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venerdì 12 aprile 2019

Le repliche non sono solo in tv. E qui si mangia pure.

Dovete sapere che per noi della provincia di Trapani, quando ci si avvicina al monte San Giuliano, è d'obbligo salire a Erice.
Anche se ci si è andati decine di volte, anche se hai le memory card piene di foto fatte a Erice, se sei nei dintorni con gli amici non importa cosa, tu ci vai.
Anche coi nuvoloni, pure se si cammina in mezzo ad un banco di nebbia; anzi, tra i sentieri di pietra ammantati nella nebbia è ancora più forte la sensazione di passeggiare in un villaggio medievale.
Ci vai soprattutto se vuoi digerire tramite movimento fisico e aria pulita, dopo aver svaligiato un all you can eat di cucina cino-giapponese (perché scegliere se puoi avere entrambe?) come un naufrago appena tornato alla civiltà da un'isola deserta priva di patate e di fuoco (dalle mie parti una volta si diceva cu mangia patate un more mae, chi mangia patate non muore mai).
Sarò andata a Erice almeno mezzo centinaio di volte, eppure ad ogni escursione scopro scorci nuovi. Credetemi, anche se sono una figura fantozziana credetemi: un giorno non basta per quel piccolo borgo pieno di stradine che salgono e scendono e di scalinate in pietra. Non c'è soltanto il Castello di Venere, la Chiesa madre e la torre tutti in pietra, non c'è soltanto la vista su Trapani da un lato, Val d'Erice e Monte Cofano dall'altra. Non c'è solo il piccolo giardino labirintico e il sedile degli innamorati, dove chi si siede alle estremità può chiacchierare con dei sussurri ( 'sti medievali, mica tutti scemi).
C'è, insomma, una serie infinita di piccoli dettagli incantevoli.


In questo punto la nebbia era poca, ma in altri punti era così densa e fitta da impedire la vista dopo un paio di metri.

Altro motivo per tornare a Erice è il suo delizioso dolce tipico: l'Ericina, o Ericino. Si sa, noi siciliani con maschili e femminili siamo piuttosto flessibili.
Chiamato anche Genovese, è un dolce di pasta frolla con un ripieno di crema pasticcera aromatizzata al limone, cotta in forno (mica possiamo friggere tutto eh, un po' di contegno) e spolverata infine con zucchero a velo. Vi assicuro che nessuno, NESSUNO, è troppo sazio per non mangiare un'ericina.
Pare che la pasticceria con la ricetta originale, ghermita dall'antico monastero di San Carlo, sia quella di Maria Grammatico: chiedete di lei o cercate l'insegna, ma sinceramente non ricordo se vi sia scritto il nome della pasticcera oppure il nome del monastero, comunque si trova in un angolo di una piazza, c'è una banca e il posto è di fronte, in una stradina con una leggera discesa. Armatevi anche di pazienza se ci andate in periodi o orari molto turistici perché spesso e volentieri c'è da prendere il numeretto come dal salumiere e a volte la fila arriva fino alla porta; perciò non fatevi spaventare dalla folla, mettete in conto di perdere del tempo e fate la fila tranquillamente. Anche le torte e le crostate sono ottime, inoltre ci sono delle varianti di ericine con il ripieno di nutella oppure di ricotta.
Fate attenzione e allenatevi a fare la faccia di bronzo perché molti ristoranti hanno davanti all'uscio una persona sorridente, fissa lì con il solo scopo di procacciare clienti e allettare con l'idea di pranzo/cena/aperitivo, dipende dall'orario del vostro passaggio.

Quelli in foto sono stati un po' maltrattati durante il viaggio, per questo lo zucchero a velo è scutulato, cioè... come dire in italiano... si è scosso via. Però erano deliziosi e non sono rimaste briciole, fate voi che mentre prendevo il telefono per fotografarli già qualcuno era stato prelevato dal vassoio.




Spero di farvi venire presto a rica (la voglia di cose buone) con altri succulenti esempi di tipici dolci siciliani, ovviamente non fatti da me: vi voglio far viaggiare per la Sicilia, mica vi voglio far scappare via 😂

venerdì 20 luglio 2018

Auto mania.

Il 23 giugno si è tenuto a Trapani l'annuale mostra di auto d'epoca.
E con un fidanzato che è ingegnere meccanico e appassionato, figuriamoci se non mi avrebbe portata fino a là. Le auto che partecipavano alla mostra, e poi alla sfilata con tanto di palco e presentatori, sono state di svariate annate e di diverse case automobilistiche, in particolare molte Alfa ma anche Ferrari, Lancia, BMW, Porsche.

Sì lo so, è successo quasi un mese fa, lo confesso: sono una procrastinatrice seriale. Ma capitemi, con 40 C° non ho tanta voglia di stare seduta al pc, che funge perciò solo come decorazione da tavolo.

Ma torniamo all'inizio: cos'è un'auto d'epoca? Per la legislazione italiana è semplicemente un veicolo che ha compiuto almeno trent'anni di vita, ma scommetterei che la risposta varia a seconda di chi sia l'appassionato a cui lo chiedete. Qualcuno vi dirà che sono testimonianze storiche, altri vi diranno che sono gioielli della meccanica, altri ancora che si tratta di arte meccanica e di design. E suppongo che a qualcuno, un tantino più patito, verrebbe la bava alla bocca diventando incapace di esprimersi a parole.
Anche per i neofiti come me è stata un'esperienza interessante. C'era l'odore acre e penetrante di benzina, i motori che scoppiettavano e rombavano come ormai non siamo più abituati a sentire sulle nostre strade, stili di carrozzeria così diversi pur appartenendo allo stesso periodo (invece tutte le auto moderne si somigliano poco o molto).
Di questo evento non ho fotografato tutti i veicoli, tuttavia posso mostrare alcune foto di bassa qualità (c'era troppo buio per il mio telefono e c'era troppo da guardare per soffermarsi a fotografare) e indirizzarvi al sito ufficiale dove potete trovare molti più dettagli.

Inoltre posso riportarvi il nome e il modello di qualche auto, grazie all'assistenza dell'Ingegnere Junior mia dolceamara metà, il quale le ha identificate per me (dove possibile). Senza di lui le mie foto sarebbero state un po' più vuote, quindi grazie a lui. Se ci dovesse essere qualche errore o dubbio scrivete pure nei commenti!

Fiat 1100


Notate prego lo stile innegabile di queste persone

Dopo questa ho desiderato possedere anch'io gli occhialoni da aviatore.

Alfa Romeo Duetto

Alfa Romeo Giulia. Questa è una delle mie preferite ma non prendetemi ad esempio, ho anche una insana passione per la Fiat 126
Alfa Romeo GT Junior
Lancia Fulvia e Fiat 1500

E questa è, infine, la vista panoramica su Trapani da circa metà del monte Erice.

lunedì 5 febbraio 2018

Lasciatemi cantare! Ho vinto un premio.

Ci sto provando da almeno dieci minuti ma niente. Non mi ricordo di aver mai vinto alcun premio! E non parlo solo del mio blog, bensì della mia intera vita da sfigata almeno fino ad oggi.
Oggi la musica è cambiata e il primato l'ho raggiunto grazie a Simona Emme, una blogger che fa foto bellissime, scrive di tante cose e che vive in una casa come sogno che sarà un giorno la mia: piena di libri, piante e chincaglierie inutili ma irrinunciabili!
Qui trovate il post dove cita questo mio angolino per il premio "Le covate d'oro" e qualcosa in più.



Ora credo che dovrei nominare 5 blog che seguo con piacere... quindi, dopo una lunga riflessione, i blog in ordine alfabetico che nomino sono:
  1. Simona, non per ricambiare, però tra foto e storie mi porta sempre in un altro posto.  https://apiedinuditralenuvole.blogspot.it/
  2. Icaro, con la sua ironia e ostinazione riesce a sopravvivere egregiamente alle sfighe della vita, cosa importantissima da imparare! https://diariodiunadiversamenteoccupata.blogspot.it/
  3. Doppio Geffer, mi fa sempre ridere con il suo umorismo (e poi mi piace come suona l'accento catanese, ma SSSHHHH! è un segreto! E se lo dite in giro negherò, negherò vi dico!) e ha sempre qualcosa da dire (mi annoio facilmente quindi questo è un requisito essenziale) http://doppiogefferconghiaccio.blogspot.it/ 
  4. Mira Queen, con alcuni suoi post insegna la pregiata arte della Cessologia, ossia le recensioni dei bagni negli esercizi commerciali. In aggiunta è anche simpatica e coronata. http://thequeenofmira.blogspot.it/
  5. Gilda, palermitana trapiantata con successo a Roma (cosa che le invidio, tranne ogni volta che guardo il mio mare), passa facilmente da post seri a post cazzoni, assicurando risate, racconti di vita o lacrime a seconda dei casi (non ci posso fare niente, lei nomina la sua cagnolina Milly e io piango perché gli animali domestici non sono animali ma componenti della famiglia e quando "se ne vanno" è sempre un dolore grandissimo) e ha il grande pregio di saper sorridere anche nei momenti bui. http://www.nonpuoesserevero.it/


Avrei nominato anche altre persone che seguo, perciò eventualmente potete vedere nelle mie preferenze (o almeno suppongo che si possa fare).
Ora che ho raccolto il premio e sbrigato alcune faccende tolgo le tende, almeno per oggi.

Au revoir!

martedì 26 dicembre 2017

Jingle bells break.

Anche questo Natale è passato.
Non è certo nella lista delle mie feste preferite, non lo era neanche quand'ero piccola. L'ho sempre vissuta con ansia, vuoi perché libera dalla scuola volevo solo dormire e giocare, vuoi perché mia madre per cucinare si fa una settimana di gridare ordini e abbaiare per poi magicamente diventare una soffice dolcezza di donna quando arrivano gli ospiti, vuoi perché non ho mai ricevuto quello che chiedevo a Babbo Natale (non per niente in siciliano babbo vuol dire cretino).
Negli anni si è aggiunto il pensiero per quelli che non ci sono più... Nessun periodo dell'anno quanto questo mi fa pensare a mio zio con tanta angoscia sul petto. Ricordo continuamente che il protagonista a casa sua non era l'albero (piccolo e dignitoso in un angolo) ma il presepe enorme che preparava lui. C'erano tutti i personaggi possibili con gli attrezzi del mestiere: il mugnaio vicino al mulino, i pastori con pecore, oche, anatre, mi pare ci fossero pure i cigni, le lavandaie sul laghetto ed altro ancora. Aveva persino costruito una piccola cascata con della vera acqua che scendeva e gorgogliava.
E poi mi zio si occupava di tutta la carne per il pranzo o la cena, dall'allevamento alla cottura. Non sono mai stata molto carnivora, ma come cucinava lui la carne Cracco sei un nessuno.
Per non parlare di quando il sei gennaio, dopo la cena coi parenti, lui spariva all'improvviso e poi tornava vestito da befana, con le scarpe da ginnastica nuove di mio cugino perché lui, da agricoltore, non credo ne avesse. Metteva la parrucca grigia, una brutta maschera da vecchiaccia con tanto di bitorzoli e un enorme sacco di juta pieno di regali per noi piccoli.
E faceva battute, tante battute.
Caro zio, quante cose non ti ho detto. Chissà cosa pensavi di me...

Lo spirito natalizio non è mai stato in me, a quanto pare.
Quest'anno volevo essere più positiva, meno grinch, ma anche quest'anno non ci sono riuscita.
Prima mi sono depressa perché pensavo a parenti e amici mancanti. Poi ho pensato all'enorme fortuna di non averne persi altri.
Prima mi sono intristita pensando "Povera Nonna mia, tu così attiva e lavoratrice, ora stanca e in sedia a rotelle". Poi mi sono ripresa sapendo che questo Natale, dopo due anni chiusa in casa, finalmente sarebbe uscita, avrebbe mangiato a casa mia e avrebbe visto i cambiamenti che ci sono stati.
Prima mi tartassavo le scatole pensando ai regali che avrei dovuto comprare con un solo indizio: devi spendere tot per X, tot per Y, ect. Invece gli adulti hanno concordato che hanno l'agnuna chini (ogni superficie casalinga colma di roba) e quindi regali nisba, solo per i piccini minorenni.
All'ansia di fare l'aiuto cuoco sotto ordini sbraitanti non c'è stato scampo. Anzi è arrivata l'aggravante: la sera prima della vigilia mi è arrivato il ciclo stronzo e cattivo, quello che mi piega dal dolore e mi fa desiderare di dormire ininterrottamente per quattro giorni, quello che pure stare ferma in piedi mi sembra una impresa titanica. E nonostante questo mi è toccato pure uscire con gli amici, durante pranzi e cene portare ogni piatto ad ogni commensale (perché mettere i piatti a tavola e poi portarli via quando sono vuoti è ancora considerato "cose da femmine", quindi a mio fratello non è stato mai chiesto di alzare le sue regali terga, il suo solo compito è stato lo stappo del vino e dello spumante). Gli stereotipi mi stanno stretti, se poi sto male e devo pure fare avanti e indietro per millemila portate non chiedetemi perché ho lo sguardo alla Shining, è normale che mi sale il crimine prepotente.
Per fortuna ci pensa la Suocera a coccolarmi. Mi ha pure fatto una sciarpa di lana con le sue manine *_*

Ma non è stato il solo regalo natalizio. Visto che siamo a corto di idee, il mio Mezzo-Ingegnere ha pensato bene di farci come regali natalizi una coppia di fedine. I primi giorni mi faceva strano portarlo... mentre leggevo mi distraeva ogni tre righe, prima di dormire lo toglievo perché lasciava segni dolorosi, passavo la maggior parte del tempo a rigirarlo sull'anulare. Dopo una settimana posso dire di essermi abituata e oramai non lo tolgo più.

Quindi queste feste finora sono state una altalena continua tra stanchezza cronica e sorrisoni.
A Capodanno chissà, ma vi auguro il meglio.


giovedì 14 dicembre 2017

Le offerte quelle belle.

Ormai superato il blocco da "oddio mi ha beccata", voglio condividere ciò che per me sono offerte molto allettanti. Non parlo di sconti sui maglioni che non ne ho mai di abbastanza caldi (il primo che mi dice quanto è bello l'inverno si becca una pagaiata... quando mi sarò scongelata le dita), non sono i prendi due paghi uno sulle barrette di cioccolata al supermercato e non è neanche lo sconto sugli smalti che mi ha fatto venire nostalgia di quando avevo 16 anni e le unghie smaltate di nero (e dopo dieci anni sono tornata ad usarlo). Tutte cose molto belle eh, ma le migliori per me restano le offerte tipo queste della Giunti: tre libri al costo complessivo di 9,90€.


Tre libri a scelta tra quelli che avevano il tagliandino rosso adesivo, per altro con una colla molto facile da togliere senza lasciare tracce o rovinare la sovracopertina. I libri disponibili avevano tra le trecento e le quattrocento pagine circa e sono piuttosto robusti. Mi è capitato a volte di comprare libri con la copertina rigida i cui angoli si ammaccavano facilmente, il che non va assolutamente bene per una come me che legge in qualsiasi posizione su qualunque sostegno, anche mettendo il libro "in piedi" sul tavolo. Si poteva scegliere tra gialli, storici, romanzi e romantici.
Per il mio trio, dopo una selezione di oltre venti minuti tra dieci libri, ho comprato questi. Ve ne parlo brevemente.
Quello che mi è piaciuto di più è il thriller Il gioco del male di Angela Marsons, basato sulla detective inglese Kim Stone, donna forte, intelligente e indipendente ma anche fragile, chiusa e sola, a causa di un brutto trauma subìto da bambina e seguito da altri problemi. Molto lontano dall'essere l'eroe ammirabile, senza macchia e senza paura, Kim affronta qualunque caso che le capita di dover risolvere, compresi quelli diversi tra loro e senza apparenti legami come in questo libro.
Il cattivo colpevole lo si capisce subito, non è occultato, ma è piuttosto interessante vedere cosa può fare una persona sociopatica, intelligente e manipolatrice... Però le prove concrete mancano e la brutta sensazione che Kim ha provato parlando con la psichiatra Alex non basta come indice di colpevolezza; per di più i colleghi la tacciono di paranoia.
Mai sottovalutare il sesto senso di una donna che sa ascoltarlo!
Ho scoperto dopo averlo terminato che fa parte di una saga ma non so sinceramente dirvi se è stata o sarà pubblicata in Italia.

Secondo classificato è l'italiano Fabrizio Santi con Il Settimo Manoscritto. Qui c'è tutto: omicidi, furti, strani rumori e luci provenienti da un appartamento romano, un misterioso personaggio che ingaggia un giovane scrittore in crisi dopo troppo successo per trovare un antico manoscritto rubato, inseguimenti, rapimenti e bibliotecarie carine. Avrei apprezzato un po' di movimento in più ma in fin dei conti la trama è costruita bene e ci sono tanti bei dettagli.

Il terzo libro non mi è piaciuto, l'ho trovato noioso, lento e troppo leggero. La ragazza perfetta di Gilly MacMillan parla della giovane Zoe, che passa dall'essere una bambina prodigio del pianoforte ad assassina di tre coetanei in un incidente. Dopo aver scontato la pena in un carcere minorile, Zoe si trasferisce con la madre, prende il suo cognome e poi vive una vita apparentemente perfetta insieme al patrigno, al fratellastro e alla sorellina neonata, almeno finché non rovina un concerto e poche ore dopo la madre muore. La vita di una famiglia scarognata narrata capitolo dopo capitolo da diverse persone: Zoe, la zia Tess (donna sterile e traditrice), l'avvocato di Zoe (nonché amante di Tess, che a metà libro scopre di essere gravemente malato), lo zio Richard (alcolizzato e fallito nel lavoro) e Lucas (fratellastro di Zoe, abile pianista che vorrebbe però fare il regista, ostacolato dall'irascibile e prepotente padre). Insomma, uno messo peggio dell'altro.
L'unico personaggio sano di mente e privo di traumi è Grace, la neonata.
Non c'è una vera e propria pista criminosa da seguire per trovare l'assassino di Maria, tutto il libro è un racconto di sfighe e dolori vari, volti a far pensare al lettore che vivono tra le mine cariche pronte a esplodere da un momento all'altro. Il finale è molto semplicistico e forse anche azzardato. Per me non è stata una lettura piacevole e non mi sento di consigliarlo. Ovviamente ognuno ha i suoi gusti, potrebbe piacere a qualcuno ma questo qualcuno non sono io. Penso che lo metterò nel mio esiguo gruppo di libri che intendo rivendere.
Chissà quando però. O se li rivenderò davvero!
Intanto vorrei dire alla Giunti: grazie di esistere e di non far parte del gruppo Mondadori.

mercoledì 19 luglio 2017

Forestiera.

Non ci sono scuse per le mie assenze, semplicemente al blocco della blogger si è aggiunto un viaggio di tre giorni a Roma, in veste di accompagnatrice e portafortuna (come accade da circa un anno e mezzo) per i due esami universitari che il mio Mezzo-Ingegnere doveva svolgere, stavolta, proprio a Roma.

Devo ammettere che tutte le chiacchiere che sentivo su questa città così turistica e sdoganata mi sembravano eccessive: eh vabbè i millemila posti storici e i centurioni con cui farsi le foto, chiese e chiesette ogni cento metri, musei, mausolei, reperti storici però insomma, se la tira un po' troppo, pensavo. La città eterna invece è davvero immensa, artistica e quant'altro si dice di solito, non mi dilungo oltre (mica sono un dépliant!), la fama è piuttosto veritiera. Sono stata così bombardata di arte e storia, di impressioni e sensazioni, di riflessioni e pensieri che al mio ritorno mi sono sentita sopraffatta e satura per settimane. Penso che mi piacerebbe vivere lì, anche se temo che ogni notte sarei così colma di percezioni... Assuefarsi a tutto ciò non porterebbe niente di buono ma si può vivere nella costante meraviglia di ciò che ci circonda?
I romani a quanto pare possono, in un modo o nell'altro, e guadagnarci pure dei polpacci da paura. Oh, non ho visto una sola persona, che fosse giovane o anziana, casual o elegante, sottopeso o normopeso o sovrappeso, che non avesse dei polpacci invidiabili.



Non è possibile immaginare quanti ingressi ho intravisto come quello qui sopra, neanche in una sola via avrei potuto immaginarne tanti e anche più riccamente adornati. Un pochino megalomani sti romani... ma mi piacciono così.

 
Tre giorni di dure camminate per vedere quasi tutti i must, avvalorati anche dal fatto che essendo la prima domenica del mese molti musei statali e altre grandi opere erano a ingresso gratuito, mentre per le mostre private (come ci è stato detto all'Ara Pacis) l'ingresso era gratuito solo per i residenti a Roma. Abbiamo girato completamente gratis tutto Castel Sant'Angelo, dal mausoleo di Adriano fino alle stanze papali (per la bellezza di 5 ore).
Un'altra meta che ci è costata parecchie ore (sette!) e un bel gruzzolo di danari (16-18€ se non ricordo male) ma molta soddisfazione e allegria è stato il Bio parco, all'interno di Villa Borghese. Calma, non metterò ogni foto che ho fatto per ogni animale: mi è troppo scappata la mano sulla fotocamera del telefono.
Di una cosa voglio rendere partecipi, cioè che finalmente ho realizzato uno dei miei sogni: vedere i FENNEC, peccato solo che era primo pomeriggio e le soffici bestioline stavano dormendo (come i lemuri, che mannaggia vedere i lemuri era un altro mio sogno). Ora però posso sognare più in grande: tipo POSSEDERE UN BIOPARCO DI FENNEC.

 Tutte queste diverse rane sono piccine, nel mio palmo avrei potuto tenerne comodamente due o anche tre.
 
Abbiamo visitato bene o male anche Colosseo, mercati di Traiano, Fori Imperiali, Altare della Patria, Pantheon, Piazza della Minerva, Piazza di Spagna, Piazza Navona, Fontana di Trevi, Bocca della verità (è piccola, me l'aspettavo più imponente... del resto tutto a Roma mi è sembrato IMPONENTE), Campo de' Fiori con il suo mercato, Piazza Barberini, Piazza del popolo, Ara Pacis, Circo Massimo, una Feltrinelli e altri posti dei quali non so o non ricordo il nome. Di queste risparmio le foto, tanto su internet se ne trovano anche di meglio.
Ah, ho pure visto la facciata del palazzo dove ha vissuto Stendhal, direi logico avvistamento dopo aver visitato la sua tomba a Montmartre.



Tutto in tre giorni di scarpinate che mi sono costate anche un paio di scarpe che ho dovuto sostituire nelle prime ore del girovagare al secondo giorno; e non sapete che emozione aver comprato con gli sconti un paio di scarpe sportive a 11€ da Piazza Italia e poi girare per le vie con i negozi delle più grandi firme internazionali, dove una coppia di cantanti lirici hanno accalappiato la nostra attenzione per almeno mezz'ora.
E l'albergo pure! Mai avrei pensato di trovare con pochi soldi un posticino così elegante ma non pretenzioso, tranquillo ma centrale, con una vista spettacolare dalla sala colazione con il terrazzo all'aperto. Io che non faccio mai colazione, sono stata grata e serena nel bere il mio the giornaliero proprio di mattina, lì fuori. Un poco meno grata del gabbiano che mi fissava mentre mangiavo, che aspettava il nostro ritiro per avventarsi sugli eventuali resti. Comunque non mi lamento: ho visto e/o sentito gabbiani praticamente ovunque andassimo.




Risultato del viaggio? Millemila ricordi, due centinaia di foto, mal di piedi e tendinite, scarpe nuove e due esami in più in saccoccia.
Ci ritornerei senza pensarci.

Grazie amore di un Quasi-Ingegnere.


mercoledì 8 febbraio 2017

Nuddru ammiscatu cu nente. Ovvero di nullità ed altre cose.



 Nella mia madre patria Sicilia esiste un affascinante detto: Iddro è nuddru ammiscatu cu nente, ovvero "lui è nessuno mischiato con niente"; per dire che un certo tizio è un signor nessuno che vale meno di niente.
Quando mi parte l'insulto erudito mi piace pronunciare, stile scioglilingua, una cosa imparata al liceo: l'essere è e non è possibile che non sia, il non essere non è e non è possibile che sia. Ora, chi non ha studiato filosofia e Parmenide o non ha l'udito ben acuito difficilmente mi capisce a primo colpo. Di solito si lanciano in esclamazioni come eh? Cosa? Che hai detto? oppure si limitano a pensare che sono pazza, o schizofrenica, o semplicemente una rompicoglioni che dice parole a caso. Andiamo, a chi non è mai capitato di trovarsi a parlare con una persona insopportabile a causa del carattere, dell'educazione o dell'orgogliosa e cieca stupidità? Magari ci è impossibile rispondere con un aperto e salutare insulto (si viene spesso indicati come immaturi, puerili o cattivi), tipo quel detto siciliano di poc'anzi, però secondo me ci sono situazioni nelle quali tacere completamente è sbagliato, urge una risposta di qualche tipo.
Per esempio: mettiamo caso che una persona ci stia pubblicamente prendendo in giro/insultando o mettendo volutamente a disagio di fronte ad altri. Mettiamo caso che non ci sia nel gruppo qualcuno disposto a contraccambiare per difenderci o che creda che la frecciatina rivolta a noi sia una semplice battuta e non un deliberato atto di svalutazione. Non ditemi che dovrei restare calma, fare buon viso a cattivo gioco, porgere l'altra guancia o che dir si voglia; non me lo dite, perché nella mia testa in questi casi già risuona la Cavalcata delle Valchirie. Purtroppo sono dotata di un certo livello di educazione e civiltà, per quanto a volte così non sembra, con un personalissimo senso della riservatezza. Per cui le soluzioni sono due: o faccio un sorrisetto come per dire "Che povero idiota, neanche meriti una risposta", che comunque va per la maggiore, oppure me ne esco fuori con battute complicate, distorte e arzigogolate che rendono la gente come minimo perplessa.
Poi però capita che la persona alla quale rivolgo quella frase, definiamola pure non-sense, capisca che l'ho insultata. Ecco, provo una specie di soddisfazione sadica quando succede.

Eh sì, mio caro Mister Perfezione/mia cara Ms. Perfezione: oso ribattere e ti metto al tappeto, sia pur metaforico, perché io non sarò una gran figa intelligentissima, bellissima, coltissima, simpaticissima come tu ritieni di essere, ma perché TU SI NUDDRU AMMISCATU CU NENTE.


TU

NON

VALI

UN

CAZZO.






PS: questo è uno sfogo in termini generali, ma negli ultimi tempi c'è una persona nella mia vita reale, quella non virtuale, alla quale dedicherei questo messaggio.

venerdì 19 agosto 2016

Acchianamo a Erice.

Avrei ancora da scrivere qualcosa sul Conte di MonteCristo ma non mi va oggi. Sono più di umore cazzeggiante che non riflessivo. Perciò rispolvero qualche foto e spero di mostrarvi qualcosa che vi giunga nuovo e magari gradito. Parlo della mia escursione a Erice. Non mi riferisco al centro urbano (suggestivo, caratteristico, bellissimo, non lo nego) ma al "quartiere spagnolo" che si trova sulla strada per la cima, ma prima della cima ecco. Parlo di un posto che di solito la gente non frequenta, è una zona più selvaggia e antica. Magari chi vive vicino ai boschi o sulle montagne sarà abituato a vedere di meglio, ma chi come me è più abituato al suono delle onde che all'ossigeno delle alture capterà forse qualcosa di diverso, di intenso e quasi magico. Il posto è tutto sentieri di pietre levigate o un manto erboso/sassoso, mura di pietre e antiche strutture adibite a ristorante. La parte che ho preferito comunque è stata andare a zonzo sui sentieri serpeggianti in mezzo agli alberi e ai resti di costruzioni romane che, secondo il cartello, non sono state ritoccate dalla loro costruzione intorno al III secolo a.C.
Vi dico solo che io e il mio ragazzo ci siamo divertiti come bambini ad un parco giochi. Un parco giochi fatto di sentieri quasi invisibili ma, hey, dopo le catapecchie abbandonate da decenni mica potevamo andare per ville a uso turistico!
Le foto sono di qualche mese fa... qualche... era tipo maggio, insomma. Nel frattempo ci siamo anche tornati di sera un paio di settimane fa, per mangiare con vista su valle ad un prezzo niente male (parlo di primo, secondo a base di pesce e a scelta tra dolce e frutta per la modica cifra di 15€ a testa). Se posso permettermi un suggerimento, stavo ascoltando QUESTA CANZONE mentre guardavo le foto e decidevo quale mettere qui: mi è venuta nostalgia di Erice.
E mò chi me la toglie sta melodia dalla testa?!?!





Questa foto l'ha scattata lui, io l'ho solo rubata... Il futuro ingegnere è anche un bravissimo fotografo. Ma SSSHHH! Segreto tra noi!

giovedì 18 febbraio 2016

Sciacca.

Manco dalla Blogosfera da parecchio tempo e ho tanti post da recuperare, but anyway, intanto scrivo qualcosa. Una settimana addietro circa sono stata a Sciacca a vedere i famosi carri di carnevale. Come tante altre volte, il viaggio è stato molto entusiasmante grazie alla compagnia e una volta arrivata l'entusiasmo non si è spento, nonostante mi aspettassi di assistere ad uno spettacolo più grandioso e bello, detto onestamente. Belli i carri eh, alcuni più di altri, ma erano una manciata. Pensavo fossero di più, la calca era assurda, eppure non c'è stato tempo né spazio per la delusione o l'acidità. Troppa allegria nella compagnia, troppo amore in quegli occhi scuri ogni volta che mi sfioravano, troppi sorrisi... non si poteva mettere il broncio. E poi ci ho guadagnato un torroncino nocciole e cioccolato fondente che solo a ripensarci ho la bava alla bocca.

Passi carrabili fai da te. Lo "scarrozzo" si può intuire cosa sia, io immagino che provenga dal siciliano "scarruzzuliare", ossia andare in giro. Anche sinonimo di "tambasiare": perdere tempo andando in giro a fare niente.



Sciacca mi ha lasciata perplessa e meravigliata. Il poco che abbiamo girato in cerca di parcheggio somiglia vagamente a delle montagne russe: ci sono strade con pendenze assurde, ti può facilmente capitare di camminare su di un marciapiede e ritrovarti il quarto piano di un palazzo ad altezza spalla mentre suoni il campanello del palazzo di fronte. Se lasci cadere un'arancia, una mela e un kiwi a monte a valle ti ritrovi la macedonia quasi fatta.








 


Tanti colori, tanti odori... soprattutto di sosizza arrustuta (pardon, salsiccia arrostita), meusa (milza) e stigghiola (intestini). Non mangio niente del genere, non sono le grigliate che preferisco, ma l'odore era gradevole... forse dipende dal fatto che si respirava aria di festa. E che avevo un chilo di cioccolata nello stomaco e la mano stretta nella sua.

La stessa mano che ho più volte stretto a san Valentino, in quel ristorante. Il primo san Valentino che festeggio, più che altro perché era una scusa per stare con lui e mangiare quella che considero la miglior pizza della zona. Non ho foto da mostrare di quella sera diabetica, posso solo ammettere che c'è stata e che per me avere lui al fianco significa molto. Questa cosa mi terrorizza, ma non mi lamento.

lunedì 23 novembre 2015

Coming home.

Sono sparita dalla blogosfera senza fiatare, eppure sono mancata per intere settimane... Ne ho di cose da recuperare, qui e non solo.
Per la laurea della mia migliore amica sono andata a Parma per una settimana, ho vissuto con lei e di riflesso ho vissuto tutta l'ansia, il nervosismo, l'adrenalina, persino l'angoscia dovuti a questo importante traguardo della sua vita. Mi sono ritrovata così piena di orgoglio di lei che sono rimasta per giorni in attonito silenzio, incapace di esprimere la misura del mio affetto e l'entità di quell'orgoglio. Ma lei è la mia migliore amica e persino in un periodo così pieno di cose enormi lei mi ha visto. Lei non si limita a guardarmi, lei mi VEDE. Mi vede e capisce quello che vorrei dire e non so come fare, intuisce quello che sento, io la guardo e so con certezza che lei lo sa, che ha capito. Riesce sempre a cogliere quello che c'è dietro i miei modi alquanto rudi, a volte burberi. E per l'ennesima volta ha saputo cogliere qualche piccolo indizio dal mio comportamento, svelarlo e discernere correttamente il momento della consolazione e il momento della predica. Se mi fermo a pensare, credo sia l'unica persona capace di farmi una predica senza che io reagisca con polemica o con azioni bellicose.
Lei è mia sorella. Famiglia diversa, sangue diverso, ma sono davvero determinanti queste cose prese così, come semplici etichette? Non è tutto quello che si crea dietro l'etichetta ad essere davvero importante?
Quando una sera mi ha detto "Se scopro che hai bisogno di qualcosa e non mi hai detto niente mi incazzo. Tu sei qui perché IO ti ho fortemente voluta qui. Tu sei di famiglia" c'è mancato poco, davvero poco, per sciogliermi in lacrime.

Quindi il rientro a casa non è stato semplice, dopo settimane non sono ancora con i piedi per terra.
Lei se la cava, devo cavarmela anche io.
Riprendo la mia vita, devo almeno tentare... iniziando magari da qualche foto, dal recuperare qualche post arretrato qui e là e organizzare uscite.

Non so come hanno fatto le mie Converse tarocche a restar bianche per tutta la trasferta. Anche se ho pestato montagne di foglie secche e umide.
Parco della Cittadella. Meraviglioso.        
Uno scorcio di città. Quant'è bello andare in giro in bici senza rischiare la vita!
Parco Ducale, anche questo bellissimo. La nebbia lo rende nostalgico ma non tetro, solo tranquillo.
Laghetto al Parco Ducale con tanto di paperelle e pescetti da 15 kg cadauno.

venerdì 29 maggio 2015

Something in the Way.

Poco fa ho letto un articolo QUI sul blog della dolce Nella che mi ha dato parecchio da pensare e sul momento non ho saputo cosa commentare. Troppo confusa per poterlo sapere. Nell'articolo Nella mi ha fatto scoprire l'esistenza di un film documentario su Kurt Cobain uscito quest'anno e sono stata travolta da emozioni contrastanti, perciò mi va di condividere alcune idee e qualche ricordo.

Chi ha apprezzato la persona o la musica di Kurt Cobain non ha bisogno dell'ennesima effrazione nella sua vita privata. Lo ascolto da quando avevo quattordici anni e dieci anni dopo ho ancora i Nirvana sempre a portata di mano, è uno di quei pochi gruppi che può cambiarmi l'umore in un istante.
Non so, forse questa cosa mi urta particolarmente perché in una intervista Cobain aveva detto di non voler mai pubblicare il suo diario, ma poi lo hanno fatto lo stesso.
Mi ricordo che una volta in libreria vidi una copia del suo diario, lo presi con una mano mentre con l'altra contavo le banconote dentro la tasca della giacca, mi sentivo quasi innamorata. Mi misi a sfogliare le pagine, guardai qualche disegno restando a bocca aperta, incantata. Poi lessi una frase qui, una frase là e prima di rendermene conto ero fuori dalla libreria a mani vuote. Non ce l'ho fatta, non me la sentivo di leggerlo, mi sembrava una cattiveria, uno sgarbo, una cosa ingiusta.
Magari è vero che per i "volti noti" non esiste privacy, ma trovo disonesto intrufolarsi a questo modo nella vita di qualcuno che non può fare niente per proteggersi, per dire la sua. Mi sembra solo una mancanza di rispetto per la sua privacy e per i suoi dolori più intimi, una mancanza di rispetto per tutte le volte che lo hanno deriso o emarginato.
Beh, mi ricorda un po' quelle interviste da cronaca nera: oh, ma era un caro vicino! Salutava sempre, sorrideva, dava dolci ai miei nipoti e innaffiava le mie piante, non potevo immaginare che il mio caro vicino avrebbe sterminato una famiglia di brave persone!
Oppure: Che peccato che il mio caro vicino si sia suicidato! Era proprio una buona, cara persona... sì, lo so che ho chiamato la polizia più volte perché di notte faceva casino con gli amici e ho detto agli agenti che era un criminale drogato... però era tanto una brava persona!
Ecco, ipocrisie del genere mi fanno incazzare.
Perciò ho anche aggiunto stima a quella che già avevo per Dave Grohl, batterista dei Nirvana e in seguito creatore e frontman dei Foo Fighters, che non ha voluto partecipare al film documentario.
Ma tornando a Kurt Cobain, se ne sono dette di cose, se ne sono fatte di cause legali, di dichiarazioni, di smentite e quant'altro. Semplicemente, data la situazione, non mi sembra il caso di continuare con questa linea d'azione. Per capire o conoscere una persona, o qualunque verbo si voglia usare a seconda dei casi, non basta sentire quello che hanno da raccontare gli altri. Neanche se raccontassero sotto giuramento, con una mano sulla bibbia e l'altra sul petto.
Sarebbe bello sentire Cobain raccontare se stesso, chiedere direttamente a lui, o sentirsi mandare a fare in culo perché gli scoccia ricevere sempre le stesse domande. Sarebbe davvero bello, ma oramai non si può più. Il tempo delle interviste e dei racconti è finito. Quello che si poteva sapere del vero Kurt si è già saputo, il resto sono speculazioni di vari gradi e misure.
Se mi va di ricordarlo, personalmente ascolto le sue canzoni o le sue interviste o guardo i filmati dei live. Non vado a pagare della gente per scavare alla ricerca di nuove informazioni.
Il denaro, poi, guida le azioni di molte persone; so che non dovrei giudicare, ma questo lo capirei se qualcuno rischiasse la fame, la miseria e la vita sotto i ponti, invece se i soldi già ci sono e se ne vogliono semplicemente aggiungere altri allora per me possono e devono andare a fanculo.
Non si sfama la gente ricordando la pizza mangiata un anno prima, se si capisce cosa intendo.

E non intendo neanche trovare un finale per questo post, questo flusso di coscienza, questo something in the Way.

sabato 12 luglio 2014

The Listography Project pt. 28: people from history you'd like to have a conversation.

Sorvolando sulla differenza di linguaggio, mi farei volentieri una chiacchierata con:

  • Nietzsche: quante domande gli farei, quante curiosità vorrei soddisfare! Discorrere sulla vita, sul nichilismo, su come guardava in faccia il mondo attraverso questa sua ideologia, come è arrivato a queste conclusioni (e se si aiutava con qualche sostanza), parlare di leggerezze e di persone.

  • Kathleen E. Woodiwiss: non so se possa essere considerata una "persona dal passato", è passata oltre nel 2007, mi pare relativamente poco... Comunque sarebbe un piacere poterle parlare. Raccontarle quanto ha significato per me quindicenne leggere le sue parole, cosa vedevo oltre alle parole d'inchiostro, oltre i nomi e i fatti. Chiederle se ha rimpianti, se avesse altre storie per la testa (e quali fossero). Le chiederei se credeva nell'amicizia, perché ha sempre scritto storie d'amore (quasi sempre contorte, irrazionali, improbabili), ma nessuna amicizia mi è rimasta particolarmente impressa, impallidivano tutte di fronte all'amore; mi chiedo se ci credesse, nell'amicizia, perché non ne ha mai parlato se non come cornice. Avrei bisogno di un quadro dipinto con le sue parole. Avrei bisogno di sognare cose piacevoli.

  • Stendhal: beh, in teoria io con lui ci ho già parlato... quando ho visitato la sua tomba a Montmartre. Ho detto quello che volevo dire in faccia alla lapide marmorea con il suo volto scolpito di profilo. Ma avere una conversazione con lui sarebbe, in termini profani, una figata assoluta. Due polemici che conversano davanti ad un cappuccino (ovviamente disquisendo dei pregi e dei difetti della bevanda prima di dedicarsi alle cose serie). Sapere di più sulla società in cui viveva lui e quali romanzi avrebbe scritto se fosse vissuto negli anni '90/2000.


Ah, belle cose!


The Life In A Year

lunedì 7 aprile 2014

Quella simpatica Racchia.

Che poi racchia non è. Magari un po' cattivella, visto che mi ha sfidata a postare una poesia e sono parecchio carente a riguardo. Fate voi che l'unica poesia di cui ricordo a memoria una strofa è il Cinque Maggio di Manzoni.
Da qualche lontano e sbiadito ricordo di liceo, sono riuscita a trovare una poesia di cui ho sempre ammirato la delicatezza, la capacità di evocare con chiarezza immagini di una tranquilla serata in campagna, di come delle cose banali e quotidiane possano essere raccontate come qualcosa di magico.
Ci soffermiamo di più, io per prima, a osservare la parte marcia del mondo, la parte ingiusta, quella deludente, quella scadente. A volte sono queste parti a sembrare imponenti, a coprire tutto il resto, a sminuire il resto. Ed è leggendo parole come queste che ricordo che al mondo c'è più della sporcizia, del caos. Ci sono cose che diamo per scontate e che ignoriamo, ma spesso sono pochi attimi di leggerezza a lenire le ferite, lo stress, la stanchezza.

Silenzio!
Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria, o sole!
Bisbigliano appena
gli uccelli, poi tacciono,
vinti dal sonno.
Sembrano estinti
gli uomini, tanto è ora pace
e silenzio... Quand'ecco da tutti
gli alberi un suono s'accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così: le cicale.

(Umberto Saba, Meriggio d'estate)


Così ho fatto la mia parte, adesso mi tocca nominare 3 persone a cui lanciare la sfida e che, a quanto pare, devono postare una poesia entro ventiquattro ore (non me ne volete, potete "vendicarvi" nominando a vostra volta altre tre persone):



Ringrazio LaRacchia per la nomination ^^

giovedì 27 febbraio 2014

The Listography Project pt. 7 + 8: favorite teachers + "se una notte d'inverno una sognatrice".

Salve!
So che avevo scritto l'ultima volta, avevo detto che avrei postato queste due liste martedì. Lo avrei fatto, ma ho avuto un impegno improvviso e solo adesso sono riuscita a fermarmi, a trovare qualche momento libero. 'na faticaccia. Ma bando alle ciance!



The Life In A Year


Lista  #7 dedicata agli insegnanti che mi hanno influenzata in positivo. Devo dire che sono stata abbastanza fortunata con gli insegnanti, solo pochi erano... discutibili.
  1. Maestre delle elementari: quella di italiano, quella di storia/ geografia/ scienze sociali (che ora chiamano "cittadinanza"), quella di matematica/ scienze, quello di inglese: mi piacevano tutti, forse perché ricevevo più attenzioni e approvazione da loro che da mia madre.
  2. Scuole medie: non ho molti ricordi di quel periodo, quindi anche i prof sono sfumati.
  3. Liceo, e qui il discorso si allunga un po'.
  • prof di ed. fisica: adoravo quell'uomo. Ero sempre in palestra, io, che sono la pigrizia in persona, c'ero anche se la prima ora era buca o se in classe capitava una supplenza. Mentre il prof di ed. fisica delle medie mi diceva che non sapevo correre (costringendomi a un'odiosa marcia che mi faceva scoppiare la milza), lui indicava me come esempio. La miglior cosa era che (oltre all'aiuto sfacciato agli esami di stato) ci faceva giocare a pallavolo e fare l'alzatrice mi riusciva bene, giocando in squadra con lui non ho perso neanche una partita in cinque anni. Mi ricordo di una partita memorabile: eravamo io, il prof e un altro compagno di classe contro sei giocatori di un anno più grandi; il punteggio era di un set pari, il set decisivo era arrivato a 24 loro contro 16 noi. Noi già arresi, stanchissimi, con la testa eravamo già in classe. Finché il prof (che odiava abbastanza perdere) pensò di esortarci urlando "Se mi fate vincere vi metto dieci nella pagella finale!". Dieci in pagella? E quando ci ricapitava?? Mai, infatti. Però la partita si concluse 24-26 e un dieci sulla mia pagella.

  • prof di filosofia: donna con le palle, lei. Nessun collega osava farla incazzare, alcuni bidelli cambiavano strada appena la vedevano, lei era la Donna Invincibile. Lei era la donna che, consapevole del mio livello di pigrizia magnum, mi punzecchiava; andavo bene ma lei voleva di più. Ci è quasi riuscita. Comunque ha cambiato il mio modo di pensare, di cercare, perché lei non si limitava a insegnare concetti filosofici. Lei voleva insegnarci a pensare con la nostra testa, a fare critica invece di abbassare la testa su quello che ci dicevano. Durante le sue lezioni non si poteva dormire perché con i suoi suggerimenti eravamo noi a creare la lezione. Con lei non si faceva solo filosofia, con lei si facevano lezioni di vita.

  •  Prof di inglese: ah, santo uomo lui. Non saprei cosa raccontare di lui, che era così pacato e preparato.

  • Prof di matematica: molti lo odiavano e lo odiano a distanza di anni, molti mi prenderebbero per pazza, pochi mi darebbero ragione. Lui, che avrebbe fatto scappare Ivan il Terribile strillando come una ragazzina, incuteva una paura non indifferente. Nonostante fosse irascibile, era capace di spiegare matematica e di far capire persino me, era davvero preparato nella sua materia e nei giorni buoni avrebbe potuto dissertare con noi di storia, letteratura italiana, inglese e latina, biologia, filosofia e fisica con una facilità scorrevole tale da far risultare qualunque argomento semplice. Una volta capito il livello di apprendimento, anche se non avevi risultati eccellenti (io, per esempio), anche se durante l'anno ti insultava, ti sgridava, ti metteva due o tre nei compiti in classe, a fine anno chissà come la media dei voti si alzava: i due diventavano quattro, i quattro diventavano 6, i 6 diventavano 7. Tutto purché durante l'anno si dimostrasse impegno costante. Ho un ricordo molto buono di lui perché cercava di ammorbidire i suoi modi se dimostravi di voler imparare e di voler capire quel maledetto esercizio, perché dietro i suoi modi burberi c'era un uomo che amava il suo lavoro e la sua materia, era uno che aveva a cuore che noi zucconi imparassimo davvero qualcosa. Quanti prof possono dire lo stesso?

  • infine, la prof di musica: ci faceva vedere film sulla musica tipo i Blues Brothers, La musica nel cuore (quello con Jonathan Rhys-Meyers), uno su Ray Charles, ect. E ogni anno ci portava a Palermo, la nostra unica occasione di andare in gita.
Mi fermo qui con questa parte di lista, nella speranza di non dover fare una lista dei peggiori prof. Sarebbe complicato.
La Lista #8 è: e se vincessi milioni di milioni alla lotteria? Ahahahahahahahahahahahaha! L'unica cosa che io abbia mai vinto è stata l'influenza. Essendo abituata a risparmiare ho un po' di difficoltà a immaginare, ma avendo a disposizione un'improbabile vincita da fare invidia a zio Paperone...

Una casa al mare un po' come quella di Montalbano. Con un bel giardino dietro, la piscina al coperto, un enorme camino e il parquet. Caspita, ho sempre voluto camino e parquet.

Sistemerei il giardino con gli alberi di limone della nonna. E la casa della nonna.

Viaggi, tanti viaggi. Andrei finalmente a vedere l'aurora boreale in Finlandia, magari dentro uno di quegli alberghi che hanno le stanze con il soffitto di vetro. Ma anche Stoccolma, Malmo (e altra Svezia), partirei da Helsinki per vedere la Finlandia, partirei da Oslo per vedere la Norvegia, sia città che boschi, insomma sia artificio umano sia natura. Andrei a Londra, Birmingham, da qualche parte in Svizzera, di nuovo a Parigi (ho ancora l'amaro in bocca per non aver potuto visitare il Museo d'Orsay), il Galles, poi ho 'sta strana curiosità di visitare il castello del presunto conte Dracula.

Aprirei nella mia città un pub, un locale insomma, a più piani in modo da poter scegliere tra rock classico, indie rock e almeno un paio di stili metal. Con una bella scorta di birra e rum (mi piace molto anche il rum, problemi?).

Qualche collana o anello particolari, tipo di Vivienne Westwood o cose così.

Prenderei in gestione (o comunque darei supporto) case famiglie e un consultorio, con orari più permissivi (per la clientela, non per gli impiegati). Il primo impiegato che timbra il cartellino e se ne va lo spedisco a vivere in un' igloo.

Ah, quanto è bello sognare!

martedì 7 gennaio 2014

Rose rosse per me, hanno comprato stasera

Eh niente. Oggi è il mio compleanno e il mondo non mi fa più tanto schifo.
El Papi si è presentato a sorpresa con sette rose rosse a gambo lungo (e strane spine color porpora) e una CASSATA SICILIANA. Non so se è chiaro, ma è uno dei miei dolci preferiti.
Grazie Papi!




giovedì 2 gennaio 2014

48 ore o poco meno.

Se queste 48 ore sono un anticipo di come sarà il nuovo anno mi viene da pensare solo una cosa: MINCHIA!
La tipica espressione siciliana di profondo stupore ben si adatta a quello che, temo, saranno i prossimi dodici mesi. In soli due giorni mi sono successe parecchie cose:
  • fraintendimenti che mi hanno causato litigi con amici.
  • la prima febbre il primo giorno dell'anno.
  • maledizione di Eva sopraggiunta a poche ore dalla fatidica mezzanotte.
  • strani dolori alla schiena.

Insomma, se questo è un anticipo di quello che mi aspetta si capisce quanto sono vicina all'impazzire del tutto. Tra pochi giorni sarà il mio compleanno e tutto quello che voglio è restarmene sigillata in camera mia,  tutto il giorno a letto con Iron Maiden e Verdena a tutto volume. C'ho l'angoscia che pesa.
Già mi manca il caro, vecchio 2013. Non è che sia stato una gioia continua, ho preso delle belle batoste, non è stato molto generoso. I buoni propositi dell'anno scorso erano:
- Essere meno diffidente verso il genere umano, insultare di meno, magari trovare anche un uomo abbastanza pazzo, testardo (sennò sai che noia) e paziente a scopo relazione fissa. Fatta al 50%
- Leggere più libri seri e meno racconti sui killer. Ci sono stati libri "seri" ma di gialli ne ho letti sempre di più.
- Ascoltare sul fido youtube tutti i gruppi che ho annotato. Uno su ventotto.
- Scrivere di più e meglio. Mancato.


Però ho imparato delle cose, che fa sempre bene:
  • il giusto paio di braccia può darmi un abbraccio che sia sereno e caldo come pane appena sfornato, senza che io frema di scappare. Nonostante tutto, grazie mr X.
  • non sono immune alla gelosia e al senso di possesso come immaginavo (vabbè, manco lo dico grazie a chi, spilungona bionda liscia).
  • ci vuole davvero tanto vino per farmi ubriacare ma l'indomani non avrò postumi da dopo-sbronza, nemmeno con quattro ore di sonno. Accadeva a Capodanno 2013.
  • parlare di me, di qualcosa di personale, a persone "nuove" non è tanto male. Grazie ai miei nuovi amici (che poi boh, chissà se lo sono ancora adesso).
  • a Parigi invece di oui (uì) dicono we. La cosa mi lascia ancora perplessa ma erano tanto carini! Per non parlare di come pronunciano la parola sexy. Molto carini :3

 Sono consapevole che non sono molti passi in avanti, ne convengo, ma è pur sempre meglio di niente, no?



Fino a 14 anni avevo l'ora di dottrina
poi la mia prof d'italiano era sessantottina
Ho partecipato a una protesta che non so ricordare
come la seconda strofa del mio inno nazionale
Ii miei volevano vacanze in meridione
io sognavo le disco, scappavo a Riccione
se qualche riccone s'è comprato lo stato
non mi sono scandalizzato, già lo davo per scontato
quindi non chiedete se credo alla nazione
mentre pago il pizzo senza avere protezione


(rit)
Sarà che da bambino m'hanno rotto il muso
Sarà che il primo amore m'ha fatto cornuto
So come ci si sente quando sei l'escluso
Io mi rifiuto

Il mio peggior nemico è sempre un mantenuto
Il mio migliore amico è stato detenuto
Siccome il mio pianeta se lo son venduto
Io mi rifiuto

Io mi rifiuto

Voglio una vita da spot tv
fin da bambino colazione col Mulino Bianco
come l'omino
così che ora voglio solo roba industriale
la gomma senza zucchero con dentro l'aspartame
Che bello mangiare come un dodicenne
che quando vai al bagno, poi sciogli le piastrelle
Ho un danno permanente, un fegato che prega
Poteva andarmi peggio e diventare vegan
che costa sempre un botto mangiare roba buona

il prezzo più no global è solo da Mac Donald

NON VEDO L'ORA CHE COLLASSI QUESTA ECONOMIA
COSI' VEDIAMO COSA RESTA DELL'IDEOLOGIA
PER ESEMPIO LE DROGHE SONO SEMPRE AUMENTATE
MA NESSUNO DA LA COLPA ALLE POLITICHE SBAGLIATE 
e miss Italia festeggia con la sangria
L'EUROPA VOTA A DESTRA MA PER STRADA C'E' L'ANARCHIA
NON SONO GLI IMMIGRATI COME DICONO I GIORNALI
LA COLPA E' DI CHI GUIDA E NON DEI PASSEGGERI
IO SONO PATTUMIERA VIENI QUI A RACCOGLIERMI
Io sfotto la bandiera vieni qui a costringermi!
ma la censura in questo caso non funziona mai 

e il capo tira su col naso su youtube

(J-Ax, Io mi rifiuto. Album: Rap n' roll, 2009)