lunedì 6 marzo 2017

Passare dalle "mangiate" alla palestra. Tratto da una storia vera e triste.

Innanzi tutto si parte da un preciso evento, dal quale scaturisce un'idea persistente.
Mettiamo caso che a San Valentino il tuo fidanzato, a conoscenza della tua passione per fritti misti, pizza e dolci, prenda la brillante decisione di portarti in pizzeria con la misera scusante di una festicciola qualunque. Lui ti invita, ti sorprende con un regalo (anche se i patti prevedevano di presentarsi di "panza e presenza", ovvero senza doni ma con la fame in corpo) e ti fa quel sorriso che, mannaggia al diavolo, quando lo fa non capisci più niente e sei senza scampo. Per cui quel giorno mi sono ritrovata ad abbuffarmi (come se Natale, Capodanno e Compleanno non fossero stati sufficienti) e una piccola, subdola idea ha cominciato a manifestarsi in me.
Forse è il caso che mi iscrivo in palestra, o cene come questa le digerirò dopo una settimana.
Ma per un breve periodo ho resistito alla tentazione, con l'aggiunta dell'entusiasmo del Mezzo-Ingegnere che pensava stavolta di convincermi ad andare con lui al mattatoio in palestra.
Come se questo pensiero non fosse già di per sé disturbante, quella sera mi sento costretta ad usufruire del bagno. Per trovarlo ci vuole una mappa e a nulla sono valse le informazioni del mio Mezzo-Ingegnere, che ne aveva dovuto usufruire prima di me, poiché il bagno dei maschietti si trova all'estrema destra della pizzeria mentre quello delle donne si trova all'estrema sinistra, per altro dietro un pannello di legno situato alle spalle del bancone. Per cui non solo ho dovuto far fronte alla naturale repellenza che mi procura l'andare in un bagno pubblico, ho dovuto far fronte alla sensazione di smarrimento e scazzamento (perché deve essere così complicato una cosa così semplice come fare pipì?!) e anche al sentimento di sentirmi un'intrusa, come se mi stessi intrufolando di straforo nelle zone destinate solo ai banconisti. Purtroppo la sequenza di spiacevoli sensazioni non finisce qui. Non era abbastanza disagio, quindi hanno pensato bene di fare l'anticamera enorme, con due lavandini separati ma un solo rubinetto presente, mentre il bagno vero e proprio è uno sgabuzzino di tre metri per due di forma trapezoidale. E ciliegina sulla torta, piastrelle asfissianti ovunque: destra, sinistra, intorno alla porta, sopra e sotto (solo il tetto si è miracolosamente salvato).








Ritrovarsi circondati da tutti questi quadratini in uno spazio angusto è stato traumatico.
Un bugigattolo che può essere eletto il peggior incubo d'un claustrofobico che soffre il mal di male.









Passati questi terribili attimi, la serata è andata abbastanza liscia. Ma quell'idea di fare esercizio fisico ha messo radici, nonostante la mia convinzione (che confermo tutt'ora) che è assurdo pagare degli estranei per farsi torturare in una palestra, buttar giù sudore e farsi increspare ancora di più dei riccioli già abbastanza capricciosi. Comunque resisto all'idea e procedo con la vita di tutti i giorni.
E poi all'improvviso giunge un invito. Il caro amico suggerisce allegramente l'idea del ristorante cinese all you can eat. E tu che fai, dici di no all'amico con cui uscivi assiduamente e che ora vedi di tanto in tanto perché si è trasferito a centocinquanta km di distanza? Dici di no a tutto quel buon pesce e ai loro deliziosi amici crostacei?
Non c'ho avuto il cuore di dire no. Anche perché era da dicembre che ne parlavo con il Mezzo-Ingegnere mia metà.
Risultato? Ho mangiato più di tutti i presenti e ho rotolato per due giorni ancora sazia e panzolla.
Mezzo-Ingegnere coglie allora la palla al balzo: perché non ti iscrivi in palestra dove vado io? chiede, Ti aiuto con gli esercizi, ci andiamo due volte a settimana, che sarà mai... tra l'altro c'è un promozione, se ti iscrivi entro tot data costa di meno per un anno!
Insomma, per chi e per come, mi sono ritrovata iscritta e pure all'opera nella stessa ora.
Mi faccio coraggio, quei pantaloncini aderenti mi stanno bene nonostante le cosciotte e mi fanno pure un culo che caspita, manco sapevo di avercelo!
Iniziamo con il correre sul tapis roulant. Seguo le istruzioni e cammino per tre minuti, e fin qui tutto bene. Poi mi dice Aumenta la velocità così e corri. Mentalmente mi faccio gli auguri e spero per il meglio, obbedendo.

Dopo 3 minuti di corsa ho già le visioni mistiche alla Fantozzi, ma a me non si manifesta l'arcangelo Gabriele, bensì RAFFAELLA CARRA' in uno sfavillante vestito di paillettes che mi indica con una leggiadra mano mentre l'altra la appoggia delicatamente al suo petto. E a quel punto mi sorride e si mette a cantare SCOPPIA SCOPPIA MI SCO'! SCOPPIA SCOPPIA MI SCOPPIA IL CUOR!

E a quel punto una cosa mi è chiara: nessuno sarà mai figa quanto la Carrà. Carrà maestra di vita!

La storia vera e triste si conclude qua. Nel senso che quel giorno è stato ricoperto da una coltre nebulosa e non ricordo altro, il giorno seguente è stato meno traumatico e poi il ciclo mi ha salvata.
E qui ci sta una bella torsione all'indietro degno della Carrà che ingiuria quelli "da Trieste in su", ma tanto l'importante è farlo sempre e con chi hai voglia tu.


 
PS: Invito a fermarsi sulle parole, che magari lo sbrilluccichio distrae, secondo me si possono interpretare in modi diversi:
Se lui ti porta su un letto vuoto
il vuoto daglielo indietro a lui
fagli vedere che non è un gioco
fagli capire quello che vuoi
(...)
E se si attacca col sentimento
portalo in fondo ad un cielo blu
le sue paure di quel momento
le fai scoppiare soltanto tu

mercoledì 8 febbraio 2017

Nuddru ammiscatu cu nente. Ovvero di nullità ed altre cose.



 Nella mia madre patria Sicilia esiste un affascinante detto: Iddro è nuddru ammiscatu cu nente, ovvero "lui è nessuno mischiato con niente"; per dire che un certo tizio è un signor nessuno che vale meno di niente.
Quando mi parte l'insulto erudito mi piace pronunciare, stile scioglilingua, una cosa imparata al liceo: l'essere è e non è possibile che non sia, il non essere non è e non è possibile che sia. Ora, chi non ha studiato filosofia e Parmenide o non ha l'udito ben acuito difficilmente mi capisce a primo colpo. Di solito si lanciano in esclamazioni come eh? Cosa? Che hai detto? oppure si limitano a pensare che sono pazza, o schizofrenica, o semplicemente una rompicoglioni che dice parole a caso. Andiamo, a chi non è mai capitato di trovarsi a parlare con una persona insopportabile a causa del carattere, dell'educazione o dell'orgogliosa e cieca stupidità? Magari ci è impossibile rispondere con un aperto e salutare insulto (si viene spesso indicati come immaturi, puerili o cattivi), tipo quel detto siciliano di poc'anzi, però secondo me ci sono situazioni nelle quali tacere completamente è sbagliato, urge una risposta di qualche tipo.
Per esempio: mettiamo caso che una persona ci stia pubblicamente prendendo in giro/insultando o mettendo volutamente a disagio di fronte ad altri. Mettiamo caso che non ci sia nel gruppo qualcuno disposto a contraccambiare per difenderci o che creda che la frecciatina rivolta a noi sia una semplice battuta e non un deliberato atto di svalutazione. Non ditemi che dovrei restare calma, fare buon viso a cattivo gioco, porgere l'altra guancia o che dir si voglia; non me lo dite, perché nella mia testa in questi casi già risuona la Cavalcata delle Valchirie. Purtroppo sono dotata di un certo livello di educazione e civiltà, per quanto a volte così non sembra, con un personalissimo senso della riservatezza. Per cui le soluzioni sono due: o faccio un sorrisetto come per dire "Che povero idiota, neanche meriti una risposta", che comunque va per la maggiore, oppure me ne esco fuori con battute complicate, distorte e arzigogolate che rendono la gente come minimo perplessa.
Poi però capita che la persona alla quale rivolgo quella frase, definiamola pure non-sense, capisca che l'ho insultata. Ecco, provo una specie di soddisfazione sadica quando succede.

Eh sì, mio caro Mister Perfezione/mia cara Ms. Perfezione: oso ribattere e ti metto al tappeto, sia pur metaforico, perché io non sarò una gran figa intelligentissima, bellissima, coltissima, simpaticissima come tu ritieni di essere, ma perché TU SI NUDDRU AMMISCATU CU NENTE.


TU

NON

VALI

UN

CAZZO.






PS: questo è uno sfogo in termini generali, ma negli ultimi tempi c'è una persona nella mia vita reale, quella non virtuale, alla quale dedicherei questo messaggio.

giovedì 19 gennaio 2017

Ricominciamo.

Prima di fare un riepilogo del 2016 ho voluto aspettare almeno la seconda settimana di gennaio, poiché è stato un mese piuttosto impegnativo che ha compreso festeggiamenti per: un anno di relazione, natale, capodanno e compleanno. Tutto nell'arco di trenta giorni circa, un periodo fatto di ingozzamenti e di spaparanzamenti su divani che hanno portato a cambiare buco alla cintura. Ma, cosa buona e giusta, non rimpiango nulla, né il bis di risotto né le due fette di cassata siciliana, neanche tutto quello che c'è stato di altro sulla tavola. E al diavolo la palestra, preferisco essere "morbida" ma felicemente cioccolatosa.
Nota doverosa: probabilmente è l'alto tasso di colesterolo a parlare, quindi non so come la prenderò quando mi sarò effettivamente resa conto del cambiamento della mia mole.


Con me il 2016 è stato generoso: sono stata spesso molto felice e poche volte molto infelice. Il mio umore è sempre ciclico, ma i periodi buoni ora durano più dei periodi bui. Mi mancherà il 2016, era da tanto tempo che non stavo così bene.
Ho imparato a non combattere la malinconia quando mi viene senza preavviso, senza motivazione: li considero ancora inutili dimostrazioni della mia debolezza, ma ho accettato che tutti a volte sono deboli e che non c'è nulla di male. Avere il mio Quasi-Ingegnere a sostenermi mi ha molto aiutata.
Mi fa vedere le cose da una prospettiva diversa, il ché è bene.
Ho pure capito di essere dotata di una quantità di pazienza molto al di sopra di quanto credessi. La cosa bella è che lui non se ne approfitta mai, ad eccezione dei dieci giorni che precedono i suoi esami universitari. Ma poi si fa perdonare. Il ché è bene.
Ho imparato che dimostrare tenerezza e affetto non è una forma di debolezza e ho smesso di credere che la gente possa utilizzarla come un'arma contro di me. Di sicuro le persone che tengono a me non la useranno per deridermi o farmi del male. Ci ho solo messo un paio di decenni a capirlo. Ed esiste una foto, dove si vede benissimo che sono io quella che abbraccia un amico, quindi ho una prova.
Aprirmi mi riesce meno complicato, ma parlare qui, sulla bloggosfera, mi viene ancora più semplice che nella realtà... comunque ho fatto enormi passi in avanti dal 2011 ad ora anche grazie alla bloggosfera.
Ho scoperto che in casi rari si può avere un bravo fidanzato e anche dei bravi suoceri. La cosa più bizzarra è che sono io, proprio io, il fortunato essere umano ad avere un bravo fidanzato e dei suoceri adorabili. Sono creature dalla bellezza mitologica!
Perciò e percome, questo 2016 l'ho voluto bene, nonostante i brutti scherzi che mi ha giocato e di cui mi fa ancora male parlare. Ma Nonna sta bene, adesso, quindi continuo ad amare queste quattro cifre, sperando di ripetere il miracolo.


Anche per i libri ci sono stati degli alti e dei bassi.
Gli alti sono tutti i libri che mi sono stati regalati (ben quattro, di cui uno che cercavo da un paio di anni), grazie a quell'anima pia e di maniche larghe del mio Quasi-Ingegnere. I bassi sono che, rispetto al 2015, ho letto piuttosto poco. Ecco un riassunto comparativo:
  • Libri letti in totale: 10 + 1 non ancora finito. 16 in meno rispetto all'anno precedente.
  • 5300 pagine circa. 4400 in meno rispetto all'anno precedente.
  • 7 thriller/gialli, il migliore dei quali direi a parimerito Il suggeritore di Donato Carrisi e Follia profonda di Wulf Dorn.
  • 3 romanzi di varie tipologie, il migliore è il romance storico Shanna di Kathleen E. Woodiwiss.
  • 1 classico, che è stato Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas.
  • 1 autore italiano.
  • 9 autori stranieri (di cui 3 americani, un francese, un inglese, uno scozzese, uno svizzero e due tedeschi).
  • 6 autori e 4 autrici.
  • solo 1 aveva meno di trent'anni alla pubblicazione del libro che ho letto.

Non male, ma neanche bene. Troppi libri in casa mia aspettano il loro turno per essere letti! Ma questi miei amici silenziosi aspetteranno con pazienza, cosa che non fanno i miei amici in carne ed ossa, o il Quasi-Ingegnere. Mi sa che le mie priorità sono cambiate, anche io sono cambiata, ma in fondo sono ancora Maya, sono io. E tornerò.

giovedì 29 dicembre 2016

Il Conte ed altri conti in sospeso.

Sono abile, che dico, abilissima a procrastinare.
Tipo che se ci fossero delle gare di procrastinazione non mi qualificherei neanche, perché ovviamente avrò procrastinato il momento di compilare il documento di partecipazione fino a quando (ops!) sarà scaduto il tempo massimo per le iscrizioni. True, sad story: sul sito della Virgin Radio qualche mese fa si poteva vincere un super cofanetto degli Iron Maiden semplicemente iscrivendosi al sito e rispondendo a qualche domanda. Ecco, un giorno mi sono detta "Basta! Nessun impegno mi deve più distrarre, nessuna pigrizia mi deve fermare stavolta", vado sul sito, mi iscrivo, leggo il regolamento e... boom! Il concorso era terminato la settimana prima. E ogni tanto penso ancora a quella fortunata persona che si è portata a casa gratis quel... super... meraviglioso... cofanetto degli Ir...
Scusate non ce la faccio (dove sono i dannati fazzoletti?!).
Sigh.



Qualche mese fa, ho finito di leggere il Conte di Montecristo (qui sopra nella mia splendida versione) e volevo scrivere un post tutto dedicato all'opera di Alexandre Dumas (padre, bisogna specificare; l'autore aveva un figlio, per chi non lo sapesse, non solo omonimo ma anche lui scrittore). Mi ritrovo qui così tanto tempo dopo aver procrastinato che ormai le sensazioni si sono affievolite, facendomi perdere la verve e l'entusiasmo derivato dall'aver finito un bel libro, perdendo nel frattempo anche il foglietto con gli appunti. Perciò sono scomparse le frasi che avevo estrapolato per citare e per condire il mio post sul coraggioso Edmond Dantès. Indi per cui, avendo ormai poco da dire, ho pensato di leggere qualche altro libro e raggruppare così le mie letture. Ma procediamo con ordine.

Edmond Dantès è un giovane marinaio, innamorato della bella catalana Mercédès, in vista di una gratificante promozione che, malgrado il suo carattere docile, buono e socievole, desta le antipatie e le invidie di alcune persone a lui vicine: il vicino di casa (un sarto) è Gaspard Caderousse e lo invidia per il denaro che riceverà dalla sua promozione a capitano, Fernand Mondego lo odia perché è innamorato della sua fidanzata, Danglars lo invidia per la promozione che Edmond ha ottenuto e a cui lui aspirava da tempo.
Fernand e Danglars, riuniti ad una tavola dove assiste anche un ubriachissimo Caderousse (e perciò poco in grado di intendere e di volere), escogitano un piano per liberarsi del nemico comune: scrivono una lettera e lo denunciano come bonapartista, cioè un partecipante al complotto mediante il quale far scappare Napoleone dall'Isola d'Elba, dove era stato esiliato, e farlo tornare al trono di Francia. La lettera arriva sino al magistrato e sostituto procuratore Gérard de Villefort, il quale, per sposare la figlia di un ricco marchese e salvare suo padre (che è un attivo bonapartista), decide di condannare Edmond alla prigionia nel Castello d'If per tutta la vita, nonostante sappia che Edmond è innocente. Senza neanche spiegarne le ragioni, durante la notte Edmond viene portato nell'isola della prigione e vi rimane chiuso, disperato e quasi annientato, per 14 anni.
In prigione Edmond conoscerà un altro prigioniero incarcerato a vita, che si trova come lui nei sotterranei e che lo salverà dalla sua decisione di morir di fame. L'abate Faria scavava dei tunnel sotterranei sperando di giungere al di fuori della fortezza, invece si ritrova nella cella di Edmond. Dopo le prime esitazioni, i due diventano più che amici, Edmond lo considera un padre, il vecchio gli insegna tutto ciò che sa su svariati argomenti, nel frattempo continuano a scavare tunnel per cercare la salvezza. L'abate però è anziano e malato, dopo un attacco muore. Nonostante il dolore, Edmond è abbastanza lucido da capire che l'abate è l'unico modo che ha per scappare incolume e senza causare la morte di alcuna guardia: si sostituisce al corpo del morto, progettando di scappare. Ciò che non sa è che i morti del Castello d'If non venivano sepolti, bensì gettati in mare. Lotterà con la zavorra che lo porta a fondo e con la tempesta fino a rifugiarsi su uno scoglio, dove verrà raccolto da una barca di passaggio. Da qui inizierà il suo viaggio che lo porterà ad arricchirsi grazie ad una leggenda fortunatamente vera (che Faria gli aveva raccontato con precisione) riguardo l'isola di Montecristo; ci vorranno decenni per farsi una cultura vastissima, diverse esperienze e per raccogliere tutte le informazioni sui suoi nemici. Infatti, come credo sia noto, l'intento di Edmond è di vendicarsi. E chi avrebbe potuto dargli torto? Era innocente, non aveva fatto del male a nessuno, eppure si era ritrovato intrappolato a vita in una minuscola cella sempre al buio, non sapendo i motivi della sua condanna, senza neanche essere informato della morte del padre, dovuta al dolore e alla miseria nella quale era caduto. Quindi, con le ricchezze, le conoscenze e le informazioni di cui era entrato in possesso, si vendicherà ad uno ad uno di tutti quelli che gli avevano rovinato la vita.
Ci sono davvero tanti personaggi, ognuno diverso per storia, indole, morale, estrazione sociale, intenti; alcuni sembrano "inutili", come se l'autore volesse solo raccontare molte storie all'interno della trama, invece in qualche modo ognuno di loro svolge un ruolo fondamentale per Edmond, facendolo arrivare ben oltre i suoi propositi. Libro lunghissimo (circa novecento pagine), all'inizio magari un po' lento, ma con determinazione si può leggere benissimo e restarne alla fine anche piacevolmente coinvolti.

Dopo tanta fatica, ho pensato di leggere un libro che avevo già letto tempo fa, di tutt'altro genere, e che mi ha portato di seguito a leggerne un altro dello stesso autore, due thriller. Lui è il tedesco Wulf Dorn e i libri sono La psichiatra e Follia profonda. Sarò breve, anche perché mi sono resa conto che ho scritto più di quello che avevo immaginato. La psichiatra si incentra sulla storia di Ellen, una psichiatra che si occupa di una paziente terribilmente traumatizzata, spaventata, sporca e picchiata, che blatera di un Uomo nero che la cerca e la troverà per farle del male e che se la prenderà anche con Ellen se cercherà di aiutarla. Ma Ellen non può fare a meno di aiutarla, facendosi trascinare sempre di più nel baratro, fino a farle dubitare di se stessa e di chi la circonda. La paziente non solo scompare dalla sua stanza nel reparto psichiatrico più controllato, ma nessun altro l'ha vista o ne ha sentito parlare, non esistono cartelle né tracce all'interno della sua stanza; come se non fosse sufficiente, Ellen inizia a ricevere telefonate minatorie dall'Uomo nero, che la costringe a cercarlo, a capire chi sia, se vuole salvare la sua paziente. A me è piaciuto molto, non avevo mai letto niente di simile; anche se avevo capito parte del finale già un centinaio di pagine prima, mi ha colta di sorpresa.
Follia profonda ha, come il precedente, una vena oscura, ansiogena e persecutoria: il concetto di base è lo stalking. Lo psichiatra Jan Forstner riceve delle lettere e in seguito delle telefonate da parte di una sconosciuta che dice di amarlo, gli spedisce disegni e rose come regali ed è convinta che lui ricambi questo sentimento (nei sogni di lei, Jan è colui che la ama e che la libererà dalla sua prigione mentale), ma stare insieme per loro è impossibile. Per il momento. Infatti lei ha un piano, dove l'eliminazione della fidanzata Carla è solo l'inizio.
Ricordo che la prima volta che lo lessi non mi fece dormire per alcune notti. Riflettiamoci: in qualsiasi luogo e circostanza, potenzialmente chiunque incontriamo nella nostra vita, qualunque sconosciuto senza volto e senza nome sullo sfondo indistinto della nostra esistenza, potrebbe avere delle serie turbe psicologiche, pur non mostrandone alcun segno in superficie. Questo soggetto ignoto X potrebbe vedere in noi qualcosa, qualcosa che lo faccia sentire legato a noi intimamente; potrebbe innamorarsi di quell'amore malato e immaginario, convincersi persino che un nostro sorriso casuale sia stato un segnale diretto proprio a lui, proprio a X, un modo per dirgli "So cosa provi, per me è lo stesso". Ditemi se tutto questo non è agghiacciante, oh.
Ecco, secondo me questo libro è agghiacciante e adrenalinico. Non mi dilungo troppo, ci sono troppe sorprese, troppe cose che fanno pensare in questo libro, che devo ammettere mi è piaciuto più del precedente.


Poi ovviamente, è tutto soggettivo, per cui se qualcuno volesse commentare in senso negativo questi libri è libero di farlo (purché spieghi le sue ragioni con civiltà e senza limitarsi a dire che fa schifo che non è piaciuto).

Tornerò chissà quando con altri libri e/o con altre storie.

mercoledì 14 settembre 2016

Sorpresa!

Avevo bisogno di un re-styling. Il mio mondo è tutto sottosopra e ormai, quando aprivo il mio Blog, non mi sentivo più a casa. Poi anche il tempo qui è cambiato, ancora poche gocce di pioggia ogni tanto, ma da qualche giorno il cielo è diventato grigio ferro e le temperature sono calate molto... e io non sono ancora psicologicamente pronta alle temperature rigide, voglio l'estate, cazzo. Sono troppo pigra per vestirmi a strati dalla testa ai piedi, non mi va di riscaldarmi gli indumenti sparandomi l'aria calda del phon tra maglietta e felpa e sopratutto non toglietemi il sole e il caldo: quest'anno, dopo tempo immemore, mi sono abbronzata (miracolo!) e ne voglio ancora, datemi un altro po' di colore! (PS: non c'entra niente il fatto che il mio ragazzo strabuzza gli occhi ogni volta che indosso un vestito scuro, per giunta asserendo che sono "ancora più sexy con la pelle scura nel vestito nero"... no, proprio non c'entra eh). Estate ti prego torna, non abbiamo ancora finito!
Okay, forse sono diventata avida. Ma un altro poco di sano colore naturale che costava?

Foto risalente a giugno


Quindi eccomi, a misurarmi con qualcosa d'altro di cui non ho assolutamente padronanza, provando a ottenere qualcosa di decente. Il risultato mi piace abbastanza, devo dire, anche se non è esattamente quello che avevo in mente... forse aggiusterò il tiro nei prossimi tempi e spero che questo aiuti a sbloccarmi.
Ho riflettuto un po' e sono giunta alla conclusione che il motivo per cui scrivo poco e niente è che adesso parlo molto con qualcuno, ogni giorno. E mi devo ripetere che ho una relazione, perché continuo ad avere il timore di stare sognando tutto. Chissà, magari sono stata investita da un bus e adesso sono in coma... Okay, lasciamo perdere la corrente negativa (o positiva: se un bus cittadino mi ha spedita in coma significa che nell'urto l'autobus non si è sfracellato, il che è una sorta di evento paranormale. Infatti è risaputo che il bus più nuovo ha almeno dodici anni ed è stato acquistato da chissà quale città).
Scivoliamo nelle facezie, per esempio dicendo che non ho ancora trovato un soprannome per Lui. Il primo che mi suggerisce baggianate tipo "cucciolo" o "patatino" o quant'altro di altrettanto indecente finisce su un gommone diretto in Turchia. Una sorta di viaggio della speranza in reverse... Perdonate lo sfogo, ho dell'acidità in eccesso visto che ultimamente sono stata una persona molto educata, nonostante le teste di minchia che mi capitano tra i piedi.


Amen, andate in pace.

venerdì 19 agosto 2016

Acchianamo a Erice.

Avrei ancora da scrivere qualcosa sul Conte di MonteCristo ma non mi va oggi. Sono più di umore cazzeggiante che non riflessivo. Perciò rispolvero qualche foto e spero di mostrarvi qualcosa che vi giunga nuovo e magari gradito. Parlo della mia escursione a Erice. Non mi riferisco al centro urbano (suggestivo, caratteristico, bellissimo, non lo nego) ma al "quartiere spagnolo" che si trova sulla strada per la cima, ma prima della cima ecco. Parlo di un posto che di solito la gente non frequenta, è una zona più selvaggia e antica. Magari chi vive vicino ai boschi o sulle montagne sarà abituato a vedere di meglio, ma chi come me è più abituato al suono delle onde che all'ossigeno delle alture capterà forse qualcosa di diverso, di intenso e quasi magico. Il posto è tutto sentieri di pietre levigate o un manto erboso/sassoso, mura di pietre e antiche strutture adibite a ristorante. La parte che ho preferito comunque è stata andare a zonzo sui sentieri serpeggianti in mezzo agli alberi e ai resti di costruzioni romane che, secondo il cartello, non sono state ritoccate dalla loro costruzione intorno al III secolo a.C.
Vi dico solo che io e il mio ragazzo ci siamo divertiti come bambini ad un parco giochi. Un parco giochi fatto di sentieri quasi invisibili ma, hey, dopo le catapecchie abbandonate da decenni mica potevamo andare per ville a uso turistico!
Le foto sono di qualche mese fa... qualche... era tipo maggio, insomma. Nel frattempo ci siamo anche tornati di sera un paio di settimane fa, per mangiare con vista su valle ad un prezzo niente male (parlo di primo, secondo a base di pesce e a scelta tra dolce e frutta per la modica cifra di 15€ a testa). Se posso permettermi un suggerimento, stavo ascoltando QUESTA CANZONE mentre guardavo le foto e decidevo quale mettere qui: mi è venuta nostalgia di Erice.
E mò chi me la toglie sta melodia dalla testa?!?!





Questa foto l'ha scattata lui, io l'ho solo rubata... Il futuro ingegnere è anche un bravissimo fotografo. Ma SSSHHH! Segreto tra noi!

domenica 17 luglio 2016

Stop and go. Rilievo (Plus).


Euhm... Saaalve!
Sparisco ma torno, eh. Magari con ritardo, o stanca che manco vedo bene le lettere sullo schermo, o pien di sonno in su la via che... Okay, la smetto.
Breve riepilogo: nonna sta meglio, padre è leggermente più tranquillo, le mie divergenze di coppia appianate, ansia da esame di fidanzato appena sotto controllo (diventa più lunatico di quanto sono io quando si avvicina la fatidica data e non riesco a stargli dietro), il mio peso continua a oscillare tra i 47 e i 49 chili e devo ancora abituarmi al fatto che a 25 anni suonati mi sono ritrovata PIU' ALTA DI 2 CM (allo specchio non riconosco più i miei lineamenti, mi è pure venuta la paranoia di chiedermi se ho sempre avuto 'sta faccia tutta fronte e denti... però i rotoli di ciccia sulle cosce ci sono ancora, maledetti!), il mio telefono alla fine è morto ed è stato ampliamente sostituito da uno che fa foto fighissime (più giù vedrete degli esempi), ci sono stati altri piccoli, grandi viaggi (alcuni di coppia, altri di gruppo) e uscite con amici e simili. Giuro di non aver mai avuto una vita sociale più attiva degli ultimi sette mesi. Sì che prima era a malapena definibile "vita sociale", dato che si parlava di uscire solo il sabato sera e per fare la spesa... Continuo a essere diffidente, a non legare con la gente e ad avere delle riserve con le persone, perciò in fondo sono sempre io, la Maya a volte allegra e a volte pessimista, misantropa e introversa, quella che passa intere serate in mezzo ad un gruppo spiaccicando sì e no sei parole.
Oggi ero persino contenta perché, a differenza degli altri anni, credevo di essermi abbronzata, anche grazie ad una intera giornata trascorsa al mare e con la crema protettiva spalmata solo in faccia. Invece pare di no. Oggi una persona mi ha guardata e mi ha chiesto, con quel fare tragico che solo certi siciliani hanno, "Ma al mare non ci vai? Sei biaaaanca!". Mi guardo perplessa e realizzo: non sono marroncina come avevo pensato (o meglio, come speravo), sono dorata. Dico davvero, la mia pelle sembra una cotoletta con l'impanatura bella dorata. Che mazzata! Questo perché il mio colorito è passato dal consueto bianco cadaverico tipico della stagione invernale (e di chi vive più di notte che di giorno) al bianco latte, e dopo ieri sono passata al color latte e caffè; perciò sono ancora evidentemente di carnagione caucasica. Non aspiravo all'abbronzatura da egiziana, ma almeno un colorito più mediterraneo... Pazienza.

Approfittando del tempo che impossibilita l'accasciarsi l'adagiarsi in spiaggia, io e il mio ragazzo abbiamo deciso di metterci in macchina, fare benzina e fare un bel viaggetto avventuroso, qualcosa di alternativo all'aggirarsi senza meta per bar e negozi (a nessuno dei due piace fare shopping). Lui aveva sentito parlare di una base militare, con tanto di pista di atterraggio, usata durante la Seconda Guerra Mondiale, un rudere abbandonato e senza sistemi di sicurezza (tanto che alcuni balordi la utilizzano per fare grigliate o chissà cosa di peggio). Ebbene, l'abbiamo trovato, l'abbiamo visitato e ho fatto una cinquantina di scatti (tranqui, ne riporto solo pochi); avrei potuto fare più foto ma la mia passione per i luoghi abbandonati ha avuto il sopravvento, tanto più che si tratta di una testimonianza storica. Il posto si trova alla periferia di Rilievo (in provincia di Trapani), tra piante, cave e quant'altro.




Una parte del rudere/base militare/non so cosa era prima ma mi piace pensare che ci fossero altri proprietari che non fossero militari in guerra.





















Dalla finestra che si nota in fondo, la vista è questa.


Quelle là sono isole, ma non vi saprei dire di preciso quali... Non ho il senso dell'orientamento e non mi sono ricordata di chiedere. Perciò proseguo con alcune stanze, o con quello che ne rimane (la maggior parte non ha il tetto e alcune presto potrebbero non averlo più, ergo: è pericoloso stare sotto i tetti laddove ci siano ancora).


Ci sono diversi camini (tre mi pare) ma questo mi sembra più recente rispetto alla Seconda Guerra, non so dirvi di più, a parte che nella stanza accanto ci sono buchi sui muri che sembrano causati da spari. I prossimi sono un esempio di come la natura prende la sua rivincita sulla presunta civiltà e un cortile, non è il solo ma a quel punto la mia curiosità viaggiava più veloce delle mani sul telefono.




E infine, per salutare, pubblico la foto che ho scattato quel giorno che è la mia preferita.
PS: suggeritemi posti simili in provincia di Trapani e Palermo, le mie finanze non mi permettono di andare più lontano di così. Salve!