lunedì 3 giugno 2013

I'm back!

Dai, ammettetelo, un po' ci speravate che non tornassi, eh? Non vi preoccupate, dopo essermi ripresa da tutte le ore di sonno bruciate, mio fratello già progetta e minaccia di infilarmi dentro una scatola (in realtà ha accennato al fatto che sono un pacco e quindi mi appiccicherà addosso qualche francobollo) e di rispedirmi a Parigi. Quindi non si sa mai. Ce la farà? Non ce la farà? Lo scopriremo nelle prossime puntate.
Si possono dire tante cose dei francesi, ma caspita quanto sono tolleranti! Che poi "tollerante" è una parola che non tollero (no, vi giuro che non ho fumato nessuna roba strana; sarà colpa del the annacquato che ho pagato la bellezza di 4,50€). Cosa dovremmo tollerare? Perché dovremmo "tollerare" omosessualità, divergenze culturali e religiose, credo calcistici, spirituali tendenze telefilmiche? Si può tollerare la stupidità, gente, il resto si accetta come i diversi colori di capelli o degli occhi, differenze umane di questo tipo. Inezie.

Comunque, sto divagando... Insomma, dicevo, quanto sono liberali i francesi! Potresti salire sulla metro in pigiama e babbucce a forma di coniglietto rosa pelucchioso e nessuno se ne accorgerebbe. Potresti essere afro-francese, alto tre metri, largo quanto un armadio a quattro ante, avere i dread, vestirti con un completo giacca-cravatta e ascoltare qualche singolo di debutto di Kylie Minogue: nessuno fa una piega.
Che beatitudine! In Sicilia gira una volta, UNA SOLA MALEDETTISSIMA VOLTA, con una calza smagliata, e se lo ricorderanno tutti a vita. Resterai marchiata a fuoco sulla fronte come la tizia che, sai, chissà come girava *ammicca ammicca* con la calza smagliata.

L'unica maleducazione che ho notato è più che altro una mancanza di tolleranza (stavolta tale verbo ci sta): se il semaforo per i pedoni è rosso e tu stai ancora attraversando sulle strisce, loro non aspettano pazientemente che ti togli dalla loro traiettoria. No, loro danno di gas. I giri del motore li fanno arrivare a quattromila. Come per dirti: a bbello! Se nun te togli te stiro!
Simpatici come il chilometro e mezzo da percorrere a piedi dal nostro albergo alla prima fermata della metro.
Divertenti come la pioggia ininterrotta per giorni e giorni.
Amabili come il gelo che in Sicilia lo trovi solo a gennaio (e invece era l'ultima settimana di maggio).
Piacevole come il tramonto alle 22.00 passate.

E' stata una vacanza di freddo, maltempo, acciacchi vari, lunghe camminate dalle nove del mattino a mezzanotte (con sosta solo per cena). Però ci sono tante belle cose da vedere, da ammirare... Non ditemi la Tour Eiffel perché vi meno. Sappiatelo, vi ho avvertiti, citatemela e vi meno. Abbiate il buon cuore di non farlo! Ci siamo stati cinque volte, in una delle quali per raggiungerla ho preso una storta al piede all'ultimo gradino della metro e in un'altra mi sono fatta il bagno da capo a piedi con quel freddo boia. Euhm, smetto di divagare (tento, almeno!).

Quindi, ci sono tante belle cose da vedere: Trocadero, Louvre (sette ore lì dentro e neanche la metà visitato; comunque, sobri gli appartamenti di Napoleone, eh!), Notre Dame, Madeleine, Place de l'Opera, l'Olimpya (dove si esibì per la prima volta in Francia la cantante Dalida), Place Vendome, Sacré Coeur, Galeries Lafayette (enorme centro commerciale per facoltosi, fate voi che non ho voluto provare un orologio Cartier: costava appena 60.000 €), La Défence (La Grande Arche, ossia un grande arco stile moderno, più centri commerciali più accessibili), Porte Maillot, il museo del cioccolato, tutta a piedi l'Avenue des Champs Elysees -dai Jardin des Tuilleries, L'Arc du Carrousel fino all'Obelisco in Place de la Concorde e infine all'Arc de Triomphe-, Palais des Congres (alla cui ombra abbiamo trascorso l'ultima notte), intravista la sorella minore della Statua della Libertà su Pont de Grenelle, Jardin du Luxembourg (dove il Palazzo è sede del Senato, e i giardini sono davvero belli, con tanto di fontana con le anatre), Montmartre, Pigalle, Hard Rock cafe, un giro nel quartiere latino di St-Michel per vedere anche la Sorbona e il Pantheon; poi Palazzo della Giustizia, due cimiteri di cui non ricordo i nomi; per intendere, in uno c'è Dalida e nell'altro Jim Morrison, ma già che c'eravamo abbiamo visitato anche altre persone illustri. Per dire, ho parlato con Stendhal (tranquilli, non mi ha risposto), visto la lapide di Oscar Wilde, Chopin, Dumas, Delacroix, Edith Piaf, Gericoult, Modigliani (maltrattato), Moliere, Proust e altri che al momento non mi sovvengono.

Vista da una stradina di Montmartre
Notre Dame di cioccolato al Museo del cioccolato
L'innominabile di sera

Il Palazzo e i giardini di Lussemburgo
Una scalinata ai giardini di Versailles
Versailles e un giardino
Una statua in una delle piazzette dei giardini di Versailles
Sempre ai giardini di V.
Sempre V.
Bosco della Regina
Giardini con lago, rilassatezza pura

Credo di essere stata fin troppo dettagliata ma sto finendo. Non gettatevi dalla finestra, mettete via i coltelli, sto davvero per chiudere. Mettete via anche l'arsenico, per favore.
La meraviglia delle meraviglie di Parigi sono i giardini di Versailles. Ore e ore per girarlo un po', un'oretta di assoluta rilassatezza sulle sponde del lago, stravaccati sull'erba. I giardini del re e il bosco labirintico della regina, varie piazze con alberi, piante, fontanelle e statue bianche. Meraviglioso. Etereo. Splendido.

Ai diretti antipodi di siffatta bellezza, un must dell'avanguardia Moda Fantozzi. Il nuovissimo e vomitabilissimo modello Giuditta 3mila. Il signor Baffo da Crema ci avrebbe perso la voce, cori da stadio ultras partono da tutte le curve in un tripudio di caos per premiare il peggior vestimento mai visto da esseri umani e non. Roba da far venire un infarto a quei due che su Real Time fanno "Ma come ti vesti?". Madame e Monsieur, me che per il freddo avevo addosso:
dolcevita nera
dolcevita blu scuro (dite quello che volete, amo l'accostamento nero-blu come André amava Lady Oscar; sarà anche improponibile però è amour)
maglioncino a righe blu scuro, rosse e grigie
giacca a vento nera con cappuccio fucsia
giacca di pelle nera
e dulcis in fundo, due -e dico due- paia di calzini con su scritto I LOVE ITALY.

E poi mi chiedevo perché mi guardava strano quel ragazzo sull'autobus... Forse non era solo perché dormivo e ondeggiavo...

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