venerdì 15 aprile 2016

Mayday: Maya vs Technology.

Momento della domanda retorica: come può essere finito uno scontro tra me e la tecnologia? Ovviamente con me sconfitta.
Manco da più di un mese, ma la colpa non è tutta mia, è che la tecnologia semplicemente odia me e ama vedermi bloccata nel secolo scorso, o anche più.
Il primo ad abbandonarmi è stato il cellulare. Tutta colpa di whatsapp e dell'obbligo di aggiornarlo. In pratica mi si costringeva ad aggiornarlo, altrimenti a non usarlo mai più. Il problema vero è iniziato quando ho avviato quell'infame di Google play, che si è categoricamente rifiutato di aprirsi. Mi sono perciò ritrovata o ad aspettare venti minuti che si aprisse (invano, il cerchietto continuava sempre a roteare) oppure a visualizzare un messaggio di errore che mi chiudeva l'app. Dapprima il problema era con Google play, ma poi il telefono ha cominciato a bloccarsi mentre usavo un'app, scaricata col sudore della fronte e delle dita, e infine non si apriva più niente che richiedesse l'utilizzo di internet. La storia era sempre la stessa, ossia lo schermo diventava nero, il telefono vibrava e infine un messaggio mi diceva che l'applicazione era collassata per un qualche errore.
Quindi non solo ho dovuto fare i conti con l'irritante idea che mi dovessi comprare un nuovo telefono (che palle! Voglio il mio telefono, non uno che si fracasserà alla sua prima caduta dalle scale o il suo primo bagnetto in una pozzanghera), che già di per sé questa cosa mi faceva incazzare, ma no! Non era sufficiente! Dovevo pure ascoltare gli amici che ridendo mi dicevano "Và ettalo! Accattate un I-phone" (per i non-siculi "Buttalo! Comprati un I-phone"), ma giammai l'Apple mi avrà! E il fidanzato che spesso aggiungeva "Il tuo telefono è obsoleto, come te". Tesoro, non sono obsoleta, sono ANACRONISTICA. Comunque il fatto che sia ancora vivo e illeso vuol dire che lo amo davvero. E che quel suo sorriso dovrebbe avere delle clausole di utilizzo.
Per concludere questo capitolo, fortunatamente non ho dovuto comprare un nuovo telefono perché due settimane dopo (e un ripristino dei dati di fabbrica che non servì a nulla) lo diedi al mio amico V con una allettante promessa: prova a fare una delle tue magie, se ti riesce ti compro il paninazzo più imbottito che la tua mente riesce a concepire. Ci è riuscito (mi hanno fottuto mezza ricarica perché non ho un'offerta internet attiva, ma per lo meno funziona e ho risparmiato tante belle banconote).

Nel frattempo di questo problema, se n'è aggiunto un altro: preso di invidia, anche il mio pc ha voluto le ferie, perciò si è spento e si è rifiutato di accendersi. Se mi scoccia comprare un nuovo telefono, figuriamoci un pc nuovo! Provando e riprovando alla fine ho capito il problema, cioè che non era il pc ad essere rotto bensì il carica batterie. Da qui inizia l'epopea per trovare un alimentatore compatibile con il mio pc, che comprende un rischio di infarto quando l'unico che becco costa la bellezza di 35€. Ma che scherziamo? Un pezzetto di filo, una scatoletta per 35€, 'azz è una rapina!
Soluzione? L'ho comprato su internet a circa metà prezzo, spedito e arrivato in meno di una settimana.

Saranno finite qui le mie disavventure? NO. Un giorno mi si rompe la tv (si vede lo schermo blu e l'audio si sente se metto un supporto fisico sotto l'attacco della presa scart) e qualche giorno dopo mi ritrovo gli occhiali che mi penzolano sul naso e un'asta dei suddetti ai miei piedi. Razza di sfiga malefica, pure gli occhiali s'è presa! Non vi dico le difficoltà di fare cena e guardare la televisione indossando gli occhiali da sole. Per fortuna ho dovuto resistere solo una sera, una mattina e mezzo pomeriggio per riavere i miei occhiali integri.



Dopo tutte queste difficoltà, ho passato quasi una settimana senza alcuna voglia di usare il pc. Me ne mancava proprio la forza ogni volta che gettavo uno sguardo su di esso. Ero esausta e sconfitta.
Magari viene da pensare che in tutto questo ho avuto più tempo da dedicare alla lettura e invece niente. Più di un mese fa ho cominciato finalmente a leggere Il Conte di Montecristo ma sono ancora in alto mare, non ho avuto proprio voglia di leggere. Per di più, come successe per Grandi speranze di Dickens, mi sta piacendo molto e lo sto diluendo nel tempo (peccato che Grandi speranze ha circa 490 pagine, mentre Il Conte ne ha quasi 900). Il libro l'ho comprato durante la mia breve permanenza a Parma ed è di quel formato super fico, quelli con la copertina imbottita e il prezzo basso (4.90€ alla Feltrinelli). Non so quanto mi ci vorrà a finirlo, ma non penso sarà a breve.
Stanca ma viva.


giovedì 3 marzo 2016

Angolo libro 2016: Febbraio.

Mese breve ma intenso, questo febbraio; per due terzi solo cose belle, allegria, piccoli bei viaggi, compagnie piccole o grandi, un rapporto che continua a crescere, e quant'altro. Il restante terzo è un vero e proprio schifo. Sono stata mordicchiata dal cane di un'amica (piccola bestia assetata di sangue!) a tradimento, attaccata vilmente alle spalle, ma tutto sommato se questo fosse stato il picco dello schifo sarei stata contenta. Purtroppo le condizioni di salute di mia nonna sono improvvisamente peggiorate e non si sa, nei prossimi giorni, cosa potrebbe accaderle... Il destino è in mano a un gruppo di medici.

Cercando di sfuggire alla rude realtà, ho finito di leggere un libro iniziato a gennaio che era finito abbandonato per quasi tutto febbraio. Il libro è Shanna, di Kathleen E. Woodiwiss, datato 1977 e letto innumerevoli volte (non avere la patente né il motorino portava a rileggere continuamente gli stessi libri). Questo non è il classico romanzetto rosa. Ambientato nella prima metà del Settecento, vediamo Shanna Trahern, una ragazza molto ricca, molto bella e molto nervosa nella sua carrozza, diretta al carcere di Newgate per trovare marito. Si vede che non esisteva ancora Marta Flavi e la sua agenzia matrimoniale.
Il padre l'aveva mandata a Londra con un preciso scopo: trovare un marito con un titolo nobiliare, altrimenti avrebbe scelto lui un uomo e costretta a sposarlo. Il termine del periodo concesso dal padre è scaduto e lei non ha ancora trovato qualcuno che la si piglia per amore e non per amante o per i soldi, quindi ha una brillante idea: andare in carcere, trovare un condannato a morte con un nome abbastanza di lustro e sposarlo, così da poter tornare a casa effettivamente vedova e non subire le minacce del padre. Il malcapitato di turno è un certo Ruark Beauchamp, condannato alla corda saponata (morte per impiccagione) per aver ucciso una donna. L'uomo però non si dimostra umile e disperato come lei immaginava, ma dimostra sin da subito ironia, sicurezza di sé e un'intelligenza vivace.
Una volta ripulito da mesi di fetido carcere, il promesso sposo arriva all'altare lindo e bellissimo. Fino a qui può sembrare banale, quasi disneyano, ma c'è da aspettare.
Tra i due è subito scintille, uno scontro dopo l'altro, lui è tutt'altro che sottomesso, lei per niente tollerante. Anzi, diciamo pure che lei è di una arroganza sconfinata che per buona parte del libro me la rende odiosa, mentre lui è fin da subito un personaggio affascinante. Le cose però non vanno come Shanna programmava; infatti, a sua insaputa, Ruark non verrà impiccato ma comprato come schiavo dall'emissario di suo padre (facendo la cresta su guadagno) e mandato nella sua isola senza che lei sospetti nulla, almeno fino al momento in cui non lo incontra.
Lui cercherà sempre di conquistare lei e i suoi "favori", lei cercherà di resistergli, ma è piuttosto difficile resistere a tutto quel fascino e a quella determinazione, tanto più che Ruark diventa piano piano il preferito di suo padre...
La storia va avanti tra tira e molla, tenerezze, arroganze, tregue, parole taglienti, patti, rapimenti di pirati, fughe dai pirati, cose da nascondere, un pomposo aristocratico sempre in mezzo, una famiglia di interessanti soggetti, rapimenti, tentati omicidi e omicidi.
Mi pare di aver detto abbastanza sulla trama, ora al massimo non resta che leggere il romanzo.

Quello che mi è sempre piaciuto di questo romanzo è che c'è dell'avventura e si legge bene il cambiamento dei personaggi, il loro evolvere proprio come una persona reale. Shanna per molto tempo l'ho mal sopportata, così altezzosa, arrogante, egoista e viziata e non capivo come qualcuno la potesse amare, con tutti i tentativi di lei di ferire e umiliare. Lei e Ruark sono entrambi caparbi, con una ostinata smania di vincere: lui di vincere il suo cuore e il suo corpo, lei vorrebbe rompergli l'orgoglio (e i maroni si può dire?) e il setto nasale, lui mira a conquistarla, lei a mostrargli disprezzo.
Nella realtà ho sempre dubitato che due persone del genere finiscano non solo per piacersi ma anche ad amarsi così tanto... ma qualunque cosa io abbia letto di questa scrittrice ho finito sempre per crederle.


Non ho altro da dire sul romanzo (è uno dei miei tanti preferiti), non ho altro da dire in generale, perciò tante buone cose a tutti, cià.

giovedì 18 febbraio 2016

Sciacca.

Manco dalla Blogosfera da parecchio tempo e ho tanti post da recuperare, but anyway, intanto scrivo qualcosa. Una settimana addietro circa sono stata a Sciacca a vedere i famosi carri di carnevale. Come tante altre volte, il viaggio è stato molto entusiasmante grazie alla compagnia e una volta arrivata l'entusiasmo non si è spento, nonostante mi aspettassi di assistere ad uno spettacolo più grandioso e bello, detto onestamente. Belli i carri eh, alcuni più di altri, ma erano una manciata. Pensavo fossero di più, la calca era assurda, eppure non c'è stato tempo né spazio per la delusione o l'acidità. Troppa allegria nella compagnia, troppo amore in quegli occhi scuri ogni volta che mi sfioravano, troppi sorrisi... non si poteva mettere il broncio. E poi ci ho guadagnato un torroncino nocciole e cioccolato fondente che solo a ripensarci ho la bava alla bocca.

Passi carrabili fai da te. Lo "scarrozzo" si può intuire cosa sia, io immagino che provenga dal siciliano "scarruzzuliare", ossia andare in giro. Anche sinonimo di "tambasiare": perdere tempo andando in giro a fare niente.



Sciacca mi ha lasciata perplessa e meravigliata. Il poco che abbiamo girato in cerca di parcheggio somiglia vagamente a delle montagne russe: ci sono strade con pendenze assurde, ti può facilmente capitare di camminare su di un marciapiede e ritrovarti il quarto piano di un palazzo ad altezza spalla mentre suoni il campanello del palazzo di fronte. Se lasci cadere un'arancia, una mela e un kiwi a monte a valle ti ritrovi la macedonia quasi fatta.








 


Tanti colori, tanti odori... soprattutto di sosizza arrustuta (pardon, salsiccia arrostita), meusa (milza) e stigghiola (intestini). Non mangio niente del genere, non sono le grigliate che preferisco, ma l'odore era gradevole... forse dipende dal fatto che si respirava aria di festa. E che avevo un chilo di cioccolata nello stomaco e la mano stretta nella sua.

La stessa mano che ho più volte stretto a san Valentino, in quel ristorante. Il primo san Valentino che festeggio, più che altro perché era una scusa per stare con lui e mangiare quella che considero la miglior pizza della zona. Non ho foto da mostrare di quella sera diabetica, posso solo ammettere che c'è stata e che per me avere lui al fianco significa molto. Questa cosa mi terrorizza, ma non mi lamento.

mercoledì 3 febbraio 2016

Angolo libro 2016: Gennaio.

Hola!
Nonostante i ridotti tempi dedicabili alla lettura, tra amici, fidanzato, ricerca lavoro e casalinghe disperate (no davvero, sono una pessima casalinga, poi un giorno magari racconto) sono riuscita a completare la lettura di due libri e a iniziarne un terzo.

La prima lettura dell'anno è stato un thriller poliziesco di fattura italiana: Il suggeritore di Donato Carrisi e posso dire senza alcuna remora che lo adoro, quasi quanto ho adorato Pierre Lamaitre. Il racconto si apre subito con l'accompagnamento del profiler Goran Gavila nel sito di un singolare ritrovamento: sei buche contengono altrettante braccia, appartenenti a sei bambine scomparse nel giro di un mese. In seguito alla scoperta che una delle bambine non è stata dichiarata scomparsa, viene invitata a unirsi al gruppo di profiler di Gavila una poliziotta esperta nella ricerca di minori scomparsi, Mila Vasquez.
La ricerca dei corpi delle povere bimbe porta però la squadra (Goran, Mila, Stern, Sarah Rosa e Boris) a scoperte sempre più inquietanti e criminose, come la consapevolezza che la bambina sconosciuta è ancora viva. Ogni volta che un cadavere viene rinvenuto, sbuca fuori anche una storia orribile sepolta e mai scoperta: ad esempio, perché il primo cadavere viene trovato per caso nel bagagliaio di un uomo dalla vita apparentemente perfetta? Perché l'uomo perfetto (marito perfetto, lavoro, beneficenza, rapporti coi vicini, tutto lindo) in realtà nascondeva una doppia vita nel Lato Oscuro. Come è morto davvero il bimbo nell'orfanotrofio ormai chiuso dove è stato trovato il secondo cadavere? Perché un altro cadavere nel giardino di un riccone in mezzo a tanti cadaveri più antichi? E via dicendo. Ogni ritrovamento porta alla scoperta di altri crimini irrisolti o di cui non si sapeva neanche l'esistenza. Il colpo migliore è l'ultimo: un cadavere viene trovato nell'appartamento dove la squadra si riunisce per lavorare sul caso. Da quel momento si dubita di tutti perché il serial killer, che loro hanno soprannominato Albert, ha insegnato loro che dietro la facciata di chiunque può esserci del marcio e che per quanto lo si nasconda, prima o poi verrà fuori, alla luce.
Pieno di colpi di scena e di dettagli, ben pensato e ben scritto, solo a volte (soprattutto all'inizio) l'ho trovato un po' lento (ma più si va avanti e più si vorrebbe scoprire, non so se per curiosità o perché la lentezza sprona a correre) oppure troppo veloce; per chi, come me, ha visto centinaia di film e telefilm su profilers e serial killer, le deduzioni del suo protagonista hanno senso e logica, sono teorie su cui ci si poteva arrivare da soli, ma mi sono resa conto che per chi non è abituato a leggere o vedere in questa ottica allora potrebbe risultare un po' faticoso capire, oppure ci si confonde (in fondo è questo che trovo affascinante: come un piccolo dettaglio, che sia la posizione di un arto, o le condizioni di un luogo, possano raccontare la personalità e le intenzioni intime di un altro essere umano, che pur ragionando in termini socialmente inaccettabili ha comunque la sua logica e la sua natura umana). Questo è quello che insegna un thriller ben fatto, come le persone che commettono delitti orribili non sono mostri e non sono necessariamente malati di mente, sono comuni esseri umani.
Inoltre manca di una ambientazione generale. Non si nomina una città, stato o regione; ho fatto fatica ad ambientarmi all'inizio, proprio per la mancanza di coordinate e peculiari prospettive. Questa "mancanza" viene però colmata da descrizioni brevi ma efficaci.
L'unica cosa che proprio non mi è piaciuta di questo gran libro è l'uso di una sensitiva riguardo una parte del caso. Non lo so, forse non aveva idee migliori per risolvere quella parte del mistero? Voleva aggiungere qualcosa di esoterico o soprannaturale per aggiungere qualche nota mistica al male? Non lo so, ma mi sono un poco sentita presa in giro e ho sperato fin da subito che la medium fosse complice di uno dei killer; mi sarei accontentata anche di scoprire che la donna si era inventata tutto. Alla fine però ne è uscito bene, non dico come.
Tutto ruota e tutto torna, a volte percorrendo strade che non mi sarei mai aspettata. Leggere per credere.


Seconda lettura, data principalmente dal fatto che non ho saputo resistere alla tentazione di un libro a cinquanta centesimi (adoro i mercatini dell'usato!), è stato Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding e posso dire, in assoluta prima volta, che ho preferito il film al libro. Ci sono alcune differenze nella trama qui e là, ho trovato entrambe le versioni (cartacea e pellicola) accettabili per essere una commedia romantica. Daniel è orribile e detestabile, esattamente come nel film e ho trovato divertente che nel libro, ad un certo punto, venga citato l'episodio in cui Hugh Grant venne beccato mentre si trovava in una via pubblica in compagnia di una discinta prostituta (p.s.: per chi non lo sapesse, Daniel fu interpretato proprio da Hugh Grant). Mark Darcy nel libro è molto più antipatico che nel film, ma ormai l'idea di Mark Darcy è strettamente legata all'immagine di Colin Firth, ne deriva che non potevo fare altro che adorarlo.

Persino quei ridicoli maglioni gli stanno bene!
 
Altra curiosità: pare che l'autrice si sia ispirata ai personaggi di Orgoglio e pregiudizio (il cognome di Mark, la famiglia incasinata di Bridget, soprattutto per quanto riguarda l'insopportabile mamma di Bridget/Elizabeth, il casino che combina uno dei suoi familiari e che il Darcy del caso va a risolvere); ebbene, nella miniserie della BBC datata 1995 su Orgoglio e pregiudizio, Fitzwilliam Darcy è interpretato da Colin Firth.


Bridget, oltre a essere la solita pasticciona con scarsa fiducia in se stessa e la fissa per dieta, alcool e sigarette, nel libro è un piagnisteo continuo che si alterna a momenti di assoluta euforia e l'attaccamento a qualunque teoria mistica, filosofica, dietetica e quant'altro. Non so, il suo personaggio nel libro non mi convince molto, mentre nel film mi dibattevo tra la sconfortante sensazione di somigliarle un po' e l'incitamento.
Un altro dettaglio che mi ha fatto piacere più il film che il libro è la cazzutissima battuta finale di Bridget a Daniel, quella con cui lei si licenzia in seguito al tradimento di lui.

"Ma se restare qui significa ritrovarmi a dieci metri da te, francamente preferirei andare a pulire il culo a Saddam Hussein!"

* 92 MINUTI DI APPLAUSI*

Ritorno in me. *schiarisce la voce... schiocca le dita*
Tutto qui, per quanto riguarda le mie letture. Quando ho finito il Diario avrei voluto leggere qualcosa di impegnativo ma ahimè era l'una di notte e avere l'insonnia non mi giustifica dal fare casino nel bel mezzo del sonno altrui scavando rovinosamente nella mia accozzaglia di libri. Sicché ho ripiegato su un vecchio romanzo di mia madre, qualcosa che non leggevo da quattro o cinque anni e che ogni tanto, nelle settimane passate, si è presentato tra i miei pensieri. Ma è decisamente presto per parlarne.
Lascio questo post nelle mani della programmazione di Blogger sperando di non aver fatto casini.
Au revoir!

giovedì 14 gennaio 2016

Un quarto di secolo.

Ecco che ci sono arrivata. Un quarto di secolo. 25 anni. E come ogni anno la mia voglia di festeggiare era sotto zero.


Così volevo passare il mio compleanno: seppellita da una trapunta, con le mie membra abbandonate scompostamente sul divano, a guardare vecchi film strafogandomi di gelato al cioccolato fondente accompagnato da una tazza di panna montata. Oblio e pace dei sensi per almeno una settimana. E invece no.
Pare che non si possa fare perché, pare, i fidanzati ci tengano a questa ricorrenza. O per lo meno ci tiene il mio. La cosa mi stupisce ancora. Che io abbia un fidanzato, dico, non la storia della ricorrenza.
Perciò potevo mai dirgli -'sti cazzi il mio compleanno, lasciami sguazzare nell'abulia insieme a Bridget! Tu non sei Colin Firth-?
Non sarà Colin Firth né mr. Darcy, però ha il suo fascino e poi quel sorriso che... vabbè, non ci buttiamo in una fabbrica di melassa adesso, okay? Se sto con lui ci saranno dei motivi. Degli ottimi motivi.
Dunque, dicevo, mi invita ad uscire, io accetto e mi metto in ghingheri. Che per me significa un vestito stirato, comodi stivali con fibbie e fondotinta steso su tutta la faccia (e non soltanto sulle occhiaie da panda sotto effetto di oppiacei e sul quel brufolo rosso sul mento che dice "Salve, prima ero una deliziosa torta Setteveli, ora mi vendico per essere stato brutalmente divorato diventando uno schifoso vulcano bianco-giallastro"). Tutto tempo sprecato quando mi mette tra le mani un pacco regalo. Okay, è solo un profumo... ma uno buono, che sa di buono. Non mi aspettavo un altro regalo, dopo quello di Natale, poi lui ha fatto quella risata particolare che mi fa sbalzare in un colpo solo la glicemia e le ovaie, e boom. Mi scappa la lacrimuccia di commozione. Oh diamine, mi sono rammollita per davvero!

Ma ci ha pensato la sfiga a rimettermi in riga. Mio padre ha la felice idea di prendermi una torta, peccato che sulla confezione ci fosse il nome di qualcun altro. Doveva essere una torta con crema di gianduia e panna, una roba da sballo, invece mi ritrovo un obbrobrio: crema al caffè (che detesto), ricoperta da biscotti amaretti, panna, fragoline e cioccolato bianco (bianco, capisci? Il cugino sfigato ed emarginato della fantastica famiglia del Cioccolato). Mi veniva da piangere un'altra volta. Poi mi sono costretta a mandare giù almeno una fettina, tanto per dimostrare che gradivo il pensiero ed è finita che ho quasi vomitato, pensando a quel paese di Fanculolandia che improvvisamente si ritrova con tanti cittadini in più.

domenica 3 gennaio 2016

2015 Reading Challenge: December. Of ending and beginning.

Finito di appanzarci e di sparare botti? Tanto per essere sicuri aspetterei almeno un'altra settimana, chi vive di ansia il mese di dicembre mi capisce. E mi capiscono ancora meglio coloro i quali hanno pure da festeggiare il proprio compleanno in questi giorni: fidatevi gente, si arriva al dieci gennaio che nelle vene ci scorre colesterolo e spumante. O almeno è quello che irrora le mie, di vene.
Ciò che non può aspettare è il capitolo conclusivo di questo progetto iniziato esattamente il tre gennaio 2015. Ecco cosa ho letto tra fine novembre e dicembre e i punti che ho segnato in corner.
Con Carlo A. Martigli e il suo 999 L'ultimo custode ho segnato i punti 5 (libro con un numero nel titolo) e 19 (libro basato su una storia vera). La storia narra due vicende che si svolgono in tempi diversi: una vede protagonista il giovane filosofo italiano Giovanni Pico della Mirandola alle prese con l'amante già sposata e la controversa pubblicazione delle sue 900 tesi, con le quali avrebbe potuto annullare qualsiasi potere dell'allora invincibile e onnipotente Chiesa Cattolica, ma fallisce questo suo tentativo di unire l'umanità sotto l'unica identità mistica di una Madre Creatrice e amorevole poiché accusato di eresia e costretto a desistere oppure scappare... La seconda storia si basa su di un misterioso gruppo segreto di persone di inizio 900 che posseggono un manoscritto inedito del conte di Mirandola, un testo importante che potrebbe cambiare le sorti del mondo intero ma che è messo a rischio da loschi individui tedeschi. Tali tedeschi, convinti che ci sia nel manoscritto qualcosa che confermerebbe la superiorità della razza ariana, lavorano per il Führer. Nel manoscritto, oltre le 900 tesi già pubblicate dal conte, ci sono anche le conclusive 99 tesi, la cui conoscenza potrebbe portare sostanziali cambiamenti. Romanzo storico molto accurato e interessante, per niente pesante nonostante le tematiche delicate (chiesa, religione, razzismo, etica, morale), linguaggio chiaro e fluido. Per chi ama i complotti come me.


Altra lettura, Uccelli di rovo di Colleen McCullough, per i punti 2 (un classico romantico), 21 (un libro che tua madre ama), 24 (un libro basato interamente sulla copertina, in questo caso c'è in copertina la maggior parte della trama) e 50 (un libro che hai iniziato e mai finito). Non so da dove cominciare, stavolta. Salto la trama e passo direttamente alle considerazioni: mi devono ancora degnamente spiegare perché questo ammasso di tragedie e sofferenze è considerato un libro rosa, romantico. Avevo iniziato a leggerlo due o tre mesi fa, l'ho abbandonato perché dopo una cinquantina di pagine non ce la facevo più: tutto, dall'inizio alla fine, è permeato da un'aura di tragedia perpetua. Già alla prima pagina ho avuto dei seri dubbi, si preannunciava un racconto pluridecennale su sofferenze e catastrofi di varia scala e inizia con la leggenda di questi pennuti che si suicidano impalandosi il cuore con una spina, cantano meravigliosamente fino all'ultimo battito e la melodia sublime fa sorridere Dio. Non commento, dico solo che l'ho trovato grottesco. Però, visto che è il libro preferito di mia madre, posso concludere che in famiglia a quanto pare abbiamo la genetica passione per l'orrido.
Letto una volta e mai più.


Infine, per concludere l'anno, Il mistero dell'Atlantide di Charles Berlitz, con cui ho segnato il punto 14 (un saggio). Questo libriccino piccolo e tosto raccoglie varie leggende, miti e storie riguardo la possibile esistenza del continente perduto di Atlantide. Mi ha lasciata indifferente, per quanto sia affascinante l'idea di una terra scomparsa che potrebbe un giorno riaffacciarsi e svelare chissà quali storie. L'ho trovato sterile, ripetitivo e monotono.


Finito con l'assegnazione dei punti, ho fatto qualche conticino:
  • 27 libri letti in totale. Mi sembrano pochi...
  • 9700 pagine, circa.
  • 8 thriller/gialli. I migliori sono Alex (Pierre Lemaitre) e Tutto ciò che muore (John Connolly).
  • 12 fantasy, di cui un manga, il resto suddiviso in 4 saghe diverse. La migliore è la trilogia The Infernal Devices (Cassandra Clare).
  • 5 romanzi rosa. Il migliore è Una rosa a mezzanotte (Anne Stuart).
  • 2 classici. Tra Amleto (Shakespeare) e Grandi speranze (Charles Dickens) non saprei scegliere uno.
  • 2 autori italiani.
  • 19 autori stranieri (di cui 7 americani, 4 inglesi, 3 francesi, 2 giapponesi co-autrici, 1 tedesco, 1 irlandese, 1 australiana).
  • 11 autrici e 10 autori.
  • 2 con meno di 30 anni alla pubblicazione.
  • 9 punti non segnati, contro 41 punti segnati.

Posso ritenermi abbastanza soddisfatta del 2015, per le letture e non solo. Ho cercato qualche altro progetto annuale per tenermi un poco impegnata, per non abbandonare il blog, ma non ho trovato niente che si addicesse alle mie passioni e necessità. Per altro non so se sono di più i pro o i contro di una lista come questa... è vero che così ho letto libri che prima non avrei preso in considerazione, ho avuto piacevoli sorprese grazie a questo, ma a volte attenermi alla lista è stato un peso. Quindi, visto che l'angolo libro esisteva già su questo blog sin dagli inizi (ha appena compiuto quattro anni, caspita!), ho deciso che il 3 di ogni mese (salvo imprevisti) sarà dedicato alle mie letture. Non mancheranno certo i racconti delle mie disavventure, quelle non mi mancano mai, forse mi fiderò abbastanza della mia percezione della realtà per scrivere anche di belle cose.
Un nuovo anno, nessun inizio: il viaggio continua.

sabato 19 dicembre 2015

Give me a reason.

Give me a reason to turn and run
Give me a reason to burn this house down
Give me a reason, I wish you would
I wish you would, wish you would

Give me a reason for a disaster
and I'll be happy ever after
Give me a reason, I wish you would


 

Soltanto poche parole, tanto per dire: sono viva, sono ancora qui. Solo che sono persa in un vortice di cose nuove e non ho ancora imparato a nuotarci.
Il tipo di cui ho parlato qui una volta mi sta cambiando, mi rendo conto di essermi "ammorbidita"... Certo, ci sono ancora piccole cose che mi mandano al manicomio (parcheggiatori abusivi, politica in generale, "a me mi", "andare in *nome città", birra analcolica, jeans coi risvoltini, pregiudizi, sentenze e via dicendo), ma mi ha smussato gli angoli. Piace a me e ai miei amici e stento ancora a credere alla mia fortuna. "Io" e "fortuna" nella stessa frase affermativa, incredibile. Eppure non mi ha mandata a fanculo neanche quando, un paio di settimane fa, mi ha teso un'imboscata dicendomi quelle due parole di complessive cinque lettere e io ho reagito come un coniglietto di fronte ai fari abbaglianti della jeep di un cacciatore. Non so se avete presente il telefilm One Tree Hill, quando Peyton dice finalmente a Lucas che lo ama e lui risponde "Ohu" prima di scappare. Ecco, io precisa.



I can only do so much
and of course it's never enough
I don't think that you see
exactly what you're doing to me
Don't speak...