mercoledì 14 settembre 2016

Sorpresa!

Avevo bisogno di un re-styling. Il mio mondo è tutto sottosopra e ormai, quando aprivo il mio Blog, non mi sentivo più a casa. Poi anche il tempo qui è cambiato, ancora poche gocce di pioggia ogni tanto, ma da qualche giorno il cielo è diventato grigio ferro e le temperature sono calate molto... e io non sono ancora psicologicamente pronta alle temperature rigide, voglio l'estate, cazzo. Sono troppo pigra per vestirmi a strati dalla testa ai piedi, non mi va di riscaldarmi gli indumenti sparandomi l'aria calda del phon tra maglietta e felpa e sopratutto non toglietemi il sole e il caldo: quest'anno, dopo tempo immemore, mi sono abbronzata (miracolo!) e ne voglio ancora, datemi un altro po' di colore! (PS: non c'entra niente il fatto che il mio ragazzo strabuzza gli occhi ogni volta che indosso un vestito scuro, per giunta asserendo che sono "ancora più sexy con la pelle scura nel vestito nero"... no, proprio non c'entra eh). Estate ti prego torna, non abbiamo ancora finito!
Okay, forse sono diventata avida. Ma un altro poco di sano colore naturale che costava?

Foto risalente a giugno


Quindi eccomi, a misurarmi con qualcosa d'altro di cui non ho assolutamente padronanza, provando a ottenere qualcosa di decente. Il risultato mi piace abbastanza, devo dire, anche se non è esattamente quello che avevo in mente... forse aggiusterò il tiro nei prossimi tempi e spero che questo aiuti a sbloccarmi.
Ho riflettuto un po' e sono giunta alla conclusione che il motivo per cui scrivo poco e niente è che adesso parlo molto con qualcuno, ogni giorno. E mi devo ripetere che ho una relazione, perché continuo ad avere il timore di stare sognando tutto. Chissà, magari sono stata investita da un bus e adesso sono in coma... Okay, lasciamo perdere la corrente negativa (o positiva: se un bus cittadino mi ha spedita in coma significa che nell'urto l'autobus non si è sfracellato, il che è una sorta di evento paranormale. Infatti è risaputo che il bus più nuovo ha almeno dodici anni ed è stato acquistato da chissà quale città).
Scivoliamo nelle facezie, per esempio dicendo che non ho ancora trovato un soprannome per Lui. Il primo che mi suggerisce baggianate tipo "cucciolo" o "patatino" o quant'altro di altrettanto indecente finisce su un gommone diretto in Turchia. Una sorta di viaggio della speranza in reverse... Perdonate lo sfogo, ho dell'acidità in eccesso visto che ultimamente sono stata una persona molto educata, nonostante le teste di minchia che mi capitano tra i piedi.


Amen, andate in pace.

venerdì 19 agosto 2016

Acchianamo a Erice.

Avrei ancora da scrivere qualcosa sul Conte di MonteCristo ma non mi va oggi. Sono più di umore cazzeggiante che non riflessivo. Perciò rispolvero qualche foto e spero di mostrarvi qualcosa che vi giunga nuovo e magari gradito. Parlo della mia escursione a Erice. Non mi riferisco al centro urbano (suggestivo, caratteristico, bellissimo, non lo nego) ma al "quartiere spagnolo" che si trova sulla strada per la cima, ma prima della cima ecco. Parlo di un posto che di solito la gente non frequenta, è una zona più selvaggia e antica. Magari chi vive vicino ai boschi o sulle montagne sarà abituato a vedere di meglio, ma chi come me è più abituato al suono delle onde che all'ossigeno delle alture capterà forse qualcosa di diverso, di intenso e quasi magico. Il posto è tutto sentieri di pietre levigate o un manto erboso/sassoso, mura di pietre e antiche strutture adibite a ristorante. La parte che ho preferito comunque è stata andare a zonzo sui sentieri serpeggianti in mezzo agli alberi e ai resti di costruzioni romane che, secondo il cartello, non sono state ritoccate dalla loro costruzione intorno al III secolo a.C.
Vi dico solo che io e il mio ragazzo ci siamo divertiti come bambini ad un parco giochi. Un parco giochi fatto di sentieri quasi invisibili ma, hey, dopo le catapecchie abbandonate da decenni mica potevamo andare per ville a uso turistico!
Le foto sono di qualche mese fa... qualche... era tipo maggio, insomma. Nel frattempo ci siamo anche tornati di sera un paio di settimane fa, per mangiare con vista su valle ad un prezzo niente male (parlo di primo, secondo a base di pesce e a scelta tra dolce e frutta per la modica cifra di 15€ a testa). Se posso permettermi un suggerimento, stavo ascoltando QUESTA CANZONE mentre guardavo le foto e decidevo quale mettere qui: mi è venuta nostalgia di Erice.
E mò chi me la toglie sta melodia dalla testa?!?!





Questa foto l'ha scattata lui, io l'ho solo rubata... Il futuro ingegnere è anche un bravissimo fotografo. Ma SSSHHH! Segreto tra noi!

domenica 17 luglio 2016

Stop and go. Rilievo (Plus).


Euhm... Saaalve!
Sparisco ma torno, eh. Magari con ritardo, o stanca che manco vedo bene le lettere sullo schermo, o pien di sonno in su la via che... Okay, la smetto.
Breve riepilogo: nonna sta meglio, padre è leggermente più tranquillo, le mie divergenze di coppia appianate, ansia da esame di fidanzato appena sotto controllo (diventa più lunatico di quanto sono io quando si avvicina la fatidica data e non riesco a stargli dietro), il mio peso continua a oscillare tra i 47 e i 49 chili e devo ancora abituarmi al fatto che a 25 anni suonati mi sono ritrovata PIU' ALTA DI 2 CM (allo specchio non riconosco più i miei lineamenti, mi è pure venuta la paranoia di chiedermi se ho sempre avuto 'sta faccia tutta fronte e denti... però i rotoli di ciccia sulle cosce ci sono ancora, maledetti!), il mio telefono alla fine è morto ed è stato ampliamente sostituito da uno che fa foto fighissime (più giù vedrete degli esempi), ci sono stati altri piccoli, grandi viaggi (alcuni di coppia, altri di gruppo) e uscite con amici e simili. Giuro di non aver mai avuto una vita sociale più attiva degli ultimi sette mesi. Sì che prima era a malapena definibile "vita sociale", dato che si parlava di uscire solo il sabato sera e per fare la spesa... Continuo a essere diffidente, a non legare con la gente e ad avere delle riserve con le persone, perciò in fondo sono sempre io, la Maya a volte allegra e a volte pessimista, misantropa e introversa, quella che passa intere serate in mezzo ad un gruppo spiaccicando sì e no sei parole.
Oggi ero persino contenta perché, a differenza degli altri anni, credevo di essermi abbronzata, anche grazie ad una intera giornata trascorsa al mare e con la crema protettiva spalmata solo in faccia. Invece pare di no. Oggi una persona mi ha guardata e mi ha chiesto, con quel fare tragico che solo certi siciliani hanno, "Ma al mare non ci vai? Sei biaaaanca!". Mi guardo perplessa e realizzo: non sono marroncina come avevo pensato (o meglio, come speravo), sono dorata. Dico davvero, la mia pelle sembra una cotoletta con l'impanatura bella dorata. Che mazzata! Questo perché il mio colorito è passato dal consueto bianco cadaverico tipico della stagione invernale (e di chi vive più di notte che di giorno) al bianco latte, e dopo ieri sono passata al color latte e caffè; perciò sono ancora evidentemente di carnagione caucasica. Non aspiravo all'abbronzatura da egiziana, ma almeno un colorito più mediterraneo... Pazienza.

Approfittando del tempo che impossibilita l'accasciarsi l'adagiarsi in spiaggia, io e il mio ragazzo abbiamo deciso di metterci in macchina, fare benzina e fare un bel viaggetto avventuroso, qualcosa di alternativo all'aggirarsi senza meta per bar e negozi (a nessuno dei due piace fare shopping). Lui aveva sentito parlare di una base militare, con tanto di pista di atterraggio, usata durante la Seconda Guerra Mondiale, un rudere abbandonato e senza sistemi di sicurezza (tanto che alcuni balordi la utilizzano per fare grigliate o chissà cosa di peggio). Ebbene, l'abbiamo trovato, l'abbiamo visitato e ho fatto una cinquantina di scatti (tranqui, ne riporto solo pochi); avrei potuto fare più foto ma la mia passione per i luoghi abbandonati ha avuto il sopravvento, tanto più che si tratta di una testimonianza storica. Il posto si trova alla periferia di Rilievo (in provincia di Trapani), tra piante, cave e quant'altro.




Una parte del rudere/base militare/non so cosa era prima ma mi piace pensare che ci fossero altri proprietari che non fossero militari in guerra.





















Dalla finestra che si nota in fondo, la vista è questa.


Quelle là sono isole, ma non vi saprei dire di preciso quali... Non ho il senso dell'orientamento e non mi sono ricordata di chiedere. Perciò proseguo con alcune stanze, o con quello che ne rimane (la maggior parte non ha il tetto e alcune presto potrebbero non averlo più, ergo: è pericoloso stare sotto i tetti laddove ci siano ancora).


Ci sono diversi camini (tre mi pare) ma questo mi sembra più recente rispetto alla Seconda Guerra, non so dirvi di più, a parte che nella stanza accanto ci sono buchi sui muri che sembrano causati da spari. I prossimi sono un esempio di come la natura prende la sua rivincita sulla presunta civiltà e un cortile, non è il solo ma a quel punto la mia curiosità viaggiava più veloce delle mani sul telefono.




E infine, per salutare, pubblico la foto che ho scattato quel giorno che è la mia preferita.
PS: suggeritemi posti simili in provincia di Trapani e Palermo, le mie finanze non mi permettono di andare più lontano di così. Salve!


venerdì 10 giugno 2016

Barcollo ma non sbronza.

Per la prima volta dopo tanto tempo sento il bisogno di scrivere. Molto recentemente ho anche riscoperto il piacere di scrivere a penna sulla carta, di trovarmi in qualche modo con le dita tratteggiate dalla biro.
Non era così che volevo tornare su Blogger dopo quasi due mesi...
Volevo iniziare parlando del Conte di Montecristo, felicemente letto e concluso.
Poi sarei passata ad un regalo inaspettato che mi ha fatta camminare a un metro da terra per giorni.
Ci sarebbe stato anche un resoconto di un'escursione per la montagna di Erice.

Invece mi ritrovo con l'umore nero, con nessuna voglia di parlare ma solo di scrivere.
Mio prezioso strumento, per quanto tempo ti ho ignorato e messo da parte! Eppure pare non ci sia amico migliore... Sono qui, un po' con la coda tra le gambe, sperando che il tempo passato separati non abbia scalfito la nostra intesa.
Sono qui, per la prima volta dopo sei mesi, con una coperta scura su testa e spalle.
Credevo archiviata nel passato, questa sensazione. La sensazione di essere inadeguata, di non essere all'altezza, di avere nell'anima qualcosa che non va.
Penso che "infelice" sia un aggettivo eccessivo, ma "felice" sarebbe una bugia.
Mi trema la terra sotto i piedi per una causa a me sconosciuta: io amo e sono amata, ma se non fosse abbastanza?
Non mi è mai importato che la gente non mi capisse, adesso c'è qualcuno a cui voglio far capire ma non ci riesco. Mi chiede "Perché?" e io resto in silenzio per minuti interi, trovando spesso una sola risposta: "Non lo so". Una sola, inutile, patetica risposta.
Come si fa a spiegare anni di misantropia a qualcuno che non l'ha mai provata? Come spiegare a una persona audace cos'è la paura di sbagliare? Come si fa a spiegare a qualcuno che è stato amato con tutto il cuore, senza riserve, cosa significa passare una vita intera sapendo che l'unico motivo che spinge la gente a starmi intorno è solo l'opportunità, la convenienza?
Forse in questi sei mesi ho sbagliato a non pretendere niente da lui, ho solo preteso che mi dicesse sempre e solo la verità. L'unica cosa che finora lui ha preteso da me è che io ci provassi, che provassi a fare le cose che mi spaventano. Ora inizia a pretendere, a chiedere, a mettermi faccia a faccia con le cose che non voglio vedere. Lui ha delle convinzioni, io ne ho altre. Non mi brucia per niente ammettere che lui è più maturo di me. Questa è la verità.
Però devo esaminare altri dettagli di questi sei mesi (so che non si ragiona in termini razionali con l'amore, ma è l'unico metodo che conosco), quindi...
Voleva che conoscessi i suoi e l'ho fatto.
Voleva che cenassi con i suoi e l'ho fatto.
Entrambe le cose hanno causato lunghe ed estenuanti discussioni; non erano veri e propri litigi, forse un'anticipazione di come sarebbe un Litigio.

Io cosa ho preteso da lui? Non gli ho mai detto le seguenti frasi, neanche una volta: oggi voglio uscire, voglio andare in quel posto e mi ci devi portare, andiamo a fare shopping, comprami questa cosa.
Non credo di avergli mai chiesto niente, né di aver fatto i capricci per ottenerlo. Non l'ho mai accusato di non lottare per me o per il nostro rapporto. Da ieri so quanto questa accusa possa fare male. E soprattutto perché infondata.
Quindi analizziamo altre cose che ho fatto per lui, cose per cui ho lottato contro me stessa (chissà di cosa si trattava, se paura, scarsa autostima o entrambi):
Ogni giorno gli esprimo i miei sentimenti, che sia un "ti amo" oppure "mandami un sms quando arrivi a casa" quando la sera usciamo e facciamo tardi.
Ha conosciuto i miei e le mie nonne, nessuno era mai entrato in casa mia o di mia nonna con il titolo di "fidanzato". Non avevo mai presentato nessuno ai miei.

Non mi pare di non aver fatto niente per dimostrargli quanto è importante, quanto credo in questa relazione. Trovo ingiusto che mi dica "Lo so che mi ami, però non lotti per me".
Un grandissimo punto va a mio favore perché quando mi ha detto "Anche noi ragazzi abbiamo bisogno di conferme, come voi ragazze" non mi sono messa a ridere. Grazie, questo era ovvio, cara bertuccia. Ma perché le uniche conferme dovrebbero essere fare un viaggio fuori dalla patria Sicilia oppure fare l'amore? Se non mi sento pronta vuol dire che non sono pronta, e basta. Lui mi chiede perché non sono pronta a fare una o l'altra, io cazzo non lo so! Non lo so perché, non ho spiegazioni! Ho forse una laurea in psicologia? Sento il panico e l'ansia che crescono solo a parlarne, come diavolo pensa che io possa farcela così?
Finora ha avuto pazienza, non lo nego. Non nego neanche che la pazienza di chiunque ha un limite. Forse sto tirando troppo la corda ma non voglio un giorno guardarmi indietro e scoprire che non era il momento, che ho accelerato troppo, o peggio: ritrovarmi con un problema psicologico in più. No grazie, ho già beghe psicologiche in abbondanza.
Non vedo soluzioni che vadano bene per entrambi. Cosa diavolo dovrei fare?
Basta, scappo in Messico. Oppure mi vado a ubriacare, dopo otto mesi di sobrietà me lo merito.


venerdì 15 aprile 2016

Mayday: Maya vs Technology.

Momento della domanda retorica: come può essere finito uno scontro tra me e la tecnologia? Ovviamente con me sconfitta.
Manco da più di un mese, ma la colpa non è tutta mia, è che la tecnologia semplicemente odia me e ama vedermi bloccata nel secolo scorso, o anche più.
Il primo ad abbandonarmi è stato il cellulare. Tutta colpa di whatsapp e dell'obbligo di aggiornarlo. In pratica mi si costringeva ad aggiornarlo, altrimenti a non usarlo mai più. Il problema vero è iniziato quando ho avviato quell'infame di Google play, che si è categoricamente rifiutato di aprirsi. Mi sono perciò ritrovata o ad aspettare venti minuti che si aprisse (invano, il cerchietto continuava sempre a roteare) oppure a visualizzare un messaggio di errore che mi chiudeva l'app. Dapprima il problema era con Google play, ma poi il telefono ha cominciato a bloccarsi mentre usavo un'app, scaricata col sudore della fronte e delle dita, e infine non si apriva più niente che richiedesse l'utilizzo di internet. La storia era sempre la stessa, ossia lo schermo diventava nero, il telefono vibrava e infine un messaggio mi diceva che l'applicazione era collassata per un qualche errore.
Quindi non solo ho dovuto fare i conti con l'irritante idea che mi dovessi comprare un nuovo telefono (che palle! Voglio il mio telefono, non uno che si fracasserà alla sua prima caduta dalle scale o il suo primo bagnetto in una pozzanghera), che già di per sé questa cosa mi faceva incazzare, ma no! Non era sufficiente! Dovevo pure ascoltare gli amici che ridendo mi dicevano "Và ettalo! Accattate un I-phone" (per i non-siculi "Buttalo! Comprati un I-phone"), ma giammai l'Apple mi avrà! E il fidanzato che spesso aggiungeva "Il tuo telefono è obsoleto, come te". Tesoro, non sono obsoleta, sono ANACRONISTICA. Comunque il fatto che sia ancora vivo e illeso vuol dire che lo amo davvero. E che quel suo sorriso dovrebbe avere delle clausole di utilizzo.
Per concludere questo capitolo, fortunatamente non ho dovuto comprare un nuovo telefono perché due settimane dopo (e un ripristino dei dati di fabbrica che non servì a nulla) lo diedi al mio amico V con una allettante promessa: prova a fare una delle tue magie, se ti riesce ti compro il paninazzo più imbottito che la tua mente riesce a concepire. Ci è riuscito (mi hanno fottuto mezza ricarica perché non ho un'offerta internet attiva, ma per lo meno funziona e ho risparmiato tante belle banconote).

Nel frattempo di questo problema, se n'è aggiunto un altro: preso di invidia, anche il mio pc ha voluto le ferie, perciò si è spento e si è rifiutato di accendersi. Se mi scoccia comprare un nuovo telefono, figuriamoci un pc nuovo! Provando e riprovando alla fine ho capito il problema, cioè che non era il pc ad essere rotto bensì il carica batterie. Da qui inizia l'epopea per trovare un alimentatore compatibile con il mio pc, che comprende un rischio di infarto quando l'unico che becco costa la bellezza di 35€. Ma che scherziamo? Un pezzetto di filo, una scatoletta per 35€, 'azz è una rapina!
Soluzione? L'ho comprato su internet a circa metà prezzo, spedito e arrivato in meno di una settimana.

Saranno finite qui le mie disavventure? NO. Un giorno mi si rompe la tv (si vede lo schermo blu e l'audio si sente se metto un supporto fisico sotto l'attacco della presa scart) e qualche giorno dopo mi ritrovo gli occhiali che mi penzolano sul naso e un'asta dei suddetti ai miei piedi. Razza di sfiga malefica, pure gli occhiali s'è presa! Non vi dico le difficoltà di fare cena e guardare la televisione indossando gli occhiali da sole. Per fortuna ho dovuto resistere solo una sera, una mattina e mezzo pomeriggio per riavere i miei occhiali integri.



Dopo tutte queste difficoltà, ho passato quasi una settimana senza alcuna voglia di usare il pc. Me ne mancava proprio la forza ogni volta che gettavo uno sguardo su di esso. Ero esausta e sconfitta.
Magari viene da pensare che in tutto questo ho avuto più tempo da dedicare alla lettura e invece niente. Più di un mese fa ho cominciato finalmente a leggere Il Conte di Montecristo ma sono ancora in alto mare, non ho avuto proprio voglia di leggere. Per di più, come successe per Grandi speranze di Dickens, mi sta piacendo molto e lo sto diluendo nel tempo (peccato che Grandi speranze ha circa 490 pagine, mentre Il Conte ne ha quasi 900). Il libro l'ho comprato durante la mia breve permanenza a Parma ed è di quel formato super fico, quelli con la copertina imbottita e il prezzo basso (4.90€ alla Feltrinelli). Non so quanto mi ci vorrà a finirlo, ma non penso sarà a breve.
Stanca ma viva.


giovedì 3 marzo 2016

Angolo libro 2016: Febbraio.

Mese breve ma intenso, questo febbraio; per due terzi solo cose belle, allegria, piccoli bei viaggi, compagnie piccole o grandi, un rapporto che continua a crescere, e quant'altro. Il restante terzo è un vero e proprio schifo. Sono stata mordicchiata dal cane di un'amica (piccola bestia assetata di sangue!) a tradimento, attaccata vilmente alle spalle, ma tutto sommato se questo fosse stato il picco dello schifo sarei stata contenta. Purtroppo le condizioni di salute di mia nonna sono improvvisamente peggiorate e non si sa, nei prossimi giorni, cosa potrebbe accaderle... Il destino è in mano a un gruppo di medici.

Cercando di sfuggire alla rude realtà, ho finito di leggere un libro iniziato a gennaio che era finito abbandonato per quasi tutto febbraio. Il libro è Shanna, di Kathleen E. Woodiwiss, datato 1977 e letto innumerevoli volte (non avere la patente né il motorino portava a rileggere continuamente gli stessi libri). Questo non è il classico romanzetto rosa. Ambientato nella prima metà del Settecento, vediamo Shanna Trahern, una ragazza molto ricca, molto bella e molto nervosa nella sua carrozza, diretta al carcere di Newgate per trovare marito. Si vede che non esisteva ancora Marta Flavi e la sua agenzia matrimoniale.
Il padre l'aveva mandata a Londra con un preciso scopo: trovare un marito con un titolo nobiliare, altrimenti avrebbe scelto lui un uomo e costretta a sposarlo. Il termine del periodo concesso dal padre è scaduto e lei non ha ancora trovato qualcuno che la si piglia per amore e non per amante o per i soldi, quindi ha una brillante idea: andare in carcere, trovare un condannato a morte con un nome abbastanza di lustro e sposarlo, così da poter tornare a casa effettivamente vedova e non subire le minacce del padre. Il malcapitato di turno è un certo Ruark Beauchamp, condannato alla corda saponata (morte per impiccagione) per aver ucciso una donna. L'uomo però non si dimostra umile e disperato come lei immaginava, ma dimostra sin da subito ironia, sicurezza di sé e un'intelligenza vivace.
Una volta ripulito da mesi di fetido carcere, il promesso sposo arriva all'altare lindo e bellissimo. Fino a qui può sembrare banale, quasi disneyano, ma c'è da aspettare.
Tra i due è subito scintille, uno scontro dopo l'altro, lui è tutt'altro che sottomesso, lei per niente tollerante. Anzi, diciamo pure che lei è di una arroganza sconfinata che per buona parte del libro me la rende odiosa, mentre lui è fin da subito un personaggio affascinante. Le cose però non vanno come Shanna programmava; infatti, a sua insaputa, Ruark non verrà impiccato ma comprato come schiavo dall'emissario di suo padre (facendo la cresta su guadagno) e mandato nella sua isola senza che lei sospetti nulla, almeno fino al momento in cui non lo incontra.
Lui cercherà sempre di conquistare lei e i suoi "favori", lei cercherà di resistergli, ma è piuttosto difficile resistere a tutto quel fascino e a quella determinazione, tanto più che Ruark diventa piano piano il preferito di suo padre...
La storia va avanti tra tira e molla, tenerezze, arroganze, tregue, parole taglienti, patti, rapimenti di pirati, fughe dai pirati, cose da nascondere, un pomposo aristocratico sempre in mezzo, una famiglia di interessanti soggetti, rapimenti, tentati omicidi e omicidi.
Mi pare di aver detto abbastanza sulla trama, ora al massimo non resta che leggere il romanzo.

Quello che mi è sempre piaciuto di questo romanzo è che c'è dell'avventura e si legge bene il cambiamento dei personaggi, il loro evolvere proprio come una persona reale. Shanna per molto tempo l'ho mal sopportata, così altezzosa, arrogante, egoista e viziata e non capivo come qualcuno la potesse amare, con tutti i tentativi di lei di ferire e umiliare. Lei e Ruark sono entrambi caparbi, con una ostinata smania di vincere: lui di vincere il suo cuore e il suo corpo, lei vorrebbe rompergli l'orgoglio (e i maroni si può dire?) e il setto nasale, lui mira a conquistarla, lei a mostrargli disprezzo.
Nella realtà ho sempre dubitato che due persone del genere finiscano non solo per piacersi ma anche ad amarsi così tanto... ma qualunque cosa io abbia letto di questa scrittrice ho finito sempre per crederle.


Non ho altro da dire sul romanzo (è uno dei miei tanti preferiti), non ho altro da dire in generale, perciò tante buone cose a tutti, cià.

giovedì 18 febbraio 2016

Sciacca.

Manco dalla Blogosfera da parecchio tempo e ho tanti post da recuperare, but anyway, intanto scrivo qualcosa. Una settimana addietro circa sono stata a Sciacca a vedere i famosi carri di carnevale. Come tante altre volte, il viaggio è stato molto entusiasmante grazie alla compagnia e una volta arrivata l'entusiasmo non si è spento, nonostante mi aspettassi di assistere ad uno spettacolo più grandioso e bello, detto onestamente. Belli i carri eh, alcuni più di altri, ma erano una manciata. Pensavo fossero di più, la calca era assurda, eppure non c'è stato tempo né spazio per la delusione o l'acidità. Troppa allegria nella compagnia, troppo amore in quegli occhi scuri ogni volta che mi sfioravano, troppi sorrisi... non si poteva mettere il broncio. E poi ci ho guadagnato un torroncino nocciole e cioccolato fondente che solo a ripensarci ho la bava alla bocca.

Passi carrabili fai da te. Lo "scarrozzo" si può intuire cosa sia, io immagino che provenga dal siciliano "scarruzzuliare", ossia andare in giro. Anche sinonimo di "tambasiare": perdere tempo andando in giro a fare niente.



Sciacca mi ha lasciata perplessa e meravigliata. Il poco che abbiamo girato in cerca di parcheggio somiglia vagamente a delle montagne russe: ci sono strade con pendenze assurde, ti può facilmente capitare di camminare su di un marciapiede e ritrovarti il quarto piano di un palazzo ad altezza spalla mentre suoni il campanello del palazzo di fronte. Se lasci cadere un'arancia, una mela e un kiwi a monte a valle ti ritrovi la macedonia quasi fatta.








 


Tanti colori, tanti odori... soprattutto di sosizza arrustuta (pardon, salsiccia arrostita), meusa (milza) e stigghiola (intestini). Non mangio niente del genere, non sono le grigliate che preferisco, ma l'odore era gradevole... forse dipende dal fatto che si respirava aria di festa. E che avevo un chilo di cioccolata nello stomaco e la mano stretta nella sua.

La stessa mano che ho più volte stretto a san Valentino, in quel ristorante. Il primo san Valentino che festeggio, più che altro perché era una scusa per stare con lui e mangiare quella che considero la miglior pizza della zona. Non ho foto da mostrare di quella sera diabetica, posso solo ammettere che c'è stata e che per me avere lui al fianco significa molto. Questa cosa mi terrorizza, ma non mi lamento.