lunedì 16 luglio 2012

Misantropia mon amour

Sono consapevole di odiare parecchie cose...

Odio le persone che ridono sempre, anche col cattivo tempo, perchè loro non vedono lo smog nel cielo, i tacchi alti non massacrano i piedi, non sentono l' odore di marcio di un vicolo buio. Chiedimi ancora il perché del mio broncio, ti faccio scoprire sulla tua pelle come ottenerlo. Spedizione gratuita!

Odio me stessa, perché voglio fare di tutto e anche niente. E nell' indecisione 'sticaz**.

Odio internet, che quando c'è non so che farmene e quando non c'è ho mille cose da fare.

Odio il mio cassetto delle cianfrusaglie, perché quella rara volta che lo apro con l' intento di metterlo in ordine, concludo l' attività crollando. Nessuno contesta il mio disordine, nemmeno io stessa.

Odio gli snob e i figli di papà che, sicuri di se stessi, osano pronunciare frasi del tipo "Domani vado in Palermo."
Vado in Palermo... VADO. IN. PALERMO.
No, tesoro, mio caro ignavo sacco di concime: tu vai a fare in cul... ops, IN Kufstein! (Austria. Sennò dicono che sono volgare, giammai).

Odio la tizia che dopo aver mangiato una pizza intera con mezzo chilo di aggiunte varie beve bibite gasate LIGHT. Oh, tu sì che supererai la prova costume in spiaggia!

Odio la sopracitata che storce il naso davanti al mio bicchiere di birra. Senti, carina: da che mondo è mondo la pizza si accompagna alla birra, con la pizza non esiste altra bibita al di fuori della birra.

Odio prendere l' autobus, ma soprattutto quell' essere immondo che inevitabilmente si ritrova vicino a me col volume dell' i-pod (et simila) talmente alto che dalle mie cuffiette non esce più la canzone che stavo ascoltando beata, bensì la sua. Lo/a guardo storto e penso "la prossima volta te lo faccio ingoiare quel maledetto affare!". E odio me perché quella prossima volta so che non ci sarà, che procrastinerò, perché accadrà alla fine dell' eternità, più o meno in concomitanza con il famoso lunedì che inizio la dieta.

Odio chiunque parli mentre sto guardando CSI (Las Vegas) o One Tree Hill. Non so nemmeno io quante volte ho visto quelle serie e non importa se siano in tv o al pc: NESSUNO fiati. Tutti lo sanno, avviso già spedito.

Odio la politica, perché tutto cambia ma resta uguale.
E odio anche il sistema giudiziario in Italia, che di infallibile non ha neanche il nome.

Guarda lì, ancora lambito dalle carezze di una fiamma, un corpo carbonizzato! Ma cosa vuoi che me ne faccia del mio cadavere?
Bruciate tutto e via le ceneri! Vera libertà!

Mi sono svegliata così, acida e senza voglia alcuna di dissimulare (per altro in mancanza di motivazioni). Ho scritto e sono saltata giù dal letto alle nove (l' avevo detto che odio le mattinate?); ho lasciato il pc dove si trovava, sopra il lenzuolo che non uso ma che deve star lì. Vado a quel paese per un pò, che al momento odio pure quello che amo. E magari, un giorno, anche le cose che amo saranno elencate in un post che sarà l' esatto contrario di questo.
Forse.
O anche no.

domenica 15 luglio 2012

Breathe... Start again.

Esiste modo più triste di trascorrere un comune sabato sera che restare a casa da sola per colpa dei crampi allo stomaco? Sì, incappare in codesta canzone.

 "I plead for you to be my guide
To be a feeder of my need
...
Open my eyes, let me see you
And blow this blinding darkness away
...
Take the world and fold me in
Free the soul behind the sin
The endless dark will be the death of my senses

Take my love and hold it in
Kill the beast under my skin"

 Grazie, Youtube... Roba più allegra da suggerire, no?

martedì 26 giugno 2012

La legge della casualità.

E' scientificamente provato che:
La mattina nella quale sei costretta a guidare alle otto dopo una notte insonne, ancora in pigiama, coi capelli spettinati, completamente struccata, sarà la volta in cui un bel ragazzo affascinante rischia di tamponare proprio la tua auto.


Ma porc*@#*§#*@ !


domenica 3 giugno 2012

Angolo libro double version: L'uomo di neve (Jo Nesbø) & Il college delle brave ragazze (R. Newman)

Una prestigiosa università di Cambridge piena di viziati figli di papà, mezzi hippies e belle ragazze, questo il quadro generale. Niente fuori dall'ordinario. Tre cadaveri di ragazze uccise con metodi diversi ma sempre molto violenti; accanto all'ultima vittima trovano Olivia (amica della vittima) in stato catatonico insieme al fidanzato, il quale sostiene di voler rimettere le viscere della vittima al loro posto. Sembra l'inizio di un qualsiasi film horror, con l'aggiunta di uno psicologo, tale Matthew Danison (a mio avviso un dilettante), che aiuta l'amico investigatore nelle indagini e che con le sue sedute con Olivia cerca di capire come si siano svolti i fatti. Olivia, inoltre, pare abbia subito atroci abusi durante l'infanzia e abbia in seguito sviluppato un disturbo dissociativo della personalità (in parole volgari, personalità multipla). Ci stava come il prezzemolo, và.
Mi piace la copertina che, insieme al prezzo scontato, è stato motivo di acquisto.



Queste caratteristiche banali all'inizio me l'hanno reso un pò ostile, ma dentro ci sono tante belle cosette: i personaggi sono ben definiti, ognuno ha una propria personalità e i propri tratti caratteriali (la Newman ha studiato criminologia e psicologia e lavora per una università inglese di cui non ricordo il nome), però mancano in qualche modo di concretezza. Ci dice come si vestono, come si muovono, come parlano, come si comportano di solito, ma qualcosa sfugge sempre, lascia certe zone d'ombra che non danno completa credibilità. Il linguaggio è diretto, fluido, di facile comprensione, i vari flashback sono per lo più introdotti male ma non a caso, il ritmo si alterna tra il serratissimo avvincente e il sonnolento; certe volte viene voglia di saltare qualche rigo, altre volte non ci si può staccare. La storia di per sé è abbastanza intricata, con particolari che arricchiscono il quadro della personalità di un personaggio e la narrazione stessa. Per essere un romanzo di esordio è ben fatto, ma a mio avviso ha qualche pecca. Innanzi tutto i cadaveri: la prima vittima è stata accoltellata ripetutamente e decapitata, alla seconda vittima hanno massacrato il viso contro un albero, la terza sventrata, ognuna descritta in pochissime righe. Fosse stata narrativa andava più che bene, tuttavia presumo che un thriller dovrebbe portare angoscia, qualche brivido di paura, invece qui ogni conflitto è preso da lontano, con molta morigerazione e cautela. Forse un tocco in più di splatter avrebbe reso meglio l'idea della violenza e del sadismo, così non ci sarebbe stato bisogno di convocare l'onnipresente psichiatra per fargli dichiarare che l'assassino è evidentemente un sadico. Beh, questo lo dici tu, se permetti, io ne posso anche dubitare perché non l'ho visto, non me lo hai fatto immaginare, non mi sono immedesimata in nessuno. Le indagini poi vanno molto a rilento, quasi non volessero sporcarsi le mani, i sospetti sono fiacchi come se li avessero scelti perché non c'era nessun'altra opzione e non ho mai pensato "Sì, è colpevole". Si sospetta di tutti e di nessuno (personalmente non ho avuto nessun sospetto su Nick, il fidanzato di Olivia nonché il primo dei sospettati e dei sospettabili). Altra pecca, secondo me la più grave, è la mancanza dell'uso delle prove: la terza vittima presenta segni di difesa, perché a nessuno viene in mente di controllare eventuali tracce del killer sotto le unghie della vittima? Perché non controllate eventuali residui epidermici sulle nocche della vittima? CSI non vi ha insegnato nulla?
Il finale è inaspettato, non è scontato e non è azzardato; tutto fila liscio e si conclude con l'ennesimo capovolgimento che lascia un pò di amaro, un finale "rubato". Per motivi strettamente personali non l'ho gradito, mi piace lo stravolgimento degli eventi ma invece di lasciare un finale aperto avrei preferito una conclusione più decisa. Non è un libro da buttare, anzi è una buona lettura.
A mio personale gusto, ho adorato L' uomo di neve del giornalista e musicista norvegese Jo Nesbø. Non ero così entusiasta di un libro dalla conclusione della trilogia Millennium di Stieg Larsson.


Donne che sono mogli e madri scompaiono senza lasciare traccia quando a Oslo cade la prima neve dell'inverno, in seguito vengono trovate morte, poco distante un pupazzo di neve. Mai un gioco infantile e innocente assume connotazioni tanto inquietanti (fatta eccezione per Chuck, la bambola assassina). Dietro le atroci violenze e mutilazioni subìte dalle vittime si nasconde un serial killer metodico, intelligente, sfuggente. Ogni personaggio è ben delineato fino ad assumere un'aspetto molto umano; persino il protagonista, l'ispettore Harry Hole, non è il cliché del supereroe senza macchia e senza paura. Piuttosto stiamo parlando di un uomo, in costante lotta con se stesso per non cedere al vizio di bere o al dolore del distacco (scontri nei quali non sempre ne esce vincitore). Difatti l'unica donna che abbia mai amato e il figlio di lei, Rakel e Oleg, andranno a convivere con Mathias, un medico affermato. La trama è intricata, complessa, gli indizi sono sparsi con metodo, così anche il lettore può lanciarsi alla ricerca del killer collegando i fatti e i vari particolari. Un libro ricco di colpi di scena, di sospetti vaghi e azzardati che vanno confermandosi per poi, infine, essere del tutto smantellati; niente è lasciato al caso, pathos a mille e suspense quasi costante. Nonostante sia più oggettivo di molti altri colleghi scandinavi, non rinuncia ogni tanto a qualche tratto poetico e malinconico che "fa atmosfera". Il tutto fa di questo romanzo un libro da non perdere! Sono certa che in futuro ne leggerò altri.

In conclusione, indice di gradimento personale:
Il college delle brave ragazze: 4-
L' uomo di neve: 5

Mission compiuta, goodbye! :)

lunedì 21 maggio 2012

Quando mi diverto/ quando non mi diverto

C'è che a volte mi fisso su certe cose. Le vedo magari di sfuggita e mi avvicino incuriosita; finisse lì la storia sarebbe cosa buona e giusta. Invece no. Continuo a pensarci e ripensarci finché non esaurisco le forze (o i neuroni, che dir si voglia). E' da sabato sera che il mio pensiero fisso è una costante di molti sabato sera: bevo. Bevo molto più del solito e senza un motivo. Non è per integrazione nel gruppo sociale o perché "che figura ci faccio sennò?", e nemmeno per dimenticare le grame quotidiane. Lo faccio e basta. Bevo senza motivo e mentre mi chiedo il perché, sempre senza risposta. Forse perché se bevo la mia acida misantropia si attenua fino a un neutro (e comodo) volemosebene. Bevo per vedere solo il lato buono di ogni altra cosa.



Ma siccome sono polemica fino al midollo, mi faccio comunque delle menate mentali. Ora, dopo questo lungo prologo, ecco il pensiero che ha preso fissa dimora in me da sabato sera. Dividevo con una  amica un drink non meglio specificato fuori da un certo pub quando all' improvviso vedo delle facce conosciute in mezzo alla rada folla. Ero già in fase volemosebene, indipercui mi faceva sinceramente molto piacere incontrare dei vecchi amici, la cui relazione duratura mi fa sempre pensare che forse l' amore esiste davvero e che non è soltanto il mix di sostanze chimiche prodotte dal cervello che io credo (cinismo mon amour). Quindi scolo in fretta la mia metà di drink, in fretta perché tanto sembrava succo di ananas senza vodka e quelli mica potevano aspettare me. Per essere pratica preferivo non avere il drink che faceva avanti e indietro per quattro mani. A lui scappa un commento, forse innocente o forse colpevolizzante, non so. Fatto sta che mi ha dato dell' ubriacona e che la cosa non mi ha fatto piacere. Poi ho pensato: questi sono abituati a vedermi incazzata per un nonnulla, criticare la qualunque, invece ora vedono una parte di me che non esce mai di casa. Ovunque essa sia ubicata. Quindi mi tengo il commento e passo a saluti cordiali e scambi di frivolezze; in fondo è sabato sera e non è permesso essere seri. La questione in teoria finì così, da che-bello-rivedersi a mi-va-bene-se-mi-credi-alcolista-che-forse-mi-ci-credo-pure-io. In pratica no. In pratica i miei pensieri vanno a finire sempre là: bevo perché ne ho voglia. Finché non sento il bisogno di vomitare, finché non sento il bisogno di spogliarmi, finché non sento il bisogno di svenire, non ho bevuto in modo eccessivo. Diventerò alcolista? Lo scopriremo nelle prossime puntate.


Testo di "Bevo" (Ministri, album "Tempi bui")

Bevi pure quanto vuoi basta che poi
Fai guidar qualcun altro.
Lo sponsor dice bevi tutto ciò che hai e poi
Fai guidar qualcun altro.
Gli altri dicon bevi è la tua serata e poi
Fai guidar qualcun altro.
Lasciate guido io che quando bevo
Mi sento già qualcun altro

Per dimenticare (bevo bevo bevo)
Per ballare meglio (bevo bevo bevo)
Per il prodotto interno (bevo bevo bevo)
Per scoparti in bagno (bevo bevo bevo)

Perchè non ho sete
E per riscaldarmi
Perchè mi dai da bere
Da quando ho 15 anni

Quando mi diverto (bevo bevo bevo)
Quando non mi diverto (bevo bevo bevo)
Perchè il mio Paese (beve beve beve)
Perchè gli conviene (beve beve beve)

Lo Stato dice bevi che una parte poi va a noi
E fai guidar qualcun altro
Dimmi quanti anni hai e in ogni caso poi
Fai guidar qualcun altro
Sarebbe bello un giorno uscire per vederti e scoprire che
Che si può far qualcos'altro

Per conoscer gente (bevo bevo bevo)
E per rincontrarla (bevo bevo bevo)
Perchè non c'è altro (bevo bevo bevo)
Per tenermi calmo (bevo bevo bevo)

Perhè non ho sete
E per riscaldarmi
Perchè mi dai da bere
Da quando ho 15 anni

Quando mi diverto (bevo bevo bevo)
Quando non mi diverto (bevo bevo bevo)
Perchè il mio Paese (beve beve beve)
Perchè gli conviene (beve beve beve)

E poi ci sei tu
Che non bevi mai
Ti chiedono com'è che fai?
O che cos'altro ti fai?
E allora diciamocelo
Ci si droghi soltanto così

Per farmi coraggio (bevo bevo bevo)
Per salir sul palco (bevo bevo bevo)

Quando mi diverto (bevo bevo bevo)
Quando non mi diverto (bevo bevo bevo)
Perchè il mio Paese (beve beve beve)
Perchè gli conviene (beve beve beve)
E per festeggiare (bevo bevo bevo)
Il Bianco Natale (bevo bevo bevo)
Perchè anche il prete (beve beve beve)
E per giunta in chiesa (beve beve beve)

sabato 19 maggio 2012

Sfogo del week-ed: donna al volante.

Sapete come si dice: donna al volante pericolo costante. Se la donna in questione è la sottoscritta ed è incazzata come un leone a cui hanno fregato l' antilope appena ottenuta, (o un ciccione a dieta che ha appena vinto l' estrazione di un abbonamento ad vitae di bomboloni al cioccolato) ci ha visto giusto. Ecco come riconoscermi.

Oggi gli somiglio paro paro, tranne per gli occhiali da sole che non porto.
I finestrini della piccola autovettura sono abbassati come se ci fossero quaranta gradi e se così fosse, vuol dire che tu col maglione stai per tirare l' ultimo respir fatale. Non trattenere il respiro, che oltre a non essere utile non ti serve. Suppongo... ma continuiamo l' analisi. La senti arrivare quattrocento metri prima, annunciata da chitarre elettriche e compagnia bella (del tipo che potete sentire qui e qui). In un attimo è già passata, rea di non saper il significato dei numeri o del non ricordare proprio che lì c'è un limite di velocità che va seguito e rispettato. Ma ciò che contraddistingue nella fattispecie del guidatore donna l' "io normale" dall' "io incazzata" è un' altra caratteristica: nonostante ascolti uno dei suoi cd preferiti a volume amorevolmente alto, sta muta e non canta un verso. Nemmeno una parola.
Le orecchie degli ascoltatori sono comunque grati di questa pausa canora.
Questo tuttavia è un sintomo pericoloso, perché nel giro di quindici minuti ho fregato il parcheggio ad uno che girava intorno da così tanto tempo da credere che questo fosse ancora il 1999, ho saltato il mio turno al banco dei salumi e alla cassa, ho sorpassato una tizia che all' apparenza sembrava temere che il suo volante intendesse mangiarle le mani e credo di averla spaventata a mò di un improvviso BUH! nel buio di una stanza solitaria. Torno a casa sbattendo le porte e sostenendo che sia necessario per l' allenamento delle mie facoltà telecinesi, con la chioma sparata in aria che Caparezza mi fa un baffo. Il tutto perché, nonostante ci siano quattro patentati in casa, al supermercato devo andarci sempre io, persino oggi che le mie chiappe avevano stretto una relazione seria a scopo matrimonio con il divano (il quale, risentito dal distacco, si è sentito abbandonato e mi ha mandato una diffida). Guardiamo da vicino gli attori su questo palcoscenico casereccio:
Il papi è assente giustificato: è a lavorare. Grande pà! (esclamazione priva di sarcasmo, ma solo questa; promesso.) 
La cara genitrice gioca la carta dei sensi di colpa: se non ci vai tu, nonna stasera non ha niente per cenare.
C'eri vicino, mà! Tanto così, poi... Ma piuttosto che esser causa della distruzione dell' idillio di cui sopra, dò a nonna la mia cena. Sono altruista, sì.
Il fratello: lui è il personaggio più spinoso, le cui traversie hanno radice nei primi anni della nostra comune vita, da quando volevo giocare con le sue macchinine perché la mia simil-Barbie era dal parrucchiere... come biasimarla, povera stella. Ma questa è altra storia e non è il luogo adatto per parlare dei maltrattamenti impuniti alle Barbie. Con il fratello, dicevo, c'è un rapporto amore-odio definito in un circolo vizioso, del tipo che mi chiedo "Ma questo c'ha davvero quattro-virgola-cinque anni più di me oppure quattro-virgola-cinque anni è la sua vera età?". Lui non si abbassa a certe volgari attività come fare la spesa, perché lui è un laureato in cerca di specializzazione, mica una diplomata che nemmeno frequenta l' università perché non sa che fare. Per minoranza di titoli, questo dovrebbe essere il fine della mia esistenza. Cioè, non conta che fossero le 18.45 di sabato, che io fossi in pigiama e con cinque ore di sonno, mentre lui era vestito, pettinato e sveglio come me dopo che ho sbattuto la testa contro uno stipo.
In conclusione, ho solo una domanda: sua maestà vuole anche il tappeto rosso o dico al cuoco di appropinquarsi alla preparazione della sua regale cena?
Che certe volte lo posso capire... Posso passar sopra le sue grida quando poteva usare un tono non dico amorevole, ma quantomeno civile e sereno. Posso ascoltare i suoi consigli non richiesti e superflui e non rispondere male. Posso fargli un favore senza pretendere nulla in cambio. Va bene anche se il presidente Monti mi da della sfigata; non me la prendo più di tanto. Ma prima o poi si arriva al capolinea e da lì non si torna più indietro.
Dì un po', sei una persona che rischia?

domenica 6 maggio 2012

Non tutte le ciambelle escono col buco intorno

Ogni tanto mi capita di avere idee strane, del tipo ascoltare consecutivamente due album degli HIM, pensare "Chissà che faccia avrebbe il figlio della famosa attrice Cita, euhm...  Mariangela Fantozzi e il pervertito dei mari" oppure "Faccio un disegno serio!" e poi mi esce una cosa così:

Dire "nonsense" è un eufemismo, lo so!


Comunque, ritornando ai fatti...
Oggi non avevo niente da fare e tra tutte le attività che avrei potuto intraprendere, ho scelto la cucina. Io, cioè colei per la quale il verbo cucinare ha il significato di riscaldare il latte in microonde, preparare un panino (o un toast se si sente creativa e non ha eccessiva fame), condire un' insalata, lavare una mela (perchè non ha pazienza sufficiente per togliere la buccia) o al massimo uova sode ripiene. Oggi invece i miei limiti culinari si sono espansi aggiungendo un' altra pietanza: ciambelle.
Non chiedetemi la ricetta perchè già non la ricordo più, ma visto che mi sento in vena di condivisioni beccatevi 'ste foto:
Alcune delle mie miniciambelle.
Quiz: trovate l' intruso! La soluzione a fine post.























Dopo avere impastato farina, uova e lievito (non ricordo altri ingredienti, sorry) e avere modellato la pasta morbidissima, peraltro fallendo nel tentativo di dare loro la tradizionale forma circolare, le ho messe a friggere nell' olio. A momenti friggevo anche la farina finita sui miei vestiti ma vabbè, questa è altra storia, ossia la storia della mia mitologica leggiadria felina. Mitologica nel senso che tutti la conoscono ma nessuno l' ha mai vista; me compresa.



Si vedono male perchè ho una pessima fotocamera (qualcosa doveva pur andare storta), pazienza.
Comunque, come si può notare o immaginare, ci sono alcune miniciambelle sul monte Bianco e altre in un vassoio. Correndo il rischio di autoavvelenamento, ho proseguito con la prova del nove: l' assaggio. Visto che sono qui a narrare pare che l' esperimento sia riuscito. Ho cucinato cibo commestibile e di sapore accettabile. Yuppy!
E come promesso, la soluzione al quiz è quella che segue. Buonsalve!

Un pretzel. Più o meno...