Da brava bimba degli anni '90 senza vita sociale ma in compenso portatrice sana di una gran dose di pigrizia, ho visto millemila serie tv. Ecco perché questa lista (con un ordine cronologico non proprio perfetto) è pericolosamente lunga, soprattutto se paragonata ai miseri episodi precedenti. Tranqui, ne dimenticherò tanti però immaginate che delirio mentale regna perpetuo nella mia testa.
Friends
Will & Grace
Dharma & Greg (caspita quanto avrei voluto avere genitori "eccentrici" e strambi come quelli di Dharma)
La Tata
Willy il Principe di Bel Air
Malcom
Buffy
Le cose che amo di te
Prima o poi divorzio
La vita secondo Jim
CSI: scena del crimine
Perfetti... ma non troppo
One Tree Hill
Scrubs
Supernatural
Alias
Nip/Tuck Tutto in famiglia
Desperate Housewives
Criminal Minds (lo spin-off mi fa abbastanza schifo, infatti non lo guardo. E ridatemi Emily Prentiss)
White Collar
Veronica Mars
Reaper
Chuck
How I met your mother
My name is Earl
The Big Bang Theory
Life Unexpected (ultima puntata deludente, campata in aria come poche altre)
Le regole dell'amore (Rules of engagement)
90210 (lo spin-off di Beverly Hills 90210, che però non mi piaceva) e Streghe (li metto insieme perché non è che mi piacessero più di tanto)
True Blood (ma solo perché c'è Alexander Skarsgard che, euhm, recita bene)
American Horror Story
Ultimamente mi sta acchiappando anche Brothers&Sisters.
Già, ho notevolmente bisogno di aiuto professionale. O della sbronza che avrò domani. O di altre serie tv...
Ovvero i miei soldi sperperati per cose superflue da cui ho ricavato una certa soddisfazione i miei migliori acquisti. Evitando di scrivere ogni libro acquistato da oggi (ebbene sì, oggi) all'alba dei tempi, anche perché oggi sono vitale quanto un bradipo sotto valium o un orso in letargo.
Burrocacao: premetto che io faccio parte della categoria femminile che pensa che il burrocacao sia soltanto un rossetto generalmente privo di colore, utile solo per tormentarsi le labbra e rischiare che un soggetto maschio improponibile pensi che gli stai suggerendo di baciarti. Brrrr.
L'ho comprato in un supermercato parigino del quartiere musulmano (presidiato all'entrata da un uomo di colore alto due metri, con la corporatura di un giocatore di rugby), dopo aver preso l'insolazione per una giornata di sole, le labbra me le sentivo tirare e si erano gonfiate che Valeria Marini levate proprio. Per un paio di euri ho preso questo burrocacao lasciandomi convincere da un amico delle sue qualità (e del profumo). Ebbene, io amo quel burrocacao e di tanto in tanto me lo sniffo. Profuma di dolci e di paradiso.
All Star by China: somigliano precise alle originali, con la differenza che queste le ho comprate per 10 € e che non si sono distrutte dopo sei mesi come mi succede con le originali.
Penne Bic: io senza quelle non scrivo. Anche perché le altre le rompo subito, chissà come.
La lista 16 riguarda le cose che ho fatto di cui sono più orgogliosa. Beh, in fondo mi accontento ogni giorno di piccole soddisfazioni, quindi li elenco in generale:
Essere riuscita a non mandare una persona a quel paese. Mandare una persona a quel paese. Finire un libro di cinquecento pagine in due giorni, nonostante gli impegni.
Adesso non mi sovviene altro, sicché au revoir mon cher!
Che poi racchia non è. Magari un po' cattivella, visto che mi ha sfidata a postare una poesia e sono parecchio carente a riguardo. Fate voi che l'unica poesia di cui ricordo a memoria una strofa è il Cinque Maggio di Manzoni.
Da qualche lontano e sbiadito ricordo di liceo, sono riuscita a trovare una poesia di cui ho sempre ammirato la delicatezza, la capacità di evocare con chiarezza immagini di una tranquilla serata in campagna, di come delle cose banali e quotidiane possano essere raccontate come qualcosa di magico.
Ci soffermiamo di più, io per prima, a osservare la parte marcia del mondo, la parte ingiusta, quella deludente, quella scadente. A volte sono queste parti a sembrare imponenti, a coprire tutto il resto, a sminuire il resto. Ed è leggendo parole come queste che ricordo che al mondo c'è più della sporcizia, del caos. Ci sono cose che diamo per scontate e che ignoriamo, ma spesso sono pochi attimi di leggerezza a lenire le ferite, lo stress, la stanchezza.
Silenzio!
Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria, o sole!
Bisbigliano appena
gli uccelli, poi tacciono,
vinti dal sonno.
Sembrano estinti
gli uomini, tanto è ora pace
e silenzio... Quand'ecco da tutti
gli alberi un suono s'accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così: le cicale.
(Umberto Saba, Meriggio d'estate)
Così ho fatto la mia parte, adesso mi tocca nominare 3 persone a cui lanciare la sfida e che, a quanto pare, devono postare una poesia entro ventiquattro ore (non me ne volete, potete "vendicarvi" nominando a vostra volta altre tre persone):
La lista numero 13 dovrebbe elencare le persone con cui ho vissuto, parenti esclusi. Ecco, io non sono andata all'università e la relazione più stabile e seria che io abbia mai avuto è quella che ho con un tizio su Ruzzle. Ci sfidiamo a vicenda da mesi. Ma forse questi non sono criteri sufficienti per chiedergli una convivenza, non dite?
Comunque, dovendo scrivere qualcosa (my home, my rules) per adempiere alla missione vi nomino le iniziali:
A.
A.
F.
V.
Che per inciso sono le persone con cui ho passato 7 giorni a Parigi. Nessuno mi ha mai svegliata con la dolcezza di A, come se non bastasse il suo talento nel fare dolci da morire di felicità. Adesso ricordo con un sorriso il fatto che nella stanza d'albergo di noi ragazze non c'era un bagno: c'era uno sgabuzzino di un metro quadro con il wc e la cabina doccia (solo la cabina doccia) a tre passi dal letto; questo ci costringeva a stare nella stanza dei ragazzi mentre una faceva la doccia. Adesso non mi sembra più un disagio, mi sembra semplicemente una cosa strana accaduta ad una ragazza strana.
Direi che ho rimediato al vuoto di questa lista.
Credo sia impossibile andare a Parigi e non ritrovarsi osservati dallo sguardo maligno e ipnotico de le Chat Noir.
La lista numero 14 potrebbe essere molto lunga, ma con mio sommo dispiacere farò una scrematura molto essenziale (ho un'intera pagina dedicata ai miei libri, qui):
Il fiore e la fiamma, di Kathleen E. Woodiwiss. Io grazie a quel libro ho iniziato ad amare la lettura. Anzi, grazie a quella scrittrice, visto che ho la maggior parte dei suoi libri (per completare la mia dichiarazione d'amore posso aggiungere solo che ho letto le seicento pagine di Come cenere nel vento in due giornate)
Saga dei vampiri di Chicago, di Chloe Neill. Se lo dice una che odia i vampiri per pregiudizio, è proprio una bella saga (no, non mi pagano per dirlo. E no, non mi piace solo perché uno dei protagonisti è uno svedese coi capelli lunghi e gli occhi verdi. Nego e rinego!)
Delitto e castigo, di Dostoevskij
La fattoria degli animali, di G. Orwell
Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen
M'ha salvata il campanello, solo così potevo fermarmi :D
Non posso dimenticare il ban:
Fuori linea, fuori riga. Io confesso l'ovvia verità: sono incapace di relazionarmi e integrarmi a certa gente (un buon 90%), sono fuori dal sociale.
Sono fuori tema.
Ogni giorno sono diversa.
Sabato sera in pieno centro ero fuori dalla logica, dalla razionalità, dalle serietà. Ho tirato fuori tante di quelle battute idiote che non facevo altro che ridere. Ridere forte, talmente forte da dolere la gola, come ubriaca. Ubriaca di vita.
Ho abbracciato tanto un amico che non vedevo da un po' di tempo, e lui ha abbracciato me. Me, che rigetto i contatti fisici. Io, che ogni giorno rinasco e muoio, solo per ricominciare il circolo.
Di solito la diffidenza mi fa da padrona, a volte maschero con la tranquillità i moti nervosi del mio cervello (ma non quello del piede, che tanto sotto la scrivania mica si vede che suono un tamburo immaginario col piede); a volte è semplice pigrizia. Fuori aspettative, fuori programmazione.
Ci sono giorni che "la mia vecchietta interiore", come la chiamava una mia amica, emerge e mi sommerge; in quei giorni sono ottimista e leggera come Nietzsche e Schopenhauer mixati insieme. Ma io sono fuori gara.
Se non fossi stata così esausta (fuori forma) avrei dialogato con il vecchietto che si è avvicinato al mio gruppo facendoci giochi di prestigio con un filo di spago. Incantata a guardare quelle mani affusolate e segnate di vene scure muoversi con grazia, a volte rapido, a volte dolcemente lento. Un signore dalla mente ancora acuta e veloce, con una proprietà di linguaggio che non ho; lui era così vitale e incantevole, e io così stanca da non ribattere neanche quando disse che le donne sono causa di guerre almeno in maggioranza. Intanto le guerre le combattono soprattutto gli uomini, ma non posso negare la storia del mondo (o quello che ci fanno credere che sia la storia del mondo). E non posso negare che i peggiori litigi a cui ho preso parte, o che ho semplicemente visto o ascoltato, siano stati causati principalmente da donne. Quanto sarebbe bello credere che ci sia un Dio, un'entità perfetta che punisce i maligni e premia i buoni; com'era bello ascoltarlo citare la Bibbia con quella sua voce limpida. Lui era magia, io fuori spettacolo.
La joie de vivre a volte si fa un concetto astratto indefinibile, per me. Sono fuori sincrono, fuori fase.
A volte (quasi sempre, perché fingo con degli sconosciuti che non mi vedono?) penso troppo. Demolisco idee, progetti, parole, pazienza, balle. Penso alle cose che avrei potuto fare SE, le cose che avrei potuto, ciò che avrei potuto essere. Penso a tutte le volte che i miei sforzi mi hanno solo demolito. E mi dico che no, non vale la pena alzare una statua di marmo se poi si sbriciola con un pugno, per ritrovarmi seduta sopra la cenere delle macerie e pensare "avrei dovuto prevedere; avrei dovuto fare altro o non fare niente, risparmiare energie". Sono, per citare una canzone, "fuori dalle grandi speranze e dai loro ingranaggi". "Siamo l'acqua sprecata ai confini dei deserti".
Sono fuori dagli schemi, campata in aria con un peso sulla schiena.
Sono semplicemente fuori, ma se ascolto questa canzone non piove sulla mia testa.
Noi fuori dalle loro speranze dai loro ingranaggi
Noi fuori dalle radio, dalle spiagge, dalle vacche grasse
Fuori dai cortei, dalla burocrazia, fuori dalle fabbriche, dai musei
E' dall'alto che ci dividono, è là in alto che inventano il pericolo
Noi fuori dai campi dell'orgoglio, dall'ansia di medaglie
Noi fuori siamo l'acqua sprecata ai confini dei deserti
Fuori dai cortei, dalla burocrazia, fuori dalle fabbriche e dai musei
E' dall'alto che ci sparpagliano, è là in alto che inventano il pericolo
Noi fuori dalle radio, dai minuti di silenzio, dai conteggi, dal
consenso, dai sondaggi,
dalle scuole di nostro signore, dalle aiuole, dai
cantieri
Noi fuori non sappiamo cosa fare Fuori dai cortei contro la geografia, fuori dalle chiese dentro i formicai
E' dall'alto che ci dividono è là in alto che inventano il pericolo
Noi fuori dalle liste, dai concorsi, dalle carte, dalle curve
dai
discorsi, dalle rotte, dalle risse, dalle caste
dalle eclissi, dai teatri, dalle aste, dai contagi, dalla peste
dallo sfarzo e dalla miseria, dalle
feste con le droghe serie
dai concerti con le sedie, dai solarium, dai
cortili con i pavoni
dalle danze, dai condoni, da Manzoni e da Mameli
dalle condizioni dei finanziamenti, dai cimeli della brava gente
dai
congressi, dalle mance, dai sondaggi di opinione, dagli asili e dalle
pensioni
Ero abbastanza combattuta se fare o no questa lista, data la sfiga che mi ha sempre accompagnata. Se sono così sfigata da mettere una maglietta nell'unico giorno del mese a necessitare almeno una felpa, se sono così sfigata da beccare l'unica Ape originale degli anni settanta quando sono in fottuto ritardo, se sono così sfigata che manco ve lo dico, insomma, perché non avrei dovuto esserlo anche in ambito amoroso? Ecco, infatti. Infatti ogni mia cotta è finita a male. Poi dicono che essere asociali è una brutta cosa. Sono asociale, non sociopatica; c'è differenza. Comunque, non siamo qui per disquisire di psicosi e casi psichiatrici. Dopo la quinta puntata della seconda stagione di American Horror story non ho più certezze. Datemi un fazzoletto, sniff.
Ma come diceva una canzone:
M'importa poco, io oggi vado al centro commerciale
e il mio problema è solo dove parcheggiare.
Ohoo ohoo, ma a me non me ne frega tanto
Ohoo ohoo, io sono un italiano e canto
E datemi Fiorello e Panariello alla tv
Sono un italiano medio, nel blu dipinto di blu.
(Articolo 31, L'italiano medio, dall'album "Italiano medio" del 2003). Ora che ho dimostrato il mio stato d'animo faccio un riassunto, ché non me la sento di ciarlare su 'ste beghe.
G. e F. : rispettivamente i più gettonati alle elementari e alle medie. Non solo ero amica di entrambi, ma F. si era messo insieme alla mia migliore amica dell'epoca.
M. : il mio primo fidanzatino. Quello del primo bacio, praticamente. Mi ha mollata perché mi rifiutai di andare a casa sua quando lui era malato. La presi con filosofia: non mi vuoi? Ciao!
Sconosciuto: a tutte le donzelle sarà capitato di restare affascinate da uno sconosciuto che prende il tuo stesso autobus per andare a scuola. Per un paio di mesi mi sono limitata a scrutarlo da lontano, giusto la mattina che avevo deciso di parlargli BAM. L'ho beccato con una che gli stava incollata addosso.
D. : mi piaceva un sacco, lui. Dopo alcune uscite in gruppo e qualche chiacchierata ho scoperto che ci provava con me per infastidire la sua ex, le aveva anche raccontato che gliel'avevo data (abissale bugia, a meno che non l'abbia sognato). Altro che "super sweet sixteen". Da allora non ho la cotta facile e tutti quelli che si chiamano come lui mi fanno antipatia a pelle.
L. : e la sfiga continua. Mi piaceva e poi si è messo con una mia amica. Quanto meno nessuno sapeva che mi piaceva e mi sono risparmiata pietà e commenti.
C. : fratello di una mia amica del liceo. Ma forse più che cotta era ammirazione, apprezzavo che fosse intelligente e colto pur avendo un carattere da buffone.
Mister X: no, davvero. Ne devo ancora parlare? Ho persino un'etichetta per tutti i post che citano/parlano di lui! Anche se di tutti (in questa lista presenti e non) è l'unico che rimpiango, però mò basta.
Ricordate le sagge parole di un'altra canzone:
Stavolta non ci casco, sei tu che devi dirmi cosa stai cercando [...]
Hey, qui si cerca una novità ma soltanto di qualità
Stiamo aspettando, si faccia avanti un altro
MA che sappia quello che fa
e che gli importi se lo stai imbrogliando.
Si faccia avanti un altro!
(Gemelli DiVersi, Avanti un altro, dall'album Reality Show del 2004)
Sono terribilmente in ritardo, I know. Pare proprio che forze invisibili cospirino contro di me e soffino via i miei progetti. By the way, ecco la breve lista sui posti dove sono stata e la lista altrettanto breve dei miei giochi preferiti quando ero più piccina (esatto, sono stata anche più bassa di come sono adesso).
Allora, da buona siciliana le gite scolastiche erano in giro per l'isola, quindi nomino Agrigento, Selinunte, Palermo, Marsala, Mozia.
Gite che non avevano niente a che fare con la scuola: Carini, Caccamo, Castelvetrano (ci eravamo persi, però l'abbiamo visitata quindi la conto), Erice, Favignana, Marettimo, Parigi (sette giorni molto brevi), una città della Svizzera di cui non ricordo il nome (ma era parecchio bella).
Pt 11.
Camper di Tania: regalo di nonna. Me ne fregava poco della bambola, mi piaceva un sacco quel camper. Con tutti i cassetti pieni di oggettini, il tavolo che usciva da una parte, il letto che usciva da un'altra... Adoravo. Adoravo così tanto che ci giocavo poco, perché non volevo rovinarlo. Sapevo che non ce ne sarebbe stato un secondo.
Mobili da camera da letto: ereditato da Genitrice. Non facevo altro che sistemare il letto a baldacchino, il comodino con l'abat-jour, l'enorme armadio a due ante, il cassettone con lo specchio, e tutto quello che ci ho trovato dentro (vestiti, cornici elaborate con foto, piccoli centrini, ect). Strano che adesso non metto mai a posto la mia roba, né faccio faccende di casa.
Cenerentola è stanca di aspettare il principe e ha mandato al diavolo le faccende di casa.
Tale "Coccolotto", in pratica un orsetto profumato a cui dare il biberon. Ho pregato i miei per quasi un anno, finalmente avevano ceduto: il mio era giallo e profumava di limone e vaniglia. Mai fatto piangere, ero diligente e non gli facevo mai saltare un pasto. Che brava bambina, eh? Finché un giorno arrivò in visita una famiglia con bambina, parenti di zia, la quale mocciosa voleva il mio Coccolotto. Non so perché non volessi prestarlo, ma sapevo che assolutamente mai avrei permesso che il MIO giocattolo finisse in mani sue. La bambina, capendo che non l'avrebbe spuntata in uno scontro alla pari con me, andò a piagnucolare da sua nonna, che andò da mia madre a dirle "a figghia mia vuole solo giocare". Genitrice, che preferiva fare la persona educata piuttosto che mettersi dalla mia parte, usò i suoi metodi per farmelo sganciare.
Ebbene, quella mocciosa me lo ruppe.
Forse la mia prima sensazione che si è avverata, la mia prima previsione del futuro.
Ora che penso meglio a quell'episodio, il giorno dopo che si ruppe quel giocattolo mia madre vedendomi triste disse che era colpa mia se quella lo voleva e me lo ruppe e io mi arrabbiai tantissimo. E non ci fu modo di farmene comprare un altro.
Vorrei poter fare un viaggio nel tempo, incontrare quella bambina e dirle:
"Tranquilla, ti vendicherai ogni volta che le prenderai in prestito una borsa. E per prendere in prestito intendo fartela prestare e restituirla dopo anni quando non sarà più utilizzabile. Per questa preziosa perla dammi la cioccolata, ciao bella!"
Adesso comunque posso capire perché mi viene voglia di impugnare una mazza chiodata quando sento qualcuno chiamare il suo moccioso viziatissimo "u figghio meo!". "U figghio meo" ha rotto le uova e tu che lo incoraggi a continuare rischi di perdere i denti, okay? Anzi, "u figghio meo" detto con voce pietosa è la causa della maggior parte di uomini rompicoglioni di oggi. Gente che rovina i figli e nessuno li ferma con un po' di logica, ah che paese. Offrite lezioni di dizione a 'ste poverette, ve ne prego.
Altri giochi non ricordo, bambole ne ho avute poche perché me le compravano al mercato (quelle di plasticaccia giallastra che appena la tocchi si ammacca irrimediabilmente) e non mi piacevano, bambolotti stile Cicciobello mai avuto, nada. E comunque preferivo giocare a nascondino con i miei cugini o giocare con loro agli esploratori dentro le case abbandonate.