venerdì 12 maggio 2017

Difficoltà fantasma.

Un periodo un po' strano, questo.
Tutto intorno a me sembra difficile, ostile. Come il vento che percuote gli alberi, le case, o leggero attraversa le ossa del mio corpo; un po' tramontana, un po' tira lo scirocco, lo scirocco che accarezza sempre la mia terra. Una terra che amo profondamente e che a volte odio. Quando la odio poi mi sento in colpa. Mi dico che non è colpa della terra se il mondo intorno a me sembra piccolo, asfissiante, senza sbocchi, senza zucchero né sale.
Sono irrequieta ma sento terribilmente l'abulia. Non riesco più a fare nulla, non riesco a costruire niente. Ma quale costruire se non so neanche mantenere quello che in passato ho costruito?
Dove sono gli amici degli ultimi sette anni? Dove sono quelle persone che credevo avrebbero partecipato alla mia vita? Eppure sono qui, pochi chilometri ci dividono, però non li vedo, non li sento. Non sono capace. Io non li cerco e loro non cercano me.
Le giornate scorrono con incredibile velocità e non posso neanche tirare le somme perché non c'è niente da sommare. Mi sento vuota.
Poi vedo il mio ragazzo, lo abbraccio forte. Non sono affatto forte, ho delle braccia di ricotta, ma ci sono volte che lo stringo così forte da impedirgli di respirare. Quando me ne accorgo lo libero e lui ride, contento. Io mi spavento. In quell'abbraccio trovo pace, serenità, faccio pace col mondo, ritrovo le energie, la voglia di fare concretamente qualcosa, qualunque cosa. Lui ride, io pure, e dentro sprofondo. Non è giusto dargli tutto questo potere, tutte queste responsabilità. Il mio stato emotivo non può dipendere da lui come da nessun altro. Allora mi dico "Appena rientro a casa mi metto a fare qualcosa, DEVO fare qualcosa..." e faccio progetti, progetti che puntualmente sfumano, si perdono, si infrangono. Non ho mai voglia di fare niente, non ho energie né idee. Il vuoto.


Mando sempre meno curriculum, chiamo o scrivo sempre più di rado, leggo una pagina ogni due settimane, non ho progetti per il futuro, non so cosa voglio diventare, non ho ambizioni e tutto questo mi sta facendo diventare un fantasma.
Le difficoltà sono per la maggior parte nella mia testa.
Potrei tornare all'università ma la memoria mi è traditrice.
Potrei lavorare ma il posto non c'è e non so come crearmene uno. Non so neanche cosa cercare.
Potrei scrivere una di quelle storie che ho iniziato e mai completato, ma non ho idee e ogni frase che scrivo mi sembra banale, puerile, stupida, inutile.
Eppure esistono persone che fanno queste cose quotidianamente, una o anche tutte insieme. Persone che studiano, lavorano, scrivono e magari riescono pure a essere pubblicati. E io sono bloccata da difficoltà fantasma.
Non so neanche cosa sto scrivendo o perché. Io non posso essere di esempio per nessuno, ci sono molte persone più degne di essere un esempio, persone che hanno sofferto più di me e che hanno difficoltà più dure e crudeli delle mie e che ce la fanno; posso solo dire di stringere i denti perché è l'unica cosa che so fare.
So solo che è tardi e non ho voglia neanche di dormire.
Sono già spenta.

giovedì 20 aprile 2017

Libri e lentezza.

Le mie letture ultimamente vanno molto a rilento, temo infatti che leggerò ancor meno libri rispetto agli anni precedenti, ma c'è qualcosa d'altro che va ancora più a rilento: me che scrivo post sulle mie letture. Forse è il caso che io dia una smistata agli affari letterari.
Non che io mi definisca una critica letteraria, eh. Sono solo una appassionata della parola scritta che in vita sua ha letto circa due centinaia di libri (alcuni riletti innumerevoli volte). Perciò delle letture dello scorso anno mi resta da spendere qualche parola su una manciata di racconti. Che dire, sono stata piuttosto lavativa in questo settore. Però ho sistemato una parte dei miei libri, circa un quarto.



Ora, il primo su cui mi soffermo brevemente è Il cacciatore di ossa, di Stuart MacBride. E dico "brevemente" perché il bigliettino allegato l'ho perso e si tratta di un libro prestato (e quindi restituito al legittimo proprietario), nel luglio 2016. La storia si basa sulle vicende del detective Logan McRae, caduto in disgrazia dopo aver risolto un caso difficile perché in una missione da lui guidata un suo collega viene ferito e in seguito al coma muore. Così Logan viene affidato dal suo capo ad un gruppo di agenti noti per essere gli sfigati falliti del dipartimento, capeggiato dalla lesbica più grezza e dal vocabolario più scurrile che io abbia mai incontrato. Logan si ritroverà quindi a dover risolvere un caso o a rischiare il suo posto di lavoro; il delitto riguarda una prostituta crudelmente picchiata e nessuna pista da seguire. Contemporaneamente, l'ispettore Insh, un gigante ripieno di caramelle, chiede a Logan di dare una mano anche in un altro caso: un piromane che prova piacere nel dare fuoco alle case dopo aver sigillato al suo interno gli abitanti. Un poliziesco "carino, leggero".


Dopo è stato il turno di Jack&Jill, scritto da James Patterson. Questo mi è piaciuto molto! Ci sono tanti eventi, tanti colpi di scena, con un finale che sembra non voler finire mai e non lasciare più tranquilli. La trama: una coppia di assassini uccide personaggi famosi e di rilievo a Washinton, come senatori e altri politici, attori, ricconi di varia specie; in ognuna delle scene del crimine viene trovata una poesia firmata Jack & Jill, che ammette il delitto, che lo giustifica e promette di compierne altri fino ad arrivare al vero obiettivo: il presidente degli Stati Uniti. Per cercare di identificarli collaborano forze di polizia, federali e servizi segreti. Tutto ciò che riescono a capire è che, per il modus operandi, uno dei due deve essere un ex mercenario della CIA sfuggito al controllo. Anche perché "Jack e Jill" sono gli pseudonimi che la sicurezza utilizza per indicare il presidente e sua moglie. Nel frattempo il detective Alex Cross si dedica anche ad un'altra indagine, che vede come vittime dei bambini che frequentano la stessa scuola dei suoi figli, bambini prima circuiti per essere portati in luoghi riparati e poi colpiti senza pietà con mazze da baseball. Libro consigliato, anche per chi non sopporta le descrizioni cruente e troppo dettagliate di un delitto (niente splatter insomma).


Dalla mente di Elizabeth George, ho letto un bel malloppo di oltre settecento pagine in caratteri minuti. Cercando nel buio è un affare losco, che riguarda l'investimento volontario e omicidio di Eugenie Davies, madre di un noto ex bambino prodigio del violino ora ventenne, Gideon, il quale nello stesso periodo soffre di un complicato blocco dell'artista: durante un concerto si blocca e da quel momento in poi non riesce più a suonare, né tantomeno a prendere in mano il suo prezioso violino. Le indagini vanno molto a rilento, ma pian piano gli altarini si scoprono: uno dei pezzi grossi della polizia aveva già conosciuto Eugenie, in quanto aveva partecipato alle indagini sulla morte per annegamento della figlia con la sindrome di down (dove i pregiudizi hanno svolto gran parte nella sua conclusione, indicando come colpevole Katja Wolf, la bambinaia tedesca dal passato mirabolante, scappata dalla Germania dell'est tramite mongolfiera). In questo tomo ci sono molti personaggi ma poche svolte, la storia volge lentamente. Le svolte più succose vengono fuori dalla terapia psicoanalitica di Gideon: la terapista lo convince a scrivere tutto ciò che ricorda della sua infanzia e all'inizio ciò che gli viene in mente è davvero poco. Non ricordava neanche l'esistenza di sua sorella, quindi neanche del processo, di Katja che era appena incinta e delle varie relazioni che c'erano in casa. Nella casa abitavano insieme al nonno con terribili crisi di furore dovute al trauma della prigionia durante la guerra, la nonna che badava agli "episodi" del nonno, una madre che dapprima fa il doppio lavoro (per allevare il piccolo genio di Gideon occorrono soldi) e dopo la morte della figlia svanisce, un padre che per non deludere il suo genitore fa di tutto per far diventare Gideon un pezzo grosso, James l'Inquilino che torna anche nell'indagine per l'omicidio di Eugenie (guarda caso la donna viene investita nella via dove lui abita ed è proprio lui a trovarne i resti), Raphael il maestro di violino e l'istitutrice Sarah Jane, perché le lezioni di violino sono tali da non consentire al bambino di andare a scuola normalmente. Così, in un tenore di vita fatto di fatiche e silenzi, procede l'infanzia di Gideon, dove la terapista lo conduce per trovarvi la causa dei suoi blocchi. Più che un romanzo poliziesco questo mi è sembrato un racconto di vite vissute, ognuno con una trama a sé, con i suoi misteri e segreti, alcuni terribili, altri comuni.


Lo stesso si può dire di Giochi d'ombra di Charlotte Link. Il miliardario ereditiere David invita per Natale quattro dei suoi ex amici nella sua tenuta, non per riallacciare i rapporti bensì per scoprire chi tra loro ha intenzione di ucciderlo e chi è stato a mandargli lettere con minacce di morte. Lui sa benissimo che ognuno di loro, persino la sua fidanzata, ha dei buoni motivi per volerlo morto. Ma David non avrà tempo di scoprirlo, perché dopo la cena viene ucciso da un colpo della sua stessa pistola. La situazione fa tanto "Agatha Christie".
Le indagini quindi portano al racconto di vita di ognuna di quelle cinque persone. La mite Mary vive una vita degradante con un marito violento, alcolizzato e che non l'ha mai amata, l'ha sposata solo perché il padre di lei lo ha pagato; tutto perché David l'aveva lasciata da sola in un pub durante un blitz della polizia, lei si era fatta abbindolare da uno sconosciuto che l'ha messa incinta e poi abbandonata. Per colpa della codardia di David, Steven è passato da figlio di papà a plurigaleotto, Natalie è stata violentata da dei ladri assassini. L'orgogliosa Gina, per una serie di circostanze sempre legate a David, perde l'amore della sua vita. E infine Laura, la sua fidanzata, che David tiene in pugno facendo leva sulla paura di lei di tornare a vivere tra povertà e degrado. Cinque persone dunque potrebbero volere la morte di David, ognuna indica David come colpevole della propria miserevole vita. Solo una persona alla fine gli da la morte, ma nonostante i ladri che erano entrati quella notte per svaligiare l'appartamento, i sospetti delle forze dell'ordine non si limitano ai ladri ma soprattutto agli invitati. Ho fatto un giro on line perché non riuscivo a ricordare un nome e mi sono accorta di aver letto solo belle parole per questo libro; mi sento però di scostarmi dal coro. Questo libro non è per niente un thriller psicologico. Comunque è pur vero che i fattori psicologici sono la parte fondamentale di questo libro: non si tratta di trovare un colpevole di omicidio, quanto di trovare le motivazioni che hanno spinto all'odio unanime verso una sola persona; ogni indagato, ogni racconto, ogni vita sono solo tessere di un puzzle, tutto sembra tendere verso la fine. In poche parole, sin dall'inizio delle indagini la sensazione è che basta leggere per trovare il colpevole, senza intoppi, senza troppe appendici, senza che nulla venga nascosto o intralciato. E così si arriva alla fine, persino piacevolmente. Ho voluto segnare un appunto, tratto dal libro, su cui mi sono fermata spesso a riflettere (Natalie, giornalista strafatta di antidepressivi e valium per tenere a bada le sue fobie):

Ho pensato a un famoso romanzo di Thornton Wilder "Il ponte di San Luis Rey". Un ponte crolla, e cinque persone, che non hanno nulla a che fare l'una con l'altra e che si trovano per caso in quello stesso momento sul ponte, muoiono. Scavando nelle loro vite, si capisce chiaramente perché dovessero morire tutti e cinque quel giorno e in quel preciso istante su quel ponte. Nel romanzo la parola più ricorrente è la colpa, perché nella vita dei cinque, c'è sempre qualcuno che li accusa di qualcosa, che crede che ciascuno di loro sia morto per qualcosa che ha detto o fatto, come se dovessero morire per colpa della loro condotta. Ma la conclusione del libro lascia intendere che la domanda non è di chi è la colpa. Le domande possiamo porle solo al destino, e probabilmente non riceveremmo alcuna risposta. No, anzi, sicuramente. Dobbiamo farcene una ragione. Anche tu Gina.
Gina rimase in silenzio, ma Natalie lesse nei suoi occhi che aveva capito, che lo aveva capito già da tempo ma che, ciononostante, non avrebbe saputo dire perché tutto quel dolore non accennava a sopirsi.


Questo è quanto per il 2016, penso di non avere altre questioni sospese. Parlerò un'altra volta del libro che ho letto a cavallo del cambio di cifra. Au revoir!

lunedì 6 marzo 2017

Passare dalle "mangiate" alla palestra. Tratto da una storia vera e triste.

Innanzi tutto si parte da un preciso evento, dal quale scaturisce un'idea persistente.
Mettiamo caso che a San Valentino il tuo fidanzato, a conoscenza della tua passione per fritti misti, pizza e dolci, prenda la brillante decisione di portarti in pizzeria con la misera scusante di una festicciola qualunque. Lui ti invita, ti sorprende con un regalo (anche se i patti prevedevano di presentarsi di "panza e presenza", ovvero senza doni ma con la fame in corpo) e ti fa quel sorriso che, mannaggia al diavolo, quando lo fa non capisci più niente e sei senza scampo. Per cui quel giorno mi sono ritrovata ad abbuffarmi (come se Natale, Capodanno e Compleanno non fossero stati sufficienti) e una piccola, subdola idea ha cominciato a manifestarsi in me.
Forse è il caso che mi iscrivo in palestra, o cene come questa le digerirò dopo una settimana.
Ma per un breve periodo ho resistito alla tentazione, con l'aggiunta dell'entusiasmo del Mezzo-Ingegnere che pensava stavolta di convincermi ad andare con lui al mattatoio in palestra.
Come se questo pensiero non fosse già di per sé disturbante, quella sera mi sento costretta ad usufruire del bagno. Per trovarlo ci vuole una mappa e a nulla sono valse le informazioni del mio Mezzo-Ingegnere, che ne aveva dovuto usufruire prima di me, poiché il bagno dei maschietti si trova all'estrema destra della pizzeria mentre quello delle donne si trova all'estrema sinistra, per altro dietro un pannello di legno situato alle spalle del bancone. Per cui non solo ho dovuto far fronte alla naturale repellenza che mi procura l'andare in un bagno pubblico, ho dovuto far fronte alla sensazione di smarrimento e scazzamento (perché deve essere così complicato una cosa così semplice come fare pipì?!) e anche al sentimento di sentirmi un'intrusa, come se mi stessi intrufolando di straforo nelle zone destinate solo ai banconisti. Purtroppo la sequenza di spiacevoli sensazioni non finisce qui. Non era abbastanza disagio, quindi hanno pensato bene di fare l'anticamera enorme, con due lavandini separati ma un solo rubinetto presente, mentre il bagno vero e proprio è uno sgabuzzino di tre metri per due di forma trapezoidale. E ciliegina sulla torta, piastrelle asfissianti ovunque: destra, sinistra, intorno alla porta, sopra e sotto (solo il tetto si è miracolosamente salvato).








Ritrovarsi circondati da tutti questi quadratini in uno spazio angusto è stato traumatico.
Un bugigattolo che può essere eletto il peggior incubo d'un claustrofobico che soffre il mal di male.









Passati questi terribili attimi, la serata è andata abbastanza liscia. Ma quell'idea di fare esercizio fisico ha messo radici, nonostante la mia convinzione (che confermo tutt'ora) che è assurdo pagare degli estranei per farsi torturare in una palestra, buttar giù sudore e farsi increspare ancora di più dei riccioli già abbastanza capricciosi. Comunque resisto all'idea e procedo con la vita di tutti i giorni.
E poi all'improvviso giunge un invito. Il caro amico suggerisce allegramente l'idea del ristorante cinese all you can eat. E tu che fai, dici di no all'amico con cui uscivi assiduamente e che ora vedi di tanto in tanto perché si è trasferito a centocinquanta km di distanza? Dici di no a tutto quel buon pesce e ai loro deliziosi amici crostacei?
Non c'ho avuto il cuore di dire no. Anche perché era da dicembre che ne parlavo con il Mezzo-Ingegnere mia metà.
Risultato? Ho mangiato più di tutti i presenti e ho rotolato per due giorni ancora sazia e panzolla.
Mezzo-Ingegnere coglie allora la palla al balzo: perché non ti iscrivi in palestra dove vado io? chiede, Ti aiuto con gli esercizi, ci andiamo due volte a settimana, che sarà mai... tra l'altro c'è un promozione, se ti iscrivi entro tot data costa di meno per un anno!
Insomma, per chi e per come, mi sono ritrovata iscritta e pure all'opera nella stessa ora.
Mi faccio coraggio, quei pantaloncini aderenti mi stanno bene nonostante le cosciotte e mi fanno pure un culo che caspita, manco sapevo di avercelo!
Iniziamo con il correre sul tapis roulant. Seguo le istruzioni e cammino per tre minuti, e fin qui tutto bene. Poi mi dice Aumenta la velocità così e corri. Mentalmente mi faccio gli auguri e spero per il meglio, obbedendo.

Dopo 3 minuti di corsa ho già le visioni mistiche alla Fantozzi, ma a me non si manifesta l'arcangelo Gabriele, bensì RAFFAELLA CARRA' in uno sfavillante vestito di paillettes che mi indica con una leggiadra mano mentre l'altra la appoggia delicatamente al suo petto. E a quel punto mi sorride e si mette a cantare SCOPPIA SCOPPIA MI SCO'! SCOPPIA SCOPPIA MI SCOPPIA IL CUOR!

E a quel punto una cosa mi è chiara: nessuno sarà mai figa quanto la Carrà. Carrà maestra di vita!

La storia vera e triste si conclude qua. Nel senso che quel giorno è stato ricoperto da una coltre nebulosa e non ricordo altro, il giorno seguente è stato meno traumatico e poi il ciclo mi ha salvata.
E qui ci sta una bella torsione all'indietro degno della Carrà che ingiuria quelli "da Trieste in su", ma tanto l'importante è farlo sempre e con chi hai voglia tu.


 
PS: Invito a fermarsi sulle parole, che magari lo sbrilluccichio distrae, secondo me si possono interpretare in modi diversi:
Se lui ti porta su un letto vuoto
il vuoto daglielo indietro a lui
fagli vedere che non è un gioco
fagli capire quello che vuoi
(...)
E se si attacca col sentimento
portalo in fondo ad un cielo blu
le sue paure di quel momento
le fai scoppiare soltanto tu

mercoledì 8 febbraio 2017

Nuddru ammiscatu cu nente. Ovvero di nullità ed altre cose.



 Nella mia madre patria Sicilia esiste un affascinante detto: Iddro è nuddru ammiscatu cu nente, ovvero "lui è nessuno mischiato con niente"; per dire che un certo tizio è un signor nessuno che vale meno di niente.
Quando mi parte l'insulto erudito mi piace pronunciare, stile scioglilingua, una cosa imparata al liceo: l'essere è e non è possibile che non sia, il non essere non è e non è possibile che sia. Ora, chi non ha studiato filosofia e Parmenide o non ha l'udito ben acuito difficilmente mi capisce a primo colpo. Di solito si lanciano in esclamazioni come eh? Cosa? Che hai detto? oppure si limitano a pensare che sono pazza, o schizofrenica, o semplicemente una rompicoglioni che dice parole a caso. Andiamo, a chi non è mai capitato di trovarsi a parlare con una persona insopportabile a causa del carattere, dell'educazione o dell'orgogliosa e cieca stupidità? Magari ci è impossibile rispondere con un aperto e salutare insulto (si viene spesso indicati come immaturi, puerili o cattivi), tipo quel detto siciliano di poc'anzi, però secondo me ci sono situazioni nelle quali tacere completamente è sbagliato, urge una risposta di qualche tipo.
Per esempio: mettiamo caso che una persona ci stia pubblicamente prendendo in giro/insultando o mettendo volutamente a disagio di fronte ad altri. Mettiamo caso che non ci sia nel gruppo qualcuno disposto a contraccambiare per difenderci o che creda che la frecciatina rivolta a noi sia una semplice battuta e non un deliberato atto di svalutazione. Non ditemi che dovrei restare calma, fare buon viso a cattivo gioco, porgere l'altra guancia o che dir si voglia; non me lo dite, perché nella mia testa in questi casi già risuona la Cavalcata delle Valchirie. Purtroppo sono dotata di un certo livello di educazione e civiltà, per quanto a volte così non sembra, con un personalissimo senso della riservatezza. Per cui le soluzioni sono due: o faccio un sorrisetto come per dire "Che povero idiota, neanche meriti una risposta", che comunque va per la maggiore, oppure me ne esco fuori con battute complicate, distorte e arzigogolate che rendono la gente come minimo perplessa.
Poi però capita che la persona alla quale rivolgo quella frase, definiamola pure non-sense, capisca che l'ho insultata. Ecco, provo una specie di soddisfazione sadica quando succede.

Eh sì, mio caro Mister Perfezione/mia cara Ms. Perfezione: oso ribattere e ti metto al tappeto, sia pur metaforico, perché io non sarò una gran figa intelligentissima, bellissima, coltissima, simpaticissima come tu ritieni di essere, ma perché TU SI NUDDRU AMMISCATU CU NENTE.


TU

NON

VALI

UN

CAZZO.






PS: questo è uno sfogo in termini generali, ma negli ultimi tempi c'è una persona nella mia vita reale, quella non virtuale, alla quale dedicherei questo messaggio.

giovedì 19 gennaio 2017

Ricominciamo.

Prima di fare un riepilogo del 2016 ho voluto aspettare almeno la seconda settimana di gennaio, poiché è stato un mese piuttosto impegnativo che ha compreso festeggiamenti per: un anno di relazione, natale, capodanno e compleanno. Tutto nell'arco di trenta giorni circa, un periodo fatto di ingozzamenti e di spaparanzamenti su divani che hanno portato a cambiare buco alla cintura. Ma, cosa buona e giusta, non rimpiango nulla, né il bis di risotto né le due fette di cassata siciliana, neanche tutto quello che c'è stato di altro sulla tavola. E al diavolo la palestra, preferisco essere "morbida" ma felicemente cioccolatosa.
Nota doverosa: probabilmente è l'alto tasso di colesterolo a parlare, quindi non so come la prenderò quando mi sarò effettivamente resa conto del cambiamento della mia mole.


Con me il 2016 è stato generoso: sono stata spesso molto felice e poche volte molto infelice. Il mio umore è sempre ciclico, ma i periodi buoni ora durano più dei periodi bui. Mi mancherà il 2016, era da tanto tempo che non stavo così bene.
Ho imparato a non combattere la malinconia quando mi viene senza preavviso, senza motivazione: li considero ancora inutili dimostrazioni della mia debolezza, ma ho accettato che tutti a volte sono deboli e che non c'è nulla di male. Avere il mio Quasi-Ingegnere a sostenermi mi ha molto aiutata.
Mi fa vedere le cose da una prospettiva diversa, il ché è bene.
Ho pure capito di essere dotata di una quantità di pazienza molto al di sopra di quanto credessi. La cosa bella è che lui non se ne approfitta mai, ad eccezione dei dieci giorni che precedono i suoi esami universitari. Ma poi si fa perdonare. Il ché è bene.
Ho imparato che dimostrare tenerezza e affetto non è una forma di debolezza e ho smesso di credere che la gente possa utilizzarla come un'arma contro di me. Di sicuro le persone che tengono a me non la useranno per deridermi o farmi del male. Ci ho solo messo un paio di decenni a capirlo. Ed esiste una foto, dove si vede benissimo che sono io quella che abbraccia un amico, quindi ho una prova.
Aprirmi mi riesce meno complicato, ma parlare qui, sulla bloggosfera, mi viene ancora più semplice che nella realtà... comunque ho fatto enormi passi in avanti dal 2011 ad ora anche grazie alla bloggosfera.
Ho scoperto che in casi rari si può avere un bravo fidanzato e anche dei bravi suoceri. La cosa più bizzarra è che sono io, proprio io, il fortunato essere umano ad avere un bravo fidanzato e dei suoceri adorabili. Sono creature dalla bellezza mitologica!
Perciò e percome, questo 2016 l'ho voluto bene, nonostante i brutti scherzi che mi ha giocato e di cui mi fa ancora male parlare. Ma Nonna sta bene, adesso, quindi continuo ad amare queste quattro cifre, sperando di ripetere il miracolo.


Anche per i libri ci sono stati degli alti e dei bassi.
Gli alti sono tutti i libri che mi sono stati regalati (ben quattro, di cui uno che cercavo da un paio di anni), grazie a quell'anima pia e di maniche larghe del mio Quasi-Ingegnere. I bassi sono che, rispetto al 2015, ho letto piuttosto poco. Ecco un riassunto comparativo:
  • Libri letti in totale: 10 + 1 non ancora finito. 16 in meno rispetto all'anno precedente.
  • 5300 pagine circa. 4400 in meno rispetto all'anno precedente.
  • 7 thriller/gialli, il migliore dei quali direi a parimerito Il suggeritore di Donato Carrisi e Follia profonda di Wulf Dorn.
  • 3 romanzi di varie tipologie, il migliore è il romance storico Shanna di Kathleen E. Woodiwiss.
  • 1 classico, che è stato Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas.
  • 1 autore italiano.
  • 9 autori stranieri (di cui 3 americani, un francese, un inglese, uno scozzese, uno svizzero e due tedeschi).
  • 6 autori e 4 autrici.
  • solo 1 aveva meno di trent'anni alla pubblicazione del libro che ho letto.

Non male, ma neanche bene. Troppi libri in casa mia aspettano il loro turno per essere letti! Ma questi miei amici silenziosi aspetteranno con pazienza, cosa che non fanno i miei amici in carne ed ossa, o il Quasi-Ingegnere. Mi sa che le mie priorità sono cambiate, anche io sono cambiata, ma in fondo sono ancora Maya, sono io. E tornerò.

giovedì 29 dicembre 2016

Il Conte ed altri conti in sospeso.

Sono abile, che dico, abilissima a procrastinare.
Tipo che se ci fossero delle gare di procrastinazione non mi qualificherei neanche, perché ovviamente avrò procrastinato il momento di compilare il documento di partecipazione fino a quando (ops!) sarà scaduto il tempo massimo per le iscrizioni. True, sad story: sul sito della Virgin Radio qualche mese fa si poteva vincere un super cofanetto degli Iron Maiden semplicemente iscrivendosi al sito e rispondendo a qualche domanda. Ecco, un giorno mi sono detta "Basta! Nessun impegno mi deve più distrarre, nessuna pigrizia mi deve fermare stavolta", vado sul sito, mi iscrivo, leggo il regolamento e... boom! Il concorso era terminato la settimana prima. E ogni tanto penso ancora a quella fortunata persona che si è portata a casa gratis quel... super... meraviglioso... cofanetto degli Ir...
Scusate non ce la faccio (dove sono i dannati fazzoletti?!).
Sigh.



Qualche mese fa, ho finito di leggere il Conte di Montecristo (qui sopra nella mia splendida versione) e volevo scrivere un post tutto dedicato all'opera di Alexandre Dumas (padre, bisogna specificare; l'autore aveva un figlio, per chi non lo sapesse, non solo omonimo ma anche lui scrittore). Mi ritrovo qui così tanto tempo dopo aver procrastinato che ormai le sensazioni si sono affievolite, facendomi perdere la verve e l'entusiasmo derivato dall'aver finito un bel libro, perdendo nel frattempo anche il foglietto con gli appunti. Perciò sono scomparse le frasi che avevo estrapolato per citare e per condire il mio post sul coraggioso Edmond Dantès. Indi per cui, avendo ormai poco da dire, ho pensato di leggere qualche altro libro e raggruppare così le mie letture. Ma procediamo con ordine.

Edmond Dantès è un giovane marinaio, innamorato della bella catalana Mercédès, in vista di una gratificante promozione che, malgrado il suo carattere docile, buono e socievole, desta le antipatie e le invidie di alcune persone a lui vicine: il vicino di casa (un sarto) è Gaspard Caderousse e lo invidia per il denaro che riceverà dalla sua promozione a capitano, Fernand Mondego lo odia perché è innamorato della sua fidanzata, Danglars lo invidia per la promozione che Edmond ha ottenuto e a cui lui aspirava da tempo.
Fernand e Danglars, riuniti ad una tavola dove assiste anche un ubriachissimo Caderousse (e perciò poco in grado di intendere e di volere), escogitano un piano per liberarsi del nemico comune: scrivono una lettera e lo denunciano come bonapartista, cioè un partecipante al complotto mediante il quale far scappare Napoleone dall'Isola d'Elba, dove era stato esiliato, e farlo tornare al trono di Francia. La lettera arriva sino al magistrato e sostituto procuratore Gérard de Villefort, il quale, per sposare la figlia di un ricco marchese e salvare suo padre (che è un attivo bonapartista), decide di condannare Edmond alla prigionia nel Castello d'If per tutta la vita, nonostante sappia che Edmond è innocente. Senza neanche spiegarne le ragioni, durante la notte Edmond viene portato nell'isola della prigione e vi rimane chiuso, disperato e quasi annientato, per 14 anni.
In prigione Edmond conoscerà un altro prigioniero incarcerato a vita, che si trova come lui nei sotterranei e che lo salverà dalla sua decisione di morir di fame. L'abate Faria scavava dei tunnel sotterranei sperando di giungere al di fuori della fortezza, invece si ritrova nella cella di Edmond. Dopo le prime esitazioni, i due diventano più che amici, Edmond lo considera un padre, il vecchio gli insegna tutto ciò che sa su svariati argomenti, nel frattempo continuano a scavare tunnel per cercare la salvezza. L'abate però è anziano e malato, dopo un attacco muore. Nonostante il dolore, Edmond è abbastanza lucido da capire che l'abate è l'unico modo che ha per scappare incolume e senza causare la morte di alcuna guardia: si sostituisce al corpo del morto, progettando di scappare. Ciò che non sa è che i morti del Castello d'If non venivano sepolti, bensì gettati in mare. Lotterà con la zavorra che lo porta a fondo e con la tempesta fino a rifugiarsi su uno scoglio, dove verrà raccolto da una barca di passaggio. Da qui inizierà il suo viaggio che lo porterà ad arricchirsi grazie ad una leggenda fortunatamente vera (che Faria gli aveva raccontato con precisione) riguardo l'isola di Montecristo; ci vorranno decenni per farsi una cultura vastissima, diverse esperienze e per raccogliere tutte le informazioni sui suoi nemici. Infatti, come credo sia noto, l'intento di Edmond è di vendicarsi. E chi avrebbe potuto dargli torto? Era innocente, non aveva fatto del male a nessuno, eppure si era ritrovato intrappolato a vita in una minuscola cella sempre al buio, non sapendo i motivi della sua condanna, senza neanche essere informato della morte del padre, dovuta al dolore e alla miseria nella quale era caduto. Quindi, con le ricchezze, le conoscenze e le informazioni di cui era entrato in possesso, si vendicherà ad uno ad uno di tutti quelli che gli avevano rovinato la vita.
Ci sono davvero tanti personaggi, ognuno diverso per storia, indole, morale, estrazione sociale, intenti; alcuni sembrano "inutili", come se l'autore volesse solo raccontare molte storie all'interno della trama, invece in qualche modo ognuno di loro svolge un ruolo fondamentale per Edmond, facendolo arrivare ben oltre i suoi propositi. Libro lunghissimo (circa novecento pagine), all'inizio magari un po' lento, ma con determinazione si può leggere benissimo e restarne alla fine anche piacevolmente coinvolti.

Dopo tanta fatica, ho pensato di leggere un libro che avevo già letto tempo fa, di tutt'altro genere, e che mi ha portato di seguito a leggerne un altro dello stesso autore, due thriller. Lui è il tedesco Wulf Dorn e i libri sono La psichiatra e Follia profonda. Sarò breve, anche perché mi sono resa conto che ho scritto più di quello che avevo immaginato. La psichiatra si incentra sulla storia di Ellen, una psichiatra che si occupa di una paziente terribilmente traumatizzata, spaventata, sporca e picchiata, che blatera di un Uomo nero che la cerca e la troverà per farle del male e che se la prenderà anche con Ellen se cercherà di aiutarla. Ma Ellen non può fare a meno di aiutarla, facendosi trascinare sempre di più nel baratro, fino a farle dubitare di se stessa e di chi la circonda. La paziente non solo scompare dalla sua stanza nel reparto psichiatrico più controllato, ma nessun altro l'ha vista o ne ha sentito parlare, non esistono cartelle né tracce all'interno della sua stanza; come se non fosse sufficiente, Ellen inizia a ricevere telefonate minatorie dall'Uomo nero, che la costringe a cercarlo, a capire chi sia, se vuole salvare la sua paziente. A me è piaciuto molto, non avevo mai letto niente di simile; anche se avevo capito parte del finale già un centinaio di pagine prima, mi ha colta di sorpresa.
Follia profonda ha, come il precedente, una vena oscura, ansiogena e persecutoria: il concetto di base è lo stalking. Lo psichiatra Jan Forstner riceve delle lettere e in seguito delle telefonate da parte di una sconosciuta che dice di amarlo, gli spedisce disegni e rose come regali ed è convinta che lui ricambi questo sentimento (nei sogni di lei, Jan è colui che la ama e che la libererà dalla sua prigione mentale), ma stare insieme per loro è impossibile. Per il momento. Infatti lei ha un piano, dove l'eliminazione della fidanzata Carla è solo l'inizio.
Ricordo che la prima volta che lo lessi non mi fece dormire per alcune notti. Riflettiamoci: in qualsiasi luogo e circostanza, potenzialmente chiunque incontriamo nella nostra vita, qualunque sconosciuto senza volto e senza nome sullo sfondo indistinto della nostra esistenza, potrebbe avere delle serie turbe psicologiche, pur non mostrandone alcun segno in superficie. Questo soggetto ignoto X potrebbe vedere in noi qualcosa, qualcosa che lo faccia sentire legato a noi intimamente; potrebbe innamorarsi di quell'amore malato e immaginario, convincersi persino che un nostro sorriso casuale sia stato un segnale diretto proprio a lui, proprio a X, un modo per dirgli "So cosa provi, per me è lo stesso". Ditemi se tutto questo non è agghiacciante, oh.
Ecco, secondo me questo libro è agghiacciante e adrenalinico. Non mi dilungo troppo, ci sono troppe sorprese, troppe cose che fanno pensare in questo libro, che devo ammettere mi è piaciuto più del precedente.


Poi ovviamente, è tutto soggettivo, per cui se qualcuno volesse commentare in senso negativo questi libri è libero di farlo (purché spieghi le sue ragioni con civiltà e senza limitarsi a dire che fa schifo che non è piaciuto).

Tornerò chissà quando con altri libri e/o con altre storie.

mercoledì 14 settembre 2016

Sorpresa!

Avevo bisogno di un re-styling. Il mio mondo è tutto sottosopra e ormai, quando aprivo il mio Blog, non mi sentivo più a casa. Poi anche il tempo qui è cambiato, ancora poche gocce di pioggia ogni tanto, ma da qualche giorno il cielo è diventato grigio ferro e le temperature sono calate molto... e io non sono ancora psicologicamente pronta alle temperature rigide, voglio l'estate, cazzo. Sono troppo pigra per vestirmi a strati dalla testa ai piedi, non mi va di riscaldarmi gli indumenti sparandomi l'aria calda del phon tra maglietta e felpa e sopratutto non toglietemi il sole e il caldo: quest'anno, dopo tempo immemore, mi sono abbronzata (miracolo!) e ne voglio ancora, datemi un altro po' di colore! (PS: non c'entra niente il fatto che il mio ragazzo strabuzza gli occhi ogni volta che indosso un vestito scuro, per giunta asserendo che sono "ancora più sexy con la pelle scura nel vestito nero"... no, proprio non c'entra eh). Estate ti prego torna, non abbiamo ancora finito!
Okay, forse sono diventata avida. Ma un altro poco di sano colore naturale che costava?

Foto risalente a giugno


Quindi eccomi, a misurarmi con qualcosa d'altro di cui non ho assolutamente padronanza, provando a ottenere qualcosa di decente. Il risultato mi piace abbastanza, devo dire, anche se non è esattamente quello che avevo in mente... forse aggiusterò il tiro nei prossimi tempi e spero che questo aiuti a sbloccarmi.
Ho riflettuto un po' e sono giunta alla conclusione che il motivo per cui scrivo poco e niente è che adesso parlo molto con qualcuno, ogni giorno. E mi devo ripetere che ho una relazione, perché continuo ad avere il timore di stare sognando tutto. Chissà, magari sono stata investita da un bus e adesso sono in coma... Okay, lasciamo perdere la corrente negativa (o positiva: se un bus cittadino mi ha spedita in coma significa che nell'urto l'autobus non si è sfracellato, il che è una sorta di evento paranormale. Infatti è risaputo che il bus più nuovo ha almeno dodici anni ed è stato acquistato da chissà quale città).
Scivoliamo nelle facezie, per esempio dicendo che non ho ancora trovato un soprannome per Lui. Il primo che mi suggerisce baggianate tipo "cucciolo" o "patatino" o quant'altro di altrettanto indecente finisce su un gommone diretto in Turchia. Una sorta di viaggio della speranza in reverse... Perdonate lo sfogo, ho dell'acidità in eccesso visto che ultimamente sono stata una persona molto educata, nonostante le teste di minchia che mi capitano tra i piedi.


Amen, andate in pace.