lunedì 16 aprile 2018

Dopo il caos.

Febbraio è stato un mese breve ma tosto. Tosto, pesante e incredibilmente lungo. Avrei voluto scrivere due post al mese durante questo 2018, anche per recuperare un paio di anni piuttosto scarsi di scrittura, ma a quanto pare (parafrasando un po' la pubblicità) non mi piace vincere facile. Anzi, pare proprio che non mi piaccia vincere.
Non sono una persona logorroica e ciò vale anche per la scrittura; non riuscirei mai a scrivere e pubblicare un tot numero di post in sequenze ravvicinate. Magari prima riuscivo a sfornare qualcosa una volta a settimana, anche se non pubblicavo tutto, ma quei tempi ormai sono lontani. Fino a cinque-sei anni fa ero una persona molto più cupa, isolata e inquieta e scrivere mi scaricava dalle energie negative che mi logoravano. Ora scrivo più per piacere che per psicofarmaco, purtroppo non succede spesso di ritrovarmi a riempire la pagina bianca.
Insomma, volevo ritrovare la mia verve letteraria e invece questo febbraio mi ha travolta e ancora sono bloccata tra le sue spire, un po' come nei cartoni animati quando il personaggio si ritrova a fluttuare nella scia del profumo di una pietanza appetitosa.
Tutto è iniziato con la febbre alta, che mi dava nausea, vertigini, crisi di pianto incontrollato, tremori alle mani, sbalzi di temperatura tra l'artico e l'equatore e scarsa visibilità. E per impreziosire il tutto, la febbre è iniziata mentre ero a cena fuori con il mio Lui. Non una cena qualunque, tipo il kebabbaro il martedì sera, bensì a san Valentino in un ristorante raffinato con menù a base di pesce e vino bianco.
Che cavolo, per una volta che volevamo fare gli adulti inquadrati! Per dire, và: lui aveva messo la camicia, era elegantissimo mentre io, bianca come il piatto, avevo la nausea. Bello schifo.
Aneddoto carino: a fine pasto ho preso delle compresse e, come mi succede spesso quando sto molto male, il farmaco mi ha dato alla testa. Il risultato è stato molestare il mio Lui con una serie di note vocali alle tre di notte dove gli dedicavo pezzi della canzone Se bruciasse la città di Massimo Ranieri. Non potete capire quante risate si è fatto, mentre ero chiaramente SBALLATA.

Con ancora addosso gli strascichi di quei malori, mia madre "si è incidentata" finendo con il dover subire un intervento. Ho passato quasi una settimana in ospedale con lei ed è stata un'esperienza agghiacciante che mi ha procurato una crisi di pianto al giorno. La notte era inquietante e non riuscivo a dormire, mentre mia madre si godeva i farmaci. C'erano rumori strani provocati dall'impianto di aerazione e di riscaldamento, l'erogatore di ossigeno di una signora frusciava e gocciolava in una maniera tale che sembrava di avere qualcuno che camminava con i tacchi sul tetto e non si riusciva a capire da dove provenisse quel rumore. Come se ciò non fosse sufficiente ad impedire il sonno, c'era pure una vecchietta in stanza che parlava nel sonno. Mentre dormiva lei parlava a voce normale (che nel silenzio della notte pareva gridare), facendomi saltare in aria. Ad esempio "parlava"con suo figlio, che non era neanche presente, dicendo cose tipo "Peppe (nome di fantasia), statti fermo, droco, fermo! U vire, u vire! Ti l'avia rittu eo, statti fermo, u vire chi truppicasti. Ora t'arrangi!" . Oppure vedeva delle belle bambine e chiedeva di vederle più da vicino. Oppure indicava in quale cassetto si trovasse il prezzemolo. Cose così, tutta la notte. E quando finalmente si era stancata e stavo per addormentarmi, zac! Le infermiere entravano accendendo la luce e gridando buongiorno.
Per non so quante settimane successive, anche nel caldo accogliente del mio letto, mi svegliavo intorno alle tre e alle sei del mattino, orari in cui nella stanza di ospedale entravano gli infermieri.
Perseguitata.
Dopo il ritorno a casa, mia madre è ancora debilitata perciò tocca a me e a mia nonna occuparci della casa. In questi giorni ho stirato per la prima volta una camicia e devo ammettere che detesto stirare, quindi preferisco che a stirare ci pensi la forza di gravità dopo che li ho stesi.
Nel frattempo anche il mio Lui si è ammalato, lui che non si ammala mai; neanche gli antibiotici e l'aerosol hanno battuto quella brutta tosse, che probabilmente si era trovata bene nella sua gola perché ci è rimasta per tre settimane. Siccome non ci facciamo mancare mai nulla, ha ricevuto LA MAIL. La mail importante che aspettava da mesi è arrivata quando proprio non se la aspettava più. Sto parlando della mail dell'università che lo convocava per la sua laurea. Nei primi di marzo siamo quindi partiti alla volta di Roma per il suo gran giorno, con lui che ancora tossicchiava e io con il ciclo.

A sinistra Castel Sant'Angelo, a destra il Tevere, nel mezzo le bancarelle

Sarà che sono innamorata di Roma, ma anche con il cielo grigio è bellissima. Sono stati tre giorni faticosi ma molto belli ed ora non posso più chiamare il mio Lui con l'appellativo di Quasi-Ingegnere, o Ingegniero, o cose così: l'ho promosso all'appellativo ufficiale di Ingegnere Junior. Ovviamente a Roma abbiamo mangiato, ad esempio in un posto dall'arredamento discutibile (il cui bagno dorato era una miniatura di come mi immagino uno dei bagni di Arcore) e in una pizzeria carina abbiamo mangiato la pinsa circondati da romani (dopo essere stati esclusi il giorno prima perché il posto era tutto pieno e non avevamo prenotato). Abbiamo pernottato nello stesso albergo dell'anno scorso, ma in un piano diverso.

Attacchi di felicità alla vigilia della laurea

Mi sono mancati i comodini kitsch laccati di rosso, ma tutto era ben pulito e profumato, cosa che non posso proprio dire dell'albergo tre stelle dove abbiamo pernottato a Parma.
Sì, giacché eravamo in viaggio abbiamo voluto fare una visita a sorpresa alla mia adorata amica G. E non solo: abbiamo visitato anche Bologna (per la quale non provo nessun sentimento, non mi ha colpita; neanche la sua Feltrinelli mi ha fatta emozionare) e girato qualche città del Veneto (dove non ho visto Feltrinelli, mia tappa obbligata in ogni città dove passo, in compenso però ho trovato una libreria Libraccio ben fornita e Tiger, dove ho comprato degli oggetti colorati bellissimi che neanche mi servono).
A quanto pare era tutto troppo bello perché atterrare a Palermo è stato un incubo: pioggia, forte vento e nuvoloni scuri hanno fatto ballare e tremare l'aereo così tanto che nessuno parlava e ci si guardava straniti l'un l'altro; è stata così brutta la discesa che siamo tutti scoppiati ad applaudire quando l'aereo ancora correva e frenava sulla pista. I piloti sono stati bravissimi, viste le condizioni, e il sollievo di essere sani e salvi è stato grande. Da allora però sia io che il mio Ingegner Junior abbiamo avuto problemi di nausea e vertigini che ci hanno assillato per quasi un mese.

Gocce di pioggia pirotecniche

Insomma, è stato un mese e mezzo abbastanza complicato e difficile, fatto di male e di bene, dolceamaro. C'è stato sia dolore sia gioia. Ci sono state delle belle lezioni, ma alla lezione sull'uso dello strumento demoniaco noto come ferro da stiro, ne preferisco un'altra: non so se siano state le difficoltà e chi c'era effettivamente accanto a me, oppure sia stato per l'ennesimo colpo goffo in fatto di amicizie (capitolo tristemente lungo che finisce sempre con la scomparsa) ma sembra che io abbia imparato a lasciar scorrere senza attaccarsi, senza appiccicarmi addosso rabbia, risentimento, delusione o altri tipi di agitazione.
A volte si da ma non si riceve. Semplice, succede sempre. E sempre sono andata avanti.

Quindi, non mi rivolgi più la parola? STI CAZZI.
Parli male di me agli altri? STI CAZZI.
Quegli altri non mi vogliono più frequentare? STI CAZZI AL CUBO.
Non vuoi più uscire in mia compagnia? STI CAZZI.
Vuoi offrirmi la colazione al bar dopo tutto ciò? STI...amo appena mangiando un cupcake, che non ne prendiamo almeno tre?

Anche se si tratta della stessa persona? . Ho scoperto che si può e la situazione non mi brucia. Okay, qualcosa mi brucia ancora ma è solo il dolorino che provoca lo strapparsi la crosticina da una vecchia ferita. Sbandiero l'inno delle ovvietà: tutti sbagliano, il passato non si può cambiare, ci si gode il sole finché c'è.
Non potete capire come mi sento zen in questi giorni! Certo, fa male pensare a quante belle amicizie ho visto rovinarsi senza neanche validi motivi, tuttavia ho accettato finalmente che le cose sono cambiate. Senza rancore. In pratica ho imparato a chiudere la porta lasciando un pezzo di soglia libero, un ingresso per far entrare solo eventi piacevoli, che sia una chiacchierata, una uscita, una telefonata. Ho scoperto il mondo tra l'essere veri Amici e i conoscenti.
Non so se questo possa essere chiamato "perdono". So solo che questa è una situazione nuova per me e mi sento più leggera.



Direi che non manca nulla in questo resoconto, nulla a parte tantissimi momenti stampati nella memoria, risate, biscotti, metro, treni nordici di inizio Novecento (che davvero hanno il coraggio di dire a noi siculi che siamo retrogradi, con quella schifezza di treno che ancora gira?), foto e momenti privati e non, dei quali temo che parlarne rovinerebbe la magia. Nel dubbio, li tengo per me.
Appena smetto di fare la casalinga disperata mi metterò a leggere i vari blog e magari anche quell'Oliver Twist abbandonato sul mio comodino da almeno due mesi.
Santa pazienza!

Per ora è tutto 😊

martedì 13 febbraio 2018

Dedicare una canzone non è un affare semplice.

Non sono esattamente una tipa romantica e generalmente bado ai fatti miei, ma stare su facebook è un campo minato: non si può scorrere la home per dieci minuti senza incappare in foto di coppiette felici oppure ritrovare la dedica di una canzone da partner a partner. La cosa non mi darebbe neanche troppo fastidio, se non fosse che per il 92% dei casi si tratta sempre delle stesse canzoni.
Ormai La Cura ha pure rotto i gabbasisi, con rispetto parlando.
Come se al mondo e in tutta la storia musicale non esistesse altro che le solite note conosciute ai più, alternati alle canzonette pop in voga al momento (non chiedetemi quali, sto fuori dal mondo perciò non saprei dire esattamente).
Per me è importante essere nient'altro che noi, praticamente il senso che si vuole dare quando si dedica una canzone... e quale momento più adatto di san Valentino? Pare che non ci sia scusa occasione migliore per fare gli sdolcinati. Per noi è solo una scusa per mangiare fuori e abbuffarci.
Allora ho iniziato a pensare, perché volente o dolente qualche canzone d'amore devo pure averla ascoltata e apprezzata in vita mia. E infatti più ci riflettevo e più me ne venivano in mente, peccato che per la maggior parte si trattava di situazioni non proprio dorate e infiorettate (tipo parole dedicate agli ex, ex per decisione altrui o propria con conseguente pentimento e/o depressione).
Attenzione però, sono riuscita a compilare una breve lista! Di solito sono un disastro con le liste, non ci so fare; se devo stilarne una, una qualsiasi, non mi viene in mente niente, quando la lista è completata allora cominciano a tornarmi alla memoria stringhe da aggiungere.

Ecco la mia LOVE SONGS' TOP 7

7° POSTO: Gemelli DiVersi, Cosa vuoi?

Adatta come dichiarazione di intenti per nuove coppie. Qualche verso per esempio?

Voglio che solo tu sia/ la donna che non ho mai avuto prima in vita mia
il motivo dell'allegria, l'inizio della magia, la fine della follia (...)
Voglio svegliarmi e trovarti davanti agli occhi (...)
Voglio che sia amore alla follia o mettimi da parte,
una bugia e mi fai il cuore a pezzi come le altre (...)
Voglio che tu voglia me soltanto e nessun altro
trovarti accanto quando dentro sto tremando
Conoscere i tuoi sogni e quello che non sopporti
Voglio darti il mio meglio e aspettare sveglio che dormi


6° POSTO: Aerosmith, Angel

Per quanto sia meravigliosa I don't want to miss a thing, è pure una di quelle canzoni che conosce chiunque (non a torto!) ma anche questa ha il suo fascino.
Don't need no reason why
baby, baby, baby, you're my angel
Come and save me tonight
You're my angel
Come and make it alright


5° POSTO: Halestorm, I want you (she's so heavy)

Poche parole ma fondamentali. Questa cover dai Beatles è adatta a chi vuole creare un'atmosfera per chi ha la pazienza di godersi un viaggio che inizia piano piano, con dolcezza, quasi sussurrando. Poi arriva la grinta, l'energia monta fino ad un assolo e uno scream che mi fanno accapponare la pelle. La vocalist è una vera forza!
I want you
I want you so bad
It's driving me mad


4° POSTO: Escape the fate, Ashley

Basta premettere "Sei la mia Ashley" e se non è una pazza capirà e apprezzerà.

Like the brightest star you shine through
Ashley, baby, you make me feel so alive
I've got purpose once again
You're the strenght I need to find,
you're the reason I still try.
I'm the moth and you the light
Give me wings so I can fly

(trad.: Come la più brillante stella splendi/ Ashley, piccola, mi fai sentire così vivo/ Ho di nuovo uno scopo/ Tu sei la forza che ho bisogno di trovare/ Sei la ragione per cui ci provo ancora/ Io sono la falena e tu la luce/ Dammi ali così posso volare)


3° POSTO: Led Zeppelin, Thank you

Promesse che rassicurano il partner. Una volta un ragazzo mi disse che "Anche i maschi hanno bisogno di conferme ogni tanto".
If the sun refused to shine
I would still be loving you.
When the mountains crumble to the sea
There will still be you and me

(trad.: Se il sole si rifiutasse di splendere/ Io ti amerei comunque/ Quando le montagne crolleranno in mare/ ci saremo ancora tu e io)


2° POSTO: Apocalyptica feat. Brent Smith, Not strong enough

Se è una persona un po' melodrammatica come me, apprezzerà. Tranne se a dedicarla è uno stalker o giù di lì.

I'm not strong enough to stay away
What can I do? I would die without you
In your presence my heart knows no shame
I'm not to blame
'cause you bring my heart to its knees
And it's killin' me when you're away
I wanna leave and I wanna stay (...)
Even if I try to win the fight
my heart would overrule my mind
And I'm not strong enough to stay away
There's nothing I can do
My heart is chained to you
and I can't get free

(trad.: Non sono abbastanza forte per starti lontano/ Cosa posso fare? Morirei senza di te/ In tua presenza il mio cuore non conosce vergogna/ Non sono da biasimare/ perché tu hai messo il mio cuore in ginocchio/ E mi fa morire quando sei via/ Voglio andarmene e voglio restare/.../Anche se provassi a vincere la lotta/ il mio cuore dominerebbe la mia mente/ Non sono abbastanza forte per starti lontano/ Non c'è niente che io possa fare/ Il mio cuore è incatenato a te/ e non posso essere liberato)



1° POSTO: LOVE SONG, THE CURE.

Nessun dubbio riguardo al primo posto. Se penso alla perfezione riguardo una dichiarazione d'amore in musica io penso sempre e solo a questa. Vi do qualche assaggio.

Whenever I'm alone with you
You make me feel like I am home again
Whenever I'm alone with you
You make me feel like I am whole again (...)
However far away I will always love you
However long I stay I will always love you
Whatever words I say I will always love you

(trad.: Ogni volta che sono da solo con te/ mi fai sentire come se fossi di nuovo a casa/ Ogni volta che sono da solo con te/ mi fai sentire come se fossi di nuovo intero/.../ Per quanto molto lontano ti amerò sempre/ Per quanto a lungo rimango ti amerò sempre/ Qualunque parola io dica ti amerò sempre)



Queste sono 7 canzoni che nessuno dei miei contatti ha mai postato, che io sappia, qui per voi.
Mi raccomando, fatene buon uso.


PS: fuori concorso, come chicca finale, vorrei aggiungere la canzone d'amore che fa da cornice alla mia relazione. Confesso che questa canzone l'ho pure dedicata su facebook al Quasi-Ingegnere mia dolceamara metà. E mi sa che quella frase all'inizio suoni un tantinello ipocrita adesso...
Forse ricorderete la canzone come sigla di un film di Shrek (non ricordate male) e infatti dico spesso al Quasi-Ingegnere che se fossimo un cartone animato non saremmo principi e principesse Disney, ma che io sarei Shrek e lui Fiona (versione umana).
Lui nega, ma non so quanto sia affidabile visto che ha l'ardire di affermare che sono bella. Anche con la febbre o dopo tre giorni di gastrite.
Ah l'amour, fa dire cose pazzesche.

I'M A BELIEVER, SMASH MOUTH.

I thought love was only true in fairy tales
Meant for someone else but not for me
Love was out to get me
That's the way it seemed
Disappointment haunted all of my dreams

Then I saw her face
Now I'm a believer
Not a trace of doubt in my mind
I'm in love and I'm believer
I couldn't leave her if I tried.

lunedì 5 febbraio 2018

Lasciatemi cantare! Ho vinto un premio.

Ci sto provando da almeno dieci minuti ma niente. Non mi ricordo di aver mai vinto alcun premio! E non parlo solo del mio blog, bensì della mia intera vita da sfigata almeno fino ad oggi.
Oggi la musica è cambiata e il primato l'ho raggiunto grazie a Simona Emme, una blogger che fa foto bellissime, scrive di tante cose e che vive in una casa come sogno che sarà un giorno la mia: piena di libri, piante e chincaglierie inutili ma irrinunciabili!
Qui trovate il post dove cita questo mio angolino per il premio "Le covate d'oro" e qualcosa in più.



Ora credo che dovrei nominare 5 blog che seguo con piacere... quindi, dopo una lunga riflessione, i blog in ordine alfabetico che nomino sono:
  1. Simona, non per ricambiare, però tra foto e storie mi porta sempre in un altro posto.  https://apiedinuditralenuvole.blogspot.it/
  2. Icaro, con la sua ironia e ostinazione riesce a sopravvivere egregiamente alle sfighe della vita, cosa importantissima da imparare! https://diariodiunadiversamenteoccupata.blogspot.it/
  3. Doppio Geffer, mi fa sempre ridere con il suo umorismo (e poi mi piace come suona l'accento catanese, ma SSSHHHH! è un segreto! E se lo dite in giro negherò, negherò vi dico!) e ha sempre qualcosa da dire (mi annoio facilmente quindi questo è un requisito essenziale) http://doppiogefferconghiaccio.blogspot.it/ 
  4. Mira Queen, con alcuni suoi post insegna la pregiata arte della Cessologia, ossia le recensioni dei bagni negli esercizi commerciali. In aggiunta è anche simpatica e coronata. http://thequeenofmira.blogspot.it/
  5. Gilda, palermitana trapiantata con successo a Roma (cosa che le invidio, tranne ogni volta che guardo il mio mare), passa facilmente da post seri a post cazzoni, assicurando risate, racconti di vita o lacrime a seconda dei casi (non ci posso fare niente, lei nomina la sua cagnolina Milly e io piango perché gli animali domestici non sono animali ma componenti della famiglia e quando "se ne vanno" è sempre un dolore grandissimo) e ha il grande pregio di saper sorridere anche nei momenti bui. http://www.nonpuoesserevero.it/


Avrei nominato anche altre persone che seguo, perciò eventualmente potete vedere nelle mie preferenze (o almeno suppongo che si possa fare).
Ora che ho raccolto il premio e sbrigato alcune faccende tolgo le tende, almeno per oggi.

Au revoir!

martedì 16 gennaio 2018

Virus, esci da questo corpo!

Da autunno ho preso ben ponderate precauzioni per non ammalarmi: ho ingerito compresse di vitamina C con succo di limone (che volete, noi siciliani mettiamo il limone ovunque e spremuto, mica solo grattugiato che così va sprecato) e in seguito con succo d'arancia, in aggiunta ho iniziato a indossare sotto la felpa una maglia della salute (quella di misto lana-cotone, con lo scollo a V ricamato, che tiene caldo senza pizzicare). Comunque niente, prima o poi l'influenza bastarda la prendo sempre, anche stavolta.
Una consolazione è che il mio Quasi-Ingegnere mi vuol baciare lo stesso. Io provo a spiegargli che non sta bene, non si fa, che rischia il contagio ma lui, Cuor Di Leone se ne frega. Del resto in due anni e qualche mese che stiamo insieme abbiamo condiviso una quantità astronomica di cose, però mai il virus dell'influenza. E' armato contro l'influenza pur vestendosi solo con una felpa e una maglietta estiva di cotone a maniche corte. Eppure, mentre grondo germi e liquidi poco salutari, mi bacia alla francese, mi abbraccia di continuo (sono di un bisognoso affettivo al limite del patologico in questi casi), una volta mi è pure scappato uno starnuto con cui l'ho sputacchiato in faccia, ciononostante niente. L'influenza la becco sempre e soltanto io.
Alcune delle poche cose che mi danno un poco di sollievo è stare mezza sdraiata sul divano perché in posizione verticale mi viene la nausea e in posizione orizzontale mi sento colma di muco e fatico a respirare, al buio perché la luce mi brucia gli occhi e il pc sulle gambe così contemporaneamente mi riscaldo ed evito di dormire venti ore al giorno. Una delle poche attività che posso svolgere senza lamenti e senza sofferenze è ascoltare a volume basso vecchie canzoni italiane. Quindi evviva De Andrè, Mina, Celentano, Dalida, Battisti, e via dicendo.
Sapeste quanto mi piace e mi fa stare bene Parole Parole, in una versione invertita mandata in onda dalla Rai dove Mina è la bugiarda leccaculo e affabulatrice mentre Celentano è quello che non vuole essere accalappiato o blandito dalle parole.
Su youtube questo video non c'è più ma lo TROVATE QUI.

Cari miei, anche da giovane Celentano era brutto come la fame a mezzanotte, ma che stile. E mi fa morire sempre dal ridere mentre canta CAAAARAMELLE, NON NE VOGLIO PIU'! e si mette a lanciare manate di caramelle prese dalla sua giacca per tutto lo studio televisivo. LE ROSE E I VIOLINI QUESTA SERA RACCONTALI A UN ALTRO! E via a lanciare un mazzo di rose che si sparpagliano in giro e un violino che fa un tonfo a terra. Poi vogliamo parlare del balletto che fa all'ultimo? Semplicemente esilarante, stupendo. Lo adoro.

Dopo questa, in genere passo a Storia d'amore, sempre di Celentano; praticamente è un romanzo breve con la musica. Celentano si rivolge ad un uomo per parlare di sua moglie, che era una donna di cui lui era innamorato. Questa donna "scherzava con tutti i ragazzi all'infuori di me. Perché, perché, perché... perché io le piacevo. Lei mi amava, mi odiava, mi amava, mi odiava, era pazza di me. Se non ero il suo ragazzo era colpa di lei. E per fami ingelosire quella notte lungo il mare è venuta con te. Ora tu vieni a chiedere a me tua moglie dov'è. Dovevi immaginarti che un giorno o l'altro sarebbe andata via da te. L'hai sposata sapendo che lei, sapendo che lei moriva per me. COI TUOI SOLDI HAI COMPRATO IL SUO CORPO, NON CERTO IL SUO CUOR!". E qui me lo immagino fargli il gesto dell'ombrello al massimo della gestualità, ma lo immagino io perché quella frase è davvero potente. Il resto ve lo potete ascoltare.


Dopo aver riso, cosa potrei fare? Ovviamente mi deprimo. E allora via, Dalida e le lacrime sono assicurate.


Quanta grazia, povera donna. E che voce!
Poi cerco di risollevarmi, nei limiti che mi concede il malanno. Però cado su Mina, e allora anche oggi mi rallegro domani.


Circa venti canzoni dopo prendo la ferma decisione di non deprimermi oltre, così passo a gruppi più recenti come i Wakey! Wakey! oppure alle canzoni più basic di Jamie Campbell Bower (dovreste sentirlo e anche guardarlo, è... adorabile), come anche Renan Luce (che mi ricorda sempre il mio viaggio a Parigi, in particolare quel bar alle quattro del mattino che aveva il veleno per topi sotto il divano).
Ma circa una dozzina di volte finisco per ascoltare la magia di questo gruppo di violoncellisti finlandesi, gli Apocalyptica. E finalmente la quiete.


Voi cosa ascoltate quando state male o volete rilassarvi o qualunque sia il motivo che vi fa scegliere ballads e acustiche minimal?

mercoledì 3 gennaio 2018

Il primo post dell'anno è sempre il più difficile.

Ogni anno vorrei passare direttamente al secondo o anche al terzo post. Il primo mi richiede sempre più tempo e concentrazione di quanto mi piaccia. A quanto pare il mio flusso di coscienza è impedito da lipidi e zuccheri che bloccano le mie sinapsi come baldi, feroci giocatori di rugby.
E non aiuta sapere che tra qualche giorno sarà il mio compleanno, cosa che mi avvicina inesorabilmente al trentesimo, e questo evento non è che sia molto di mio gradimento. Abbiate pietà, non ho ancora neanche una pallida risposta alla domanda "Cosa vuoi fare da grande?", mi occorre più tempo!

Per di più faccio schifo a compilare le liste, con l'aggravante che non mi ricordo mai cosa diavolo ho fatto di così importante da essere memorabile. Mi piacciono le piccole cose buone quotidiane, perciò non potrei elencare tutte le pizze che ho mangiato, i dolci e i gelati che ho gustato, i baci che ho dato e ricevuto, gli abbracci della Nonna number 1, le coccole della Nonna Serie A, le risate con il signor Racconta Storie (meglio conosciuto come papà del mio fidanzato), i dolci sorrisi di quella santa donna di mia Suocera, le uscite (in particolare le trasferte fuori città allo scopo di divorare roba buona) con il mio caro amico che chiamo affettuosamente Sòggira (che in siciliano vuol dire suocera) perché con lui faccio il miglior curtigghiu della storia (questo non so tradurlo in italiano, pardon) senza contare che su di lui ci si può contare, Nipotina che gioca a spararmi e ride di gusto quando metto in scena la mia dolorosa morte (e lei ride soddisfatta), i miei primi esitanti tentativi di conoscere i miei cognati e di farmi conoscere, il Nonno acquisito che finalmente ha imparato il mio nome e ha smesso di chiamarmi Rosaria... e chissà quante altre cose ci sarebbero, che mi hanno dato gioia, felicità, tranquillità...
Di eventi negativi c'è "solo" l'aver perso per strada due amici con i quali immaginavo di passare la vecchiaia... se ci sono stati altri eventi negativi non li ricordo proprio. E di questo sono infinitamente grata.

Restano le incertezze che ho da almeno dieci anni, niente di nuovo: non ho lavoro, non ho avuto illuminazioni riguardo l'eventuale carriera dei miei sogni, non ho ancora preso la ferma decisione di tentare un'altra esperienza universitaria.

Del 2017 mi resterà impresso il mio piccolo (e assolutamente da ripetere) viaggio a ROMA, ulteriore conferma che sono una persona strana: il due di luglio ho fatto colazione con una tazza di the caldo perché non mi piace il caffé e lo stomaco è serrato almeno fino alle undici (e dovevo camminare moltissimo, vedere una tonnellata di posti e particolari, quindi fare colazione stavolta era categorico). Lo ricorderò anche come l'anno in cui ci siamo regalati le fedine e in cui la mia relazione ha compiuto due anni, che a volte sembrano trenta e ci fanno comportare come coppie sposate da decenni, a volte sembrano due mesi e pare di vivere quella fase iniziale di una relazione che mi piace definire "Fase Luna Di Miele" (avete presente, no? Quando all'inizio di una relazione tutto fila liscio, occhi a cuoricino, attenzioni come se piovessero, i difetti dell'altra metà della mela che scompaiono o che troviamo addirittura adorabili).

Il 2018 è appena iniziato e già mi preoccupa, lo sento minaccioso. Sono paranoica ma ci sto lavorando. Vedremo.

Per quanto riguarda le letture, è stato un altro anno dove ho comprato più libri di quanti ne ho letti, ho letto con calma ma con più gusto. Tanto mica dovevo fare la maratona. Ho tenuto un file sul pc per ricordarmi tutto:
  • Libri letti in totale: 10 + 1 non ancora finito. Esattamente come l'anno precedente.
  • 3630 pagine circa. 1670 pagine in meno rispetto all'anno precedente.
  • 6 gialli, un saggio, 2 classici, 1 romanzo rosa e 1 che non so bene come inquadrarlo.
  • 4 autori italiani vs 7 autori stranieri (dei quali 3 inglesi, 2 americane, uno svizzero, un tedesco).
  • 5 autrici vs 6 autori.
  • Da quello che sono riuscita a scovare su internet, solo uno di questi autori era sicuramente minore di trent'anni nell'anno di pubblicazione del libro che ho letto.

Non sono capace di fare promesse che non posso mantenere, neanche a me stessa, perciò dico che in questo nuovo anno spero che non mancherà mai la salute ai miei cari e a me, spero di riuscire a leggere molto, di viaggiare, di capire qualcosa che non ho mai capito, di fare esperienze avventurose che non ho mai fatto, di potermi meravigliare in senso positivo, di vedere cose belle e conoscere belle persone; spero di poter assaggiare delizie che non litigheranno con il mio sistema digerente, di fare l'amore spesso, di vedere più spesso l'amore negli occhi di altre coppie (datate o nuove che siano); spero di non fare come al mio solito e tenermi tutto dentro, per poi scoppiare quando raggiungo il limite: non mi piace litigare, lo trovo noioso, mi annoio a litigare perciò taccio e scompaio/scoppio improvvisamente, invece quest'anno voglio reagire non solo se mi insultano direttamente ma anche per situazioni sgradevoli, pure se litigare è noioso e uno spreco di tempo ed energie. Spero di vedere più spesso la mia migliore amica e non fare una telefonata da 62 minuti come facciamo qualche volta l'anno. Spero nella serenità. Spero di ricordarmi di guardare un cartone animato ogni tanto, così da sentirmi leggera e spensierata per un po', sia i Disney che ancora ricordo a memoria sia quelli che non ho mai visto, come ho fatto la vigilia di capodanno con Aladin e Robin Hood (quest'ultimo non lo avevo mai visto prima, ma è carinissimo pur se ottenuto riciclando disegni di altri film Disney e da allora fischietto la sigla almeno una dozzina di volte al giorno, sentite qui).
E auguro altrettanto a tutti.
Sono troppo pigra per odiare e portare rancore.

Ecco dei peperoncini a caso.

martedì 26 dicembre 2017

Jingle bells break.

Anche questo Natale è passato.
Non è certo nella lista delle mie feste preferite, non lo era neanche quand'ero piccola. L'ho sempre vissuta con ansia, vuoi perché libera dalla scuola volevo solo dormire e giocare, vuoi perché mia madre per cucinare si fa una settimana di gridare ordini e abbaiare per poi magicamente diventare una soffice dolcezza di donna quando arrivano gli ospiti, vuoi perché non ho mai ricevuto quello che chiedevo a Babbo Natale (non per niente in siciliano babbo vuol dire cretino).
Negli anni si è aggiunto il pensiero per quelli che non ci sono più... Nessun periodo dell'anno quanto questo mi fa pensare a mio zio con tanta angoscia sul petto. Ricordo continuamente che il protagonista a casa sua non era l'albero (piccolo e dignitoso in un angolo) ma il presepe enorme che preparava lui. C'erano tutti i personaggi possibili con gli attrezzi del mestiere: il mugnaio vicino al mulino, i pastori con pecore, oche, anatre, mi pare ci fossero pure i cigni, le lavandaie sul laghetto ed altro ancora. Aveva persino costruito una piccola cascata con della vera acqua che scendeva e gorgogliava.
E poi mi zio si occupava di tutta la carne per il pranzo o la cena, dall'allevamento alla cottura. Non sono mai stata molto carnivora, ma come cucinava lui la carne Cracco sei un nessuno.
Per non parlare di quando il sei gennaio, dopo la cena coi parenti, lui spariva all'improvviso e poi tornava vestito da befana, con le scarpe da ginnastica nuove di mio cugino perché lui, da agricoltore, non credo ne avesse. Metteva la parrucca grigia, una brutta maschera da vecchiaccia con tanto di bitorzoli e un enorme sacco di juta pieno di regali per noi piccoli.
E faceva battute, tante battute.
Caro zio, quante cose non ti ho detto. Chissà cosa pensavi di me...

Lo spirito natalizio non è mai stato in me, a quanto pare.
Quest'anno volevo essere più positiva, meno grinch, ma anche quest'anno non ci sono riuscita.
Prima mi sono depressa perché pensavo a parenti e amici mancanti. Poi ho pensato all'enorme fortuna di non averne persi altri.
Prima mi sono intristita pensando "Povera Nonna mia, tu così attiva e lavoratrice, ora stanca e in sedia a rotelle". Poi mi sono ripresa sapendo che questo Natale, dopo due anni chiusa in casa, finalmente sarebbe uscita, avrebbe mangiato a casa mia e avrebbe visto i cambiamenti che ci sono stati.
Prima mi tartassavo le scatole pensando ai regali che avrei dovuto comprare con un solo indizio: devi spendere tot per X, tot per Y, ect. Invece gli adulti hanno concordato che hanno l'agnuna chini (ogni superficie casalinga colma di roba) e quindi regali nisba, solo per i piccini minorenni.
All'ansia di fare l'aiuto cuoco sotto ordini sbraitanti non c'è stato scampo. Anzi è arrivata l'aggravante: la sera prima della vigilia mi è arrivato il ciclo stronzo e cattivo, quello che mi piega dal dolore e mi fa desiderare di dormire ininterrottamente per quattro giorni, quello che pure stare ferma in piedi mi sembra una impresa titanica. E nonostante questo mi è toccato pure uscire con gli amici, durante pranzi e cene portare ogni piatto ad ogni commensale (perché mettere i piatti a tavola e poi portarli via quando sono vuoti è ancora considerato "cose da femmine", quindi a mio fratello non è stato mai chiesto di alzare le sue regali terga, il suo solo compito è stato lo stappo del vino e dello spumante). Gli stereotipi mi stanno stretti, se poi sto male e devo pure fare avanti e indietro per millemila portate non chiedetemi perché ho lo sguardo alla Shining, è normale che mi sale il crimine prepotente.
Per fortuna ci pensa la Suocera a coccolarmi. Mi ha pure fatto una sciarpa di lana con le sue manine *_*

Ma non è stato il solo regalo natalizio. Visto che siamo a corto di idee, il mio Mezzo-Ingegnere ha pensato bene di farci come regali natalizi una coppia di fedine. I primi giorni mi faceva strano portarlo... mentre leggevo mi distraeva ogni tre righe, prima di dormire lo toglievo perché lasciava segni dolorosi, passavo la maggior parte del tempo a rigirarlo sull'anulare. Dopo una settimana posso dire di essermi abituata e oramai non lo tolgo più.

Quindi queste feste finora sono state una altalena continua tra stanchezza cronica e sorrisoni.
A Capodanno chissà, ma vi auguro il meglio.


giovedì 14 dicembre 2017

Le offerte quelle belle.

Ormai superato il blocco da "oddio mi ha beccata", voglio condividere ciò che per me sono offerte molto allettanti. Non parlo di sconti sui maglioni che non ne ho mai di abbastanza caldi (il primo che mi dice quanto è bello l'inverno si becca una pagaiata... quando mi sarò scongelata le dita), non sono i prendi due paghi uno sulle barrette di cioccolata al supermercato e non è neanche lo sconto sugli smalti che mi ha fatto venire nostalgia di quando avevo 16 anni e le unghie smaltate di nero (e dopo dieci anni sono tornata ad usarlo). Tutte cose molto belle eh, ma le migliori per me restano le offerte tipo queste della Giunti: tre libri al costo complessivo di 9,90€.


Tre libri a scelta tra quelli che avevano il tagliandino rosso adesivo, per altro con una colla molto facile da togliere senza lasciare tracce o rovinare la sovracopertina. I libri disponibili avevano tra le trecento e le quattrocento pagine circa e sono piuttosto robusti. Mi è capitato a volte di comprare libri con la copertina rigida i cui angoli si ammaccavano facilmente, il che non va assolutamente bene per una come me che legge in qualsiasi posizione su qualunque sostegno, anche mettendo il libro "in piedi" sul tavolo. Si poteva scegliere tra gialli, storici, romanzi e romantici.
Per il mio trio, dopo una selezione di oltre venti minuti tra dieci libri, ho comprato questi. Ve ne parlo brevemente.
Quello che mi è piaciuto di più è il thriller Il gioco del male di Angela Marsons, basato sulla detective inglese Kim Stone, donna forte, intelligente e indipendente ma anche fragile, chiusa e sola, a causa di un brutto trauma subìto da bambina e seguito da altri problemi. Molto lontano dall'essere l'eroe ammirabile, senza macchia e senza paura, Kim affronta qualunque caso che le capita di dover risolvere, compresi quelli diversi tra loro e senza apparenti legami come in questo libro.
Il cattivo colpevole lo si capisce subito, non è occultato, ma è piuttosto interessante vedere cosa può fare una persona sociopatica, intelligente e manipolatrice... Però le prove concrete mancano e la brutta sensazione che Kim ha provato parlando con la psichiatra Alex non basta come indice di colpevolezza; per di più i colleghi la tacciono di paranoia.
Mai sottovalutare il sesto senso di una donna che sa ascoltarlo!
Ho scoperto dopo averlo terminato che fa parte di una saga ma non so sinceramente dirvi se è stata o sarà pubblicata in Italia.

Secondo classificato è l'italiano Fabrizio Santi con Il Settimo Manoscritto. Qui c'è tutto: omicidi, furti, strani rumori e luci provenienti da un appartamento romano, un misterioso personaggio che ingaggia un giovane scrittore in crisi dopo troppo successo per trovare un antico manoscritto rubato, inseguimenti, rapimenti e bibliotecarie carine. Avrei apprezzato un po' di movimento in più ma in fin dei conti la trama è costruita bene e ci sono tanti bei dettagli.

Il terzo libro non mi è piaciuto, l'ho trovato noioso, lento e troppo leggero. La ragazza perfetta di Gilly MacMillan parla della giovane Zoe, che passa dall'essere una bambina prodigio del pianoforte ad assassina di tre coetanei in un incidente. Dopo aver scontato la pena in un carcere minorile, Zoe si trasferisce con la madre, prende il suo cognome e poi vive una vita apparentemente perfetta insieme al patrigno, al fratellastro e alla sorellina neonata, almeno finché non rovina un concerto e poche ore dopo la madre muore. La vita di una famiglia scarognata narrata capitolo dopo capitolo da diverse persone: Zoe, la zia Tess (donna sterile e traditrice), l'avvocato di Zoe (nonché amante di Tess, che a metà libro scopre di essere gravemente malato), lo zio Richard (alcolizzato e fallito nel lavoro) e Lucas (fratellastro di Zoe, abile pianista che vorrebbe però fare il regista, ostacolato dall'irascibile e prepotente padre). Insomma, uno messo peggio dell'altro.
L'unico personaggio sano di mente e privo di traumi è Grace, la neonata.
Non c'è una vera e propria pista criminosa da seguire per trovare l'assassino di Maria, tutto il libro è un racconto di sfighe e dolori vari, volti a far pensare al lettore che vivono tra le mine cariche pronte a esplodere da un momento all'altro. Il finale è molto semplicistico e forse anche azzardato. Per me non è stata una lettura piacevole e non mi sento di consigliarlo. Ovviamente ognuno ha i suoi gusti, potrebbe piacere a qualcuno ma questo qualcuno non sono io. Penso che lo metterò nel mio esiguo gruppo di libri che intendo rivendere.
Chissà quando però. O se li rivenderò davvero!
Intanto vorrei dire alla Giunti: grazie di esistere e di non far parte del gruppo Mondadori.