mercoledì 16 gennaio 2019

Sette giorni.

La prima settimana dell'anno è trascorsa all'incirca come ogni anno: in stile montagne russe, con l'umore molto alto e molto basso, alternativamente in pratica ogni ora di ogni giorno. I motivi questa volta non mi sono mancati: in sette giorni il mio fidanzato è ripartito per tornare al lavoro in Veneto, ho compiuto un altro passo verso il temuto trentesimo compleanno, ho avuto un altro virus dell'influenza e ho pestato due cacche in due occasioni non consecutive. Non mi succedeva da anni, credo all'incirca da sei anni o addirittura di più, poi ne becco due in una settimana.
Se questi sono i presupposti per il nuovo anno, non so in quali condizioni arriverò alla fine. Anche se, volendo essere ciecamente ottimisti, meglio pestare una cacca che ritrovarsi con il piede infilzato da un pezzo di ferro come mi è successo qualche mese fa.
Speriamo porti bene, santa pazienza.

Un bocciolo di speranza.

Le mie letture sono state anch'esse specchio della mia vita: gli eventi me ne hanno tenuta lontano, ne ho avuti pochi, ma ho apprezzato maggiormente il tempo trascorso insieme. Soprattutto l'ultimo libro, ancora da terminare, mi sta piacendo parecchio anche se si tratta di un saggio (e io i saggi non li leggo mai). Mi auguro di terminare Il secondo sesso della scrittrice e filosofa francese Simone de Beauvoir entro dicembre, intanto me lo sto gustando pian piano. Non so se scriverò un post a riguardo perché sono arrivata a pagina 179 e ho già consumato nove pagine per appunti e riflessioni, quindi chissà quanto materiale avrò prodotto alla fine...
Se siete appassionati del genere saggio, se volete conoscere il vero femminismo, se volete provare a capire come, quando e perché si è arrivati a questa particolare forma di cultura dove l'uomo ha una posizione privilegiata e il sesso femminile è sempre il secondo, l'Altro, la scartina, allora ve lo consiglio. A parte alcuni termini un po' troppo forbiti (per i quali vi basterà comunque una breve ricerca sul vocabolario) è molto scorrevole e comprensibile, anche se vi aiuterebbe aver frequentato un liceo umanistico. Vi assicuro che vi farà riflettere.

Ecco i paragoni con l'anno precedente, poi per questo primo post è tutto:

  • Libri letti in totale 8 + 1 incompleto. Due in meno rispetto all'anno precedente.
  • 3044 pagine, 586 in meno.
  • 5 gialli (genere che va sempre per la maggiore), due saggi, un romanzo e uno che non saprei definire. Di un saggio ve ne ho già parlato, l'altro è Una giornata nell'antica Roma di Alberto Angela, è pieno di curiosità ed è scritto per come parla: fluente, semplice e preciso. Il libro che non saprei in quale categoria inserire me lo ha regalato il mio fidanzato per il mio precedente compleanno e si tratta di Avremo sempre Parigi di Serena Dandini. A quanto pare parlo ancora così tanto di quell'unico viaggio a Parigi che si è reso evidente che avrei gradito un libro pieno di curiosità su questa bellissima città (facendomi allungare la lista di cose da vedere e da fare se mai un giorno potrò tornarci).
  • 2 autori italiani e 7 autori stranieri.
  • 6 autrici e 2 autori.

lunedì 31 dicembre 2018

Breve pausa tra feste, auguri e imprevisti.

Sto finendo l'anno esattamente come l'ho iniziato: col raffreddore a farmi da molesta compagna.
Tanto per variare, anche il mio fidanzato ha il raffreddore e siccome non ci facciamo mancare nulla tra viaggi, viaggetti, mangiate e altre cose belle, abbiamo beccato virus diversi che ci tengono separati da due giorni.
E sono troppi due giorni, se si considera che tra poco ripartirà e io rimarrò qui, senza nessun festeggiamento o consolazione per il mio imminente compleanno perché lui non ci sarà. Sarà lontano chilometri e io mi abbufferò di noccioline alla paprika, buttata sul divano con plaid, borsa d'acqua calda e serie tv, sforzandomi di non cedere alla malinconia.


Volevo rompere una tradizione, cioè quella di non fare auguri di buon anno sul mio blog prima che sia effettivamente giunto il nuovo anno.
Di promesse e buoni propositi no, quello mai. Intanto perché non seguo programmi a meno che non si tratti di serie tv, poi perché finirei per dimenticarmene comunque; perciò come ogni anno andrò a intuizione, a ispirazione.

Forse l'amore rimbambisce, ma io ci vedo un cuore.

A inizio di questo anno, quando ancora non avevo idea di quanto sarebbe stato frustrante e deprimente, vi augurai delle cose che non posso che condividere anche adesso. Per chi c'era, per chi ancora non c'era, per chiunque altro si sforzi di essere una brava persona e di non rompere troppo le uova nei panieri altrui, ma lo auguro anche a me stessa: felicità, salute e serenità.
"spero che non mancherà mai la salute ai miei cari e a me, spero di riuscire a leggere molto, di viaggiare, di capire qualcosa che non ho mai capito, di fare esperienze avventurose che non ho mai fatto, di potermi meravigliare in senso positivo, di vedere cose belle e conoscere belle persone; spero di poter assaggiare delizie che non litigheranno con il mio sistema digerente, di fare l'amore spesso, di vedere più spesso l'amore negli occhi di altre coppie (datate o nuove che siano); spero di non fare come al mio solito e tenermi tutto dentro, per poi scoppiare quando raggiungo il limite [...]
Spero di vedere più spesso la mia migliore amica e non fare una telefonata da 62 minuti come facciamo qualche volta l'anno. Spero nella serenità. Spero di ricordarmi di guardare un cartone animato ogni tanto, così da sentirmi leggera e spensierata per un po'."
 
 
Auguravo questo a me e a voi, non posso che riproporre e sperare che vada meglio il 2019.
 

mercoledì 19 dicembre 2018

Servizio alla comunità.

Sono tornata brevemente per dare un piccolo aiuto alla comunità, qualora ci sia qualcuno che come me ha bisogno di servirsi dei servizi comunali e non ha molta familiarità con le ultime leggi.
Ma prima un breve riassunto: la convivenza col Fidanzato neo-lavoratore è andata abbastanza bene, solo qualche piccolo screzio per cercare di incastrare le nostre abitudini domestiche.
Per dire, per me esistono abiti da vita domestica e abiti per uscire; con gli abiti per uscire non sto seduta sopra la coperta del letto (so benissimo su cosa ho appoggiato le mie terga e di certo non voglio ritrovarmelo dentro camera), così come non vado a spostare la macchina se indosso il pigiama. Stessa cosa per le scarpe: se come me avete la tendenza a centrare col vostro piedino una pozzanghera fangosa solitaria, di certo non vorrete passeggiarvi per tutta casa, perché lo sporco si incrosta ma poi si scrosta passo dopo passo nonostante i tappetini adeguati. I maggiori disappunti però riguardavano la spesa: preferisco farne una sostanziosa in un pomeriggio che mi basti per almeno una settimana e non tante piccole spesucce un giorno sì e uno no. Perché comprare un litro di latte quando, a minor prezzo comparato, ne posso comprare sei che mi bastano per un mese?
Santa pazienza, sono troppo pigra per affrontare la fila alla cassa quattro volte alla settimana.

Finora mi è mancata l'ispirazione per scrivere, poi mi è capitata una cosa terribile: il tempo è passato e si è reso necessario il primo rinnovo per la carta di identità.

Come probabilmente saprete, adesso la vecchia carta di identità fa bye bye e si evolve in una carta elettronica plastificata, esattamente come è successo per la patente (oddio, non fatemi pensare che tra meno di due anni mi tocca pure rinnovare quella).
Io pensavo che si facesse come sempre, cioè andando nell'apposito ufficio comunale e aspettando il proprio turno... e invece no.

Cioè, potete anche farlo ma non vi conviene, in quanto si accede tramite prenotazione on line. Se andate all'ufficio, quindi, faranno passare prima le persone che hanno prenotato quel tal giorno in tal orario, anche se sarà arrivato dopo di voi. Prenotarsi è semplice, tranquilli. Se ce l'ho fatta io...

Per prima cosa scrivete sulla barra di ricerca AGENDA CIE. In genere il primo risultato è quello giusto, nell'indirizzo è pure reso noto che si tratta di una pagina governativa e quello di seguito è ciò che vi si presenterà




Cliccate sul primo link in basso a destra per registrarvi, completate tutti i campi richiesti e inventatevi una password lunga e complicata dove siano presenti lettere in minuscolo, lettere in maiuscolo, almeno un numero e un segno speciale. Se il sito non la giudicherà abbastanza lunga e complessa vi chiederà di metterne un'altra, e così fino alla fine.

Una volta registrati, potete entrare nel sito mettendo i vostri dati.
Selezionate il vostro comune di residenza, non potete sbagliare: è l'unica stringa, ben visibile al centro dello schermo. Nella pagina che si aprirà, vedrete tutte le sedi disponibili nella vostra città e per sceglierne una dovete fare click sul simbolino verde nella riga corrispondente (tutto questo è ben scritto nella pagina).


Come potete vedere, la griglia è molto semplice, suddivisa per data in verticale e per orario in orizzontale; in basso sono riportati i colori per capire le varie disponibilità. I numeri nelle caselle in verde sono i posti liberi prenotabili, potete mandare avanti o indietro di settimana in settimana (in alto a sinistra) o immettere una data di vostra scelta e sperare che ci sia una fascia di orario disponibile (in alto a destra). Una volta scelto posto, giorno e ora (basta fare click sul quadrato verde che preferite) vi si aprirà una pagina con i dati riassuntivi, in basso a sinistra ci sarà il vostro nome mentre in basso a destra potete scegliere di prenotare la visita a qualcun altro, per esempio a vostro nonno.

Infine, vi manderanno via mail due allegati: un pdf che dovete stampare e portare con voi al comune e un file per registrare l'evento sul vostro calendario elettronico.

Conviene che vi prenotate on line perché, mentre l'altro giorno aspettavo il mio turno, ho sentito che un signore ha prenotato il 10 di gennaio, ma on line ancora adesso risultano esserci posti disponibili prima.
Certo, se non avete fretta potete andare all'ufficio e prenotare là stesso, però se non volete aspettare molto per un motivo qualsiasi, potete andare on line.

Una volta al comune nel giorno scelto per l'appuntamento, dovete avere con voi:
  • carta di identità
  • tessera sanitaria
  • una foto tessera
Le regole per la foto tessera sono all'incirca le stesse: niente occhiali che non abbiano una montatura trasparente e che in ogni caso non vada a coprire gli occhi, niente pose artistiche, il volto deve essere frontale all'obiettivo in modo tale che si vedano i lobi delle orecchie il meglio possibile, niente frangetta o altri capelli che coprono occhi e le già citate orecchie (o almeno a me il fotografo ha detto di tirare indietro i capelli più che potevo, è pur vero che ho un cespuglio di capelli ricci quindi non vi so dire se valeva per me o per tutte le capigliature), sono accettati volti seri e volti sorridenti (senza mostrare i denti), deve essere priva di riflessi e di sfondi che non siano tinte unite e neutre, né troppo illuminata né troppo scura, la qualità deve essere abbastanza alta perché questa foto sarà scannerizzata e finirà sul vostro documento.
Insomma, fate prima e meglio a rivolgervi ad un professionista e non un pinco pallino qualsiasi.

L'operatore vi chiederà anche di poggiare gli indici delle vostre mani su di un oggettino al fine di rilevare le vostre impronte (vi spiegheranno come fare) e vi chiederà se volete, in casi nefasti, donare gli organi (potete dire sì, no, oppure non dichiarare nulla).
Inoltre potete scegliere se farvi recapitare il nuovo documento a casa oppure allo stesso ufficio dove avete svolto la pratica per poi andare voi stessi a ritirarlo; in ogni caso saranno necessari 9-10 giorni lavorativi.

Tutto questo ha un costo: 22,20 € complessivi (tra costi di produzione, segreteria e bollo), ho letto un cartello che diceva anche 27,00 € ma sinceramente non ricordo in quali condizioni.

Io lo sto aspettando perché ho voluto farlo un po' in anticipo... stupido compleanno, proprio nella prima settimana dell'anno doveva essere!

sabato 3 novembre 2018

Stringere i denti.

Sono mesi che mi ripeto che bisogna stringere i denti. Così si fa, si stringono i denti e si va avanti con la stessa faccia da schiaffi di sempre, anche se gli schiaffi li ricevi ma non ne dai mai. O quasi mai, dai, non prendiamoci in giro.
Il 2018 ci ha preso decisamente gusto a prendermi a schiaffi.

Ad agosto avevo una brutta sensazione di disagio, di minaccia incombente e ancora una volta ci ho azzeccato più di quanto mi aspettassi. E la veggenza non aiuta.
Come se non bastasse che mia madre si sia dovuta operare, che il mio piede sia diventato uno spiedino, che le mie nonne e mio fratello siano stati male (ora stanno meglio), ad agosto ci calao l'aisso. Vale a dire che nella partita a briscola che è la mia vita, la vita ha deciso che a questa mano doveva metterci l'asso. Quindi è successo che mi sono incidentata. Anzi, scusate il francesismo: mi hanno inculato la macchina.
Il mio fidanzato dice che sono aggressiva alla guida, ma sono una automobilista responsabile. Certo non perfetta, ogni tanto sgarro con i limiti di velocità, però mi fermo sempre agli stop, do la precedenza il più delle volte (anche in casi in cui la precedenza è mia), mi fermo a far passare i pedoni anche senza le adeguate strisce, non parcheggio mai sulle strisce gialle o rosa, mai in doppia fila, in sosta vietata e neanche su mezzo centimetro di marciapiede. Poi succede che me ne sto ferma e tranquilla come mio dovere di automobilista rispettoso e una persona non abbastanza attenta ha beccato proprio il mio Cassonetto, come amorevolmente l'ho sempre chiamato.
Io quella macchina non la volevo, me ne piaceva un'altra blu metallizzato, un colore bellerrimo, ma ahimè l'avevano già venduta, e allora che palle il cassonetto grigio mi è toccato, quello o niente per il mio budget e i miei requisiti minimi. Certo non l'ho comprata con i miei soldi, ci hanno pensato i miei, però la considero la mia prima auto.
Questo rapporto di amore-odio è stato sbilanciato da questa avventura, alla fine della quale ho rischiato solo un'ulcera perché, credetemi, ho raccontato la storia con minuziosi dettagli non so quante volte a non so quante persone mandate dall'assicurazione.
Belli miei, vi dovete rassegnare: io ho ragione e voi torto. C'è il CID e un testimone oculare che non avevo mai visto prima e nonostante tutto mi hanno tartassata di tentativi di darmi la colpa. Beh, scusate un cazzo se proprio quel giorno stavo in quella determinata strada a quella determinata ora. Vi tocca pagare per la distrazione umana dell'ALTRO automobilista, non certo per la mia.
Sono arrivata al punto da non riuscire a dormire la notte per i pensieri.
Sono rimasta per due mesi senza macchina e quando il mio Cassonetto è tornato a casa l'ho abbracciato. Prima il sedile, poi non ancora soddisfatta ho abbracciato il volante (che ha risposto con un affettuoso colpo di clacson) e accarezzato il cruscotto. E subito mi sono tornate alla mente due puntate dei Simpson, una dove Homer abbraccia la tv e sussurra dolcemente "Non litighiamo mai più", nell'altra sono Bart e Lisa ad abbracciare la tv (non ricordo se sono due scene della stessa puntata o due diverse, in caso qualcuno lo sappia apprezzerei un commento a riguardo).





A settembre l'ennesima sorpresa: il mio fidanzato emigra in Padania per lavoro. Tanto fiera, orgogliosa e contenta per lui, purtroppo personalmente non la sto prendendo bene. Ancora non mi capacito. Non mi capacito di dover passare settimane senza vederlo e toccarlo, come non riesco ad accettare l'idea di lasciare un giorno la Sicilia, con amici e parenti annessi, e il paninaro di fiducia, le feste di quartiere, ect, non mi va proprio, ma se lo assumono a tempo indeterminato per un lavoro che gli piace, io cosa cazzo dovrei fare? L'unica alternativa accettabile è che anche io, un giorno, mi trasferisca.
Che schifo, manco nella fortuna trovo la gioia.
Avevo deciso qualche mese fa, dopo il commento di un lettore, di sforzarmi di essere meno negativa per attirare meno negatività.
Metto il tre di briscola e... il 2018 ci calao l'aisso, che culo!

mercoledì 29 agosto 2018

Tour estivo anche in grotta.

L'estate dovrebbe durare molto più di soli quattro mesi scarsi. Questa estate, nello specifico, sto viaggiando più di quanto abbia mai fatto. Certo, sono piccoli viaggi in provincia, massimo un'ora e mezza di macchina perché il portafogli langue disperato, eppure sento che ne ho bisogno. Ho bisogno di viaggiare, di fare escursioni avventurose, di passare del tempo col mio fidanzato, perché settembre è vicinissimo e mi mette un'ansia incredibile. Settembre è sempre stato il mio capodanno, è a settembre che iniziano i progetti, è a settembre che faccio i conti. Questo settembre è oscuro e incombe spaventoso. Perciò faccio pressing per viaggiare, non importa dove, anche senza lasciare la città, non importa basta che andiamo insieme.
Per mia fortuna, le bellezze in provincia non mancano e sto pian piano scoprendo molto più di quanto pensassi e sperassi, allontanando almeno per un po' l'avvicinarsi del temuto settembre e delle prove che porta.



Per la serie "Bellezze del trapanese", vi presento un'altra delle mie tappe estive: la Grotta Mangiapane, che sarebbe una delle Grotte di Scurati (Scurati è una frazione di Custonaci, dove poi siamo andati a fare il bagno, con la dovuta attenzione visto che i primi due-tre metri di acqua scorrono su rocce lisce ma scivolose). La grotta Mangiapane si trova vicino alla Riserva naturale del Monte Cofano, la strada è facile da trovare con l'apposita app di geolocalizzazione e sarete subito immersi in una atmosfera molto bucolica e affascinante, a me ha dato l'impressione di un viaggio nel tempo (l'aria è pulita, natura selvaggia, sterpaglia, i versi degli animali, fiori, piante...).



Appena varcato il cancelletto di assi di legno, vi accolgono subito in una casetta dove pagare un biglietto di 3€. Il prezzo è ben misero se pensate che servono al mantenimento di tutte le casette, degli oggetti e dei macchinari antichi, a tenere puliti e percorribili i sentieri, alla cura degli animali (due cavalli, due asinelli, oche con relativo stagno, il pavone che passeggia per le stradine, due caprette dalle corna ricurve, galli, galline e altri pennuti dal verso strano che sinceramente non so come si chiamano), in più nel periodo natalizio vi si svolge annualmente un presepe vivente (per il quale ovviamente sto già rompendo le scatole al Fidanzato per andarci, che ve lo dico a fa!).

Al momento del biglietto, ci sarà una persona che vi darà qualche informazione: innanzitutto il percorso nel borgo è delimitato da una corda, quindi seguite la corda e farete letteralmente tutto il giro completo.
Questa grotta è stata abitata sin dal Paleolitico, ne testimoniano graffiti e oggetti (come strumenti di ossidiana), ormai relegati a musei italiani e parigini.
Da metà Ottocento (se non ricordo male, perdonatemi) fino al periodo seguente alla seconda guerra mondiale, in questa grotta e nelle sue immediate vicinanze visse la famiglia Mangiapane, da cui il nome, finché le condizioni di vita non li spinsero gradualmente a trasferirsi altrove fino a lasciare il "villaggio" disabitato.
Nei primi anni 2000 alcuni ragazzi del posto si adoperarono per sistemare e far conoscere questo luogo, che è stato anche scenario di pellicole tra cui Montalbano e un film di Pif.

Ogni "casetta" ha una targa in legno con l'indicazione della professione in ben tre lingue: siciliano, italiano e inglese. C'era infatti il mugnaio, lo smielatore, il calzolaio, il fornaio, il puparo (cioè il creatore delle marionette che in siciliano si chiamano "pupi"), il sarto, chi tesseva la canapa, il vasaio, l'oste e il fabbro. Mi sembra di ricordare almeno un paio di altri mestieri ma non mi vengono in mente, in caso li aggiungerò dopo.
Alcune casette sono ammobiliate come al tempo, ad esempio la camera da letto e la "sala pranzo".

Anche all'interno della Grotta ci sono casette, mentre in fondo c'è addirittura una piccola chiesa scavata tra le rocce umide.






Molto caratteristico anche la tettoia di legno e tegole dove appendere ad essiccare vari prodotti, come i pomodori, i fichi, i pesci salati e alcuni tipi di carne. E poteva mancare un variopinto carretto siciliano? Appunto.





Adesso, dopo le caprette dalle strane corna ricurve, vi saluto con un'altra delle mie foto (le ho scattate tutte col mio cellulare, queste e altre 36). Adoro la calma che ispira questo posto, così rustico, così lontano eppure vicino... era così il mondo non molti decenni fa. Strano, no?



giovedì 16 agosto 2018

Macari. E magari un'altra volta.

Forse non è ancora chiaro quanto mi piaccia parlare delle cose belle e positive della mia madrepatria Sicilia. Probabilmente non è neanche quantificabile quanto mi piaccia. Ma capitemi, da qui c'è passato praticamente chiunque nel mondo nel corso dei secoli, perciò i pezzi di storia non mancano, e per di più siamo stati baciati da Madre Natura (probabilmente per compensare la nostra mancanza di talento nel saper gestire adeguatamente tutto ciò). Nel mio piccolo mi piace sbandierare ogni piccola/grande meraviglia.
Ora, piccola premessa, sappiate che in fatto di mare e spiagge sono molto esigente perché quello che vedete nella foto qui sotto è quello a cui sono abituata:



Acqua trasparente e cristallina, sabbia fine, alghe pochissime. Non è sempre tutto così, eh, bisogna dirlo.
San Vito lo Capo, per esempio, mi piace andarci solo a giugno o nella prima metà di luglio, di mattina l'acqua è meravigliosamente azzurra, limpida e pulita. Se ci andate alle sei del pomeriggio a fine agosto, potrebbe non essere così idilliaco e sarete anche sepolti tra la gente.
Comunque ho degli standard abbastanza alti.

Tutti questi preamboli per dire che qualche settimana fa sono andata a Macari, in provincia di Trapani, e l'ho trovata piccola ma stupenda. C'è da camminare un po' a piedi per arrivare a una spiaggia di scogli che formano scale naturali attraverso i quali raggiungere l'acqua. L'acqua è tiepida e viva: tra gli scogli infatti vivono alghe, conchiglie, diversi pesciolini e granchi.
Vi prego, se ci andate, sforzatevi di non calpestare le alghe e lasciate vivere in pace gli altri animali. Questa è la loro casa, voi siete gli ospiti.
E fate attenzione, basta poco e l'acqua diventa alta.





Certo, tra gli scogli non si possono piantare gli ombrelloni (vi prego, vi supplico di non tentare!) ma basta ingegnarsi un poco: noi abbiamo retto l'ombrellone con un mucchietto di grossi sassi.
È stato rilassante in maniera incredibile, sono rimasta per ore come una scema a guardare la vita di quel pezzetto di mare immacolato. Più volte ho incontrato un pesciolino che al mimino movimento sospetto dell'acqua si immobilizzava tra le alghe mimetizzandosi alla perfezione, per poi riprendere a nuotare quando l'acqua tornava tranquilla.

E io tornerò, cara Macari, t'ho troppo amata per non farlo.


Suggerimento: armatevi di pazienza se siete nelle vicinanze e magari prima di immettervi in autostrada fate una sosta a Dattilo (una piccola e rurale frazione di Paceco, sempre provincia di Trapani), chiedete al primo passante dove comprare i loro famosi cannoli giganti. Chiunque incontrerete saprà di certo indicarvi il posto giusto dove acquistare dei tipici cannoli siciliani, più grandi del normale e molto, molto buoni!

venerdì 20 luglio 2018

Auto mania.

Il 23 giugno si è tenuto a Trapani l'annuale mostra di auto d'epoca.
E con un fidanzato che è ingegnere meccanico e appassionato, figuriamoci se non mi avrebbe portata fino a là. Le auto che partecipavano alla mostra, e poi alla sfilata con tanto di palco e presentatori, sono state di svariate annate e di diverse case automobilistiche, in particolare molte Alfa ma anche Ferrari, Lancia, BMW, Porsche.

Sì lo so, è successo quasi un mese fa, lo confesso: sono una procrastinatrice seriale. Ma capitemi, con 40 C° non ho tanta voglia di stare seduta al pc, che funge perciò solo come decorazione da tavolo.

Ma torniamo all'inizio: cos'è un'auto d'epoca? Per la legislazione italiana è semplicemente un veicolo che ha compiuto almeno trent'anni di vita, ma scommetterei che la risposta varia a seconda di chi sia l'appassionato a cui lo chiedete. Qualcuno vi dirà che sono testimonianze storiche, altri vi diranno che sono gioielli della meccanica, altri ancora che si tratta di arte meccanica e di design. E suppongo che a qualcuno, un tantino più patito, verrebbe la bava alla bocca diventando incapace di esprimersi a parole.
Anche per i neofiti come me è stata un'esperienza interessante. C'era l'odore acre e penetrante di benzina, i motori che scoppiettavano e rombavano come ormai non siamo più abituati a sentire sulle nostre strade, stili di carrozzeria così diversi pur appartenendo allo stesso periodo (invece tutte le auto moderne si somigliano poco o molto).
Di questo evento non ho fotografato tutti i veicoli, tuttavia posso mostrare alcune foto di bassa qualità (c'era troppo buio per il mio telefono e c'era troppo da guardare per soffermarsi a fotografare) e indirizzarvi al sito ufficiale dove potete trovare molti più dettagli.

Inoltre posso riportarvi il nome e il modello di qualche auto, grazie all'assistenza dell'Ingegnere Junior mia dolceamara metà, il quale le ha identificate per me (dove possibile). Senza di lui le mie foto sarebbero state un po' più vuote, quindi grazie a lui. Se ci dovesse essere qualche errore o dubbio scrivete pure nei commenti!

Fiat 1100


Notate prego lo stile innegabile di queste persone

Dopo questa ho desiderato possedere anch'io gli occhialoni da aviatore.

Alfa Romeo Duetto

Alfa Romeo Giulia. Questa è una delle mie preferite ma non prendetemi ad esempio, ho anche una insana passione per la Fiat 126
Alfa Romeo GT Junior
Lancia Fulvia e Fiat 1500

E questa è, infine, la vista panoramica su Trapani da circa metà del monte Erice.