa d'altro di cui non ho assolutamente padronanza, provando a ottenere qualcosa di decente. Il risultato mi piace abbastanza, devo dire, anche se non è esattamente quello che avevo in mente... forse aggiusterò il tiro nei prossimi tempi e spero che questo aiuti a sbloccarmi.
Ho riflettuto un po' e sono giunta alla conclusione che il motivo per cui scrivo poco e niente è che adesso parlo molto con qualcuno, ogni giorno. E mi devo ripetere che ho una relazione, perché continuo ad avere il timore di stare sognando tutto. Chissà, magari sono stata investita da un bus e adesso sono in coma... Okay, lasciamo perdere la corrente negativa (o positiva: se un bus cittadino mi ha spedita in coma significa che nell'urto l'autobus non si è sfracellato, il che è una sorta di evento paranormale. Infatti è risaputo che il bus più nuovo ha almeno dodici anni ed è stato acquistato da chissà quale città).
Scivoliamo nelle facezie, per esempio dicendo che non ho ancora trovato un soprannome per Lui. Il primo che mi suggerisce baggianate tipo "cucciolo" o "patatino" o quant'altro di altrettanto indecente finisce su un gommone diretto in Turchia. Una sorta di viaggio della speranza in reverse... Perdonate lo sfogo, ho dell'acidità in eccesso visto che ultimamente sono stata una persona molto educata, nonostante le teste di minchia che mi capitano tra i piedi.


Amen, andate in pace.

venerdì 19 agosto 2016

Acchianamo a Erice.

Avrei ancora da scrivere qualcosa sul Conte di MonteCristo ma non mi va oggi. Sono più di umore cazzeggiante che non riflessivo. Perciò rispolvero qualche foto e spero di mostrarvi qualcosa che vi giunga nuovo e magari gradito. Parlo della mia escursione a Erice. Non mi riferisco al centro urbano (suggestivo, caratteristico, bellissimo, non lo nego) ma al "quartiere spagnolo" che si trova sulla strada per la cima, ma prima della cima ecco. Parlo di un posto che di solito la gente non frequenta, è una zona più selvaggia e antica. Magari chi vive vicino ai boschi o sulle montagne sarà abituato a vedere di meglio, ma chi come me è più abituato al suono delle onde che all'ossigeno delle alture capterà forse qualcosa di diverso, di intenso e quasi magico. Il posto è tutto sentieri di pietre levigate o un manto erboso/sassoso, mura di pietre e antiche strutture adibite a ristorante. La parte che ho preferito comunque è stata andare a zonzo sui sentieri serpeggianti in mezzo agli alberi e ai resti di costruzioni romane che, secondo il cartello, non sono state ritoccate dalla loro costruzione intorno al III secolo a.C.
Vi dico solo che io e il mio ragazzo ci siamo divertiti come bambini ad un parco giochi. Un parco giochi fatto di sentieri quasi invisibili ma, hey, dopo le catapecchie abbandonate da decenni mica potevamo andare per ville a uso turistico!
Le foto sono di qualche mese fa... qualche... era tipo maggio, insomma. Nel frattempo ci siamo anche tornati di sera un paio di settimane fa, per mangiare con vista su valle ad un prezzo niente male (parlo di primo, secondo a base di pesce e a scelta tra dolce e frutta per la modica cifra di 15€ a testa). Se posso permettermi un suggerimento, stavo ascoltando QUESTA CANZONE mentre guardavo le foto e decidevo quale mettere qui: mi è venuta nostalgia di Erice.
E mò chi me la toglie sta melodia dalla testa?!?!





Questa foto l'ha scattata lui, io l'ho solo rubata... Il futuro ingegnere è anche un bravissimo fotografo. Ma SSSHHH! Segreto tra noi!

domenica 17 luglio 2016

Stop and go. Rilievo (Plus).


Euhm... Saaalve!
Sparisco ma torno, eh. Magari con ritardo, o stanca che manco vedo bene le lettere sullo schermo, o pien di sonno in su la via che... Okay, la smetto.
Breve riepilogo: nonna sta meglio, padre è leggermente più tranquillo, le mie divergenze di coppia appianate, ansia da esame di fidanzato appena sotto controllo (diventa più lunatico di quanto sono io quando si avvicina la fatidica data e non riesco a stargli dietro), il mio peso continua a oscillare tra i 47 e i 49 chili e devo ancora abituarmi al fatto che a 25 anni suonati mi sono ritrovata PIU' ALTA DI 2 CM (allo specchio non riconosco più i miei lineamenti, mi è pure venuta la paranoia di chiedermi se ho sempre avuto 'sta faccia tutta fronte e denti... però i rotoli di ciccia sulle cosce ci sono ancora, maledetti!), il mio telefono alla fine è morto ed è stato ampliamente sostituito da uno che fa foto fighissime (più giù vedrete degli esempi), ci sono stati altri piccoli, grandi viaggi (alcuni di coppia, altri di gruppo) e uscite con amici e simili. Giuro di non aver mai avuto una vita sociale più attiva degli ultimi sette mesi. Sì che prima era a malapena definibile "vita sociale", dato che si parlava di uscire solo il sabato sera e per fare la spesa... Continuo a essere diffidente, a non legare con la gente e ad avere delle riserve con le persone, perciò in fondo sono sempre io, la Maya a volte allegra e a volte pessimista, misantropa e introversa, quella che passa intere serate in mezzo ad un gruppo spiaccicando sì e no sei parole.
Oggi ero persino contenta perché, a differenza degli altri anni, credevo di essermi abbronzata, anche grazie ad una intera giornata trascorsa al mare e con la crema protettiva spalmata solo in faccia. Invece pare di no. Oggi una persona mi ha guardata e mi ha chiesto, con quel fare tragico che solo certi siciliani hanno, "Ma al mare non ci vai? Sei biaaaanca!". Mi guardo perplessa e realizzo: non sono marroncina come avevo pensato (o meglio, come speravo), sono dorata. Dico davvero, la mia pelle sembra una cotoletta con l'impanatura bella dorata. Che mazzata! Questo perché il mio colorito è passato dal consueto bianco cadaverico tipico della stagione invernale (e di chi vive più di notte che di giorno) al bianco latte, e dopo ieri sono passata al color latte e caffè; perciò sono ancora evidentemente di carnagione caucasica. Non aspiravo all'abbronzatura da egiziana, ma almeno un colorito più mediterraneo... Pazienza.

Approfittando del tempo che impossibilita l'accasciarsi l'adagiarsi in spiaggia, io e il mio ragazzo abbiamo deciso di metterci in macchina, fare benzina e fare un bel viaggetto avventuroso, qualcosa di alternativo all'aggirarsi senza meta per bar e negozi (a nessuno dei due piace fare shopping). Lui aveva sentito parlare di una base militare, con tanto di pista di atterraggio, usata durante la Seconda Guerra Mondiale, un rudere abbandonato e senza sistemi di sicurezza (tanto che alcuni balordi la utilizzano per fare grigliate o chissà cosa di peggio). Ebbene, l'abbiamo trovato, l'abbiamo visitato e ho fatto una cinquantina di scatti (tranqui, ne riporto solo pochi); avrei potuto fare più foto ma la mia passione per i luoghi abbandonati ha avuto il sopravvento, tanto più che si tratta di una testimonianza storica. Il posto si trova alla periferia di Rilievo (in provincia di Trapani), tra piante, cave e quant'altro.




Una parte del rudere/base militare/non so cosa era prima ma mi piace pensare che ci fossero altri proprietari che non fossero militari in guerra.





















Dalla finestra che si nota in fondo, la vista è questa.


Quelle là sono isole, ma non vi saprei dire di preciso quali... Non ho il senso dell'orientamento e non mi sono ricordata di chiedere. Perciò proseguo con alcune stanze, o con quello che ne rimane (la maggior parte non ha il tetto e alcune presto potrebbero non averlo più, ergo: è pericoloso stare sotto i tetti laddove ci siano ancora).


Ci sono diversi camini (tre mi pare) ma questo mi sembra più recente rispetto alla Seconda Guerra, non so dirvi di più, a parte che nella stanza accanto ci sono buchi sui muri che sembrano causati da spari. I prossimi sono un esempio di come la natura prende la sua rivincita sulla presunta civiltà e un cortile, non è il solo ma a quel punto la mia curiosità viaggiava più veloce delle mani sul telefono.




E infine, per salutare, pubblico la foto che ho scattato quel giorno che è la mia preferita.
PS: suggeritemi posti simili in provincia di Trapani e Palermo, le mie finanze non mi permettono di andare più lontano di così. Salve!


venerdì 10 giugno 2016

Barcollo ma non sbronza.

Per la prima volta dopo tanto tempo sento il bisogno di scrivere. Molto recentemente ho anche riscoperto il piacere di scrivere a penna sulla carta, di trovarmi in qualche modo con le dita tratteggiate dalla biro.
Non era così che volevo tornare su Blogger dopo quasi due mesi...
Volevo iniziare parlando del Conte di Montecristo, felicemente letto e concluso.
Poi sarei passata ad un regalo inaspettato che mi ha fatta camminare a un metro da terra per giorni.
Ci sarebbe stato anche un resoconto di un'escursione per la montagna di Erice.

Invece mi ritrovo con l'umore nero, con nessuna voglia di parlare ma solo di scrivere.
Mio prezioso strumento, per quanto tempo ti ho ignorato e messo da parte! Eppure pare non ci sia amico migliore... Sono qui, un po' con la coda tra le gambe, sperando che il tempo passato separati non abbia scalfito la nostra intesa.
Sono qui, per la prima volta dopo sei mesi, con una coperta scura su testa e spalle.
Credevo archiviata nel passato, questa sensazione. La sensazione di essere inadeguata, di non essere all'altezza, di avere nell'anima qualcosa che non va.
Penso che "infelice" sia un aggettivo eccessivo, ma "felice" sarebbe una bugia.
Mi trema la terra sotto i piedi per una causa a me sconosciuta: io amo e sono amata, ma se non fosse abbastanza?
Non mi è mai importato che la gente non mi capisse, adesso c'è qualcuno a cui voglio far capire ma non ci riesco. Mi chiede "Perché?" e io resto in silenzio per minuti interi, trovando spesso una sola risposta: "Non lo so". Una sola, inutile, patetica risposta.
Come si fa a spiegare anni di misantropia a qualcuno che non l'ha mai provata? Come spiegare a una persona audace cos'è la paura di sbagliare? Come si fa a spiegare a qualcuno che è stato amato con tutto il cuore, senza riserve, cosa significa passare una vita intera sapendo che l'unico motivo che spinge la gente a starmi intorno è solo l'opportunità, la convenienza?
Forse in questi sei mesi ho sbagliato a non pretendere niente da lui, ho solo preteso che mi dicesse sempre e solo la verità. L'unica cosa che finora lui ha preteso da me è che io ci provassi, che provassi a fare le cose che mi spaventano. Ora inizia a pretendere, a chiedere, a mettermi faccia a faccia con le cose che non voglio vedere. Lui ha delle convinzioni, io ne ho altre. Non mi brucia per niente ammettere che lui è più maturo di me. Questa è la verità.
Però devo esaminare altri dettagli di questi sei mesi (so che non si ragiona in termini razionali con l'amore, ma è l'unico metodo che conosco), quindi...
Voleva che conoscessi i suoi e l'ho fatto.
Voleva che cenassi con i suoi e l'ho fatto.
Entrambe le cose hanno causato lunghe ed estenuanti discussioni; non erano veri e propri litigi, forse un'anticipazione di come sarebbe un Litigio.

Io cosa ho preteso da lui? Non gli ho mai detto le seguenti frasi, neanche una volta: oggi voglio uscire, voglio andare in quel posto e mi ci devi portare, andiamo a fare shopping, comprami questa cosa.
Non credo di avergli mai chiesto niente, né di aver fatto i capricci per ottenerlo. Non l'ho mai accusato di non lottare per me o per il nostro rapporto. Da ieri so quanto questa accusa possa fare male. E soprattutto perché infondata.
Quindi analizziamo altre cose che ho fatto per lui, cose per cui ho lottato contro me stessa (chissà di cosa si trattava, se paura, scarsa autostima o entrambi):
Ogni giorno gli esprimo i miei sentimenti, che sia un "ti amo" oppure "mandami un sms quando arrivi a casa" quando la sera usciamo e facciamo tardi.
Ha conosciuto i miei e le mie nonne, nessuno era mai entrato in casa mia o di mia nonna con il titolo di "fidanzato". Non avevo mai presentato nessuno ai miei.

Non mi pare di non aver fatto niente per dimostrargli quanto è importante, quanto credo in questa relazione. Trovo ingiusto che mi dica "Lo so che mi ami, però non lotti per me".
Un grandissimo punto va a mio favore perché quando mi ha detto "Anche noi ragazzi abbiamo bisogno di conferme, come voi ragazze" non mi sono messa a ridere. Grazie, questo era ovvio, cara bertuccia. Ma perché le uniche conferme dovrebbero essere fare un viaggio fuori dalla patria Sicilia oppure fare l'amore? Se non mi sento pronta vuol dire che non sono pronta, e basta. Lui mi chiede perché non sono pronta a fare una o l'altra, io cazzo non lo so! Non lo so perché, non ho spiegazioni! Ho forse una laurea in psicologia? Sento il panico e l'ansia che crescono solo a parlarne, come diavolo pensa che io possa farcela così?
Finora ha avuto pazienza, non lo nego. Non nego neanche che la pazienza di chiunque ha un limite. Forse sto tirando troppo la corda ma non voglio un giorno guardarmi indietro e scoprire che non era il momento, che ho accelerato troppo, o peggio: ritrovarmi con un problema psicologico in più. No grazie, ho già beghe psicologiche in abbondanza.
Non vedo soluzioni che vadano bene per entrambi. Cosa diavolo dovrei fare?
Basta, scappo in Messico. Oppure mi vado a ubriacare, dopo otto mesi di sobrietà me lo merito.


venerdì 15 aprile 2016

Mayday: Maya vs Technology.

Momento della domanda retorica: come può essere finito uno scontro tra me e la tecnologia? Ovviamente con me sconfitta.
Manco da più di un mese, ma la colpa non è tutta mia, è che la tecnologia semplicemente odia me e ama vedermi bloccata nel secolo scorso, o anche più.
Il primo ad abbandonarmi è stato il cellulare. Tutta colpa di whatsapp e dell'obbligo di aggiornarlo. In pratica mi si costringeva ad aggiornarlo, altrimenti a non usarlo mai più. Il problema vero è iniziato quando ho avviato quell'infame di Google play, che si è categoricamente rifiutato di aprirsi. Mi sono perciò ritrovata o ad aspettare venti minuti che si aprisse (invano, il cerchietto continuava sempre a roteare) oppure a visualizzare un messaggio di errore che mi chiudeva l'app. Dapprima il problema era con Google play, ma poi il telefono ha cominciato a bloccarsi mentre usavo un'app, scaricata col sudore della fronte e delle dita, e infine non si apriva più niente che richiedesse l'utilizzo di internet. La storia era sempre la stessa, ossia lo schermo diventava nero, il telefono vibrava e infine un messaggio mi diceva che l'applicazione era collassata per un qualche errore.
Quindi non solo ho dovuto fare i conti con l'irritante idea che mi dovessi comprare un nuovo telefono (che palle! Voglio il mio telefono, non uno che si fracasserà alla sua prima caduta dalle scale o il suo primo bagnetto in una pozzanghera), che già di per sé questa cosa mi faceva incazzare, ma no! Non era sufficiente! Dovevo pure ascoltare gli amici che ridendo mi dicevano "Và ettalo! Accattate un I-phone" (per i non-siculi "Buttalo! Comprati un I-phone"), ma giammai l'Apple mi avrà! E il fidanzato che spesso aggiungeva "Il tuo telefono è obsoleto, come te". Tesoro, non sono obsoleta, sono ANACRONISTICA. Comunque il fatto che sia ancora vivo e illeso vuol dire che lo amo davvero. E che quel suo sorriso dovrebbe avere delle clausole di utilizzo.
Per concludere questo capitolo, fortunatamente non ho dovuto comprare un nuovo telefono perché due settimane dopo (e un ripristino dei dati di fabbrica che non servì a nulla) lo diedi al mio amico V con una allettante promessa: prova a fare una delle tue magie, se ti riesce ti compro il paninazzo più imbottito che la tua mente riesce a concepire. Ci è riuscito (mi hanno fottuto mezza ricarica perché non ho un'offerta internet attiva, ma per lo meno funziona e ho risparmiato tante belle banconote).

Nel frattempo di questo problema, se n'è aggiunto un altro: preso di invidia, anche il mio pc ha voluto le ferie, perciò si è spento e si è rifiutato di accendersi. Se mi scoccia comprare un nuovo telefono, figuriamoci un pc nuovo! Provando e riprovando alla fine ho capito il problema, cioè che non era il pc ad essere rotto bensì il carica batterie. Da qui inizia l'epopea per trovare un alimentatore compatibile con il mio pc, che comprende un rischio di infarto quando l'unico che becco costa la bellezza di 35€. Ma che scherziamo? Un pezzetto di filo, una scatoletta per 35€, 'azz è una rapina!
Soluzione? L'ho comprato su internet a circa metà prezzo, spedito e arrivato in meno di una settimana.

Saranno finite qui le mie disavventure? NO. Un giorno mi si rompe la tv (si vede lo schermo blu e l'audio si sente se metto un supporto fisico sotto l'attacco della presa scart) e qualche giorno dopo mi ritrovo gli occhiali che mi penzolano sul naso e un'asta dei suddetti ai miei piedi. Razza di sfiga malefica, pure gli occhiali s'è presa! Non vi dico le difficoltà di fare cena e guardare la televisione indossando gli occhiali da sole. Per fortuna ho dovuto resistere solo una sera, una mattina e mezzo pomeriggio per riavere i miei occhiali integri.



Dopo tutte queste difficoltà, ho passato quasi una settimana senza alcuna voglia di usare il pc. Me ne mancava proprio la forza ogni volta che gettavo uno sguardo su di esso. Ero esausta e sconfitta.
Magari viene da pensare che in tutto questo ho avuto più tempo da dedicare alla lettura e invece niente. Più di un mese fa ho cominciato finalmente a leggere Il Conte di Montecristo ma sono ancora in alto mare, non ho avuto proprio voglia di leggere. Per di più, come successe per Grandi speranze di Dickens, mi sta piacendo molto e lo sto diluendo nel tempo (peccato che Grandi speranze ha circa 490 pagine, mentre Il Conte ne ha quasi 900). Il libro l'ho comprato durante la mia breve permanenza a Parma ed è di quel formato super fico, quelli con la copertina imbottita e il prezzo basso (4.90€ alla Feltrinelli). Non so quanto mi ci vorrà a finirlo, ma non penso sarà a breve.
Stanca ma viva.


giovedì 3 marzo 2016

Angolo libro 2016: Febbraio.

Mese breve ma intenso, questo febbraio; per due terzi solo cose belle, allegria, piccoli bei viaggi, compagnie piccole o grandi, un rapporto che continua a crescere, e quant'altro. Il restante terzo è un vero e proprio schifo. Sono stata mordicchiata dal cane di un'amica (piccola bestia assetata di sangue!) a tradimento, attaccata vilmente alle spalle, ma tutto sommato se questo fosse stato il picco dello schifo sarei stata contenta. Purtroppo le condizioni di salute di mia nonna sono improvvisamente peggiorate e non si sa, nei prossimi giorni, cosa potrebbe accaderle... Il destino è in mano a un gruppo di medici.

Cercando di sfuggire alla rude realtà, ho finito di leggere un libro iniziato a gennaio che era finito abbandonato per quasi tutto febbraio. Il libro è Shanna, di Kathleen E. Woodiwiss, datato 1977 e letto innumerevoli volte (non avere la patente né il motorino portava a rileggere continuamente gli stessi libri). Questo non è il classico romanzetto rosa. Ambientato nella prima metà del Settecento, vediamo Shanna Trahern, una ragazza molto ricca, molto bella e molto nervosa nella sua carrozza, diretta al carcere di Newgate per trovare marito. Si vede che non esisteva ancora Marta Flavi e la sua agenzia matrimoniale.
Il padre l'aveva mandata a Londra con un preciso scopo: trovare un marito con un titolo nobiliare, altrimenti avrebbe scelto lui un uomo e costretta a sposarlo. Il termine del periodo concesso dal padre è scaduto e lei non ha ancora trovato qualcuno che la si piglia per amore e non per amante o per i soldi, quindi ha una brillante idea: andare in carcere, trovare un condannato a morte con un nome abbastanza di lustro e sposarlo, così da poter tornare a casa effettivamente vedova e non subire le minacce del padre. Il malcapitato di turno è un certo Ruark Beauchamp, condannato alla corda saponata (morte per impiccagione) per aver ucciso una donna. L'uomo però non si dimostra umile e disperato come lei immaginava, ma dimostra sin da subito ironia, sicurezza di sé e un'intelligenza vivace.
Una volta ripulito da mesi di fetido carcere, il promesso sposo arriva all'altare lindo e bellissimo. Fino a qui può sembrare banale, quasi disneyano, ma c'è da aspettare.
Tra i due è subito scintille, uno scontro dopo l'altro, lui è tutt'altro che sottomesso, lei per niente tollerante. Anzi, diciamo pure che lei è di una arroganza sconfinata che per buona parte del libro me la rende odiosa, mentre lui è fin da subito un personaggio affascinante. Le cose però non vanno come Shanna programmava; infatti, a sua insaputa, Ruark non verrà impiccato ma comprato come schiavo dall'emissario di suo padre (facendo la cresta su guadagno) e mandato nella sua isola senza che lei sospetti nulla, almeno fino al momento in cui non lo incontra.
Lui cercherà sempre di conquistare lei e i suoi "favori", lei cercherà di resistergli, ma è piuttosto difficile resistere a tutto quel fascino e a quella determinazione, tanto più che Ruark diventa piano piano il preferito di suo padre...
La storia va avanti tra tira e molla, tenerezze, arroganze, tregue, parole taglienti, patti, rapimenti di pirati, fughe dai pirati, cose da nascondere, un pomposo aristocratico sempre in mezzo, una famiglia di interessanti soggetti, rapimenti, tentati omicidi e omicidi.
Mi pare di aver detto abbastanza sulla trama, ora al massimo non resta che leggere il romanzo.

Quello che mi è sempre piaciuto di questo romanzo è che c'è dell'avventura e si legge bene il cambiamento dei personaggi, il loro evolvere proprio come una persona reale. Shanna per molto tempo l'ho mal sopportata, così altezzosa, arrogante, egoista e viziata e non capivo come qualcuno la potesse amare, con tutti i tentativi di lei di ferire e umiliare. Lei e Ruark sono entrambi caparbi, con una ostinata smania di vincere: lui di vincere il suo cuore e il suo corpo, lei vorrebbe rompergli l'orgoglio (e i maroni si può dire?) e il setto nasale, lui mira a conquistarla, lei a mostrargli disprezzo.
Nella realtà ho sempre dubitato che due persone del genere finiscano non solo per piacersi ma anche ad amarsi così tanto... ma qualunque cosa io abbia letto di questa scrittrice ho finito sempre per crederle.


Non ho altro da dire sul romanzo (è uno dei miei tanti preferiti), non ho altro da dire in generale, perciò tante buone cose a tutti, cià.

giovedì 18 febbraio 2016

Sciacca.

Manco dalla Blogosfera da parecchio tempo e ho tanti post da recuperare, but anyway, intanto scrivo qualcosa. Una settimana addietro circa sono stata a Sciacca a vedere i famosi carri di carnevale. Come tante altre volte, il viaggio è stato molto entusiasmante grazie alla compagnia e una volta arrivata l'entusiasmo non si è spento, nonostante mi aspettassi di assistere ad uno spettacolo più grandioso e bello, detto onestamente. Belli i carri eh, alcuni più di altri, ma erano una manciata. Pensavo fossero di più, la calca era assurda, eppure non c'è stato tempo né spazio per la delusione o l'acidità. Troppa allegria nella compagnia, troppo amore in quegli occhi scuri ogni volta che mi sfioravano, troppi sorrisi... non si poteva mettere il broncio. E poi ci ho guadagnato un torroncino nocciole e cioccolato fondente che solo a ripensarci ho la bava alla bocca.

Passi carrabili fai da te. Lo "scarrozzo" si può intuire cosa sia, io immagino che provenga dal siciliano "scarruzzuliare", ossia andare in giro. Anche sinonimo di "tambasiare": perdere tempo andando in giro a fare niente.



Sciacca mi ha lasciata perplessa e meravigliata. Il poco che abbiamo girato in cerca di parcheggio somiglia vagamente a delle montagne russe: ci sono strade con pendenze assurde, ti può facilmente capitare di camminare su di un marciapiede e ritrovarti il quarto piano di un palazzo ad altezza spalla mentre suoni il campanello del palazzo di fronte. Se lasci cadere un'arancia, una mela e un kiwi a monte a valle ti ritrovi la macedonia quasi fatta.








 


Tanti colori, tanti odori... soprattutto di sosizza arrustuta (pardon, salsiccia arrostita), meusa (milza) e stigghiola (intestini). Non mangio niente del genere, non sono le grigliate che preferisco, ma l'odore era gradevole... forse dipende dal fatto che si respirava aria di festa. E che avevo un chilo di cioccolata nello stomaco e la mano stretta nella sua.

La stessa mano che ho più volte stretto a san Valentino, in quel ristorante. Il primo san Valentino che festeggio, più che altro perché era una scusa per stare con lui e mangiare quella che considero la miglior pizza della zona. Non ho foto da mostrare di quella sera diabetica, posso solo ammettere che c'è stata e che per me avere lui al fianco significa molto. Questa cosa mi terrorizza, ma non mi lamento.

mercoledì 3 febbraio 2016

Angolo libro 2016: Gennaio.

Hola!
Nonostante i ridotti tempi dedicabili alla lettura, tra amici, fidanzato, ricerca lavoro e casalinghe disperate (no davvero, sono una pessima casalinga, poi un giorno magari racconto) sono riuscita a completare la lettura di due libri e a iniziarne un terzo.

La prima lettura dell'anno è stato un thriller poliziesco di fattura italiana: Il suggeritore di Donato Carrisi e posso dire senza alcuna remora che lo adoro, quasi quanto ho adorato Pierre Lamaitre. Il racconto si apre subito con l'accompagnamento del profiler Goran Gavila nel sito di un singolare ritrovamento: sei buche contengono altrettante braccia, appartenenti a sei bambine scomparse nel giro di un mese. In seguito alla scoperta che una delle bambine non è stata dichiarata scomparsa, viene invitata a unirsi al gruppo di profiler di Gavila una poliziotta esperta nella ricerca di minori scomparsi, Mila Vasquez.
La ricerca dei corpi delle povere bimbe porta però la squadra (Goran, Mila, Stern, Sarah Rosa e Boris) a scoperte sempre più inquietanti e criminose, come la consapevolezza che la bambina sconosciuta è ancora viva. Ogni volta che un cadavere viene rinvenuto, sbuca fuori anche una storia orribile sepolta e mai scoperta: ad esempio, perché il primo cadavere viene trovato per caso nel bagagliaio di un uomo dalla vita apparentemente perfetta? Perché l'uomo perfetto (marito perfetto, lavoro, beneficenza, rapporti coi vicini, tutto lindo) in realtà nascondeva una doppia vita nel Lato Oscuro. Come è morto davvero il bimbo nell'orfanotrofio ormai chiuso dove è stato trovato il secondo cadavere? Perché un altro cadavere nel giardino di un riccone in mezzo a tanti cadaveri più antichi? E via dicendo. Ogni ritrovamento porta alla scoperta di altri crimini irrisolti o di cui non si sapeva neanche l'esistenza. Il colpo migliore è l'ultimo: un cadavere viene trovato nell'appartamento dove la squadra si riunisce per lavorare sul caso. Da quel momento si dubita di tutti perché il serial killer, che loro hanno soprannominato Albert, ha insegnato loro che dietro la facciata di chiunque può esserci del marcio e che per quanto lo si nasconda, prima o poi verrà fuori, alla luce.
Pieno di colpi di scena e di dettagli, ben pensato e ben scritto, solo a volte (soprattutto all'inizio) l'ho trovato un po' lento (ma più si va avanti e più si vorrebbe scoprire, non so se per curiosità o perché la lentezza sprona a correre) oppure troppo veloce; per chi, come me, ha visto centinaia di film e telefilm su profilers e serial killer, le deduzioni del suo protagonista hanno senso e logica, sono teorie su cui ci si poteva arrivare da soli, ma mi sono resa conto che per chi non è abituato a leggere o vedere in questa ottica allora potrebbe risultare un po' faticoso capire, oppure ci si confonde (in fondo è questo che trovo affascinante: come un piccolo dettaglio, che sia la posizione di un arto, o le condizioni di un luogo, possano raccontare la personalità e le intenzioni intime di un altro essere umano, che pur ragionando in termini socialmente inaccettabili ha comunque la sua logica e la sua natura umana). Questo è quello che insegna un thriller ben fatto, come le persone che commettono delitti orribili non sono mostri e non sono necessariamente malati di mente, sono comuni esseri umani.
Inoltre manca di una ambientazione generale. Non si nomina una città, stato o regione; ho fatto fatica ad ambientarmi all'inizio, proprio per la mancanza di coordinate e peculiari prospettive. Questa "mancanza" viene però colmata da descrizioni brevi ma efficaci.
L'unica cosa che proprio non mi è piaciuta di questo gran libro è l'uso di una sensitiva riguardo una parte del caso. Non lo so, forse non aveva idee migliori per risolvere quella parte del mistero? Voleva aggiungere qualcosa di esoterico o soprannaturale per aggiungere qualche nota mistica al male? Non lo so, ma mi sono un poco sentita presa in giro e ho sperato fin da subito che la medium fosse complice di uno dei killer; mi sarei accontentata anche di scoprire che la donna si era inventata tutto. Alla fine però ne è uscito bene, non dico come.
Tutto ruota e tutto torna, a volte percorrendo strade che non mi sarei mai aspettata. Leggere per credere.


Seconda lettura, data principalmente dal fatto che non ho saputo resistere alla tentazione di un libro a cinquanta centesimi (adoro i mercatini dell'usato!), è stato Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding e posso dire, in assoluta prima volta, che ho preferito il film al libro. Ci sono alcune differenze nella trama qui e là, ho trovato entrambe le versioni (cartacea e pellicola) accettabili per essere una commedia romantica. Daniel è orribile e detestabile, esattamente come nel film e ho trovato divertente che nel libro, ad un certo punto, venga citato l'episodio in cui Hugh Grant venne beccato mentre si trovava in una via pubblica in compagnia di una discinta prostituta (p.s.: per chi non lo sapesse, Daniel fu interpretato proprio da Hugh Grant). Mark Darcy nel libro è molto più antipatico che nel film, ma ormai l'idea di Mark Darcy è strettamente legata all'immagine di Colin Firth, ne deriva che non potevo fare altro che adorarlo.

Persino quei ridicoli maglioni gli stanno bene!
 
Altra curiosità: pare che l'autrice si sia ispirata ai personaggi di Orgoglio e pregiudizio (il cognome di Mark, la famiglia incasinata di Bridget, soprattutto per quanto riguarda l'insopportabile mamma di Bridget/Elizabeth, il casino che combina uno dei suoi familiari e che il Darcy del caso va a risolvere); ebbene, nella miniserie della BBC datata 1995 su Orgoglio e pregiudizio, Fitzwilliam Darcy è interpretato da Colin Firth.


Bridget, oltre a essere la solita pasticciona con scarsa fiducia in se stessa e la fissa per dieta, alcool e sigarette, nel libro è un piagnisteo continuo che si alterna a momenti di assoluta euforia e l'attaccamento a qualunque teoria mistica, filosofica, dietetica e quant'altro. Non so, il suo personaggio nel libro non mi convince molto, mentre nel film mi dibattevo tra la sconfortante sensazione di somigliarle un po' e l'incitamento.
Un altro dettaglio che mi ha fatto piacere più il film che il libro è la cazzutissima battuta finale di Bridget a Daniel, quella con cui lei si licenzia in seguito al tradimento di lui.

"Ma se restare qui significa ritrovarmi a dieci metri da te, francamente preferirei andare a pulire il culo a Saddam Hussein!"

* 92 MINUTI DI APPLAUSI*

Ritorno in me. *schiarisce la voce... schiocca le dita*
Tutto qui, per quanto riguarda le mie letture. Quando ho finito il Diario avrei voluto leggere qualcosa di impegnativo ma ahimè era l'una di notte e avere l'insonnia non mi giustifica dal fare casino nel bel mezzo del sonno altrui scavando rovinosamente nella mia accozzaglia di libri. Sicché ho ripiegato su un vecchio romanzo di mia madre, qualcosa che non leggevo da quattro o cinque anni e che ogni tanto, nelle settimane passate, si è presentato tra i miei pensieri. Ma è decisamente presto per parlarne.
Lascio questo post nelle mani della programmazione di Blogger sperando di non aver fatto casini.
Au revoir!

giovedì 14 gennaio 2016

Un quarto di secolo.

Ecco che ci sono arrivata. Un quarto di secolo. 25 anni. E come ogni anno la mia voglia di festeggiare era sotto zero.


Così volevo passare il mio compleanno: seppellita da una trapunta, con le mie membra abbandonate scompostamente sul divano, a guardare vecchi film strafogandomi di gelato al cioccolato fondente accompagnato da una tazza di panna montata. Oblio e pace dei sensi per almeno una settimana. E invece no.
Pare che non si possa fare perché, pare, i fidanzati ci tengano a questa ricorrenza. O per lo meno ci tiene il mio. La cosa mi stupisce ancora. Che io abbia un fidanzato, dico, non la storia della ricorrenza.
Perciò potevo mai dirgli -'sti cazzi il mio compleanno, lasciami sguazzare nell'abulia insieme a Bridget! Tu non sei Colin Firth-?
Non sarà Colin Firth né mr. Darcy, però ha il suo fascino e poi quel sorriso che... vabbè, non ci buttiamo in una fabbrica di melassa adesso, okay? Se sto con lui ci saranno dei motivi. Degli ottimi motivi.
Dunque, dicevo, mi invita ad uscire, io accetto e mi metto in ghingheri. Che per me significa un vestito stirato, comodi stivali con fibbie e fondotinta steso su tutta la faccia (e non soltanto sulle occhiaie da panda sotto effetto di oppiacei e sul quel brufolo rosso sul mento che dice "Salve, prima ero una deliziosa torta Setteveli, ora mi vendico per essere stato brutalmente divorato diventando uno schifoso vulcano bianco-giallastro"). Tutto tempo sprecato quando mi mette tra le mani un pacco regalo. Okay, è solo un profumo... ma uno buono, che sa di buono. Non mi aspettavo un altro regalo, dopo quello di Natale, poi lui ha fatto quella risata particolare che mi fa sbalzare in un colpo solo la glicemia e le ovaie, e boom. Mi scappa la lacrimuccia di commozione. Oh diamine, mi sono rammollita per davvero!

Ma ci ha pensato la sfiga a rimettermi in riga. Mio padre ha la felice idea di prendermi una torta, peccato che sulla confezione ci fosse il nome di qualcun altro. Doveva essere una torta con crema di gianduia e panna, una roba da sballo, invece mi ritrovo un obbrobrio: crema al caffè (che detesto), ricoperta da biscotti amaretti, panna, fragoline e cioccolato bianco (bianco, capisci? Il cugino sfigato ed emarginato della fantastica famiglia del Cioccolato). Mi veniva da piangere un'altra volta. Poi mi sono costretta a mandare giù almeno una fettina, tanto per dimostrare che gradivo il pensiero ed è finita che ho quasi vomitato, pensando a quel paese di Fanculolandia che improvvisamente si ritrova con tanti cittadini in più.

domenica 3 gennaio 2016

2015 Reading Challenge: December. Of ending and beginning.

Finito di appanzarci e di sparare botti? Tanto per essere sicuri aspetterei almeno un'altra settimana, chi vive di ansia il mese di dicembre mi capisce. E mi capiscono ancora meglio coloro i quali hanno pure da festeggiare il proprio compleanno in questi giorni: fidatevi gente, si arriva al dieci gennaio che nelle vene ci scorre colesterolo e spumante. O almeno è quello che irrora le mie, di vene.
Ciò che non può aspettare è il capitolo conclusivo di questo progetto iniziato esattamente il tre gennaio 2015. Ecco cosa ho letto tra fine novembre e dicembre e i punti che ho segnato in corner.
Con Carlo A. Martigli e il suo 999 L'ultimo custode ho segnato i punti 5 (libro con un numero nel titolo) e 19 (libro basato su una storia vera). La storia narra due vicende che si svolgono in tempi diversi: una vede protagonista il giovane filosofo italiano Giovanni Pico della Mirandola alle prese con l'amante già sposata e la controversa pubblicazione delle sue 900 tesi, con le quali avrebbe potuto annullare qualsiasi potere dell'allora invincibile e onnipotente Chiesa Cattolica, ma fallisce questo suo tentativo di unire l'umanità sotto l'unica identità mistica di una Madre Creatrice e amorevole poiché accusato di eresia e costretto a desistere oppure scappare... La seconda storia si basa su di un misterioso gruppo segreto di persone di inizio 900 che posseggono un manoscritto inedito del conte di Mirandola, un testo importante che potrebbe cambiare le sorti del mondo intero ma che è messo a rischio da loschi individui tedeschi. Tali tedeschi, convinti che ci sia nel manoscritto qualcosa che confermerebbe la superiorità della razza ariana, lavorano per il Führer. Nel manoscritto, oltre le 900 tesi già pubblicate dal conte, ci sono anche le conclusive 99 tesi, la cui conoscenza potrebbe portare sostanziali cambiamenti. Romanzo storico molto accurato e interessante, per niente pesante nonostante le tematiche delicate (chiesa, religione, razzismo, etica, morale), linguaggio chiaro e fluido. Per chi ama i complotti come me.


Altra lettura, Uccelli di rovo di Colleen McCullough, per i punti 2 (un classico romantico), 21 (un libro che tua madre ama), 24 (un libro basato interamente sulla copertina, in questo caso c'è in copertina la maggior parte della trama) e 50 (un libro che hai iniziato e mai finito). Non so da dove cominciare, stavolta. Salto la trama e passo direttamente alle considerazioni: mi devono ancora degnamente spiegare perché questo ammasso di tragedie e sofferenze è considerato un libro rosa, romantico. Avevo iniziato a leggerlo due o tre mesi fa, l'ho abbandonato perché dopo una cinquantina di pagine non ce la facevo più: tutto, dall'inizio alla fine, è permeato da un'aura di tragedia perpetua. Già alla prima pagina ho avuto dei seri dubbi, si preannunciava un racconto pluridecennale su sofferenze e catastrofi di varia scala e inizia con la leggenda di questi pennuti che si suicidano impalandosi il cuore con una spina, cantano meravigliosamente fino all'ultimo battito e la melodia sublime fa sorridere Dio. Non commento, dico solo che l'ho trovato grottesco. Però, visto che è il libro preferito di mia madre, posso concludere che in famiglia a quanto pare abbiamo la genetica passione per l'orrido.
Letto una volta e mai più.


Infine, per concludere l'anno, Il mistero dell'Atlantide di Charles Berlitz, con cui ho segnato il punto 14 (un saggio). Questo libriccino piccolo e tosto raccoglie varie leggende, miti e storie riguardo la possibile esistenza del continente perduto di Atlantide. Mi ha lasciata indifferente, per quanto sia affascinante l'idea di una terra scomparsa che potrebbe un giorno riaffacciarsi e svelare chissà quali storie. L'ho trovato sterile, ripetitivo e monotono.


Finito con l'assegnazione dei punti, ho fatto qualche conticino:
  • 27 libri letti in totale. Mi sembrano pochi...
  • 9700 pagine, circa.
  • 8 thriller/gialli. I migliori sono Alex (Pierre Lemaitre) e Tutto ciò che muore (John Connolly).
  • 12 fantasy, di cui un manga, il resto suddiviso in 4 saghe diverse. La migliore è la trilogia The Infernal Devices (Cassandra Clare).
  • 5 romanzi rosa. Il migliore è Una rosa a mezzanotte (Anne Stuart).
  • 2 classici. Tra Amleto (Shakespeare) e Grandi speranze (Charles Dickens) non saprei scegliere uno.
  • 2 autori italiani.
  • 19 autori stranieri (di cui 7 americani, 4 inglesi, 3 francesi, 2 giapponesi co-autrici, 1 tedesco, 1 irlandese, 1 australiana).
  • 11 autrici e 10 autori.
  • 2 con meno di 30 anni alla pubblicazione.
  • 9 punti non segnati, contro 41 punti segnati.

Posso ritenermi abbastanza soddisfatta del 2015, per le letture e non solo. Ho cercato qualche altro progetto annuale per tenermi un poco impegnata, per non abbandonare il blog, ma non ho trovato niente che si addicesse alle mie passioni e necessità. Per altro non so se sono di più i pro o i contro di una lista come questa... è vero che così ho letto libri che prima non avrei preso in considerazione, ho avuto piacevoli sorprese grazie a questo, ma a volte attenermi alla lista è stato un peso. Quindi, visto che l'angolo libro esisteva già su questo blog sin dagli inizi (ha appena compiuto quattro anni, caspita!), ho deciso che il 3 di ogni mese (salvo imprevisti) sarà dedicato alle mie letture. Non mancheranno certo i racconti delle mie disavventure, quelle non mi mancano mai, forse mi fiderò abbastanza della mia percezione della realtà per scrivere anche di belle cose.
Un nuovo anno, nessun inizio: il viaggio continua.