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domenica 3 gennaio 2016

2015 Reading Challenge: December. Of ending and beginning.

Finito di appanzarci e di sparare botti? Tanto per essere sicuri aspetterei almeno un'altra settimana, chi vive di ansia il mese di dicembre mi capisce. E mi capiscono ancora meglio coloro i quali hanno pure da festeggiare il proprio compleanno in questi giorni: fidatevi gente, si arriva al dieci gennaio che nelle vene ci scorre colesterolo e spumante. O almeno è quello che irrora le mie, di vene.
Ciò che non può aspettare è il capitolo conclusivo di questo progetto iniziato esattamente il tre gennaio 2015. Ecco cosa ho letto tra fine novembre e dicembre e i punti che ho segnato in corner.
Con Carlo A. Martigli e il suo 999 L'ultimo custode ho segnato i punti 5 (libro con un numero nel titolo) e 19 (libro basato su una storia vera). La storia narra due vicende che si svolgono in tempi diversi: una vede protagonista il giovane filosofo italiano Giovanni Pico della Mirandola alle prese con l'amante già sposata e la controversa pubblicazione delle sue 900 tesi, con le quali avrebbe potuto annullare qualsiasi potere dell'allora invincibile e onnipotente Chiesa Cattolica, ma fallisce questo suo tentativo di unire l'umanità sotto l'unica identità mistica di una Madre Creatrice e amorevole poiché accusato di eresia e costretto a desistere oppure scappare... La seconda storia si basa su di un misterioso gruppo segreto di persone di inizio 900 che posseggono un manoscritto inedito del conte di Mirandola, un testo importante che potrebbe cambiare le sorti del mondo intero ma che è messo a rischio da loschi individui tedeschi. Tali tedeschi, convinti che ci sia nel manoscritto qualcosa che confermerebbe la superiorità della razza ariana, lavorano per il Führer. Nel manoscritto, oltre le 900 tesi già pubblicate dal conte, ci sono anche le conclusive 99 tesi, la cui conoscenza potrebbe portare sostanziali cambiamenti. Romanzo storico molto accurato e interessante, per niente pesante nonostante le tematiche delicate (chiesa, religione, razzismo, etica, morale), linguaggio chiaro e fluido. Per chi ama i complotti come me.


Altra lettura, Uccelli di rovo di Colleen McCullough, per i punti 2 (un classico romantico), 21 (un libro che tua madre ama), 24 (un libro basato interamente sulla copertina, in questo caso c'è in copertina la maggior parte della trama) e 50 (un libro che hai iniziato e mai finito). Non so da dove cominciare, stavolta. Salto la trama e passo direttamente alle considerazioni: mi devono ancora degnamente spiegare perché questo ammasso di tragedie e sofferenze è considerato un libro rosa, romantico. Avevo iniziato a leggerlo due o tre mesi fa, l'ho abbandonato perché dopo una cinquantina di pagine non ce la facevo più: tutto, dall'inizio alla fine, è permeato da un'aura di tragedia perpetua. Già alla prima pagina ho avuto dei seri dubbi, si preannunciava un racconto pluridecennale su sofferenze e catastrofi di varia scala e inizia con la leggenda di questi pennuti che si suicidano impalandosi il cuore con una spina, cantano meravigliosamente fino all'ultimo battito e la melodia sublime fa sorridere Dio. Non commento, dico solo che l'ho trovato grottesco. Però, visto che è il libro preferito di mia madre, posso concludere che in famiglia a quanto pare abbiamo la genetica passione per l'orrido.
Letto una volta e mai più.


Infine, per concludere l'anno, Il mistero dell'Atlantide di Charles Berlitz, con cui ho segnato il punto 14 (un saggio). Questo libriccino piccolo e tosto raccoglie varie leggende, miti e storie riguardo la possibile esistenza del continente perduto di Atlantide. Mi ha lasciata indifferente, per quanto sia affascinante l'idea di una terra scomparsa che potrebbe un giorno riaffacciarsi e svelare chissà quali storie. L'ho trovato sterile, ripetitivo e monotono.


Finito con l'assegnazione dei punti, ho fatto qualche conticino:
  • 27 libri letti in totale. Mi sembrano pochi...
  • 9700 pagine, circa.
  • 8 thriller/gialli. I migliori sono Alex (Pierre Lemaitre) e Tutto ciò che muore (John Connolly).
  • 12 fantasy, di cui un manga, il resto suddiviso in 4 saghe diverse. La migliore è la trilogia The Infernal Devices (Cassandra Clare).
  • 5 romanzi rosa. Il migliore è Una rosa a mezzanotte (Anne Stuart).
  • 2 classici. Tra Amleto (Shakespeare) e Grandi speranze (Charles Dickens) non saprei scegliere uno.
  • 2 autori italiani.
  • 19 autori stranieri (di cui 7 americani, 4 inglesi, 3 francesi, 2 giapponesi co-autrici, 1 tedesco, 1 irlandese, 1 australiana).
  • 11 autrici e 10 autori.
  • 2 con meno di 30 anni alla pubblicazione.
  • 9 punti non segnati, contro 41 punti segnati.

Posso ritenermi abbastanza soddisfatta del 2015, per le letture e non solo. Ho cercato qualche altro progetto annuale per tenermi un poco impegnata, per non abbandonare il blog, ma non ho trovato niente che si addicesse alle mie passioni e necessità. Per altro non so se sono di più i pro o i contro di una lista come questa... è vero che così ho letto libri che prima non avrei preso in considerazione, ho avuto piacevoli sorprese grazie a questo, ma a volte attenermi alla lista è stato un peso. Quindi, visto che l'angolo libro esisteva già su questo blog sin dagli inizi (ha appena compiuto quattro anni, caspita!), ho deciso che il 3 di ogni mese (salvo imprevisti) sarà dedicato alle mie letture. Non mancheranno certo i racconti delle mie disavventure, quelle non mi mancano mai, forse mi fiderò abbastanza della mia percezione della realtà per scrivere anche di belle cose.
Un nuovo anno, nessun inizio: il viaggio continua.

giovedì 3 dicembre 2015

2015 Reading Challenge: Novembre.

L'aggiornamento di novembre è l'ultimo che scriverò nel 2015 e mi sembra così strano... che un altro anno sia praticamente trascorso, che sta per travolgermi l'ennesima ondata di disagio che sempre mi perseguita in questo periodo... O forse potrebbe essere diverso stavolta? Non lo so, quello che so è che sto decisamente divagando.
Questo appuntamento è abbastanza breve, perché a causa di viaggio e impegni vari, a novembre ho letto un solo libro. Anzi, riletto. Già, regno incontrastata su Pigrolandia.

Ho già parlato di L'anima del male di Maxime Chattam qui quasi quattro anni fa. Mi sembrava meno, onestamente. Nel frattempo però i miei gusti sono all'incirca gli stessi e confermo che dal titolo e dalle premesse mi aspettavo qualcosa più thriller e meno scientifico, però ho apprezzato di più tutto il lavoro da profiler. E mi ha fatto riflettere sulla Divina Commedia: è implicata qui, in una puntata di CSI, in una di Criminal minds e mi pare di ricordare di averne letto anche in un paio di altri libri; perciò mi sono chiesta quanti altri pazzi ha potuto ispirare l'incubo di un solo uomo vissuto settecento anni fa. Domanda retorica, ovviamente.
Così ho segnato il punto 6, un libro scritto da qualcuno con meno di trent'anni (il libro è del 2002, all'epoca l'autore aveva 26 anni), e il 46, scritto da qualcuno con le mie iniziali, M.C. Lui ha pubblicato con uno pseudonimo e nel mio piccolo spazio pubblico tramite pseudonimo. Tanto per sottolineare l'ovvio. Tanto io e Maya siamo esattamente la stessa persona... e trovare un autore con le mie iniziali registrate all'anagrafe non mi è riuscito.

Per la verità, a gennaio pensavo che in questo periodo avrei segnato più punti degli attuali, oppure molto meno (tipo una decina). Quindi sono sia contenta che scontenta dei miei risultati. L'ansia del periodo festivo mi sa che ha già colpito...

Ormai per questo progetto manca solo un mese e poi dovrò tirare le somme (ed eventualmente trovare un sostituto per il nuovo anno). Vedremo.

martedì 3 novembre 2015

2015 Reading Challenge: ottobre.

Mese ricco, questo ottobre, di letture. Anche di notizie, non tutte buone, altre proprio no. Ma, hey, basta tirare avanti, no?
Quindi dicevo, tante letture, tanti punti. Ché ormai i mesi del 2015 stanno finendo e mi mancano ancora tanti punti, soprattutto alcuni che personalmente sono più ostici. Ma comunque, amunì chi aio prèscia (ndr: e dai che ho fretta).

Grazie a Credimi, sto mentendo di Mary Elizabeth Summer ho segnato il punto 4 (libro pubblicato quest'anno), 28 (un libro avente antonimi nel titolo, io ho inteso la sovrapposizione di credere-mentire, se così non fosse prego i letterati di non volermene troppo) e il 31 (libro con cattive recensioni). 
Julep Dupree è la ragazzina intraprendente protagonista del romanzo, un'imbrogliona di professione come il padre. Cito:
Per i novellini là fuori, un imbroglione è una persona specializzata nel vendere alla gente qualcosa che non esiste.
Già all'inizio è alle prese con uno dei suoi lavori e coinvolge fin da subito col suo modo leggero e colorato di esprimersi, anche se a volte si contraddice. Ad esempio:
Giuro che non riuscirò mai a capire come i miei clienti riescano a mantenere un segreto, visto che con il linguaggio del corpo gridano al mondo intero "Guardatemi! Sto per compiere un crimine efferato!". Immagino sia vero quel che dicono i francesi: la fortuna aiuta l'innocente. Per fortuna mia, aiuta anche i moderatamente disonesti.
Ma del resto è una ragazzina, non mi aspettavo che fosse chissà quale esempio di coerenza e maturità. Al termine del caso in apertura, torna a casa e trova tutto sottosopra. Qualcuno ha frugato in casa sua, suo padre non c'è e tutti gli indizi che riesce a trovare sono una pistola scarica e uno strano biglietto che dice "Attenzione al campo dei miracoli". Da lì una serie di bizzarri indizi alla ricerca del padre scomparso, aiutata nelle indagini dal suo migliore amico Sam (da cui si può trarre l'insegnamento e la rassicurazione che tutti, anche le persone discretamente intelligenti, possono essere molto stupidi a volte: lei non si accorge che lui la ama) e dall'affascinante "golden boy" della scuola Tyler, che si interessa a lei e la aiuta, pur sapendo che nella faccenda è coinvolta la mafia, attraverso molotov, inseguimenti e sparatorie. Lui è interessato, ma lei? La risposta nella citazione che segue:
Non sarei la prima a rimanere conquistata dal fascino sottile di Tyler. Ma solo un'idiota si prenderebbe una cotta per lo stesso ragazzo a cui tutte sbavano dietro. E poiché non sono neanche lontanamente un idiota, nell'immediato futuro non riconoscerò mai che il mio cuore sta sudando e la mia fronte sta battendo all'impazzata. Ehm... qualcosa del genere.
Avevo dei dubbi se segnare o meno il punto sulle cattive recensioni perché c'è una notevole differenza tra le recensioni italiane che ho letto (quasi tutte positive, altre molto lusinghiere) e quelle in inglese (quasi tutte negative). Alla fine ho scelto di segnarlo, ma questo punto per me è sopravvalutato e inutile: ognuno ha le sue opinioni e i suoi sentimenti, perciò su uno stesso libro si possono avere pareri discordanti. Semplicemente a qualcuno piace e ad altri no. A costo di perdere simpatie, ammetto che una volta ho provato a leggere Harry Porter e l'ho abbandonato quasi subito visto che non mi piaceva; eppure milioni di persone lo amano. Un'opinione personale non conta nulla, o poco più.
Tornando sui miei passi, la mia opinione su questo libro? Scorrevole, molto carino, poco impegnativo, non stupido né perfetto. Per passare il tempo va benissimo. Solo un dettaglio del finale non mi è piaciuto e mi ha storto la giornata: ma perché ammazzare un personaggio in modo così improvviso e senza motivo? Direi che ci sono rimasta male, non me lo aspettavo e non ho capito perché l'autrice l'ha fatto (se non per il solo motivo, appunto, di mettere un colpo di scena chiantato a muzzo, ossia messo a caso nel bel mezzo di qualcosa). Per di più ero in un periodo dove necessitavo distrazioni e leggerezza, soprattutto dopo i sentimenti intesi dati dalla trilogia di Cassandra Clare, invece mi sono ritrovata per morto un personaggio che mi piaceva. Leggendo un thriller è normale che qualcuno ci lasci la pelle, ma che cavolo! Non volevo leggere di morte! Posso leggere almeno un libro dove qualcuno non muore male?! Non voglio essere costretta a leggere un libro di Fabio Volo, oh. Sarebbe troppo crudele.

La seconda lettura del mese è stata Resti mortali di Laurell K. Hamilton, con cui non ho segnato nuovi punti. Mi andava di rileggerlo (la prima lettura risale a qualche anno fa, suppongo che in quella settimana avessi bisogno di rassicurazioni, visto che ho letto qualcosa di cui conoscevo già il contenuto) in maniera del tutto slegata alla sfida e l'ho fatto. Per lo meno nessuno dei buoni stavolta è finito male. Intoniamo insieme un alleluia... ALLELUIA!
Grazie della partecipazione.
Questo è il secondo libro di una saga ancora in corso che conta più di venti libri, dove i  vampiri vivono la notte a contatto con gli umani, la protagonista è Anita Blake, risvegliante a pagamento di defunti, collaboratrice della polizia soprannaturale e cacciatrice di vampiri amorevolmente chiamata La Sterminatrice. In questo capitolo un riccone vuole assoldarla per risvegliare un defunto molto antico, cosa che richiede un sacrificio umano, quindi lei rifiuta. Nel frattempo indaga con la polizia su una serie di brutali omicidi. Le due cose sono collegate ma non vi dico altro. Fate voi.


Terza lettura del mese è il libro per bambini e ragazzini Parlare a vanvera dell'italiana Bianca Pitzorno (noto solo adesso che si tratta del primo autore della mia nazione di cui ho letto qualcosa quest'anno, binirica!*), che mi ha portata a segnare i punti 8 (un libro comico) e 12 (un libro di racconti brevi).
Questo libriccino contiene una serie di piccoli racconti umoristici sull'origine di alcuni detti, storie inventate sul perché si dice "Fare orecchie da mercante, inghiottire il rospo, scendere a patti, avere la stoffa del campione, mangiare la foglia, piangere a dirotto, parlare a vanvera, filare all'inglese, fare i conti senza l'oste, rompere gli indugi". Una lettura molto leggera e rilassante.

*binirica in siciliano è un'intercalare o un'esclamazione con molti usi, ad esempio sorpresa, indice di esagerazione oppure di incredulità; un poco come minchia, ma meno efficace.

E infine, sempre in ordine cronologico di lettura, è stata la volta di un manga, il primo volume di Noragami, di Adachitoka (nome d'arte di Adaki e Tokashiki). Così ho segnato i punti 40 (fumetto/manga/graphic novel e come lo volete chiamare liberi tutti) e 49 (un libro basato o trasformato in un telefilm, dal manga infatti hanno tratto un anime a puntate). La storia si basa su Yato, un dio minore "a domicilio": hai bisogno di aiuto? Chiamalo, paga qualche spicciolo (soldi che Yato accumula per potersi costruire un santuario) e lui risolverà il problema. Non proprio originale come idea ma carino, i disegni mi piacciono molto, così anche molti dialoghi. Staremo a vedere se avrà seguito questa nuova avventura nel mondo dei manga.
E comunque ora lo chiamerei volentieri, ma vabbè, questa è un'altra storia e non ho voglia di raccontarla.

Mi rituffo in un altro libro senza convenevoli. Oggi la mia soglia di socialità è talmente tendente allo zero da essere inesistente.

sabato 3 ottobre 2015

2015 Reading Challenge: Settembre pt. 1

Ho iniziato a scrivere questo post tipo, boh, dieci volte? E se questa è la versione infine pubblicata, immaginate quanto potesse essere sconclusionata e grammaticalmente assassina una di quelle cancellate. Via, lasciamo stare i brandelli della mia reputazione... oppure, tanto per citare un libro di cui andrò a parlare tra breve "Stai insinuando che i brandelli della mia reputazione sono rimasti intatti? Devo aver fatto qualcosa di sbagliato. O non aver fatto qualcosa di sbagliato, a seconda del caso."

Ricomponiti, Maya.
Vabbbene.
Spero si possa evincere dalla premessa che le letture del mese di settembre sono state un po', come dire... sconvolgenti. Ho terminato da poco una trilogia così intesa, così carica di emozioni, che necessito ancora qualche giorno per metabolizzare il tutto. Perciò ho deciso che ne parlerò nei dettagli, comprese citazioni e disegni (non miei, tranqui!), tra qualche giorno, dopo che avrò raccolto per bene le idee, e soprattutto le avrò organizzate, e dopo che avrò deciso se ringraziare il mio amico per avermi prestato i libri oppure se procurarmi una katana per decapitarlo.
Siccome ho per vizio di mantenere la parola data, oggi come ogni mese devo postare un aggiornamento su questa sfida e allego solo l'immagine con l'elenco dei progressi.

Punti che ho segnato con la trilogia urban fantasy The Infernal Devices, di Cassandra Clare, contenente L'Angelo, Il Principe e La Principessa: n° 32 trilogia
n° 38 un libro che ti ha fatto piangere
n° 39 libro con magia.

Spendo qualche altra parolina e poi chiudo.
In questo universo esistono vampiri (cattivoni che non sbrilluccicano ma sono per lo più dei figoni, bevono sangue e sono allergici alla luce del sole), stregoni (non maghi, che s'offendono), lupi mannari, esseri fatati ma soprattutto loro, i "figli dell'Angelo", metà umani metà angeli, i Nephilim, i quali hanno il divino compito di combattere contro i demoni e proteggere l'inconsapevole umanità dalla distruzione a opera dei malvagi.
Ecco, mi fermo qui, altrimenti nel prossimo capitolo mi confondo, non so più cosa ho scritto e perdo il filo dei pensieri. Cosa che noto essere abbastanza pericolosa, data l'apertura di questo post...
Piccola parentesi: non ricordo di aver mai pianto per un libro. Sì, è vero che non leggo racconti drammatici perciò le tentazioni scarseggiano, ma neanche nei casi tristi che ho letto mi sono mai abbandonata così al pianto. Mi sono estremamente commossa in più di un punto, arrivando anche a singhiozzare in due punti. Due volte in un solo libro... O mi sono rammollita o davvero questi racconti mi hanno toccato il cuore.
Temo che la risposta sia: entrambi.



A presto! ^_^

giovedì 3 settembre 2015

2015 Reading Challenge: Agosto.

Avevo chiuso lo scorso aggiornamento dicendo che non avrei letto un thriller tanto presto, e ancor meno uno che prevedesse di nuovo dei bambini come vittime. Eppure, complice un guasto alla rete elettrica che ha lasciato al buio casa Cents un sabato e una domenica facendomi avere visioni mistiche alla Fantozzi (vedere QUI e poi QUA) e debolezza tale agli arti da farmi odiare la sola idea di scovare altro nel mio baule libroso, la mia lettura questo mese è stato proprio un thriller con bambine come vittime. Portando però notevoli differenze.

Ho segnato altri due punti con Susan a faccia in giù nella neve, di Carol O'Connell: il primo, libro con più di cinquecento pagine, e il 45, ambientato a Natale.
Iniziamo dalla trama: due bambine di dieci anni che frequentano l'istituto per giovani talenti St. Ursula, spariscono a una settimana da Natale: Gwen Hubble, figlia protettissima di due importanti figure politiche, e la sua migliore amica Sadie Green, un vivace esserino amante dei film horror, del colore viola e degli scherzi macabri (tra i quali uno in cui ha spaventato mezzo corpo di polizia spacciandosi per morta con una freccia insanguinata sul cuore). La vicenda della scomparsa viene data in pasto ai media come una fuga volontaria (trovano la bici di Sadie ad una fermata d'autobus), ma alla polizia ricorda altri tragici eventi: il ritrovamento, quindici anni prima, di una bambina di dieci anni, Susan Kendall, la mattina di Natale, abbandonata cadavere sulla neve e del cui delitto sconta una pena detentiva Paul Marie, il giovane prete che insegnava nel coro della chiesa e che si è sempre dichiarato innocente. Rouge Kendall, gemello di Susan, diventa detective ritrovando la bici di Sadie e facendosi coinvolgere nelle ricerche per le bimbe. Lui, infatti, non crede nemmeno per un istante che le due se ne siano andate volontariamente, così come Ali Cray, affascinante psichiatra specializzata in pedofilia e nipote di un noto psicanalista locale, Mortimer Cray. Ali è una donna determinata, intelligente, sexy a modo suo e misteriosa. Ha una cicatrice molto vistosa sulla guancia, fino all'angolo della bocca, che risulta così sempre sollevato come uno strano sorriso e nessuno sa come se la sia provocata, neanche il suo ex (Arnie Pyle, agente dell'FBI coinvolto nelle indagini). Ali, inoltre, collega il caso a molti altri simili, evidenziando uno schema terribile che dura da più di quindici anni: due bambine scompaiono a una settimana da Natale, nei primi casi una bambina veniva ritrovata in un  luogo abbastanza frequentato con evidenti segni di percosse e tortura, la morte riconducibile a poche ore dalla scomparsa (col passare del tempo, probabilmente per il miglioramento delle tecniche scientifiche, i corpi non vengono più abbandonati), mentre l'altra (la "principessina") viene ritrovata morta ma quasi illesa, proprio la mattina di Natale. Da ciò deduce che, in ogni coppia di bambine scomparse, la prima sia stata rapita soltanto per attirare l'altra, vero obiettivo del pedofilo.
Rouge, vedendo lo schema, inizia a pensare che forse l'assassino di sua sorella non sia il prete...
Parte così una lenta e complicata ricerca, soprattutto in termini psico-emotivi, con pochi indizi e tanta angoscia, sapendo di avere tempo fino alla mattina di Natale.
Ho trovato molto interessante che la narrazione fosse portata avanti anche dal punto di vista delle vittime, che per me restano le vere protagoniste del libro: Gwen si ritrova chiusa in un angusto ma confortevole bagno, dove il suo carceriere la nutre poco e con dosi di droghe per farla dormire. Riesce a scappare (ho avuto i brividi dato che ha fatto esattamente quello che pensavo avrei fatto io), ma solo per ritrovarsi rinchiusa in una cantina molto strana, col pavimento di terra, alte querce e un migliaio di diversi tipi di lampade. La piccola viene aggredita da un cane che la morde, ma a salvarla è proprio Sadie, la quale si era finta morta ed era stata seppellita nella terra dal loro rapitore (Sadie lo chiama "La Mosca", dal titolo di un film horror). Grazie alla presenza di Sadie, che la sprona e si prende cura di lei, Gwen non cede alla disperazione e alle conseguenze del morso infetto, progettando insieme un pericoloso piano per la fuga...
Giunta la mattina di Natale, non trovano nessun corpo e Ali inizia a sperare che qualcosa abbia interferito con lo schema del pedofilo e che almeno una delle due bambine sia ancora viva.

Nonostante l'orrore della situazione, l'autrice affronta tutto quasi con delicatezza, non è morbosa nel riportare i dettagli dei delitti, non sarebbero comunque servite descrizioni sanguinolente dati soggetti così piccoli, indifesi e vulnerabili...
Ci sono molti personaggi, alcuni poco descritti, altri poi abbandonati, riducendo così la nascita di sospetti in chi legge; fino alla fine non avevo capito chi fosse il mostro, è stata una vera sorpresa! La scoperta è stata grazie ad un espediente di Rouge davvero particolare, non ci stavo capendo più niente! Il finale è movimentato e il libro si chiude risolvendo tutte le faccende in sospeso (come la storia della cicatrice di Ali), con particolari che mai, mai avrei sospettato e che mi hanno davvero interdetta.
Libro consigliato!

Ho finito oggi di leggere il primo libro di una trilogia iniziando bene il nuovo mese (almeno da questo punto di vista) ma è ancora presto per parlarne qui, adesso. Avrei già tante cose da dire, intendiamoci, però credo di desiderare più spazio e tempo per farlo, senza correre il rischio di scordare qualche pensiero o di farne un'accozzaglia confusa.

Stay tuned. Or not.
That's the question, I suppose.

lunedì 3 agosto 2015

2015 Reading Challenge: luglio.

Grazie al cielo scrivo su Blogger e non mi filmo su youtube, altrimenti starei ciarlando come Ornella Vanoni, che ha la pelle talmente tirata che non parla: mugugna in modo incomprensibile. Ma non è della cantante che volevo parlare, quella cattiveria mi è uscita così. Colpa del dente devitalizzato che duole e dell'afa che destabilizza.


Questo mese ho letto due libri, grazie ai quali ho segnato due punti. Con Tutto ciò che muore di John Connolly ho segnato il punto 15: primo libro di un autore famoso. Questo è un thriller poliziesco bello da paura e il suo modo di scrivere e raccontare è intrigante, avvincente. Ci sono tanti elementi, tanti personaggi, tante storie, tanti misteri, tanti fantasmi, tante emozioni diverse e non si sa mai quale filo tirerà. Una storia che in realtà ne contiene molte altre.
L'ex poliziotto Charlie Parker, detto Bird, molti mesi dopo il brutale omicidio di sua moglie e della sua figlioletta (scuoiate e lasciate in posa, la bimba di traverso sulle gambe della madre come nella Pietà), riesce faticosamente a smettere di bere ma non desiste dal cercare ancora l'assassino, a qualunque costo; in mancanza di piste, occupa il suo tempo in altre "investigazioni", tra cui il rapimento di una ragazza la cui sorella era stata rapita e uccisa anni prima da una coppia di killer locali e la ricerca di criminali fuggiti alla libertà vigilata (uno di questi, Fat Ollie, viene ucciso in sua presenza dalla mafia). Ben presto si ritrova invischiato in altre ricerche, in un passato che non gli appartiene ma di cui si fa carico: vuole espiare parte del suo senso di colpa trovando viva la ragazza e far arrestare i colpevoli degli altri omicidi. Non sarà facile: mentre la cerca, si imbatte in una serie di cadaveri, in particolar modo di bambini seviziati e uccisi; a tutto ciò si aggiungono varie famiglie di mafiosi, una santona creola di New Orleans con le visioni (una riguarda una ragazza morta che si trova in fondo ad un bayou, non è mai stata trovata e di notte la sente piangere; attira Bird perché riporta le stesse ferite di sua moglie, particolari non diffusi alla stampa) e altri omicidi che prevedono la messa in posa dei cadaveri che tengono le redini della propria stessa pelle scuoiata, privati di occhi e della pelle sulla faccia (quello che in gergo si definisce "trofeo" *), i quali sono tratti da antiche immagini mediche o artistiche.
Connolly riesce a dar vita a dei collegamenti tra fatti che, in apparenza, non hanno niente in comune, eppure si arriva al punto della scoperta e tutto sembra avere una logica conseguenzialità.

La motivazione psicologica di base del serial killer non mi è chiara, non spiega quali fossero i fattori che hanno dato inizio alla pulsione, alla fantasia omicida, ma solo il fattore scatenante (ossia l'avvenimento che lo ha spinto a tradurre la fantasia in azione; questo lo spiega bene ma non posso aggiungere altro, altrimenti potrei dare un suggerimento troppo grande).
Il senso delle pose è creare un memento, cioè creare qualcosa che ricordi al genere umano la propria caducità, la mortalità, la futilità della vita stessa e delle sue caratteristiche (amore, famiglia, amicizia, orgoglio, ambizione), tutto ciò che conta è la sofferenza e la morte di tutto ciò che muore. Nel finale l'assassino spiega tutto questo a Bird ma lui rigetta totalmente la teoria esistenziale del criminale, nonostante sia ad un passo brevissimo dal diventare uno di quei mementi, insieme a Rachel Wolfe, una psicologa criminale che lo ha aiutato nelle indagini e ad accettare la perdita della moglie andando avanti.

A circa metà del libro ho adocchiato un personaggio, per poi scoprire alla fine che avevo davvero indovinato il killer.
Detto con modestia, se avessi lo stesso intuito nella vita reale sarei meglio di Pippo Baudo ai suoi tempi d'oro.


* Piccola lezione di psicologia criminale, in termini spiccioli: i killer seriali prelevano qualcosa dalle proprie vittime o dalla scena del crimine, possono essere oggetti o parti del corpo e sono chiamati "trofei", si tratta di qualcosa che il killer utilizza per ricordare a se stesso cosa ha fatto e cosa ha provato, per rivivere le sue azioni.


Con il secondo libro ho segnato il punto 17: libro consigliato da un amico. Ho fatto un prestito-scambio con una amica, che mi ha indicato Il trattamento di Mo Hayder come uno dei suoi thriller preferiti. Mi duole ammetterlo, e non so come farò a confessarlo a lei, ma io l'ho detestato. Ho fatto fatica a leggerlo, più volte avrei voluto abbandonarlo, adesso faccio fatica a trovare un commento positivo da fare che non sia questo: sono contenta di averlo finito e di non doverlo rileggere mai, mai più.
Ne ho lette e viste in tv di cose orribili, ma così è troppo: il caso riguarda bambini stuprati e uccisi in condizioni di fortissimo impatto psicologico. Orribile, semplicemente orribile. Oltre al fatto incontestabile che il racconto di per sé è orribile, la narrazione non lo salva neanche. Per me è scritto male. Non ho provato empatia o simpatia per nessun personaggio, sono insulsi, privi di attrattive, alcuni sono stereotipi (come la lesbica coi capelli rasati e zero femminilità nei movimenti e negli atteggiamenti, cosa che mi fa chiedere se l'autrice abbia mai parlato in vita sua con una lesbica); coi vari cambi di argomento e prospettive confonde, con le descrizioni inutili abbonda, quando finalmente sta per accadere qualcosa o sta per dare un indizio blocca la scena per metterci in mezzo un'altra scena del tutto diversa con altri personaggi e quando si ritorna alla svolta non è poi questo gran ché. Non mi è piaciuto neanche il finale. In sostanza, questo libro non mi è piaciuto, non fa per me e sono contenta che me lo hanno prestato così non dovrò neanche rivederlo.

Su queste note amare una conclusione: credo che non leggerò un altro thriller per un po' di tempo. Forse non leggerò proprio. Boh.
Stay tuned!

venerdì 3 luglio 2015

2015 Reading challenge: giugno.

Buone notizie ciurmaglia!
Non ho segnato nessun nuovo punto per il progetto ma ho finalmente finito di leggere Grandi speranze di Charles Dickens! Evviva! Ovvero, all'incirca evviva, mi ci ero affezionata e credo mi mancherà quel ragazzo. Ma ne parlerò nei dettagli in un post a parte, altrimenti questo sarà troppo lungo. Sappiate però che mi è piaciuto molto; inoltre non avevo mai provato la comodità di un libro con la copertina imbottita (adoro questo formato! Dopo tre ore di lettura non mi fanno male le dita). La traduzione, poi, è fatta davvero bene, si legge liscio in ogni parte.



Altra lettura del mese è stata La stanza dei morti, di Franck Thilliez. Come si può facilmente intuire, è un thriller/horror (dipende dalla sensibilità del lettore) che in generale è fatto molto bene: il prologo è oscuro e criptico, non si sa cosa stia succedendo e il fatto non viene ripreso se non alla fine, ma è un episodio molto importante se ci si interessa delle questioni psicologiche di un serial killer che è passato dall'impagliare animali al rapire bambine con problemi di salute (una bimba cieca e una diabetica). Le indagini sono svolte da Lucie, che è solo una poliziotta, non una detective. Madre di due gemelle senza assistenza del padre, la donna è appassionata di psicologia criminale e per una fortunata serie di dettagli (tipo che è la vigilia di Natale, c'è carenza di personale e il detective incaricato ha una palese infatuazione per lei) Lucie si ritrova a partecipare alle indagini, visitare scene del crimine e assistere agli interrogatori.
Questo l'inizio: mentre la persona che ha rapito la piccola cieca aspetta qualcuno, due tizi in auto mettono sotto quel qualcuno che ha con sé due milioni di euro. Uno è terrorizzato e vuole chiamare la polizia, ma l'altro riesce a convincerlo a non farlo, a caricare il cadavere in auto per seppellirlo in una palude lontana e a pulire la scena del crimine per non lasciare indizi sulla loro presenza lì. Purtroppo per loro, il rapitore li ha visti e li contatterà, non prima comunque di aver ucciso la piccola e rapito la ragazzina diabetica.
Altro dettaglio importante, inquietante e terribile è il modo teatrale con cui la polizia scopre il corpicino: le hanno tenuto il volto contratto in un sorriso (a seguito del rigor mortis i tessuti si bloccano nella posizione in cui si trovano nel momento) ed è stata vestita e posizionata come una bambola famosa qualche decennio prima. Tutto ciò ossessiona Lucie, la prima a notare questa somiglianza, e inizierà ad indagare per i fatti suoi. Alzi la mano chi pensa che le andrà tutto per il meglio...
... ecco.

In pratica è un libro raccapricciante dove sono presenti elementi molto inquietanti e terribili: animali maschi (come lupi, scimmie cappuccine, canguri nani) trucidati allo zoo, animali femmine impagliate, bambini rapiti e uccisi, donne incinte rapite, macabri esperimenti che prevedono mutilazioni, legatura dell'aorta, cuori sezionati, vene e arterie colorate, ect. Storia degna di un episodio di Criminal Minds e di brutti, brutti incubi; non so se è perché ho guardato troppo quel telefilm o chissà perché, ma dati gli indizi sono riuscita a capire molte cose prima che fossero dette o trovate le prove. Peccato per la narrazione che non è molto scorrevole, scimmiotta un po' troppo quello stile secco, lapidario e stranamente evocativo (come lo è per esempio il suo compatriota Pierre Lemaitre); secondo me non è lo stile che gli si addice, scrive meglio quando si rilassa e lascia perdere le frasi brevi ed evocative.
Il finale, poi, è un disastro! Sembra un riassunto fatto di fretta, scritto in un ritaglio di tempo senza neanche soffermarsi a vedere in che punto si era fermato la volta precedente. Un po' come spegnere la luce in una stanza e ritrovarsi poi in una stanza diversa. Peccato davvero, le idee e i dettagli di un thriller grandioso secondo me c'erano.

Sono a circa metà di un altro thriller, ancora più ingarbugliato e pieno di dettagli succosi, tra brutali omicidi, mafia e strane sparizioni.
Ho già iniziato a scrivere un post su Grandi speranze e se il tempo non scompare presto lo pubblicherò.

Stay tuned ^^

mercoledì 3 giugno 2015

2015 Reading Challenge: first flop.

Questo mese niente da dire e niente da mostrare.
Questo maggio è finito in un soffio e non ho letto nulla, neanche una pagina.
Non ho avuto voglia di leggere, diciamo che c'è stata una reciproca pausa di riflessione (con conseguente: vediamo altre persone).

Primo fail in questo progetto, se ce ne sarà un secondo sarà il tempo a dirlo.
Stay tuned, ché ho intenzione di scrivere qualche post idiota (più del solito, ndr) per recuperare tutti i post grigi e malconci degli ultimi tempi. Perché posso anche smettere di leggere, ma non di collezionare malafiure (brutte figure pubbliche).



PS: se qualcuno ha la pazienza di spiegarmi in termini semplici ed elementari cosa rappresenta questa nuova normativa sui cookies (cosa succede in pratica ed eventualmente quali difese adottare), ben venga.

domenica 3 maggio 2015

2015 Reading Challenge: Aprile.

Alla facciazza di alcune settimane di aprile trascorse interamente tra malanni vari (tra cui una emicrania pazzesca che sembrava mi stessero pugnalando la tempia sinistra senza pietà e un dito chiuso nella porta che a momenti potevo dire addio all'unghia e che ora somiglia alla faccia pesta di un pugile), sono riuscita a leggere i due libri che mi mancavano per concludere la saga sulle pantere mannare di Rachel Vincent, un libro della mia infanzia (vabbè, pochi minuti ci sono voluti) e mi mancano un centinaio di pagine per finire, finalmente, anche Grandi speranze. Dickens, perdonami.

Il penultimo libro mi ha lasciata quasi del tutto indifferente: se uno dei cattivi non avesse detto a Marc di essere un fidanzato cornuto, probabilmente avrei considerato tutta la faccenda una grossa e inutile perdita di tempo. Certo però che per essere un tipo irascibile, l'ha presa piuttosto bene questa cosa. Colpisce Jace un paio di volte e mette il muso a Faythe, poi per il restante libro e il seguito è tutto aggressività passiva e ultimatum. Marc le chiede molte volte di scegliere tra i due e lei rimanda, un po' per i casini politici e i lutti, un po' perché non ci capisce un accidente. Jace è uno zerbino e recita la parte del fidanzato perfetto, quello comprensivo che mette i bisogni di lei davanti ai propri, sempre; al contrario Marc (oltre a quanto già detto) fa quello che gli pare, a seconda dell'umore o la insulta o le parla del dolore e dell'umiliazione pubblica che gli infligge. Alcune cose per me restano senza significato, come la scena dove lei si lagna che lui non la tocca, lui perde la pazienza e suppongo qualcosa d'altro, la trascina in un capanno degli attrezzi per una sveltina squallidissima che manco nei peggiori bar di Caracas e poi la lascia là, ancora nuda sconvolta.
Il perché Marc non la manda a Fanculolandia (a parte perché la ama, misteriosamente) mi è ignoto, immagino sia il sottile confine tra smania di vincere, masochismo e l'assoluta certezza di avere trovato la persona giusta per la vita.
Non posso negare che il personaggio di Marc non è tra i miei preferiti, né che provi molta simpatia per lui, ma persino una stronza come me deve ammettere che nel sesto libro è quello più bistrattato, umiliato e degradato senza neanche dei validi motivi. Ma forse c'entra (anche) il fatto che Faythe mi piace meno di Marc. Quanto meno lui ha una certa coerenza e personalità stabile, irascibilità esclusa.
Verso la fine Marc ha un lampo di genio: stanco di aspettare se ne va, adios. E finalmente lei inizia a capire...
Dovrei essere contenta perché tre quarti delle mie previsioni si sono avverate (questo perché la seconda teoria aveva un elemento inconciliabile con la prima, altrimenti avrei indovinato tutto), invece il finale per me è stato deludente. Lei fa la sua scelta, lo scartato va a costruirsi una vita altrove e più o meno finisce così.
Una saga è un impegno a lungo termine, ci si investe più di quanto si faccia con un singolo libro. Qua ce la mena per sei fottuti libri sul rivoluzionare il sistema politico, di ciò che è giusto e cosa sbagliato, di lottare per i cambiamenti, di credere in ideali, di quello che sarebbe potuto accadere al ragazzo scartato e alla donna incinta per miracolo (non aggiungo dettagli) e decine di altre incertezze e alla fine accampa un finale che è più la conclusione di un capitolo, non di una saga. Nella sua brevità lascia più domande e vuoti che conclusioni. Io voglio un epilogo, una vista sul futuro, una narrazione completa dei fatti, altrimenti non leggo una saga ma un libro singolo, autoconclusivo. Non mi piacciono i finali aperti. Io voglio sapere, non voglio dover immaginare il seguito, farmi mille teorie, non sta a me scrivere il seguito. Non voglio.
Alla fine non è stata la lettura leggera che volevo e mi aspettavo: troppi guai e poche battute, troppi drammi e poche vittorie. Senza contare che i paladini dell'ingiustizia che trionfano mi urtano i nervi più di quanto io possa spiegare. L'unica parte vagamente divertente è stata la seguente (i tre vengono trasportati in volo sul nido di condor mutaforma):

(Faythe) -Stai bene?-
(Jace) - Per l'inferno, no!- Rimase in piedi per un istante, vacillando, e si aggrappò a me, la faccia più bianca di una strada del Texas bruciata dal sole -C'è una ragione precisa se i felini non hanno le ali.-
-Sì, ma se non altro cadiamo sempre in piedi-
-Allora com'è che io sono caduto sulle chiappe?-

Perciò per trovare leggerezza ho usato il jolly: un libro dalla mia infanzia e che si può leggere in una giornata, segnando così almeno due punti. Il libro è Gimmi a scuola, di Willi Tobler con illustrazioni di Hans de Beer, uno dei miei preferiti quando avevo sette anni. Ecco una foto del libro con la mia "libreria" (anche se non si vede, è piena fino all'orlo e altri libri sono in giro per casa).


venerdì 3 aprile 2015

2015 Reading Challenge: Marzo.

Ci si potrebbe aspettare che, dormendo dalle tre alle sei ore per notte, alla fine si arrivi al punto in cui le giornate paiono lunghissime, interminabili. A me invece sembra che i giorni trascorrano come minuti: ora mi alzo dal letto, un paio di battiti di ciglia ed è già ora di tornare a letto, a fissare il soffitto come se contenesse tutte le risposte ai grandi perché irrisolti della vita. Nella contemplazione del mio tetto non ho ancora trovato nessuna risposta, come prevedibile. Mah.
Comunque, questo mese sono riuscita a leggere 4 libri, tutti facenti parte della stessa saga. Me ne mancano altri due per completare e non ho ancora terminato Grandi speranze, iniziato oramai più di un mese fa. Il fatto non è che non mi piaccia, è solo che questo mese ho sentito la necessità di leggere qualcosa di leggero e poco impegnativo, in più sono passate intere settimane senza che io ricordassi la sua presenza sul mio comodino. Alla luce di tutte queste grane (dall'insonnia alla leggerezza passando per le dimenticanze), l'aggiornamento del mese di Marzo sarà più breve dei precedenti.

Questa saga fantasy è di Rachel Vincent, la quale (evidentemente risentita per la presenza massiccia di licantropi) ha basato tutto su clan di pantere mutaforma. Ma vediamo brevemente alcuni personaggi.
Faythe Sanders, figlia del capo clan e narratrice, è una ragazza di anni 23 scassa maroni, con meno istinto di sopravvivenza e auto-conservazione di quelli di Scemo e più scemo. Il fatto che le "femmine sono rare" secondo me è l'unico motivo per cui molti la sopportano e alcuni addirittura se la vogliono pure sposare.
I pretendenti principali (non vi dico se all'anulare sinistro o all'anatomia) sono Marc e Jace.
Marc, nonché primo fidanzato e primo a farle la fatidica proposta (rifiutata per andare al college e sganciarsi dal clan), è un figo dagli occhi "castani con pagliuzze dorate" (ho la nausea per quante volte l'ho dovuta leggere), è possessivo fino all'ossessione e molto, molto irascibile; verso la fine del terzo libro dimostra finalmente un uso più positivo della forza, che non prevede l'ennesima distruzione di mobilio. Da qui inizia a piacermi. Poi boom, nel quarto viene rapito e si vede poco (sarà una coincidenza? Saranno stati gli alieni a prevedere che mi sarebbe piaciuto e hanno voluto testare questo cambiamento di flusso? Voyager!).
I due, Marc e Faythe, vivono in una spirale costante di prendi-e-molla; del resto, perché la tonta dovrebbe fidanzarsi con Jace, mister Occhi-blu-cobalto (è fissata coi colori!), il quale pare abbia tutte le rotelle a posto ed è pure simpatico? Certo, un pensierino su di lui ogni tanto se lo fa, eh, ma per lei c'è sempre Marc...
Mi viene voglia di afferrare Jace per le braccia, scuoterlo e urlargli isterica "SCAPPA! DANNAZIONE, SCAPPA! SAAALVATIIII!"
Io qui lo dico: secondo me finisce che si sposa Marc e Jace mi finisce ammazzato in maniera tragica, eroica ma sostanzialmente idiota. Di solito i personaggi più equilibrati ad un certo punto muoiono, come è successo allo zio Keith in One Tree Hill (questa mi deprime ancora).


Il quarto libro per ora è il migliore, non so se dipenda dalla poca presenza di Marc oppure dal fatto che finalmente la trama diventa più concreta, il ritmo meno lento e meno prolisso. Rimane a grandi linee banale ma si può leggere.

Ah, tra due giorni c'è Pasqua e Pasquetta ma siccome non mi piacciono le feste comandate (a parte le grigliate alcolemiche di pasquetta, 25 aprile e 1° maggio) e che non ho molta creatività al momento, auguro tante buone cose, cià.

martedì 3 marzo 2015

2015 Reading Challenge: Febbraio.

Step 2: altri 4 punti segnati con due libri.
La prima lettura del mese di febbraio è stato l'Amleto di William Shakespeare e sono sorpresa da quanto mi sia piaciuto, contando che la trama a grandi linee la conoscevo già e che lo stile poetico (al pari della poesia vera e propria) non rientra tra i miei interessi letterari. In ogni caso, sento di dover dire qualcosa al traduttore: Marco Vignolo Gargini, chiunque sia, grazie!
Capita spesso che le traduzioni, soprattutto di libri datati, abbiano un linguaggio troppo aulico o comunque troppo lontano dal parlare moderno, rendendo come minimo difficile la fluidità della lettura. Probabilmente è per questo che ho abbandonato il classico che dicevo nel post precedente. Ma ritorno ad Amleto.
Non mi aspettavo che fosse una lettura così tanto piacevole, del resto per definizione una tragedia è qualcosa che inizia male e finisce peggio. Ci sono delle riflessioni sulla vita considerevoli e anche qualche traccia di umorismo, come nel seguente pezzo:

Guildenstern: il re, signore
Amleto: sì signore, che fine ha fatto?
Guildenstern: è nelle sue stanze agitato in modo incredibile.
Amleto: per il vino, signore?
Guildenstern: no, mio signore, piuttosto per la collera.
Amleto: dimostreresti una saggezza più ampia se avvisassi di questo il medico; perché se fossi io a fargli una purga forse lo farei immergere in una collera maggiore.

Seconda lettura: Ghost Shadow - L'isola delle ossa, di Heather Graham. La mia passione per i personaggi secondari più improbabili che hanno poche somiglianze coi personaggi principali è presente anche qui: ho provato una smodata simpatia per il fantasma di un corsaro, Bartholomew, che in fondo in fondo è un gentiluomo (magari a modo suo) un po' svitato e saggio. E' quel tocco in più che impedisce la monotonia, sia nei temi che nei toni, quel brio nei momenti altrimenti piatti. Andiamo, un fantasma con cui conversare, che fa il caffè, si diverte a fare lo sgambetto ai turisti e cerca di proteggere la protagonista; non si poteva non apprezzare.
Ci sono tante belle cose, anche se a volte è un po' troppo prolissa e qualche particolare è abbastanza banale, ma alla fine è un libro breve e si legge facilmente. Piaciuto.

Ho iniziato un altro libro tipo boh, tre settimane fa? Ma sono stata KO per dieci giorni causa febbre, mal di gola, persistente bruciore agli occhi e fotofobia e infine una pressione di 75 (la minima) e di 92 (la massima). Ah, e sono stata anche paraculata dai miei migliori amici perché mi sono ammalata per l'ennesima volta, cosa che non mi ha messa proprio di buon umore (certe volte sono abbastanza permalosa, tra l'altro sapevo che avevano ragione).





Ciò che ci proponiamo in preda alla passione,
spenta la passione, perde l'intenzione.
(Attore re, da: Amleto)

martedì 3 febbraio 2015

2015 Reading Challenge: Gennaio.

Questo mese ho letto due libri, con i quali ho segnato nove dei cinquanta punti.

Regole e traduzione qui
Prima lettura dell'anno è stato un genere che non leggevo da quasi un anno: romance storico. Perché, diciamolo, sono una che si complica la vita e le cose semplici non mi aggradano. E per quanto mi piaccia lagnarmi dei tempi moderni, credo che il millennio scorso fosse un periodo molto complicato, soprattutto per le donne, dove persino una cosa apparentemente semplice e innocente come farsi un giro in carrozza o a cavallo era capace di rovinare la vita di qualcuno. Il giudizio della gente era tutto, persino la verità contava pochissimo. Comunque, lasciamo perdere i miei vaneggiamenti.

Il libro in questione è Una rosa a mezzanotte, di Anne Stuart (Mondadori, 2012, comprato 1.50 € in un mercatino dell'usato).
La protagonista ha un nome che non saprei pronunciare, né se volessi dirlo in inglese né se volessi dirlo in francese (la cosa mi ha dato qualche problema all'inizio). Lei vive una vita all'insegna della Tragedia, che ha come inizio la Rivoluzione Francese e la conseguente "caccia alle streghe" (gli aristocratici). E l'unica persona che, secondo Lei, avrebbe potuto salvare lei e la sua famiglia aveva voltato loro le spalle con arroganza, indifferenza e un po' di cattiveria, lasciandoli in una situazione pericolosa che prima o poi sarebbe sfociata nella tragedia... E così fu.
Dopo parecchie disgrazie, Lei riesce a fuggire in Inghilterra e conduce una vita semplice, priva di emozione e di qualunque sentimento. Almeno finché non incontra il classico bello quanto dannato Nicholas (massì, mettiamogli un nome che mi piace molto, come se non bastasse l'aria da pecora nera maledetta per farmelo avere già in simpatia), che lei riconosce subito come il ragazzo che una decina di anni prima avrebbe potuto risparmiarle tutto quel calvario e per cui aveva un'infatuazione. Quindi decide di vendicarsi e di ammazzarlo con del veleno nel cibo. Non ci riesce e lui per di più la scopre. Chissà come, Nicholas la rapisce perché decide di portarsela in giro per il mondo mentre scappa dopo aver ucciso un uomo in un duello, tanto per farsi odiare di più. L'uomo infatti mira all'autodistruzione, ad esasperare l'odio che infonde negli altri per cercare di eguagliare quello che prova per se stesso. Ci sono dei motivi per quel desiderio di denigrarsi agli occhi del mondo, per quanto non giustifichino le sue cattive azioni... Come ogni libro romantico, il cattivo bellissimo dagli occhi blu si ritrova in mezzo tra la voglia di umiliarla e distruggerla (e in questo finalmente trovare la propria totale disfatta, che è lo scopo di una vita) e la voglia di sposarsela.
Per certi versi che trovo inspiegabili (non sono una tipa dai sentimenti volubili, affatto), Lei si ritrova combattuta tra il desiderio di vendetta e un altro tipo di desiderio, finché accade l'irreparabile: Lei si innamora. E allora, lo accoppa oppure no?
Ecco, non ve lo dico; chi lo vuole sapere se lo legge (o al massimo mi manda una mail e vi dico per filo e per segno come va a finire).
C'è pure qualche tocco d'azione qui e là (soprattutto alla fine) e tanto per ricordarci che non si scappa dal proprio passato, anche il passato di Lei si ripresenta...
Questo è il quadro più generale che sono riuscita a dare. Ah, e non ho capito la scelta di quel titolo (io l'ho scelto perché costava poco e leggendo una pagina a caso nel mezzo mi sembrava scritto bene, cosa che in effetti è).

L'altro libro è Alex, di Pierre Lemaitre (thriller/poliziesco, anno 2012 in Italia, altro 1.50€ allo stesso mercatino dell'usato): l'inizio è equilibrato, anche se non mi convincono i tempi di alcuni verbi. Descrive la protagonista senza suonare perentorio, senza avere quel tono seccante da insegnante tedioso, del tipo "Si guarda allo specchio mentre pettina i lunghi capelli neri, lasciando che le ricadano morbidi e lisci sulle spalle esili" e baggianate varie; stile lista della spesa, insomma.
Descrive com'è, come è fatta, com'era, in poche righe dipinge un quadro chiaro di chi sia Alex (o almeno così sembra) e ci si ritrova subito al momento in cui cambia tutto. Mi piace come scrive l'autore, senza esitazioni o fronzoli inutili, diretto e preciso, senza tralasciare di presentare in modo rapido ed efficace anche i personaggi più marginali. Mi ha fatto persino provare simpatia per Armand, un avido scroccone senza scrupoli, collega del protagonista Camille.
E' la prima volta che leggo un thriller ambientato in una città che, in un certo qual senso, conosco. Leggevo e non potevo fare a meno di ricordare i giorni precedenti alla mia partenza per Parigi, il mio amico che ci raccomandava di stare attenti, soprattutto noi donzelle, di stare vicine a loro maschi, che ne aveva viste e sentite di cose brutte accadute in quella città bellissima, che Parigi ha un tasso di criminalità altissimo. Non potevo fare a meno di ricordare la sensazione spiacevole che avevo nell'attraversare una piazzetta di periferia brulicante di tossici e spacciatori, ogni giorno, nella via per l'albergo. Persone che, per la verità, non hanno mai fatto un passo verso di noi, ma alle quali per sicurezza preferivo non incrociare lo sguardo. Tutto ciò ha contribuito ad aumentare il brivido, la tensione, anche se devo ammettere che sarei stata sulle spine pure se avesse scelto una città di cui non so nulla. Che adrenalina, gente. Era un sacco di tempo che non mi sconvolgeva tanto un thriller.
Camille, il protagonista, è un uomo che non riesce, o forse sarebbe meglio dire che non vuole, scendere a patti con il proprio dolore. Mai più casi di rapimento, si era promesso, eppure eccolo lì. Costretto a vedersi rinfacciare un dolore molto privato, personale, che lo aveva quasi azzerato. E' un eroe pieno di macchie e di paure, è un uomo comune e assolutamente normale che fa qualcosa di eroico ogni giorno per la portata della sua esistenza.
"Sono il suo genere, i giudizi sferzanti. Camille è un non-violento non esente da durezze." (cit.)
Nei primi capitoli continuavo a chiedermi quanto tempo ancora. Quanto tempo si può sopportare la tortura fisica e psicologica? Quanto tempo occorre a perdere lucidità? Cosa muore prima, la lucidità o il corpo? Come si può resistere a tanto? Ritrovarmi inerme e indifesa è una delle mie paure, se ci si immedesima in un personaggio che si ritrova completamente impotente... beh, fatevi due conti.
La ragazza però è intelligente, piena di segreti e di riserve che la aiutano alla fine a scappare. Ma lei non va dalla polizia come faremmo tutti noi poveri cristi, proprio a causa dei suoi segreti (e della voglia di collezionarne altri). Questo è, in pratica, solo l'inizio.
Personalmente, alla fine del capitolo 49 ero parecchio confusa, ho quasi potuto sentire nella mia testa le urla degli sceneggiatori, del regista e del cast di Criminal Mind. Non so come spiegarlo, ma ho avuto la sensazione che nella logica follia delle cose, questa conclusione fosse poco credibile, improbabile, incoerente. E invece aveva senso, rendendo tutto il libro veramente avvincente, nel bene e nel male.
Sulla copertina avrebbero dovuto scrivere "vietato agli impressionabili", certe scene danno il voltastomaco e altre mi hanno spaventato. E diciamo pure che se avessi dei figli quel libro lo terrei chiuso a chiave in un cassetto...
In sostanza, Alex è una donna piena di sorprese, così come "Alex" è un libro pieno di cose sorprendenti.

Ho già iniziato altri due libri, ma ne parlerò a febbraio, suppongo... Stay tuned ^^

sabato 3 gennaio 2015

The 2015 Reading Challenge: nuovo progetto annuale.

Anno nuovo progetto nuovo per il blog!
Quest'anno ho deciso di unire due cose per cui il 2014 non mi ha dato grandi possibilità: il blog, appunto, e la lettura. Ho letto pochissimo (almeno secondo i miei standard) e se togliessi da qui i post sul progetto che avevo deciso di seguire (Listography Project) avrei scritto appena una manciata di post.
L'idea è di un sito che potete trovare esattamente QUI e consiste in una sfida di lettura per l'anno 2015.

Le regole della sfida sono semplici: ci sono 50 punti, ogni punto indica una caratteristica che il libro deve avere, con un libro si possono spuntare più punti, si possono contare anche libri già letti in precedenza purché vengano riletti quest'anno.
Ecco la lista accompagnata dalla mia traduzione (per cui se ci fosse qualche errore, fatemelo sapere):

  1. Un libro con più di 500 pagine
  2. Un classico romantico
  3. Un libro diventato film
  4. Un libro pubblicato quest'anno
  5. Un libro con un numero nel titolo
  6. Un libro scritto da qualcuno con meno di 30 anni
  7. Un libro con personaggi non umani
  8. Un libro comico
  9. Un libro scritto da una autrice
  10. Un giallo o un thriller
  11. Un libro dal titolo formato da una parola
  12. Un libro di racconti brevi
  13. Un libro ambientato in una nazione diversa dalla propria
  14. Un libro di saggistica
  15. Primo libro di un autore famoso
  16. Un libro di un autore che ami ma che non hai ancora letto
  17. Un libro consigliato da un amico
  18. Un libro vincitore del Premio Pulitzer
  19. Un libro basato su una storia vera
  20. Un libro alla fine della tua lista di libri da leggere
  21. Un libro che tua madre ama
  22. Un libro che ti spaventa
  23. Un libro più antico di 100 anni
  24. Un libro basato interamente sulla sua copertina
  25. Un libro che avresti dovuto leggere a scuola ma che non hai ancora letto
  26. Un libro di memorie
  27. Un libro che puoi finire in un giorno
  28. Un libro avente un antonimo nel titolo
  29. Un libro ambientato in un posto che hai sempre desiderato visitare
  30. Un libro pubblicato nel tuo anno di nascita
  31. Un libro con cattive recensioni
  32. Una trilogia
  33. Un libro dalla tua infanzia
  34. Un libro con un triangolo amoroso
  35. Un libro ambientato nel futuro
  36. Un libro ambientato al liceo
  37. Un libro con un colore nel titolo
  38. Un libro che ti ha fatto piangere
  39. Un libro che parla di magia
  40. Un fumetto
  41. Un libro di un autore che non hai mai letto prima
  42. Un libro che possiedi ma non hai mai letto
  43. Un libro ambientato nella tua città natale
  44. Un libro scritto originariamente in un'altra lingua
  45. Un libro ambientato durante Natale
  46. Un libro scritto da un autore con le tue iniziali
  47. Un'opera teatrale
  48. Un libro proibito (QUI una breve lista, sono stati proibiti in America, o "sconsigliati fortemente")
  49. Un libro basato o trasformato in un telefilm
  50. Un libro che hai iniziato e mai finito

Prevedo già alcune difficoltà, ad esempio per i punti 18 (un libro vincitore del premio Pulitzer),14 (saggistica), 43 (ambientato nella mia città natale, ma credo che risolverò la situazione leggendo un saggio storico sulla mia città), 21 (un libro amato da mia madre, dannazione è da una vita che cerco di scappare da Uccelli di rovo, ma forse quest'anno dovrò cedere), 24 (un libro basato sulla copertina, ho difficoltà a capire come possa la trama essere rappresentata nella copertina, vedremo!), 35 (ambientazione futuristica, non è il mio genere, ma forse 1984 di George Orwell rientra nella descrizione visto che l'autore l'ha scritto decenni prima dell'84) e il 50 per ovvi motivi (se l'ho abbandonato ci sarà un motivo).

Ho dubbi sul punto 22, un libro che mi spaventa. Non so se s'intende la paura che può suscitare la lettura oppure un libro di cui mi spaventa intraprenderne la lettura.

Il punto 46 vuole un autore con le mie iniziali; per non compromettere la mia partecipazione alla sfida, ho deciso che leggerò un autore con le iniziali del mio pseudonimo e uno con le mie reali iniziali.


Ogni mese posterò un resoconto sui miei progressi (o su eventuali stalli), con autori, titoli e altre informazioni.
Chi volesse seguirmi e partecipare lo faccia! Può essere un modo per suggerirsi nuovi titoli a vicenda ;)
Basta che in ogni post mettiate un link che porti al mio blog. Se vi state chiedendo cosa si vince nel completare tutti i 50 punti, ebbene vi rispondo che ovviamente è LA GLORIA.

Buone letture a tutti!

Maya Cents