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mercoledì 14 settembre 2016

Sorpresa!

Avevo bisogno di un re-styling. Il mio mondo è tutto sottosopra e ormai, quando aprivo il mio Blog, non mi sentivo più a casa. Poi anche il tempo qui è cambiato, ancora poche gocce di pioggia ogni tanto, ma da qualche giorno il cielo è diventato grigio ferro e le temperature sono calate molto... e io non sono ancora psicologicamente pronta alle temperature rigide, voglio l'estate, cazzo. Sono troppo pigra per vestirmi a strati dalla testa ai piedi, non mi va di riscaldarmi gli indumenti sparandomi l'aria calda del phon tra maglietta e felpa e sopratutto non toglietemi il sole e il caldo: quest'anno, dopo tempo immemore, mi sono abbronzata (miracolo!) e ne voglio ancora, datemi un altro po' di colore! (PS: non c'entra niente il fatto che il mio ragazzo strabuzza gli occhi ogni volta che indosso un vestito scuro, per giunta asserendo che sono "ancora più sexy con la pelle scura nel vestito nero"... no, proprio non c'entra eh). Estate ti prego torna, non abbiamo ancora finito!
Okay, forse sono diventata avida. Ma un altro poco di sano colore naturale che costava?

Foto risalente a giugno


Quindi eccomi, a misurarmi con qualcosa d'altro di cui non ho assolutamente padronanza, provando a ottenere qualcosa di decente. Il risultato mi piace abbastanza, devo dire, anche se non è esattamente quello che avevo in mente... forse aggiusterò il tiro nei prossimi tempi e spero che questo aiuti a sbloccarmi.
Ho riflettuto un po' e sono giunta alla conclusione che il motivo per cui scrivo poco e niente è che adesso parlo molto con qualcuno, ogni giorno. E mi devo ripetere che ho una relazione, perché continuo ad avere il timore di stare sognando tutto. Chissà, magari sono stata investita da un bus e adesso sono in coma... Okay, lasciamo perdere la corrente negativa (o positiva: se un bus cittadino mi ha spedita in coma significa che nell'urto l'autobus non si è sfracellato, il che è una sorta di evento paranormale. Infatti è risaputo che il bus più nuovo ha almeno dodici anni ed è stato acquistato da chissà quale città).
Scivoliamo nelle facezie, per esempio dicendo che non ho ancora trovato un soprannome per Lui. Il primo che mi suggerisce baggianate tipo "cucciolo" o "patatino" o quant'altro di altrettanto indecente finisce su un gommone diretto in Turchia. Una sorta di viaggio della speranza in reverse... Perdonate lo sfogo, ho dell'acidità in eccesso visto che ultimamente sono stata una persona molto educata, nonostante le teste di minchia che mi capitano tra i piedi.


Amen, andate in pace.

lunedì 23 novembre 2015

Coming home.

Sono sparita dalla blogosfera senza fiatare, eppure sono mancata per intere settimane... Ne ho di cose da recuperare, qui e non solo.
Per la laurea della mia migliore amica sono andata a Parma per una settimana, ho vissuto con lei e di riflesso ho vissuto tutta l'ansia, il nervosismo, l'adrenalina, persino l'angoscia dovuti a questo importante traguardo della sua vita. Mi sono ritrovata così piena di orgoglio di lei che sono rimasta per giorni in attonito silenzio, incapace di esprimere la misura del mio affetto e l'entità di quell'orgoglio. Ma lei è la mia migliore amica e persino in un periodo così pieno di cose enormi lei mi ha visto. Lei non si limita a guardarmi, lei mi VEDE. Mi vede e capisce quello che vorrei dire e non so come fare, intuisce quello che sento, io la guardo e so con certezza che lei lo sa, che ha capito. Riesce sempre a cogliere quello che c'è dietro i miei modi alquanto rudi, a volte burberi. E per l'ennesima volta ha saputo cogliere qualche piccolo indizio dal mio comportamento, svelarlo e discernere correttamente il momento della consolazione e il momento della predica. Se mi fermo a pensare, credo sia l'unica persona capace di farmi una predica senza che io reagisca con polemica o con azioni bellicose.
Lei è mia sorella. Famiglia diversa, sangue diverso, ma sono davvero determinanti queste cose prese così, come semplici etichette? Non è tutto quello che si crea dietro l'etichetta ad essere davvero importante?
Quando una sera mi ha detto "Se scopro che hai bisogno di qualcosa e non mi hai detto niente mi incazzo. Tu sei qui perché IO ti ho fortemente voluta qui. Tu sei di famiglia" c'è mancato poco, davvero poco, per sciogliermi in lacrime.

Quindi il rientro a casa non è stato semplice, dopo settimane non sono ancora con i piedi per terra.
Lei se la cava, devo cavarmela anche io.
Riprendo la mia vita, devo almeno tentare... iniziando magari da qualche foto, dal recuperare qualche post arretrato qui e là e organizzare uscite.

Non so come hanno fatto le mie Converse tarocche a restar bianche per tutta la trasferta. Anche se ho pestato montagne di foglie secche e umide.
Parco della Cittadella. Meraviglioso.        
Uno scorcio di città. Quant'è bello andare in giro in bici senza rischiare la vita!
Parco Ducale, anche questo bellissimo. La nebbia lo rende nostalgico ma non tetro, solo tranquillo.
Laghetto al Parco Ducale con tanto di paperelle e pescetti da 15 kg cadauno.

venerdì 21 agosto 2015

Sicilian mode: l'acqua mi vagna e u vento m'asciuga.

Tutto quello che ho guadagnato in vita mia nelle relazioni sociali è la schiena piena di coltelli che un fachiro scansìate, levate proprio. Sono comunque in piedi, malconcia magari, ma sopravvissuta. Non è eroico, è il minimo, è pelle dura e deformata. Tante volte mi hanno ferita, eppure ogni volta azzero i conti e ricomincio, altrove con altre persone ma non perdo coraggio: ci resto male per un tempo indefinito a seconda dei casi, incasso ed elaboro, e poi vado avanti, è solo un altro inizio. Le cose finiscono, si sa.
Con tutte le volte che le "cose" sono andate a male, e in così tanti modi diversi, io sono sempre la cogliona che ci casca. Vengo ferita e non mostro niente, neanche fastidio, recito così bene la parte della dura che nessuno ha mai scoperto la mia copertura. Poco dopo la ferita si cosparge di giustificazioni, tutte le possibili spiegazioni per il comportamento altrui (non ha riflettuto, sapeva come avrei reagito, si ricorda di quando, ect) e questo è il primo passo verso la fine: mi allontano, un po' per sfida, un po' per vedere se quella distanza aumenta o viene recuperata. Beh, nel 98% dei miei casi la distanza aumenta, non importa se l'altra parte non ha percepito il mio disagio, la mia ferita, il mio patetico istinto a indietreggiare per mettere alla prova le azioni altrui. Quindi a questo punto è la fine.
Basta. Chiuso. Incassare ed elaborare. Iniziare di nuovo.
Certi circoli viziosi proprio non riesco a spezzarli. Come quando faccio un progetto, ci metto tutta me stessa, magari riesco anche a metterlo in pratica e a ottenere tutto o qualcosa (che già è meglio di niente, no?) però poi sento la sua voce. Sento la voce di mia madre dentro la testa che dice Sì, però...
Sì, però... quante volte l'ho sentita dirmelo.
"Mamma, ho preso sette nel compito in classe di matematica! Mica male dopo tanti quattro"
"Sì, però se studiavi di più prendevi otto"

"Mamma, non sono arrivata in ritardo al lavoro stamattina"
"Sì, però se ti partivi prima non avresti avuto questo problema"

"Caspita, ho fatto amicizia oggi! Potrebbe essere un miracolo"
"Sì, però potevi trovarti un fidanzato"

E questo per i miei risultati positivi, per i negativi non nascondo di meritare almeno biasimo. Le prediche no, quelle mi stanno sul cazzo.
Per questo mi sento l'avvocato delle cause perse: non faccio mai le cose giuste, non faccio mai abbastanza, mi trincero nelle mie decisioni per pessime che siano, do seconde chance a chi nemmeno sa di doverne avere una. Ecco, quest'ultima inizia a pesarmi.
Perché cazzo devo essere sempre io quella comprensiva e che giustifica? Al diavolo, ora me ne sbatto i coglioni! Farò quel cazzo che mi pare, continuerò a imprecare ogni volta che mi aggrada, riprenderò a vestirmi barbone-style, vaffanculo i vestiti da signorina, solo quello che voglio!

Esempio di barbone-style, look giorno sobrio.

E chi non è d'accordo HASTA LA VISTA!
Maya sul piede di guerra, Se la gente mi infastidisce si litiga, l'altra guancia me l'hanno scartavetrata.
L'acqua mi vagna e u vento m'asciuga, il saggio proverbio siciliano riguardo il lasciarsi scorrere le cose addosso senza lasciarsi toccare. L'acqua mi bagna e il vento mi asciuga, sono qui e niente mi tocca, niente mi smuove, resto calma, come le cose avvengono così passano.


* * * * * * *
 PS: avevo dimenticato di aggiungere una canzone, la inserisco adesso.

"La verità è riprovevole poiché fa la gioia del colpevole ed io che la volevo incantevole come pioggia cado dalle nuvole"

lunedì 5 maggio 2014

What the hell am I trying to say?

E' primavera e in prossimità dell'estate, in mezzo ad amori impossibili e tentativi di approcci sessuali non proprio celati, c'è mia madre che mi chiede da quanto non taglio i capelli e che mi paragona al "cani ri mànnara". Per chi non è siculo o cinefilo, sarebbe questo:


Noto anche un'innegabile somiglianza di espressione...


A parte che, purtroppo, al massimo potrei essere un barboncino, ossia il prototipo del cane di piccola taglia che fa casino come un liceale sbronzo (ogni riferimento non è puramente casuale, forse è puramente causale) e fracassa i maroni quanto Emanuele Filiberto che cerca di indovinare i congiuntivi (per altro fallendo).
Insomma, se non fosse per quegli adorabili ricci col cazzo che la gente si metterebbe dentro casa un Filiberto un barboncino. Siamo mica nel paese dei criminali al potere.
Ah, lo siamo... (vabbè, fai finta di niente e inserisci la retromarcia). Tanto la politica generale è questa.

In queste ultime settimane mal tollero le critiche e i commenti. Mal tollero me stessa. Non voglio essere lo stereotipo della ragazza complessata che è attratta dal cattivo ragazzo. Eppure è così, non posso raccontarmi storie. Forse, in fondo, mi piace essere infelice. Forse sono davvero masochista, la battuta che trascende nella realtà dei fatti. Cosa c'è che non va nella mia testa? Quale connessione sinaptica è marcita? Perché un ragazzo gentile, premuroso, che ascolta la stessa musica che ascolto io, che non si è approfittato di me ubriaca neanche per un bacio (sebbene gli avessi mandato segnali abbastanza chiari, ovvero la mia parte alcolica lo voleva), perché non mi attrae? Appena conosciuto e già messo da parte. Perché il solo incontrare quel ragazzo che invece non è fatto per una relazione non aperta, seria e stabile mi fa sempre immaginare scenari impossibili di vita insieme? Non ditemi che l'impossibile non esiste. Esiste eccome, non raccontiamoci storie. Come diceva qualcuno, se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carrozza. In queste settimane mal tollero, già detto. E mi ritrovo in una spirale di istinti masochistici: il bravo ragazzo che in linea teorica può prendersi cura di me non mi ispira grandi sentimenti "romantici", il cattivo ragazzo (seppur fosse disposto a starmi così vicino) lo rifiuto perché non voglio essere usata come una bambola gonfiabile, o essere una di quelle il cui tempo viene comprato. Sono troppo orgogliosa per chiedere aiuto o per comunicare che non mi sento bene, però vorrei che qualcuno mi sostenesse. Mi piace essere indipendente, autosufficiente per quanto possibile, però vorrei avere qualcuno che mi dicesse "sono qui, rilassati, non c'è bisogno che pensi a tutto tu, adesso mi prendo cura di te come tu ne hai avuta di me". E che me lo dimostrasse. Mi piace avere tempo per me stessa, però vorrei qualcuno che si affidasse a me più col cuore che con il corpo, altrimenti avrei risolto con un cartonato a grandezza naturale di Alexander Skarsgard (o di Jensen Ackles... o di Colin Firth... o di Tyson Ritter... o vabbè, s'è capito, uno fascinoso). Sono anni che ricevo sempre critiche su critiche, ad un certo punto ho imparato anche a sbattermene (prezioso insegnamento) e forse anche troppo; adesso arriva un complimento che forse merito, ma mi sento insoddisfatta di me stessa, io non capisco perché qualcuno senta di dovermi fare un complimento. "Ottimo lavoro, molto brava" mi hanno detto in sostanza, ed io ho pensato "ma quale lavoro? Non mi sono impegnata neanche un poco". Dovrei essere contenta per aver raggiunto un ottimo risultato, è così, i numeri parlano chiaro, dunque perché non sono contenta? Non dico felice, ma quanto meno un po' contenta. Invece no, tutto continua a farmi schifo, a darmi sui nervi. Mi manca l'università, ma non ci casco: l'estate del diploma non vedevo l'ora di iniziare l'università, quando è iniziata non vedevo l'ora di andarmene. E' solo smarrimento, no? Mi cala il sonno al solo vedere un libro serio. Ho la nausea sfogliando l'ennesima pubblicazione di annunci di lavoro. Stringo i pugni mandando la miliardesima mail con curriculum che probabilmente non viene neanche aperta, altrimenti perché non ricevo una sola mail di risposta? Dove sono finite le buone maniere? Rispondimi, CAZZO, dimmi che il mio curriculum ti fa schifo ma dammi una cazzo di risposta!
Come se fosse questa la risposta che cerco... Chi sono? Cosa voglio? E' possibile capire soltanto cosa non voglio? Perché tutto quello che tocco sembra maledetto? Dove vado se non so dove andare?
Infido cuore bastardo, il mio.
I love myself better than you, I know it's wrong so what should I do?



Poi boh, what the hell am I trying to say?

lunedì 31 marzo 2014

Noi fuori. Ma dentro musica.

Io sono fuori.
Fuori linea, fuori riga. Io confesso l'ovvia verità: sono incapace di relazionarmi e integrarmi a certa gente (un buon 90%), sono fuori dal sociale.

Sono fuori tema.

Ogni giorno sono diversa.
Sabato sera in pieno centro ero fuori dalla logica, dalla razionalità, dalle serietà. Ho tirato fuori tante di quelle battute idiote che non facevo altro che ridere. Ridere forte, talmente forte da dolere la gola, come ubriaca. Ubriaca di vita.
Ho abbracciato tanto un amico che non vedevo da un po' di tempo, e lui ha abbracciato me. Me, che rigetto i contatti fisici. Io, che ogni giorno rinasco e muoio, solo per ricominciare il circolo.

Di solito la diffidenza mi fa da padrona, a volte maschero con la tranquillità i moti nervosi del mio cervello (ma non quello del piede, che tanto sotto la scrivania mica si vede che suono un tamburo immaginario col piede); a volte è semplice pigrizia. Fuori aspettative, fuori programmazione.

Ci sono giorni che "la mia vecchietta interiore", come la chiamava una mia amica, emerge e mi sommerge; in quei giorni sono ottimista e leggera come Nietzsche e Schopenhauer mixati insieme. Ma io sono fuori gara.

Se non fossi stata così esausta (fuori forma) avrei dialogato con il vecchietto che si è avvicinato al mio gruppo facendoci giochi di prestigio con un filo di spago. Incantata a guardare quelle mani affusolate e segnate di vene scure muoversi con grazia, a volte rapido, a volte dolcemente lento. Un signore dalla mente ancora acuta e veloce, con una proprietà di linguaggio che non ho; lui era così vitale e incantevole, e io così stanca da non ribattere neanche quando disse che le donne sono causa di guerre almeno in maggioranza. Intanto le guerre le combattono soprattutto gli uomini, ma non posso negare la storia del mondo (o quello che ci fanno credere che sia la storia del mondo). E non posso negare che i peggiori litigi a cui ho preso parte, o che ho semplicemente visto o ascoltato, siano stati causati principalmente da donne. Quanto sarebbe bello credere che ci sia un Dio, un'entità perfetta che punisce i maligni e premia i buoni; com'era bello ascoltarlo citare la Bibbia con quella sua voce limpida. Lui era magia, io fuori spettacolo.

La joie de vivre a volte si fa un concetto astratto indefinibile, per me. Sono fuori sincrono, fuori fase.
A volte (quasi sempre, perché fingo con degli sconosciuti che non mi vedono?) penso troppo. Demolisco idee, progetti, parole, pazienza, balle. Penso alle cose che avrei potuto fare SE, le cose che avrei potuto, ciò che avrei potuto essere. Penso a tutte le volte che i miei sforzi mi hanno solo demolito. E mi dico che no, non vale la pena alzare una statua di marmo se poi si sbriciola con un pugno, per ritrovarmi seduta sopra la cenere delle macerie e pensare "avrei dovuto prevedere; avrei dovuto fare altro o non fare niente, risparmiare energie". Sono, per citare una canzone, "fuori dalle grandi speranze e dai loro ingranaggi". "Siamo l'acqua sprecata ai confini dei deserti".
Sono fuori dagli schemi, campata in aria con un peso sulla schiena.

Sono semplicemente fuori, ma se ascolto questa canzone non piove sulla mia testa.



Noi fuori dalle loro speranze dai loro ingranaggi
Noi fuori dalle radio, dalle spiagge, dalle vacche grasse
Fuori dai cortei, dalla burocrazia, fuori dalle fabbriche, dai musei
E' dall'alto che ci dividono, è là in alto che inventano il pericolo

Noi fuori dai campi dell'orgoglio, dall'ansia di medaglie
Noi fuori siamo l'acqua sprecata ai confini dei deserti
Fuori dai cortei, dalla burocrazia, fuori dalle fabbriche e dai musei
E' dall'alto che ci sparpagliano, è là in alto che inventano il pericolo

Noi fuori dalle radio, dai minuti di silenzio, dai conteggi, dal consenso, dai sondaggi,
dalle scuole di nostro signore, dalle aiuole, dai cantieri
Noi fuori non sappiamo cosa fare
Fuori dai cortei contro la geografia, fuori dalle chiese dentro i formicai
E' dall'alto che ci dividono è là in alto che inventano il pericolo

Noi fuori dalle liste, dai concorsi, dalle carte, dalle curve
dai discorsi, dalle rotte, dalle risse, dalle caste
dalle eclissi, dai teatri, dalle aste, dai contagi, dalla peste
dallo sfarzo e dalla miseria, dalle feste con le droghe serie
dai concerti con le sedie, dai solarium, dai cortili con i pavoni
dalle danze, dai condoni, da Manzoni e da Mameli
dalle condizioni dei finanziamenti, dai cimeli della brava gente
dai congressi, dalle mance, dai sondaggi di opinione, dagli asili e dalle pensioni

Noi fuori non sappiamo cosa fare.

[Ministri, Noi fuori, album Fuori, del 2010]

domenica 2 marzo 2014

Maya vs. Bloglovin

Inutile aggiungere che, essendo io una pasticciona con pochissimo feeling tecnologico, è stata una dura lotta spostare questo blog su Bloglovin. Erano mesi che ci volevo provare, ma se oggi non fossi capitata per caso sul sito di sicuro avrei ancora procrastinato. Adesso ho pure un ban, mica pizzi e fichi! (che poi, davvero fichi sulla pizza? Sono cose da selvaggi).


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martedì 7 gennaio 2014

Rose rosse per me, hanno comprato stasera

Eh niente. Oggi è il mio compleanno e il mondo non mi fa più tanto schifo.
El Papi si è presentato a sorpresa con sette rose rosse a gambo lungo (e strane spine color porpora) e una CASSATA SICILIANA. Non so se è chiaro, ma è uno dei miei dolci preferiti.
Grazie Papi!




venerdì 7 giugno 2013

5 cose imbarazzanti.

Così, tanto per mettermi un po' in ridicolo. Perché avrei un impegno e non so come affrontarlo (quasi quasi questa la inserisco nella top 5)... Okay, cinque cose random, cose che mi imbarazzano.

1- Nonostante abbia trascorso ogni estate della mia infanzia in campagna, a casa della nonna, ad arrampicarmi sugli alberi e a infiltrarmi in case abbandonate e decadenti, beh... ho paura delle lucertole. Sono terrorizzata da quegli esserini. Poco importa se grandi o piccole, verdi o grigie, lontane o vicine, persino in foto; non riesco proprio a sopportare la vista di quella bocca e di quegli occhietti... Brrrr;

2- Non so chi sono nè cosa voglio diventare "da grande";

3- Alla domanda "quanti anni hai?", mi viene ancora da rispondere ventuno. In realtà sono solo ventidue, mica c'è così tanta differenza, ma tant'è che quando mi accorgo dell'errore è decisamente troppo tardi per rettificare (tipo l'indomani);

4- Adoro guidare ma non so assolutamente parcheggiare in retromarcia. Posso fare una inversione a U bendata e precisa al millimetro ma mai e poi mai riuscirei a parcheggiare in retromarcia;

5- Credo di non meritare di essere felice. E faccio sempre in modo di non esserlo.

Forse è colpa della quinta cosa che sto qui a tergiversare, invece di andare a prepararmi...
Ma del resto, chi farebbe una foto a questo cartello trovato in un bagno femminile? Che memento.


mercoledì 22 maggio 2013

Out of service

E' arrivato il giorno della partenza. Sette giorni di vacanza. Dopo tanti programmi entusiasti, tutto sta per essere concretizzato, anche se dicono che Parigi è fredda e piovosa in questo periodo. Ma va bene, chissene, no? Ci si diverte, si vedono tanti posti, tanta gente, e bla bla bla...
E ho l'umore sotto i piedi. Calpestato e lasciato a marcire in un angolo. Quanta luce.

E ammetterlo è un po' una contraddizione, considerato che odio sentirmi vulnerabile ma ancora di più ammetterlo... Ma chissene.
Oggi è finito il corso ed è stato più triste di quanto immaginassi; sento che qualcosa mi scivola via. Sembra tutto già lontano. Ma forse è l'influenza a parlare, a confondere le mie percezioni... E forse sono io che cerco solo scuse perché sono un'idiota. Sono un'idiota per questo e perché mille e mille paranoie giocano contro me stessa. La scrittrice americana Laurell K. Hamilton in un romanzo, non ricordo bene quale, scrisse:
la paranoia è la madre dell'ingegno.

Beh, forse è vero in generale ma nel mio caso è una stronzata (il più delle volte). La paranoia è la madre delle mie stupidaggini più grandi, di tutti i bei momenti che ho distrutto, delle piccole gioie che ho bruciato, delle belle cose che ho allontanato prima ancora di poterle sfiorare... E sono stanca. Stanca delle paranoie e degli auto-sabotaggi. E spero che questo viaggio ricarichi le mie batterie consumate.

Il mio saluto a Blogger con una citazione e una canzone.

"Attendeva che qualcuno la prendesse in braccio e le dicesse: adesso basta camminare, ti porto io."
(A. D'Avenia)


Ciao Blogger! M.C.

sabato 18 maggio 2013

E' una sensazione strana

Ce l'ho da un paio di giorni.
Mi capita di pensare alla fine del corso di formazione, un corso che ho iniziato tanto per fare qualcosa; nessuna aspettativa, zero obiettivi, solo puro fatalismo. Come va, va.
E adesso mi rendo conto di aver avuto più di quello che avrei potuto immaginare. Sono ricordi che mi stanno a cuore, cose che ho apprezzato e che mi mancheranno...
La gentilezza e la bontà di A. (e le sue magnifiche torte), la determinazione e il coraggio di AL (lei farà grandi cose), la testa sulle nuvole di S, la riservatezza di F. e M. e le piccole ma belle sfumature che fanno trapelare a volte, la comicità fuori luogo e le conversazioni con il mio nuovo amico V, il fascino fanciullesco di S.a, i racconti di vita entusiasti di A, M e S insieme alla loro allegria, al loro umorismo trascinante...

Mi capita di sentire questa sensazione strana soprattutto quando mi accorgo che sto pensando ad una certa persona. E' un po' come se un gatto si stesse facendo le unghie sul mio petto mentre sta seduto sulla bocca dello stomaco. Ho mai accennato alla mia leggera filofobia? E' irrazionale, è molto ingiusta (in particolare verso altri che di affetto se ne meritano), è ambigua, e strana, non si può sempre tenere a bada... E più apprezzo una persona, più questa sensazione aumenta, si insinua e impregna il flusso dei miei pensieri. So a cosa è dovuta, ma saperlo non mi aiuta ad estirparla...

E vorrei che questo corso durasse di più, che queste persone non scompaiano nel nulla; eppure so che sarà così, perché così vanno le cose. E' la vita.
Pazienza.

venerdì 10 maggio 2013

Una gabbia di matti.

Oggi sono salita sul tetto di casa mia e ho fotografato il cielo. Mi sono chiesta in quali altri posti il cielo fosse sempre (o quasi) così azzurro e limpido. Per esempio in Francia...
Ebbene sì, la Maya sbarcherà in Francia con quattro colleghi!


Non potevo aspettare domani per dirlo (anche se sono le 1.16 e quindi è già domani, in teoria): a fine mese partirò, anche se all'inizio se ne parlava per gioco davanti ad un bicchiere di vino, dopo esserci abbuffati ad una mangiata. Mi chiedo se tutti questi autori francesi capitati per caso ai miei occhi di lettrice non fossero un avvertimento, una sorta di premonizione, come per dire: dai, visto che non hai sbroccato del tutto ti diamo un colpo di fortuna; basta che non ti ci abitui!

Mentre oggi ero sul tetto a rilassarmi, pensavo vagamente; lassù io ritrovo sempre la calma. Da piccola era il mio rifugio e ancora qualche volta, quando mi sento soffocare da mani impalpabili, io mi arrampico in cima alla casa e la presa si allenta. Torno a respirare. Non ho mai avuto molto senso del pericolo.
O forse ne ho anche troppo.

Fatto sta che fino alle otto di stasera, il viaggio sembrava un sogno e mi mancava il respiro. Ho tanto voluto questo viaggio e rischiavo di vederlo andare in fumo... Non era tanto il pensiero della Francia (del resto io avevo proposto la Svezia) ma era il vivo desiderio di cambiare del tutto aria, come strappare una cicas dal suo comodo vaso e vedere se, chissà come, sopravviveva in un terreno sconosciuto e diverso da quello che lo aveva ospitato fino a quel momento.

Rileggendo questo ultimo pezzo, devo essere onesta e ammettere che la metafora non è molto originale :P Nel libro Il fiore e la fiamma (anno 1978) di Kathleen E. Woodiwiss, la protagonista Heather si era appena sposata ed era costretta a trasferirsi dall'Inghilterra alle terre del marito in America; sola, sulla barca che la portava lontano, guardava l'immenso oceano e si chiedeva se un albero strappato via dalla terra poteva crescere rigoglioso in un'altra terra.
Che dolci ricordi mi riporta alla mente quel libro...

Tralasciando... Dicevo, temevo che il viaggio non si facesse e invece ci siamo ritrovati tutti a casa mia a prenotare tutti insieme i nostri biglietti aerei, compresi genitori ansiosi di conoscere i colleghi dei propri pargoli. L'onore (o l'imbarazzo) è capitato a me e a un altro.
Può capitare di ritrovarsi in una gabbia di matti estranei, matti amici o parenti, matti di passaggio e di personaggio; a volte la gabbia di matti sembra essere il tuo soggiorno (manco avessimo tredici anni, ma almeno ci fanno sentire cciovani) AH, dalla regia mi avvertono che non posso più dire "cciovani"... insomma, siamo dei forever young. Comunque... Può capitare di trovarsi in una gabbia di matti, ma di solito l'unica gabbia di matti che individuo è quella dove sono chiusa IO.
Ma ormai la porta della gabbia è aperta. Prego. Entrate. Fate come a casa vostra (ma se siete dei bifolchi che si puliscono le orecchie con l'unghia col caz** che fate come a casa vostra, zozzoni. Fate come a casa mia, e quindi con garbo lavatevi le mani prima di farvele stringere).

Aaahh, che post pieno d'amore, questo.

lunedì 29 aprile 2013

Tira aria di cambiamento.

Tira aria di cambiamento, a partire dal nome del blog. Perché? Perché mi andava, perché mi ritrovo qui per fare un break, per parlare di tutto e di niente, per divagare, (perché no) per confrontarmi, per distrarmi, per sentire di avere il controllo su almeno una cosa della mia vita, per il puro piacere di scrivere, e per almeno un centinaio di altri motivi. E questo è solo il primo passo.
Quando avrò capito che genere di look dare a questa nuova versione del blog, ci sarà il secondo passo. Non so ancora se ce ne sarà un terzo.
Chissà.

E comunque stamattina, anche se puzzavo peggio di un camionista alcolizzato a causa della benzina che mi sono accidentalmente versata su una mano (congiura del proprietario del self-service?), ho fatto colazione insieme ai miei colleghi con cereali e crema alla vaniglia, quest'ultima stranamente non troppo dolce ma deliziosa. Non ho mai avuto molto feeling con vellutate e roba così, quindi anche questa è una novità a modo suo.
Un'altra novità è che Il rosso e il nero di Stendhal mi sta facendo cambiare idea sulla letteratura francese.


Have a good break, bye!

sabato 9 febbraio 2013

Avviso per diabetici: post sentimentale.

Ecco, non sono proprio una persona sentimentale, io. Okay, è vero che ho pianto per la morte di zio Keith nel telefilm One Tree Hill, che mi sono commossa come una dodicenne col cuore infranto quando nella puntata finale della quinta stagione di Supernatural Lucifero picchiò Dean mentre quello, ridotto ormai ad una pezza, diceva al suo "fratellino" che non l'avrebbe lasciato, che sarebbe rimasto comunque con lui... Ed è pure vero che ho esultato quando Mr Darcy si fece avanti per la seconda volta con Elisabeth Bennet, ero contenta come se fossero persone reali e li conoscessi. Per non parlare di tutti i drammi che mi ha fatto "vivere" la scrittrice Kathleen E. Woodiwiss.
Però è pure vero che se una persona conoscente/amica tenta di abbracciarmi la mia prima reazione è questa:

Meglio nota come: non mi avrai mai!

La seconda reazione varia da "Okay lo faccio, tanto durerà poco" a "Se ci riprovi, farò in modo che tu non lo possa rifare mai più". A me gli abbracci gratuiti da parte di chiunque non piacciono, fatemi causa.

Tornando al motivo per cui il titolo è quello che è, oggi mi sento sentimentale e siccome mi sento pure senza pudore tié.
Ieri sera parlavo con la mia amica G. che sta a Parma. Parlare con lei mi fa due effetti: mi tira su di morale e mi abbatte il morale. Mi abbatte il morale perché è lontana e ci vediamo bene o male circa due volte l'anno, lei in Emilia-Romagna ed io nella piccola città sicula da cui non riesco, dopotutto, a staccarmi. Ho il mare a due passi e lo adoro; se ho voglia di un panino con le panelle vado a colpo sicuro nel piccolo negozio in centro, dove il ragazzo che ci lavora si ricorda di me e sa che deve metterci solo sale e tanto pepe, senza salse. E non me lo chiede mai come lo voglio, perché lo sa già. Se ho voglia di guidare veloce c'è la strada grande quasi sempre deserta, se ho voglia di guidare piano e non vedermi sorpassare da degli scocciatori strombazzanti c'è l'altra strada sempre vuota.
Egoisticamente, mi solleva il morale perché sa sempre cosa dire per farmi sentire meglio, per ridarmi tranquillità, e lo fa senza rendersene conto, con poco, con la sua candida ingenuità, col suo volermi bene nonostante il mio caratteraccio, nonostante qualche volta mi sfugga di bocca qualche frase poco gentile.
Parlare con lei mi solleva il morale perché mi rendo conto di quanto sia cresciuta in un paio di anni e, anche se sono "più grande" di lei di soli undici mesi, insensatamente mi sento un po' mamma: orgogliosa di quanto sia diventata forte e indipendente e consapevole di potercela fare (che ci posso fare, ho sempre adorato dirle: te l'avevo detto che ce l'avresti fatta, lo sapevo già), fiera di come ha imparato a distinguere le persone di cui fidarsi e quelle da cui diffidare, contenta che abbia comunque conservato quella ingenuità che vedevo in lei quando l'ho conosciuta i primi anni di liceo. Prima la vedevo un po' come una sorellina da proteggere, affinché certa merda che ho vissuto non la raggiungesse e non la cambiasse, e sono stata male per diverso tempo quando una persona a cui voleva bene la deluse perché fu come se l'avessi delusa anche io, come se avessi fallito (me in versione: l'avvocato delle cause perse).
E poi mi dico che ha fatto bene ad andare via, a crearsi una strada tutta sua, perché si merita tutte le cose belle che le sono capitate, anche se lei a volte ne dubita. Quando dubita di se stessa sa che può parlare con me, che tanto credo in lei per due.
Che se fosse qui oggi, sarei io a voler abbracciare lei.

venerdì 1 febbraio 2013

Where are you?

Due giorni fa ho guardato un ragazzo con la barba appena rasata e ho pensato: guarda un po' quant'è carino... E' imperdonabile, lo so. Una come me, che adora un viso maschile barbuto, che adora (forse spinta da un insospettabile istinto masochista) sentirsi pungere dalla barba quando ci si bacia non può, semplicemente non può ammirare uno sbarbatello. Non ho potuto farne a meno come quando mi ubriaco come un (ex-)astemio all'Oktoberfest e mi vien voglia di baciare un tizio semi-sconosciuto... Euhm... Insomma, una breve visita fuori da me stessa.
Scherzi a parte (ma in fondo mica tanto), mi capita sempre più spesso di fare e dire cose che non sono espressione di ciò che sono. Mi spiego meglio: ad esempio, non ho mai avuto interesse a giocare a fare Dio, nè tantomeno a fare Cupido. Eppure l'ho fatto, ho fatto entrambe le cose e le ho fatte così d'istinto che me ne sono accorta quando ormai era troppo tardi per ritrattare.
Ho giocato a fare Dio quando in modo subdolo ho (in pratica) torturato un amico alle spalle di una amica che non aveva capito niente. E ho giocato a fare Cupido due sere fa, tirando troppo la corda per spingere due a fare un passo che evidentemente non sono ancora pronti a compiere. Nel secondo caso era più o meno a fin di bene e ci sono pure riuscita, anche se non completamente.
Io non sono così, e non so perché mi ritrovo a fare certe cose che credevo non mi appartenessero, che ho addirittura criticato in altre persone.


 Ci sono cose che neanche un bel cagnolino o una bottiglia di vino possono risolvere.
Non mi sento più me stessa, mi sono persa. E' da oltre un anno che non riesco più a scrivere storie, e dire che prima non riuscivo a dormire la notte perché vivevo di storie. E' da un paio di settimane che rifiuto persino l'idea di mettermi a leggere, e non sono sicura che la colpa sia tutta da attribuire all'odioso libro che sto leggendo. Nemmeno l'idea di rileggere per la milionesima volta un romanzo che amo mi fa tornare voglia di leggere.
Mi sento in gabbia, come quando mi trovavo in un posto e ho visto questo:

  

Quella che dovrebbe essere l'uscita di sicurezza a prova di panico è chiusa da un catenaccio. Poco male, se conosci la struttura perché, mentre qualcuno andrebbe a cercare la chiave, c'è chi sa dove si trova la porta che si apre su una vera uscita, ossia accanto a questa. Capisco perché la mia amica lesse il cartello "MANIGLIONE ANTIPATICO"

lunedì 28 gennaio 2013

Vi racconto una storia.

Sono esasperata, quindi scusate eventuali errori grammaticali, lessicali o quant'altro, ma voglio raccontare una storia.

C'era una volta sul globo terrestre un luogo non molto esteso ma vario e cangiante. Vi si trovavano verdi pianure, colline dai dolci pendii, montagne che non brillavano per imponenza ma per l'aria cristallina, vulcani capricciosi che ogni tanto mettevano in esposizione veri fuochi d'artificio. In quel luogo ogni villaggio era caratterizzato da particolari popolazioni, da diversi modi di vivere, da diversi scenari. Era un luogo magico; con i suoi difetti, certo, ma il sole splendeva.
Un giorno, però, il sole cominciò a oscurarsi e quel luogo piacevole divenne per molti casi zona di disperazione, di maledizioni e malefici. La tempesta arrivò, facendo scappare taluni e nascondere degli altri. Re, prìncipi, duchi, conti, persino la servitù e i giullari di corte, si rinchiusero nelle loro fortezze sfavillanti, un po' per difesa e un po' per menefreghismo. Correva voce in molti villaggi che tutto ciò fosse dovuto ai capricci di uno stregone e della sua cerchia di aiutanti, assetati di potere. Lo stregone Silvestro, abile manipolatore, incantava il suo pubblico con luminosi sorrisi e promesse di ricchezze future; la sua malia era sottile, subdola: un sorriso e qualcuno cambiava opinione, una pozione magica e attirava consensi, una polvere fatata e un suo nemico diventava il nemico del popolo. Il popolo, dal canto suo, affascinato dallo stregone, non riusciva a vedere oltre le sue magie e non pochi ignoravano ciò che in realtà faceva: appropriarsi della linfa vitale del Paese, che andava via via indebolendosi e minacciava di spegnersi.
Quando le sue magie si spinsero troppo in là, nel Paese ormai il sole non si vedeva più; l' oscurità era calata e sembrava non volersene più andare. Soluzioni non se ne vedevano e lo stregone Silvestre continuava le sue attività, dietro le mura dorate della sua villa, limitandosi a guardare le persone ridotte alla deriva e senza alcuna remora continuava a gettare fango maledetto su coloro che decidevano di mettersi contro di lui.
Una sera, una menestrella mezza nana si arrampicò su un palco improvvisato e mise la sua voce a disposizione di qualunque orecchio volesse ascoltarla. Ella disse:
Rimembro ancor che tempo or sono un colto signore, canuto ma distinto, offrì una parte della sua saggezza ad un gruppo di giovani. Per dimostrare il potere delle parole e delle situazioni, egli ci disse di immaginare una scena: prendete un pugno di sabbia e togliete un granello. "Quanto avete preso? E quanto vi è ancora rimasto?", ci chiese. Rispondemmo "Abbiamo tolto un misero granello da una moltitudine di granelli, ne è rimasta una moltitudine". "Togliete un altro granello. Quanto avete tolto? E quanto vi è ancora rimasto?", ripeté, i giovani risposero "Abbiamo tolto una miseria da una moltitudine, ci resta un pugno di sabbia." "Giovani, continuate a togliere un solo granello per volta finché, una volta tolto un granello, nel pugno ve ne resti soltanto uno. Anche questa volta avete tolto un singolo granello, eppure un pugno di granelli che prima ne conteneva una moltitudine adesso ne contiene soltanto uno. Fino a quando, dunque, un pugno di sabbia si può chiamare, appunto, -pugno di sabbia-?". Mentre udivo tal ragionamento pensai a quanto potere si poteva custodire in una parola, in una frase. Eppure, pensai anche che, come si può togliere un granello da un pugno di sabbia, si può anche prendere una collana d'oro massiccio da una gioielleria principesca senza che la gioielleria ne subisca una grande perdita. Ma a poco a poco, a forza di trafugare oggetti, anche una gioielleria principesca può ritrovarsi vuota...
Perché dico questo? Immaginate le casse del Paese: decenni fa era dignitosamente fornita, per quanto male distribuita. Ma adesso? Ci hanno spento il sole, sono sparite persino le casse. E noi scappiamo o ci lamentiamo, quando sappiamo bene chi ci ha privati di ciò che avevamo, chi ci ha mandati indietro invece che avanti. Ma i sensi obnubilati non ci fanno percepire dov'è il punto di non ritorno.
Mentre la menestrella iniziava ad agitarsi, a sbuffare e a farfugliare frasi sconnesse, una donna stanca di lei le gettò in faccia un maleficio e lei divenne muta.
Come finisce la storia? Che futuro ci fu per quel luogo? Qui non c'è morale, qui non troverete altro. La storia si chiude così, buonanotte.


Lo so, non ha molto senso. Ma a me i comizi elettorali e i programmi tipo Porta a Porta mi fanno questo effetto: mi agito, farfuglio tra me e me, vado fuori di testa.
Non mi lancio in nessun ragionamento filosofico/politico, però vorrei liberarmi un po' la coscienza: oggettivamente, come si può avere fiducia in Berlusconi & company? In nome del cielo, della terra e di tutto ciò che vi è nel mezzo, cosa vi fa credere che dopo venti anni di carriera politica farà veramente quello che promette? Come fate a credere che questa volta non si servirà della sua posizione per manovrare il sistema giudiziario a suo vantaggio? Con tutti i processi in corso e i suoi capi di accusa, come fate a fidarvi? A settembre-novembre voleva Monti dalla sua parte, parlava delle sue capacità, delle cose positive che aveva fatto... Poi Monti si presenta in un altro schieramento e lui, Berlusca, che fa? Fa quello che ha fatto con Prodi e con tanti altri: si lancia in una serie di dichiarazioni a metà fra diffamazione, minaccia, ricatto e presa per il culo. Per non parlare della cosiddetta "opposizione", cosa che sinceramente non vedo. Dire questo e quest'altro senza nessuna novità, senza darci una effettiva possibilità di scelta. Ma tra cosa dovremo scegliere? Perché dovremmo scegliere tra pagare questa tassa invece che quell'altra, quando il problema spesso non è SE pagare la tassa X, ma DOVE e COME trovare i soldi per pagarla. Mettete tutte le tasse che volete, ma dateci almeno la possibilità di procurarci il denaro. E soprattutto, Voi innominati, alzate il vostro rugoso e lustro deretano e smettete di mangiarvi banconote da cinquecento euro come fossero pop corn davanti a un film.

Tanto per chiudere in leggerezza, cito una canzone degli Articolo31: MOLTO SPESSO UN MAIALE NON SA CHE IL SUO FUTURO E' UNA MELA IN BOCCA E UNA CAROTA IN CU**

giovedì 8 novembre 2012

Chiamatemi Maya.

No, non soffro di crisi di identità. E non sono nemmeno sbroccata. Non più del solito, comunque.
Anche se da piccola mia madre mi faceva vedere l' ape Maya in tv (con gli odiosi intermezzi di Heidi), in realtà sono più simile all' omonimo popolo, conosciuto in gran parte per la simpatica teoria sulla fine del mondo. Non credo che la Terra esploderà in un colossale gioco pirotecnico a causa di una qualche allineazione cosmica; credo più ad un collasso provocato dagli esseri umani, un big bang nucleare o qualcosa del genere.
Sono pessimista, con tendenze nichiliste; a volte sono autosabotatrice, altre un nucleo di deliri di onnipotenza.

Non credo nella fortuna, ma nel caos. Non credo che il bene accada alle persone buone, come il male che non accade ai malvagi. Non credo alle etichette, alle persone, ai giuramenti, alle promesse e al perdono.
Credo nella solitudine, che sia una stanza silenziosa o una folla urlante.

Sono volubile e perseverante. Sono me, e il contrario di me.
Chiamatemi Maya, e per ora basta.